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getsunomichi

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  1. getsunomichi

    Sulla Maestria

    Volentieri. Per stupide questioni di carattere legale, mio malgrado, devo tenere l'anonimato. L'ho già spiegato altrove, quando si decise di passare ai nomi veri. ...In realtà , alcuni mi conoscono perché questo delle spade giapponesi è un mondo abbastanza piccolo. .☹️
  2. getsunomichi

    Sulla Maestria

    La didattica orientale infantile è demenziale. Pensa che, proprio nel campo della musica, esistono scuole che danno ai bimbi lo strumento in mano per pochi minuti al giorno, in modo da creare una sorta di crisi di astinenza. Gli anni successivi portano ovviamente ad uno studio fanatico ed inumano. Tra l'altro, geni non ne escono più che da altre parti, infelici si. Quindi concordo con te. Ciò detto, la genialità è composta da un uno per cento di ispirazione e dal nonvantanove per cento di perspirazione (parole di Einstein, non mie). Quindi quello su cui non mi trovi d'accordo è il fatto che compaia il genio e di colpo tutto gli riesce per magia. O, per usar parole tue, "l'arte prescinde dalla scuola". Capita anzi spesso il contrario (e qui parla il marzialista) che ragazzi di indiscutibile talento, cui viene tutto facile, si perdano per strada appena le cose non sono più semplici. Mentre ragazzi meno dotati, ma che si applicano con costanza e rigore, diventano poi campioni. Nel caso delle Nihonto, la frase che ti ho virgolettato è quasi un'eresia. Faccio poi fatica a seguirti sul seguito. Mozart si è 'succhiato' una scuola dura e severissima (sullo stile di quella orientale che ti ho ora descritto) da parte di suo padre Leopold, anche egli un grande musicista. Con tanto di "Erasmus" in Italia, per far apprendere al figlio dalle migliori scuole allora disponibili. Lo ha trasformato in infante prodigio da proporre a corte, dandogli contemporaneamente gli strumenti che gli avrebbero permesso di esprimere poi il suo genio. Come vedi l'arte è discesa da una scuola ben precisa. (E non credere a tutte le palle che leggi, a tre anni si pestano i tasti a caso, è a cinque non si scrive la quaranta, punto) Salieri non so perché me lo butti via così. Ai tempi di Mozart era senz'altro più famoso di Mozart. Intanto perché era italiano (te lo vedi un forgiatore di Nihonto non giapponese, beh quello era Mozart non Salieri). Secondo perché era un ottimo musicista. La Scala è stata inaugurata con un opera sua, tanto per dirne una. Se avesse fatto lame, le sue sarebbero da museo, anche se non certo come quelle di Mozart, che un secolo dopo sarebbero state al fianco del Tokugawa di turno. Fu maestro di Mozart? Non lo sapevo. Sapevo che ebbe fra i suoi allievi Beethoven, Schubert, Liszt e uno dei figli di Mozart. Certamente ha fatto una scuola dura, è diventato un grande musicista, è diventato maestro di cappella alla corte degli Ausburgo ed è passato alla storia. Tant'è che siamo qui a parlarne. Vogliamo fargli la colpa di non essere un genio? Ma anche no, dai!
  3. getsunomichi

    Sulla Maestria

    Ragazzi, senza offendere nessuno, frequento Dojo di maestri giapponesi di arti marziali tradizionali da oltre quarant'anni. Gente che, vi assicuro, vengono visti non certo come mammo lette quanto ad atteggiamento mentale e rigore nello studio, dagli stessi giapponesi. Qui dentro siamo spesso più giapponesi dei giapponesi. In qualche frangente è certamente un complimento è un pregio, come dice Kawari. Qualche volta, forse potremmo essere un po' meno inflessibili. Soprattutto quando si affaccia al forum qualche ragazzo con un ferro vecchio o la katana di kill Bill. Sono proprio loro quelli che hanno più bisogno di questo forum. Uno dei miei maestri una volta mi disse "Ah, tu non avere mai fatto niente neh ! Bene, tu oggi imparato più di tutti altri". Resta un mio parere personale, che non vuole suscitare nessuna polemica ne essere vissuto come critica. Si tratta di una semplice constatazione. Spero di essermi spiegato con chi mi ha chiesto spiegazioni.
  4. getsunomichi

    Sulla Maestria

    Mozart a cinque anni era un fenomeno da baraccone e Michelangelo a quindici era ben lontano dall'essere l'uomo che scolpiva e dipingeva per i pontefici. Entrambi erano uomini di grandissimo talento. Ma è stata una scuola dura e severissima a trasformarli negli artisti passati poi alla storia. Una scuola, diciamolo pure, non priva di un certo fanatismo giapponese. Se poi cerchi supporto contro questo fanatismo e contro questo studio matto e disperatissimo in questo forum... Mmmmmh, temo resterai deluso.
  5. Qualche volta siamo in po' snob, ma è a fin di bene. Sono in molti a porre domande di questo tipo. Il sito e l'antiquario sono ovviamente conosciuti. Come ti hanno già detto, il lecito desiderio di acquistare un oggetto di questo tipo non va perseguito senza aver prima approfondito lo studio della materia. Il tuo budget, pur non essendo una cifra piccola, ti permette di acquistare un oggetto di uso comune. Fatto per essere utilizzato e con poca attenzione per quegli aspetti artistici che tanto appassionano questo forum. Forse un po' a torto perché le spade giapponesi, frutto di un sapiente lavoro di artigianato, sono tutte belle, poste nel loro giusto contesto. Non affrettarti!
  6. Bellissime parole, ti ringrazio anche io. Per quanto riguarda la spada (forse non solo quella giapponese) c'è in effetti un'altra sfumatura. Forse non solo sfumatura. Parlo della tradizione, nel senso etimologico del termine. Ci sono certe cose che riceviamo dai nostri genitori e che tramandato ai nostri figli. Si tratta di una serie di valori che caratterizzano non solo noi ma anche la famiglia a cui apparteniamo. In fondo, anche un po qual è lo scopo della nostra vita. Questa cosa ha una relazione con il fatto che l'essere umano è un elemento piccolo di un disegno più grande che c'era prima di me e non finirà con me. Un disegno che si chiama Natura. Vi racconto un episodio. Anni fa giunse in Italia una famiglia giapponese. Il capo famiglia apparteneva ad una scuola di spada ed un mio amico divenne suo allievo per una trentina d'anni. Alla sua morte, in modo assolutamente naturale, la famiglia decise di donare la sua spada a questo ragazzo ormai divenuto uomo (con molto imbarazzo suo, non solo per il valore dell'oggetto, ma per quanto quell'oggetto rappresentava per la famiglia che la donava e per l'impegno che egli si assumeva implicitamente accettando quell'oggetto nel tramandare ciò che aveva appreso). Spero di essere riuscito a spiegarmi, perché sono cose più legate a un sentire che non a un dire.
  7. Il non capire un czz... è segno che ci si sta applicando. Credo che si cominci a capire qualcosa, quando ci si rende conto che non ci capisce un czz nessuno (giapponesi compresi). Ah ah ah ah ah ah ah ah ...
  8. Il valore storico e' fondamentale la' come qua. Lo dimostra l'importanza e la differenza di prezzo sancita da una mei originale che, appunto, comprova una storicità. Se fosse il puro valore artistico a contare, nessuno sarebbe così interessato ad inquadrare il pezzo in un periodo, in un posto, in uno specifico artista. Va detto invece che i giapponesi tendono a privilegiare quanto l'artista ha inteso esprimere, cosa che da noi passa talvolta in secondo piano rispetto alla testimonianza dello scorrere del tempo. Polire una lama antica per metterne in luce le caratteristiche di lavorazione... Sulle lame antiche occidentali sarebbe semplicemente un sacrilegio. Va inoltre ricordato che la lama giapponese e' uscita di corso da relativamente poco tempo. Essa viene tutt'ora preservata pronta all'uso, cosa cui l'amatore del lato artistico occidentale non considera e se lo fa, e' accompagnato da un bonario sorriso. A nessuno interesserebbe tenere un gladio romano o uno scramasax normanno pronto all'uso.
  9. getsunomichi

    Koshirae in avorio

    Vorrei provare ad ampliare la risposta di Gianluca. Non per completarla (è esaustiva e non ha certo bisogno di maggior completezza). Ma per far comprendere quanto il confine tra arte e artigianato sia talvolta esile, se misurato con gli occhi del tempo e alla luce di ciò che oggi chiamiamo design. Il materiale più efficiente, semplice ed economico del Giappone feudale era il legno. La non perfetta impermeabilità poteva essere facilmente guadagnata con qualche passaggio di resina. Ecco realizzato un materiale universale, buono per fare piatti, posate, bicchieri, ma anche proteggere dal mobile,al finimento, all'arma. Ecco la plastica del tempo: la lacca. Certo, come tutto ciò che il Giappone importa dalla Cina, esso viene raffinato, perfezionato... non diversamente da quanto si fa oggi realizzando polimeri plastici talmente belli e tecnologici che costano più dell'oro. Ciò non toglie che il miglior compromesso qualità prezzo per proteggere la lama di un militare, capace di unire semplicità, leggerezza ed efficacia è proprio lei, la lacca. Un ricco feudatario avrebbe certamente ricercato maggior bellezza, maggior prestigio, ma non al prezzo di rinunciare a quelle preziose caratteristiche e alla consolidata tradizione. Ve lo immaginate una pattuglia di militari in pattuglia con le pistole in fondina in fibra plastica con uno di loro con la fondina in avorio? Un militare Non userebbe nemmeno il più comune cuoio. Per la necessaria manutenzione, per il rischio di rovinarlo. .. e per non essere fuori ordinanza. Verso la fine dell'ottocento non solo c'è la rivoluzione culturale che tutti noi ben conosciamo. Cominciano a girare cacciatori di souvenir europei. Sono popoli stranieri ormai lontani dalla cultura medievale della spada. Ne subiscono il fascino ma senza la conoscenza che può provenire solo dall'uso quotidiano. Specialmente attorno ai porti di mare più frequentati dai nostri cacciatori di souvenir, si pensa di soddisfare questo nascente mercato realizzando oggetti di bell'aspetto a prezzo affrontabile. È in questa atmosfera che nascono i foderi che descrive Gianluca. Che oggi noi disprezziamo ma che agli occhi di allora erano probabilmente considerati più importanti del medio fodero di lacca che ospitava una nihonto. Le eccezioni come quella testimoniata da Massimo ne sono un'indiretta conferma. Nel frattempo la lacca ha raggiunto dei livelli artisti così elevati che negozi come quello di Giuseppe offrono oggetti che sono prodotti oggi con esclusivo scopo artistico. Hanno perso l'originale aspetto funzionale pratico e servono solo per regalare un'emozione. Eppure alcuni di noi tutt'ora preferiscono un piatto e sobrio buke zukuri di sapore militare ai più sofisticati e artistici makie, prodotti nei secoli, che sanno stupire anche chi di tutto ciò non si è mai interessato e li vede per la prima volta.
  10. Facciamo rispondere il muro. Colleziono lame giapponesi da diversi decenni. Non n'è discuto la natura offensiva ma è l'oggetto d'arte a suscitare il mio interesse. Diversi decenni fa ho trovato corretto prestare servizio per lo stato e l'ho fatto nel modo che ritenevo più consono ed utile alla società in cui vivo. Ho dato un anno di mia ricerca ad un'istituto famoso. Cosa che gli è valsa un cospicuo finanziamento europeo negli anni seguenti. Come probabilmente sapete, questi istituti vivono grazie a questi finanziamenti. Credo nulla di cui vergognarmi, ne allora ne oggi. Ho dunque lo status di obiettore di coscienza, che accetto anche con l'orgoglio di chi ha correttamente compiuto il suo dovere. Questo mio stato mi impedisce di collezionare e studiare gli oggetti di cui si discute in questo forum, di iscrivermi all'associazione e molto altro, ma non è nel mio stile il piagnisteo, non è proprio il caso. Per ciò, pur essendo da anni un vostro affezionato lettore, non mi sono mai correttamente presentato ne sono mai intervenuto significativamente nella discussione. Per altro, non ne ho i titoli. (Massimo, con ciò, sai chi sono, perché sono venuto a trovarti a Sesto con mia moglie e mia figlia). L'anonimato può quindi essere una scelta pesante, limitante e tutt'altro che gradita o desiderata. Da qualche anno esiste anche una sorta di abiura, tutta italiana, che risolverebbe tutti i miei problemi. Potrei fare richiesta di rinuncia al mio status. Ci sto pensando... ...Sto anche pensando che, dopo aver fatto tale richiesta, sarebbe più opportuno che mi limitassi a collezionare sottobicchieri della birra. Se l'impossibilità all'anonimato divenisse perentoria, cesserei di essere uno dei vostri affezionati lettori.
  11. 49. Qualcuno chiese: "Garantisci per lui?". La risposta fu: "Assolutamente si". "Perché?" "Perché ha commesso un errore. Perciò garantisco per lui. Se non avesse mai commesso un errore, sarebbe pericoloso". Hagakure.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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