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Tony

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  1. Tony

    Il samurai ed il ciliegio

    Bellissima idea snorri! bello anche l'articolo, mi chiedevo se qualcuno potesse indicarmi un titolo, possibilmente in italiano, per approfondire un po' la letteratura nipponnica...una sorta di "antologia" nella quale si possa capire l'evoluzione della letteratura giapponese, i suoi temi e se possibile anche le tecniche letterarie maggiormente utilizzate dai suoi poeti...grazie.
  2. Tony

    Gradi di affilatura delle Nihon-to

    Grazie Sandro per la risposta, adesso è tutto chiaro:arigatou:
  3. Tony

    Gradi di affilatura delle Nihon-to

    Leggendo non sono riuscito a capire se questa lista classifichi solo la capacità di taglio delle lame attribuite a determinati fabbri, o voglia anche dare un valore di tipo economico alle opere di questi ultimi, cioè mi chiedo se la presenza del fabro in questa lista faccia certamente aumentare il valore collezionistico della lama oppure solo in parte o al contrario non incida per niente, tenedo solo conto della qualità artistica dell'oggetto e non della sua efficacia??? gradirei che qualcuno mi illuminasse...:prostro:grazie in anticipo!
  4. Dora, mi piacerebbe sapere come vanno adesso le cose, come tu abbia risolto il problema o se questo persiste,visto che è passato un bel po' di tempo da quando si è presentato...(non vorrei sembrare un'impiccione, capiamoci, sono curioso solo di come tu lo abbia ulteriormente affrontato,visto che la situazione per quanto detto non era delle più lisce ). Anch'io ho praticato per dieci anni karate, stile shotokan, ed effettivamente il rapporto alievo-maestro, come più volte detto, è di fondamentale importanza. Le opinioni sono tantissime e tutte diverse, ogniuna di certo frutto della propria esperienza, per quanto riguarda la mia e per quanto ho letto qua, penso che valga la pena di porsi una domanda: chi è il Sensei? chi può fregiarsi di un così alto titolo? che tipo di persona può sopportarne agevolmente e degnamente il peso? E' verissimo che l'alievo debba essere umile e molto educato, ma certe volte i maestri non sono proprio degni di tale titolo (titolo che nelgi stessi casi a volte piove dal cielo!)... io una misera sluzione l'avrei anche trovata, e sta' nel fatto che è l'alievo che si sceglie il maestro, non il contrario, quindi nella (buona)scelta sta' tutto il potere dell'alievo(sarà poi il maestro ad accettarlo come alievo o meno...). Questa buona scelta deve tenere conto di tutti i parametri che esige l'alievo dal maestro, e l'alievo deve fare una selezione spietata! non deve indulgere perchè poi al suo maestro dovrà obbedienza totale! Il consiglio che mi sento di darti è quello di lasciare il dojo, sempre se sei ferma nella convinzione che il tuo maestro non faccia più per tè. Ci sono passato anch'io e ho fatto così. Rispetto tutt'ora il mio Sensei, ma sono ancora convinto che non abbia più niente da insegnarmi, come dice più sopra GTO, se la Via che ti viene proposta la si vede come quella sbagliata, non resta altro da fare se non abbandonarla. Vorrei concludere con una frase(un po' enigmatica forse ) che ho letto nell'Heiho kadensho, La spada che da' la vita, scritto da Yagyu Munenori, libro del quale mi è stata consigliata la lettura da Ken e che ho trovato molto interessante sotto diversi punti di vista, questa frase risponde un po alla domanda "chi è un maestro?": "Quando essa [la Vera Mente] si estende su tutte le cose e tu agisci coerentemente, sarai chiamato maestro."
  5. Tony

    Ghost Dog

    Ho visto "Ghost Dog" e, si, è un film interessante, se non altro incuriosisce molto, può spingere verso l'universo dell'antico Giappone... di certo, non vuole dare una descrizione precisa del samurai. L'ho trovato un film a tratti tarantiniano, agrodolce/tragicomico in certi aspetti... la storia è interessante, il ritmo incalzante, l'interpretazione non straordinaria ma comunque adeguata per un film del genere. Comunque resto del parere che le scene migliori del film siano i passi tratti direttamente dall'Hagakure, queste lasciano uno spazio di riflessione più ampio e su più livelli, anche a spettatori più interessati a tale aspetto e più "dentro a le segrete cose", quali potrebbero essere i visitatori di questo forum. In definitiva il film merita di essere visto, è un film "divertente"; per quanto riguarda l'aspetto filosofico che a noi più interessa a mio avviso viene lasciato molto spazio agli aspetti più tragici che sicuramente facevano parte della vita del samurai e che solitamente vengono un po' coperti dalla luce che ricopre gli eroi rappresentati solitamente nei classici della cinematografia(Kurosawa e co.).
  6. Innanzitutto grazie a entrambi per la risposta! La fonte delle mie informazioni errate è un libro che di certo non tratta fondamentalmente il tema mistico qui in questione ma che si avventura probabilmente in queste conclusioni affrettate e sbagliate . Il testo si intitola:"L'arte sublime ed estrema dei punti vitali" scritto da Fujita Saiko ed Henry Plèe (quest'ultimo è il vero autore nonchè colpevole delle idiozie!), 1999 edizioni Mediterranee, a pagina 38 vi è una scheda "integrativa" che spiega "i punti di debolezza del corpo umano per il colpo di sciabola"(Tameshi-Giri). Come noterai, ken, già il titolo dell'opera è tutto un programma!quindi... Grazie per il consiglio! è proprio un libro che intendevo leggere, difatti l'ho acquistato alla mostra "smurai" di Milano, che devo dire aveva una vasta scelta di letture molto interessanti, purtoppo non l'ho ancora letto, visto che la scuola mi opprime (quinta liceo, a breve esami ), lo farò al più presto grazie al tuo consiglio! A proposto della questione sul macabro, ribadisco, sono convinto che sia profondamente legata alla sensibilità di ogni singolo individuo, forse non sono stato particolarmente chiaro, provo a spiegarmi: nella mia breve vita (19 anni), fatta soltanto di scuola, mi hanno insegnato, a torto o a ragione questo è il messaggio che è passato, che purtroppo, soprattutto con gli eventi della prima metà del '900 l'orrore ha giocato un ruolo fortissimo nella storia; non tanto negli eventi accaduti (come dici tu, ken, di solo intteresse storico e sociologico, senza alcun neccessario riferimento alla crudeltà o alla violenza che è stata apportata) ma quanto alla memoria storica; essa è ebra di sangue. L'esempio pratico, lo si ha con la memoria della Shoah, fatto storico atroce ed indelebile, che però non è sempre rappresentato come una tragedia dell'umanità intera, artefice essa stessa della propria sistematica autodistruzione, ma a volte viene fatto rivivere, dalle testimonianze degli stessi che l'hanno vissuta sulla propria pelle, come un'ammasso di aneddoti cecamente violenti, brutali, tristi, aberranti che non evidenziano la verità storica ma pongono l'accento sulla sofferenza di un singolo individuo. A tale proposito, ken, se le mie parole non fossero abbastanza chiare, ti consiglio "L'istruttoria", di Peter Weiss, questa è una testimonianza fortissima dell'olocausto, è un testo teatrale che riporta semplicemente gli atti di un processo tenutosi a Francoforte sul Meno tra il 20 dicembre 1963 e il 20 agosto 1965 a un gruppo di SS e di funzionari del lager di Auschwitz; ti accorgerai rapidamente che è un semplice elenco di atrocità una più bieca dell'altra, e come questo ne ho letti molti. Calcola che io l'ho letto a scuola, non l'ho scelto. Quello che intendo dire è che forse il mio intervento è sembrato "morboso" perchè proprio la percezione dell'orrore(a furia di giornate della memoria "per non dimenticare" e libri come il sopracitato) si è affievolita(per altro effetto contrario a quello voluto!) e modificata, accettando la visione continuamente proposta della storia interpretata e rappresentata tramite oggetti e opere macabri, di indubbio gusto sadico. Un altro esempio di "orrore" come opera d'arte e testimonianza storica, è rappresentato dalla produzione poetica di Giuseppe Ungaretti che ,per sua diretta ammisione, afermò che l'esperienza della guerra fu determinante per le sue innovazioni in campo letterario, per intederci le sue poesie scirtte sui pacchetti di sigarette in trincea (si pensi a "veglia" ad esempio) sono la pungente sensazione, irripetibile di un uomo dentro ad un fatto storico quale quello della Prima Guerra mondiale e rappresentano i suoi sentimenti in quel dato istante. Per quanto riguarda allora il collezionismo storico, la mia opinione che il possedere una lama diciamo "usata" sia migliore di possedere una lama "nuova" risiede in quanto detto sopra, e cioè che se un'oggetto è storico, e affascina appunto per quello, bisogna anche accettare che sia stato "sporcato" dalla storia, anzi, proprio dove l'oggetto e la storia si sono incontrati maggiormente, lì il collezionista dovrebbe andare a "pescare"...non accettare che una katana abbia ucciso sarebbe come non accettare le meravigliose composizioni di Ungaretti perchè frutto dell'esperienza della guerra, eperienza per altro neccessaria alla loro creazione (delle spade come delle poesie Ungarettiane!) Spero di avere chiarito il mio pensiero... ho fatto il possibile... Grazie di nuovo per le risposte illuminanti!
  7. ...Argomento interessante... mi ha anche fatto sorgere un dubbio: avevo letto che "Secondo lo Shinto un uomo, un luogo, un oggetto prendeva bellezza divina solo quando un kami (anima/spirito) veniva a dimorare in loro (vedi ad esempio il tornado Kamikaze o il monte Fuji). Secondo l'usanza, una katana, riceveva il suo kami solo quando la sua lama tagliava un corpo umano(inizialmente quello di un nemico nel corso di un combattimento, dopo il 1600 con la pratica del Tameshi-Giri)." chiedo a voi maggiori informazioni, visto che quelle che ho raccimolato sembrano in aperto contrasto con gli usi e costumi che vengono descritti più sopra...in definitiva vorrei sapere se una katana doveva aver tagliato un essere umano per acquisire un kami (in senso positivo) oppure, per la maggior parte, l'acquisizione di un kami da una katana era vista come presagio di sfortuna? Per quanto riguarda la discussione sul possedere o meno una spada che ha tolto vite umane, o più in generale sul collezionare oggetti storici "sporchi" , beh, penso che sia molto a discrezione dell'animo e della sensibilità di ogni singolo individuo... personalmente mi attirano di più quegli oggetti "macabri". Penso che proprio perchè hanno determinato vicende orribili siano più degni degli altri ad essere preservati come patrimonio storico.
  8. Tony

    Salve a tutti!

    Quando ieri sono capitato su questo forum, non ci ho messo molto a capire di essere arrivato in una specie di paradiso terrestre, mi sono così informato sulla "I.N.T.K" e ho fatto un giretto tra le pagine del forum. Ho visto che siete veramente preparati e molto cortesi! Ho praticato Karate dai 7 ai 17 anni, adesso ne ho 19 anni e il mio tempo da qualche anno lo assorbe completamente la scuola . Il mio profondo iteresse per il Giappone è nato dopo che ho iniziato a praticare a livello agonistico il Karate; ho iniziato a leggere un libro, poi un altro, poi un altro...e così, di libro in libro, sono arrivato fino a qui... sicuramente il mio livello di conoscenze è comunque di molto inferiore alla media delle persone che scrivono su questo forum, ecco perchè ho deciso di iscrivermi, per approfondire le mie conoscienze sulla spada giapponese usufruendo dei contributi dei numerosi esperti che qui scrivono. Per questo motivo credo che sarà improbabile un mio intervento in una qualsiasi discussione tecnica...mi limiterò a leggee e apprendere; a fare come l'alievo con il maestro cioè a stare otto passi dietro di voi, così da non calpestarVi nemmeno l'ombra. Il più grande disturbo che vi arrecherò sarà forse quello, un giorno, di un consiglio per l'acquisto di una "Nihonto". Sarò comunque felice, se capiterà, di arrchirvi con le mie esperienze. Un grazie anticipato a tutti, per ciò che riuscirò a comprendere grazie alla vostra cortesia.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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