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G.Luca Venier

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Contenuti inseriti da G.Luca Venier

  1. Siamo in OT, dunque un luogo con una certa libertà di “divagare”. Altrimenti non si capirebbe neppure perché parliamo proprio qui delle tenka goken.. Peraltro beta ha espresso un suo parere in questa sede, mi pare dunque giusto e corretto esporgli qui le motivazioni che ci hanno indotto a fare una determinata scelta.
  2. Infatti. Vedi tu quanto è vario anche un mondo piccolo come questo forum. L’intento è quello di dare importanza all’informazione, non all’utente. È chiaro che l’informazione, per arrivare a segno, deve anche adattarsi al linguaggio dell’utente cui è destinata. Il gosei è un linguaggio adatto ad un utente già interessato e, ci auguriamo, coinvolto. Questo messaggio informativo, invece, è rivolto principalmente agli utenti “mordi e fuggi”, che sono molti, i quali molto probabilmente il gosei fanno fatica a leggerlo fino in fondo, perché magari non hanno un reale interesse a partecipare a questa comunità, ma che meritano in ogni caso un’informativa chiara e corretta da parte nostra.
  3. Sono molte le persone che frequentano il forum cercando informazioni su questo delicato argomento, talvolta limitatamente a questo. Abbiamo abbondantemente sperimentato che un’informazione errata, o semplicemente confusa, può generare situazioni anche spiacevoli e cocenti delusioni. È capitato di recente. Quindi abbiamo deciso di adottare un’altra tecnica tradizionale giapponese: quella che laggiù usano chiamare “insegna che non si può fare a meno di leggere”.
  4. A parte le questioni filosofiche, tra le quali sai muoverti bene e che in parte condivido, esiste un problema di metodo che continua a sfuggirti. Nel mondo della spada si segue, all’inizio, un metodo di “domanda e risposta”: l’allievo chiede, l’insegnante risponde. Non che l’allievo scrive un mezzo trattato pescando dalle fonti più diverse e poi l’insegnante perde un pomeriggio a fare chiarezza nel guazzabuglio di info elencate alla rinfusa (e nel frattempo gli altri allievi vengono colti da vertigini..) Quindi, ad esempio, prima di copiaincollare testi in cui si scrive che la prima spada giapponese è stata creata nell’VIII secolo, un allievo semplicemente chiede: “ho letto qui che la spada etc...è proprio vero ?” (tra parentesi, il tema delle lame più antiche lo abbiamo anche affrontato in un paio di incontri INTK, ai quali eri presente...). Prima di copiaincollare degli estratti presi qua e là in cui si parla di Kanemitsu e Masamune, l’allievo chiede “: ho letto che Kanemitsu etc...possibile ?”. Come pure:”ho letto che un tale Fujishiro Yoshio era commerciante, ma il Fujishiro di cui parliamo sempre non era un politore? Come sta la faccenda ?” Altrimenti, continuando a riversare dati su dati in attesa di conferme o smentite si fa un’enorme confusione; per te e per gli altri. Ci sono ambiti di questo mondo in cui ti muovi bene e attraverso i quali contribuisci alla crescita di questa comunità. Nessuno l’ha mai negato ed anzi, molti di noi (compreso me) leggono e rileggono volentieri i tuoi interventi. Viceversa negli ambiti più tecnici, dato che la tua preparazione è ancora scarsa, certi “interventi fiume” sono molto confusionari, possono trarre in errore altri utenti poco o nulla esperti e fanno venire il mal di testa a quelli più navigati. Avrai ben capito che il lavoro di disamina critica delle fonti è molto complesso, richiede molto tempo e grande esperienza (e denaro per acquisire i testi più importanti, che non si trovano in rete, e per fare viaggi in Giappone) e talvolta, anzi abbastanza spesso, nonostante l’impiego di grande impegno e perseveranza, molti argomenti restano senza una risposta definitiva. Ma, soprattutto, richiede un metodo: che è quello di domandare a chi è più esperto. Personalmente, ad esempio, passo mesi a redigere una serie di domande da fare a Hinohara Dai, ogni anno, e le riposte le riferisco ai nostri incontri. Già solo pensare alle domande giuste mi occupa un sacco di tempo. Ma questo è il solo metodo che dia dei risultati. Tutto questo discorso, intendilo bene, non è una sterile “bacchettata” ma un richiamo a un modo più corretto ed efficace per progredire nell’ambito tecnico della materia, come pure per rendere il forum un luogo in cui si possano attingere facilmente le informazioni, senza una pletora di OT, divagazioni , addenda et corrigenda, etc. Con tutto l’affetto possibile.
  5. La fretta (o l’orgoglio?) fa brutti scherzi, beta. Controlla bene i nomi, prima di snocciolare le fonti. Fujishiro Yoshio (e non Toshio) ha avuto senz’altro un ruolo importante dal punto di vista editoriale ma il “Fujishiro” cui si fa sempre riferimento è Matsuo, fratello di Yoshio, autore della versione ampliata e rivista del noto testo in due volumi che molti di noi hanno tra gli scaffali. Fujishiro Matsuo, come politore, ottenne il titolo di Tesoro Nazionale Vivente.
  6. Non c’è dubbio, ma oltre a ciò è chiaro che prosegui per la tua strada senza soffermarti a riflettere sui motivi per i quali mi permetto di dirti certe cose. E mi stupisce, dato che sai bene quanto apprezzi il tuo entusiasmo e certi tuoi contributi che arricchiscono il forum. Ci sono diverse persone qui che hanno un’esperienza nel campo molto più ampia della tua (e della mia), con disponibilità di fonti che va mille miglia oltre quella che si può trovare spulciando sul web, e che tuttavia impiegano mesi (o anni) prima di redigere schede su lame e autori di prima importanza. Anzi, molte volte si astengono proprio. Chiediti perché. Come ho scritto sopra, riferire storie del folklore locale è sempre piacevole e stimolante. E si può usare lo stile che si vuole. Se si entra nell’ambito dei dati scientifici, invece, il tenore deve essere necessariamente diverso e la rigorosità imprescindibile. A maggior ragione quando si tocca l’argomento di lame e autori d’importanza fondamentale nella storia della spada giapponese. Accumulare dati alla rinfusa, tra il boh e il mah, a pizzichi e bocconi, non serve a nulla. Per prima cosa non serve a te, per la tua formazione di studioso della materia. E poi sovraccarica il forum di info sparse e sconnesse, che possono essere fuorvianti per chi si avvicina da neofita a questo mondo.
  7. Perdonami beta ma una scheda tecnica di una lama così importante redatta in questo modo mi pare più una mossa polemica nei confronti dei ragionamenti fatti sopra che un reale desiderio di condividere la conoscenza. La chiudo qui perché è evidente che non sono stato bravo a spiegarmi e non intendo insistere nel sottolineare un aspetto che forse per alcuni è chiaro ma per te no. Avremo modo di spiegarci meglio in altra sede, ne sono certo. Un caro saluto.
  8. Magari, beta, ci fosse un gruppo di titolati che si prendesse il “libero arbitrio”, come lo definisci tu, di fornire delle linee guida sempre chiare ed aggiornate ! Il problema è che questo campo non ha, almeno in Occidente, una vera Scuola e siamo pieni di “studiosi da tastiera” che magari non hanno neanche mai visitato un museo in Giappone... Quindi, chi li da i “titoli” ? Chi può definirsi realmente “titolato” ? Dato che un percorso accademico non c’è, conta l’esperienza sul campo ma, oltre a ciò, contano le qualità individuali. Che vanno perlopiù dimostrate sul campo. Nel mettere insieme un archivio abbiamo due strade: fare gli amanuensi medioevali analfabeti, che copiavano qualsiasi cosa senza capire nemmeno cosa copiassero, in attesa che una mente superiore un giorno fosse in grado di fare una disamina critica. Oppure tentare un piccolo salto qualitativo, e quantomeno imparare a leggere. Noi cerchiamo, con fatica e umiltà, la seconda strada.
  9. Purtroppo, beta, la “battaglia” che combattiamo ogni giorno è proprio contro certe “storie di spade raccontate alla gente”. E non mi riferisco alle leggende su demoni e spade celebri, che ognuno di noi legge sempre volentieri, ma all’enorme confusione che regna nel campo dal punto di vista “accademico”. La confusione, la mancanza di selezione critica, la compenetrazione di dati per sentito dire con quelli che abbiano basi certe, genera un caos che non rappresenta affatto lo studio della spada che cerchiamo di affrontare in questa sede. Se c’è qualcosa che la spada insegna è il rigore nella pratica. Studiare la spada senza un certo tipo di rigore è una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Esattamente come lo studio di lame mediocri può portare a danni non reversibili nello sviluppo del giudizio di un novizio, altrettanto essere travolti da nozioni completamente errate all’inizio del percorso può portare a danni d’impostazione molto difficili da superare. Lo sforzo che la INTK sta facendo è proprio questo: fornire un’informazione per quanto possibile corretta e scevra da vecchi e superati luoghi comuni che, purtroppo, grazie anche al web, vengono continuamente riproposti. Quindi, se il livello di conoscenza personale non arriva a distinguere le informazioni scientificamente valide da quelle errate o obsolete, è bene fare riferimento esclusivamente alle fonti più autorevoli (sempre che si conoscano).
  10. Eh, il problema di inserire articoli presi qua e là senza spirito critico è questo: si tramandano errori e luoghi comuni che magari qui alcuni di noi conoscono e sanno distinguere ma tutti gli altri utenti no. Se desideriamo dare un’ informazione corretta è imperativo anche imparare a selezionare le fonti. Viceversa non c’è differenza tra leggere il forum o fare una semplice ricerca su Google e prendere per buona ogni castroneria.
  11. Beh, il contenuto dei due articoli è molto diverso e non credo che Sesko possa scrivere che “la prima spada giapponese curva è stata realizzata nel secolo VIII con tecnica partita da zero”.....tesi che oggigiorno praticamente più nessuno si sente di sostenere dal momento che le prove oggettive e di scavo non la supportano (almeno fino a questo momento).
  12. Non mi riferisco a quello di Sesko, peraltro debitamente indicato, ma a quello precedente inserito il 28.08 (come da quota).
  13. Scusa beta, qual’è la fonte di questo articolo ?
  14. Buongiorno Roberto, la sensazione che si trae dalle immagini non è certo esaltante anche se, a mio parere, il problema fondamentale è che la politura è stata fatta da persona non esperta in lame giapponesi (come purtroppo spesso accade in Occidente). Ecco perché, ad esempio, la linea di tempra appare di colore “rovescio” rispetto a come dovrebbe essere, il metallo appare complessivamente troppo lucido e a specchio e le geometrie non sono state rispettate. Detto questo, se si tratti di una lama di arsenale “rimaneggiata”, di una specie di “replica” camuffata o di una modesta vera nihonto violentata dalla politura è arduo dire senza un esame dal vivo. Per quanto riguarda i fornimenti è molto difficile poter trarre delle conclusioni anche perché i giapponesi per primi sono grandi “pasticciatori” di koshirae e il motivo è squisitamente commerciale: nel 90% dei casi un occidentale acquista di preferenza una lama con koshirae, anche se si tratta di roba più che scadente. A me pare che qui sia stato fatto un lavoro raffazzonato per allestire un koshirae di aspetto “decente” agli occhi di un neofita: la saya sembra ritoccata con vernice trasparente affinché sembri ben lucida, la tsuba (di nessun interesse) è stata adattata in modo amatoriale ma non ortodosso, la tsuka non è nulla di che ma a lume di naso potrebbe anche essere giapponese. Un classico “lavoro” commerciale che si vede di frequente (purtroppo) proposto anche da dealers giapponesi.
  15. Un omaggio agli hibakusha, doppiamente colpiti: prima dalla Bomba e poi dalla discriminazione.
  16. Grazie Francesco, belle foto. Non posso fare a meno di notare come nella lama di Yoshimitsu, quantunque realizzata splendidamente, l’hamon non segua molto fedelmente l’originale nella zona del monouchi ma resta molto alto fino in fondo. Mi viene spontaneo ritenere che l’originale avesse considerato un opportuno alleggerimento della zona temprata in un punto così critico. Inoltre, non c’è nulla da fare, la tempra dell’originale conserva un aspetto più “naturale”. Non sono critiche, naturalmente. Solo considerazioni stilistiche assolutamente personali. Voi che ne pensate ?
  17. Molto utile, grazie Francesco !
  18. Ciò che ufficialmente INTK si sente di consigliare, dopo anni di esperienza dei suoi membri, a tutti i neofiti che desiderano avere lumi sull’argomento. A domanda: “come si fa ad importare/detenere una token“ c’è solo una risposta che sia semplice, netta, e a scanso di equivoci: RQR (Rivolgersi alla Questura di Residenza).
  19. Sono veramente dispiaciuto per questa perdita. Sarebbe stato bello e interessante poterlo conoscere personalmente.
  20. Verifica che le spedizioni EMS per l’Italia siano attive. https://www.post.japanpost.jp/int/information/2020/0423_01_en.html già detto da Manuel...sorry...
  21. A meno che non abbia capito male, ad un certo punto lo dice che è la prima volta che tiene una spada in mano 😅
  22. Sei stato accorto Roberto. Però, ecco, bisogna anche conoscere certe procedure (apertura del pacco di fronte al corriere, etc). Bravo.
  23. Hai ragione, sono stato troppo “categorico” nella frase d’esordio !
  24. Buonasera Tesshu, ben ritrovato anche da parte mia. Gi e hakama da Kendo, che io sappia, sono realizzati fondamentalmente in due materiali: cotone e tetron (100% fibra di poliestere). Un gi di alta qualità in cotone è generalmente colorato con indaco, quindi stinge molto (almeno per i primi mesi). Inoltre è abbastanza pesante, si asciuga lentamente e va curato con una certa attenzione. Però è molto più comodo da indossare, protegge meglio ed è molto più bello da vedere. Alla lunga tende un po’ a scolorire e a consumarsi nei punti in cui sfrega col bogu. Può avere un costo anche notevole. Detto questo non ho mai visto nessuno presentarsi ad un esame per dan che non indossasse un completo in cotone. Il tetron è più leggero, non stinge e si consuma meno facilmente. Si asciuga in un attimo ed è meno “fastidioso” da curare, soprattutto per quanto riguarda le pieghe. Però non è piacevolissimo da indossare, non protegge granchè ed è abbastanza bruttino. Ai “miei tempi” le tenute in tetron venivano usate dai principianti o dai ragazzi; oggi magari ci sono dei modelli realizzati in questo materiale che hanno un aspetto migliore. Naturalmente hanno un costo tutto diverso rispetto al cotone. Per quanto riguarda l’hakama ho personalmente sperimentato che quella in cotone pesante “guarnisce” molto meglio di quella in tetron e agevola la “posizione corretta”. Però magari è una sensazione solo mia. Tra i vari modelli in cotone vi sono anche differenze per quanto riguarda il materiale di base (cotone più o meno pregiato), mono strato o doppio strato, la tipologia di tessitura, più o meno fitta, e il disegno generale. Vi sono dei modelli, ad esempio, con un’apertura minore delle maniche affinché lo shinai non ci rimanga incastrato troppo facilmente. Se però ti serve solo per lo Iaido certi dettagli di robustezza e praticità sono meno importanti, rispetto alla necessità di avere meno peso addosso e meno impiccio nei movimenti. A suo tempo anch’io iniziai con un completo sintetico (anche perché in Italia si trovava praticamente solo un modello) ma abbastanza presto l’ho sostituito con uno in cotone, top di gamma, acquistato direttamente in Giappone. Al tempo lo pagai un mezzo capitale ma non mi sono mai pentito. È pesante, tra un allenamento e l’altro si asciuga a fatica (soprattutto in Giappone d’agosto... e ne uscivo ogni volta blu come un Tuareg) ma ad indossarlo è di un comfort eccezionale e la protezione è ottima. A suo tempo acquistai da Tozando, anche perché era l’unico negozio disponibile che avesse taglie “da occidentale” (sono alto 1.87). Tozando è sempre in attività e ha ottimi prodotti ma probabilmente oggi la scelta è più ampia, a cercare un po’ in rete.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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