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G.Luca Venier

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  1. A questa scuola si è accennato varie volte qui nel forum. Per prima cosa è importante chiarire che il termine Dotanuki è un semplice toponimo, ossia il nome del villaggio in Higo in cui la scuola era attiva. Non ha altri significati. In altri contesti, come quelli televisivi e cinematografici, il nome viene traslitterato con kanji diversi, a significare "la spada che taglia il torso", ma è solo un espediente romanzesco. Questa versione dei kanji non è riportata in alcun documento antico e tantomeno nelle mei delle spade. Talvolta questa traslitterazione viene tirata in ballo anche dagli studiosi e appassionati occidentali (il più delle volte per errata informazione) ma, come detto, si tratta di invenzione letteraria. Si dice che questa scuola sia la diretta discendenza della scuola Enju. Può darsi benissimo e non è mia intenzione mettere in discussione una tradizione secolare, più o meno accettata da tutti. Posso peró affermare, avendo potuto esaminare da vicino alcune spade di entrambe le scuole, di non aver trovato alcuna somiglianza stilistica tra le ultime lame Enju e le prime Dotanuki. Tantomeno con le Enju del periodo migliore. Anche le lame Dotanuki realizzate nel periodo Shinshinto non somigliano a Enju e sono perlopiù in stile Bizen, come peraltro già accade in quelle del periodo Muromachi. Credo sia probabile che gli ultimi esponenti della scuola Enju, ormai in declino, possano essere confluiti naturalmente nella Dotanuki, poiché abitavano nella stessa area geografica. Da qui la discendenza. Però, tecnicamente e stilisticamente parlando, sono spade diverse e le differenze sono piuttosto marcate. Magari esisterà una paradigmatica Dotanuki che mostra la connessione con Enju ma, al momento, non sono riuscito a trovarla in nessun testo o museo o collezione privata. Forse la cosa migliore sarebbe contattare gli eredi di Kinnosuke Yorozuya e chiedere di poter vedere la collezione del padre ! Il momento di maggior successo di questa scuola è legato alla figura di Kato Kiyomasa che porterà con se alcuni spadai Dotanuki come armaioli sul campo, durante la sua vittoriosa campagna di Corea. Durante il periodo Shinto non se ne sente più parlare, probabilmente perché il gusto della committenza è nel frattempo radicalmente cambiato e queste lame, un po rozze, hanno perso il loro appeal. Comunque nel bakumatsu le lame Dotanuki tornano ad essere apprezzate per le qualità pratiche dimostrate sui capi di battaglia. Vi sono lame di quel periodo davvero notevoli, anche dal punto di vista estetico. Una singolare particolarità della Dotanuki è il fatto di essersi guadagnata il titolo di wazamono globalmente come scuola e non (come di norma) a livello individuale. La notizia, vado a memoria, è riportata dal Fujishiro. Ma il dato è da verificare. Tra le lame Dotanuki gli horimono sono molto rari. Le mie impressioni personali ? Ho trovato le Dotanuki della fine del Muromachi un pò pesanti, sono generalmente spesse, ma non troppo lunghe; quindi non goffe nel maneggio ma neanche agilissime. Mi hanno dato la sensazione di essere un buon attrezzo, piuttosto che una buona spada (non riesco a spiegarlo meglio). Senza dubbio molto robuste e adatte ad un braccio altrettanto robusto. Probabilmente una buona scelta per stare sul campo lunghi periodi, senza troppi patemi di manutenzione e rotture inopportune, a patto di essere in grado di utilizzarle senza stancarsi presto. Tagliano pure bene e danno un certo senso di rustico affidamento; del tipo, ci taglio la legna la sera e ci vado in battaglia al mattino.. E, tutto questo, senza spendere un capitale in ryo (mica tutti nascono kuge..). Le Dotanuki dello Shinshinto sono diverse; possono mostrare un sugata anche molto elegante, seguendo il gusto del periodo che ama recuperare le forme delle lame classiche. La hada appare forgiata assai bene e in modo compatto, al contrario di quelle del Muromachi che mostrano a volte una grana del metallo un po grezza. La linea di tempra è spesso in stile Bizen e può esserci un midare utsuri ben visibile. Sono stilisticamente più raffinate e apprezzabili, dal nostro punto di vista, tuttavia mantengono un aspetto di ottima praticità, soprattutto quelle realizzate dopo il 1850. In questo senso non vengono meno alla loro tradizione.
  2. Vedo diverse delaminazioni e molti piccoli forellini, fukure. In genere questi difetti sono segno di scarsa tecnica durante il processo di forgiatura e spesso vengono fuori in modo molto evidente e diffuso, come in questo caso, dopo molte politure. La linea di tempra non riesco a vederla sotto la finitura hadori, dovresti provare a fotografare con una diversa angolazione rispetto alla luce. Ma potrei immaginare che ci sia un habuchi abbastanza pallido e non molto definito. Mi sbaglio ?
  3. Sicuramente le spade degli esordi (da cavalleria, ma potremmo anche dire di rappresentanza o di rango) mostravano una linea incomparabile che anche il più inesperto coglie immediatamente. Non a caso gli aggettivi giapponesi di riferimento sono tutti legati ai temi di grazia, raffinatezza, eleganza, nobiltà. Quando nel Kamakura i nobili, da esteti e letterati, divengono guerrieri, la struttura della lama cambia e diviene più possente, senza però perdere il senso di nobiltà ed eleganza della forma. E in seguito cambierà ancora. Tuttavia quel particolare sugata verrà riprodotto in tutte le epoche, fino al periodo bellico della IIWW. Non a caso. Come giustamente dice Getsu, è il tipo di utilizzo che cambia la forma della spada; e chiunque può intuire che una lama pensata per stare in mano una giornata intera a cozzare spesso e volentieri con armature metalliche non può essere uguale ad una lama studiata per stare in mano si e no il tempo di sfoderarla e colpire un bersaglio protetto da un kimono... Resta il fatto, comunque, che alcune spade siano meno eleganti di altre. Talvolta infatti ci si trova di fronte a spade il cui sugata appare un po sgraziato; nelle traduzioni in inglese il termine che le definisce è in genere: sugata rustico. Rustico, per come lo intendono i giapponesi in questo caso, sta per provinciale. Insomma, il fabbro di campagna è un po più rozzo di quello di città; e si vede subito dalla forma della spada. Ciò non toglie che alcune scuole, che sono note per una certa particolare rusticità di forma, abbiano realizzato comunque lame per nulla disprezzabili. Anzi, al contrario. Mi viene in mente Kanabo, come pure Shitahara o, poiché è in una delle immagini postate da beta, Dotanuki.
  4. Buongiorno raffa, grazie per condividere la tua spada. Con queste inquadrature è davvero difficile avere una vaga idea del sugata. Potresti dirci anche le altre misure, oltre al nagasa ? Se non sai bene come fare ci sono dei tutorial qui sul forum. La politura, più che vecchia, sembra una di quelle giapponesi da commercianti; da non perderci troppo tempo e spendere poco. Le porzioni di lama che hai fotografato mostrano chiari segni di stanchezza.
  5. Che il nakago sia rastremato è normale e il cm di kasane sotto habaki è forse il kasane originario. Il resto della lama è stato polito ma presumibilmente non tate volte ed è rimasto molto spessore. Il che è buono, pensando ad un eventuale restauro, dato che la ruggine abbonda e le geometrie della lama sono tutte da recuperare. Che la lama sia stata accorciata è fuori di dubbio. Resta da capire esattamente di quanto e questo esame sarà probabilmente assai semplice con la spada in mano. Può una lama con un supposto nagasa originario di 80 cm e passa, con sori scarso (mettiamo 1,5 ubu) motokasane di 1 cm e sakikasane di 6,5 (mettiamo) collocarsi nel Kotô ? Io direi di no e non ricordo di averne vista una simile. Ho visto almeno tre lame di Kiyomitsu con grande spessore al moto, forse una era davvero quasi un cm, ma assai sottili al saki e con sori molto pronunciato. Lame di grande potenza ma anche estremamente maneggevoli e leggere in mano (pur non essendolo alla bilancia). Ma questo campo è spesso pieno di insidie e, come si dice, non si finisce mai di apprendere. Quindi attendo con curiosità gli sviluppi di un esame de visu:-)
  6. Se hai visto bene, la linea di tempra sembra di ampiezza tutto sommato giusta. Oltretutto, dato che è abbastanza alta, forse sarà possibile verificare fino a che punto del nakago attuale vi è traccia di tempra e capire con esattezza di quanto è stata accorciata.
  7. Probabilmente io sono un po orbo e dalle foto non riesco a percepire molto dello stato della linea di tempra. Quindi non mi sono esposto affatto in quel senso. In genere non mi metto quasi mai a fare ipotesi da fotografie, perché è facile prendere cantonate. In questo caso mi sono fatto prendere dal gioco, assieme a te :-)
  8. Assai poco probabile. Le dimensioni di quelle lame sono extra large in proporzione, quindi anche per quanto concerne motohaba e sakihaba.Qui invece abbiamo motohaba e sakihaba di dimensioni giuste per una lama di lunghezza normale. Poi, lo hi sarebbe da considerare certamente postumo. E allora perché due mekugi ana ? Prima riduzione da odachi e poi ulteriore suriage successivo ? Mi pare più semplice pensare ad un normale suriage, da verificare di quale entità, fatto su una lama che era in origine piuttosto imponente e massiccia, di certo non agile nel maneggio, considerate le dimensioni e gli spessori che mostra ancora adesso.
  9. Lo si può supporre dal tipo di sugata. Le ossidazioni e le ruggini ci dicono fondamentalmente che la lama è stata lungamente trascurata e, per assurdo, basterebbero 50 anni di incuria per far sembrare così una lama nuova...Ad ogni modo, come premesso, tutte queste sono supposizioni che potranno o meno essere confermate da un esame dal vivo. Per quanto riguardo la stanchezza; sarebbe per me la prima volta che vedo una lama ipoteticamente stanca la quale, pur avendo subìto così tante politure da modificare notevolmente in ampiezza la linea di tempra (comunque tutto da verificare), ha tuttavia conservato 9 cm di kasane...
  10. Con la lama in mano, sicuramente molte supposizioni saranno confermate o...semplicemente spazzate via !
  11. Tralasciando per il momento le foto e tenendo conto solo delle misure, si nota un notevole motokasane di 9 mm ma pure un (anche più) notevole saki kasane di 6 mm. Aggiungendo le altre misure, con un sori di solo 1cm a fronte di un nagasa di 72,5, tutto mi viene in mente tranne che una lama Koto. E tantomeno penserei ad una lama stanca. Facendo un confronto con Kiyomitsu, autore tardo Muromachi che è noto per il kasane molto spesso, si può vedere che il suo motokasane può essere, si, anche di 9mm ma che il sakikasane sta sui 4,5. La spada è molto sfinata, per non risultare poco maneggevole dato il kasane spesso. Inoltre, su una lama di pari nagasa, il suo sori sarà sempre attorno ai 2 cm. Un sugata molto diverso. Ammettendo possa esserci un suriage così ampio da supporre un nagasa originale di oltre 80 cm, che kasane avrebbe avuto ? Anche il sori potrebbe essere stato drasticamente modificato da un supposto suriage di 10 cm ma, anche in questo caso, 1 solo cm mi pare sempre poco.
  12. Esattamente quello. Perfetto, allora.
  13. Grazie shigeru per la condivisione. Le nuove foto e le misure fanno certamente più chiarezza. Alla luce di ciò rivedo, al momento, la mia prima impressione di suriage pretestuoso. Kasane di 9 mm indica una lama davvero spessa. Sei sicuro di aver misurato giusto ? Per kasane si intende il mune kasane e non lo spessore massimo della lama. È un errore che fanno anche i più esperti.
  14. Ciao shigeru, dare pareri da foto è sempre molto approssimativo. Ad ogni modo: potresti fornirci anche le altre misure, oltre al sori ? Mi pare che beta abbia visto giusto: il mekugi ana più basso sembra trapanato mentre quello più in alto parrebbe quello originale. Così a occhio, ma non pretendo di dare un giudizio definitivo, direi che la lama potrebbe essere di epoca Kanbun Shinto o successiva (la vedo molto diritta), probabilmente ubu mumei ma arrangiata in tempi non troppo remoti per sembrare una koto suriage, con un mekugi ana aggiunto ed il nakagojiri originale eliminato. Vedo anche un machiokuri di forse 3 cm.
  15. Ciao Slucius, non vorrei deluderti ma di certo non sono segni di battaglia e neppure il numero di nemici uccisi. Queste sono suggestioni che colgono in genere chi si affaccia da neofita a questo mondo e, purtroppo, vi è anche qualche cosiddetto esperto che magari se ne approfitta. Pare anche assodato che non siano da collegarsi alla pratica di politura. Questi segni si possono trovare su lame di tutte le epoche e sono state proposte varie spiegazioni, più o meno tutte in riferimento alle montature. In vari casi infatti si trovano gli stessi segni sul koshirae. Un dato statistico abbastanza significativo riguarda il fatto che questo tipo di segni si trova perlopiù su lame di qualità medio bassa. Ciò ha indotto a ipotizzare che, per quanto riguarda le lame Koto, fossero apposti sulle lame da arsenale, proprietà del castello e non del singolo soldato, in modo da abbinarle ad un giusto koshirae (che portava lo stesso segno). Come si sa, certe lame da battaglia erano usa e getta mentre i koshirae potevano essere intercambiabili. In alcune lame si trovano anche segni di dimensioni progressivamente differenti, su uno o su entrambi i lati del nakago. È molto probabile che lo scopo dei segni sia cambiato, nel corso dei tempi, ma anche in Giappone non si riesce ad avere una risposta univoca su ciò che sono. Solo su ciò che non sono :-)
  16. Buongiorno Alessandro e benvenuto. Prima di chiedere informazioni sarebbe buona norma presentarsi nell'apposita sezione. Perdona se in questa sede siamo un pò all'antica e legati a un certo tipo di etichetta. Non è una critica, solo un cordiale invito.
  17. G.Luca Venier

    Presentazione

    Ciao Guido e benvenuto.
  18. G.Luca Venier

    Presentazione

    Ciao Luigi e benvenuto
  19. Un ringraziamento a tutti i partecipanti e un plauso a Francesco Marinelli per il lavoro ottimo. Compilare una dispensa di questo tipo, anche sotto la direzione di uno studioso della levatura di De Feo, non è affatto facile. Mi auguro di rivedervi al prossimo incontro. Nel frattempo, buono studio !
  20. Gent.mo Leonardo, grazie per aver voluto condividere con noi questo oggetto che sarà sicuramente da studiare con attenzione. Vorrei comunque specificare che, al di là delle considerazioni che possiamo fare come INTK o come singoli esperti del settore, una certificazione che abbia il giusto peso per un oggetto che potrebbe essere di estremo interesse può essere fatta solo in Giappone. Le considerazioni sul senso o meno di una falsificazione possono essere molto interessanti ma, talvolta, i nostri presupposti non collimano con quelli adottati laggiù, a quel tempo. Le lame destinate ad essere regalate a stranieri, inoltre, sono quelle più a rischio. Basti osservare, nel contesto delle lame giapponesi, cosa contengono le più importanti collezioni museali italiane. Ma inutile dilungarsi in chiacchiere. Se la lama è di qualità, parlerà da sola. Come chiosa vorrei aggiungere che la formula -in un giorno fortunato- è abbastanza tipica nelle mei delle Token. Anche il forgiatore più tecnicamente preparato non può avere il controllo totale del processo di tempra e, con questa formula, ringrazia i Kami che gli hanno concesso un risultato finale perfetto.
  21. Se Aristotele, che aveva una testa di un certo spessore, ha finito per scrivere un libro intero sullargomento, senza peraltro esaurirlo, temo che sarà abbastanza arduo in questa sede arrivare ad una conclusione che sia soddisfacente per tutti. Forse, dopo 10.000 post, potremmo conquistare un certo grado di trascendenza. Ma siamo ancora parecchio lontani da quei 10.000... Esiste una disciplina che da secoli tenta di rispondere a certi quesiti. Si chiama Estetica, ed è un settore della filosofia che si occupa dello studio delle sensazioni (dal greco aisthesis=sensazione). Come si nota, anche solo letimologia del termine può essere illuminante ! Molte menti eccelse, nei secoli, hanno provato a cogliere il nocciolo della questione. Plotino, Kant, Croce, solo per citare i più conosciuti. Tutti punti di vista di grande spessore, che si possono studiare e approfondire con facilità. La bibliografia è enorme. Ognuno poi è libero di sentirsi più in sintonia con una corrente di pensiero piuttosto che con un altra. Personalmente apprezzo molto la squisita definizione di Tolstoj : «Larte è unattività umana per cui una persona, servendosi di determinati segni esteriori, trasfonde consapevolmente i sentimenti da lei provati in altre persone, che a loro volta ne restano contagiati e li provano». Per rispondere alla domanda di Cristiano, non considero la spada giapponese un opera darte nel senso occidentale che diamo al termine (non contando ovviamente labuso che del termine si fa oramai in qualsiasi contesto) poiché non possiede alcuni attributi a mio parere essenziali. Primo fra tutti, la mancanza di scopo.
  22. Grazie beta, per le emozioni che ci regali.
  23. Di libri sulla storia del Giappone ve ne sono molti. Poiché leggo che hai lavorato a Londra, immagino che linglese non sia per te un problema. Dunque ti consiglio questo: G.B. Sansom Japan, a short cultural history. Non è un testo facilissimo ma vi si trova ciò che serve: una contestualizzazione storica culturale e religiosa. È un libro che non parla quasi mai di spade ma che, ti assicuro, fa capire benissimo i contesti in cui la spada è nata e si è sviluppata. A me ha aperto delle porte che da tempo non riuscivo ad aprire. Non so se esiste anche una versione tradotta in italiano ma, se già hai dimestichezza, ti consiglio comunque di tenere fresco linglese poiché in questo campo le migliori pubblicazioni, che non siano in giapponese, sono scritte in quella lingua. Buono studio
  24. G.Luca Venier

    Botan Dōrō

    Bellissimo, beta. Grazie !

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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(proverbio popolare giapponese)

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