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getsunomichi

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  1. getsunomichi

    Botan Dōrō

    San Remo Loredana Bertè, Patty Pravo Scheletri vestiti da ragazzine. Karan koron, karan koron! La quieta musica che annuncia sorella Morte. San Francesco. 🌖🌗🌘🌑
  2. getsunomichi

    Botan Dōrō

    La seconda è troppo corta.
  3. getsunomichi

    Botan Dōrō

    Bellissima idea, Betadine. Grazie. Aspettiamo il seguito.
  4. Puoi provare a fare una richiesta specifica postandola sul sito di Ford Hallam. Se hanno tradotto dal Giapponese quel che cerchi, lui potrebbe saperlo.
  5. Lo shinogi in effetti viene lucidato a specchio. Ma l'operazione viene fatta interamente a mano con appositi brunitoi. L'operazione si vede in uno dei link postati. Mi sembra lontanissima da quella di Seiko. Magari sbaglio.
  6. Tutti i Bakufu diedero grande importanza alle armi della tradizione nobiliare. Anche l'ultimo, il più lungo e pacifico, ha sempre richiamato a corte grandi maestri e tenuto a battesimo grandi scuole. Forse le più grandi. Complesso di inferiorità?!? Mah... Io non credo. Penso invece che essi avessero ben chiaro che chi ha il peso del comando ha bisogno di sviluppare molteplici abilità. Forza, coraggio e volontà di combattere devono talora cedere il passo a lucidità di visione, saggezza strategica e capacità di prendere decisioni difficili.
  7. Grande risultato, frutto di un lavoro appassionato, costante, preciso, portato avanti con quell’umiltà senza la quale non c’è crescita. Qualità tuttavia non sufficienti. A certi livelli si arriva, purtroppo per i più, solo se si hanno capacità e sensibilità fuori dal comune. Doti che ci vengono donate da una natura benigna. Oppure no. ...e talora vivere accanto a tanta arte che il mondo ci invidia, può costituire uno stimolo importante. Necessariamente, col passare del tempo, altri obiettivi si presenteranno all'orizzonte. Più interessanti, più sfidanti, più emozionanti. I pezzi di carta finiscono un po’ nel dimenticatoio. Restano invece molto importanti, anche se non sempre si ha la stessa umiltà per ammettterlo, per chi non ce li ha.
  8. Spero di non darvi una brutta notizia. Le lame sono considerate dalla vera nobiltà Giapponese ...diciamo un po per la soldataglia 😂😂😂 L'arma davvero antica e nobile è lo Yumi. Se proprio si deve, in subordine, lo yari che permette comunque di non avvicinarsi troppo ad un nemico che potrebbe essere spiacevolmente "selvaggio e puzzolente". (Vi siete mai chiesti perché si salutano senza toccarsi?!? ).
  9. getsunomichi

    .. Natale, tempo di regali

    Mi unisco agli auguri di buon Natale di Francesco 🎄
  10. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Non c'era ironia, amico mio. È ciò penso davvero, dal cuore. Questo tuo thread ha avuto cinquecento risposte e sedicimila lettori. ...E se qua e là cè stato un riflesso della pigra luna, lo si deve al sole che ha illuminato e scaldato con vigore e senza mai mollare queste ventisette pagine. Sfido chiunque frequenti questo forum assiduamente a dirmi che non ha mai pensato "chissà cosa si sarà inventato questa sera Betadine? Quale stampa ci avrà proposto questa volta e cosa avrà voluto raccontarci?". Talora questo mezzo si presta a qualche piccola incomprensione, specialmente se, per eccesso di umiltà o forse per qualche amarezza di troppo, non si ha la lucidità per riconoscere fino in fondo il ruolo attivo che si è svolto, producendo cultura.
  11. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Grazie Beta, Grazie per quanto ci hai regalato in questo thread. Per averci portato nel tuo mondo, fatto di arte, di cultura, di ironia, di intelligenza e di sentimenti. Per averci chiesto di partecipare, forse non sempre alla tua altezza, a questo tuo divertissement facendo un po da sponda al tuo pensiero. Buon Natale. 💫
  12. getsunomichi

    Kanekuni

    ...non ricordo bene dove ho letto la storia di un samurai che, importunato da un cane, ha sfoderato la sua nuova lama e la ha battuta da qualche parte. Il cane si è spaventato, ma anche la nuova ed appariscente lama, che non ha retto al trattamento.
  13. getsunomichi

    .. Natale, tempo di regali

    È Beta che talora si ispira all'hamon Mishina...
  14. getsunomichi

    Kanekuni

    Grazie Enrico. Una tempra così convoluta non corre il rischio di creare eccessive tensioni nella lama, accentuandone una durezza che potrebbe portare ad una possibile fragilità?
  15. getsunomichi

    Kanekuni

    Qualcuno avrebbe voglia di parlarci di questo hamon?
  16. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Un personaggio controverso, che parlava di filosofia e poi scendeva nelle arene a prendere a cazzotti i tori. 😂😂😂 Ha ragione, Beta. Esiste un tempo per distruggere ed uno per costruire. E per costruire bisogna predisporre fondamenta profonde il giusto. Il giusto dipende dalle condizioni al contorno.
  17. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Esistono alcune magie che non si possono passare al pettine. Devi con umiltà accettarne il Mistero. Quando, spinto dall'insicurezza, pretendi di svelarlo nonostante, le perdi per sempre. Hanarè è una di queste. Inviato dal mio SM-A520F utilizzando Tapatalk
  18. Non lo conoscevo neanche io. Grazie per averlo postato, si impara sempre qualcosa.
  19. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Talora si sottovalutano le discipline del Budo. Specialmente quando esiste una forte interdisciplinarità con la filosofia, la storia, l'archeologia sperimentale e la rievocazione storica. Queste non servono a sapere quanti peli della barba poteva avere Oetsi, l'arciere delletà del rame, emerso dai ghiacci del Sudtirolo. Esse servono a capire chi siamo oggi e dove ci porta la strada che stiamo percorrendo. Sono risposte che giacciono nel nostro passato. Basta provare a leggerlo. Un po quello che si fa in questo forum. Dove si è capito che tutto ciò che ruota attorno alla Nihonto, al suo studio, alla sua realizzazione, ... fino alla rievocazione del preciso metodo di produzione di un singolo grammo di tahamagane, altro non è che lo studio dell'Anima.
  20. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Hanarè con questo nome garbato, dolce ma non molle i Giapponesi definiscono uno dei momenti più delicati ed importanti del tiro con l'arco: lo scocco della freccia. Ad esso segue lo Zanshin, ma di ciò abbiamo già diffusamente parlato in passato. Cosa ha di così di particolare la scoccata. Beh, la scoccata avviene.Avviene semplicemente, così come la neve lascia istantaneamente il ramo di un salice o come un frutto maturo che si stacca dalla pianta. Non è un gesto cosciente. Avviene. Ma avviene in un momento molto molto particolare. La scoccata riporta alla vita. Voi direte, perché, prima eri forse morto?!? Quasi... Il campo di battaglia è un posto strano. Succede davvero di tutto, tanto previsto, tanto non previsto ma in una ragionevole analisi dei rischi, altro totalmente imprevisto. Ma mentre il fante provvisto di armatura, spada e lancia è in preda al suo "furor" che lo ha trasformato in una belva assetata di sangue, l'arciere no. L'arciere deve restare calmo. Anche se intorno a lui si scatena l'inferno, suo è il compito di tenere sempre sotto controllo la situazione. Suo il compito di proteggere l'avanzata o la ritirata della fanteria. Suo il compito di bonificare una zona dove il nemico compare o si concentra pericolosamente, suo il compito di proteggere le macchine da guerra o il generale, senza il quale l'esercito sbanderebbe. Egli è fin da piccolo addestrato alla lucidità, al massimo controllo. Per questo i Giapponesi hanno sempre mantenuta in vita l'arte del Kyudo. Per questo la più alta nobiltà ha sempre privilegiato questa disciplina alla spada. Sempre lucido? Non sempre, perché c’è il Mistero dell'hanarè. L'arciere allenato è una vera macchina da guerra. Calmo e distaccato può tirare fuori dalla sua faretra una freccia dopo l'altra. Ognuna di esse in grado di porre fine ad una vita in un instante, a patto che per un istante anche l'arciere perda la sua. Esiste un breve, con l'allenamento brevissimo, persino impercettibile momento in cui l'arciere non esiste più. In quel momento potrebbe essere tagliato in due da una spada senza accorgersene. È il momento in cui l'arciere ha inquadrato il punto preciso dove collocherà la sua freccia. Si tratta di un punto piccolissimo, che magari si muove velocemente. Ma per l'arciere non è così. In una frazione di secondo egli entra nell'altro mondo. Un mondo dove tempo e spazio non esistono. Le cose si muovono come se si fosse estranei a ciò che accade, in una sorta di moviola. Il punto da colpire si avvicina, non è più così piccolo, anzi, si arriva il momento in cui si vede solo quello. Nient'altro. E quando tutto all’intorno è scomparso. Quando quel punto è diventato l'intero universo, come se il tempo ancora dovesse nascere da quella singolarità che amiamo chiamare Big Bang...... Hanarè accade. La freccia esce serena dal nostro arco e vola leggera ineluttabilmente verso il bersaglio, dove potrà infine placare la sua terribile sete di sangue. Ma nulla di tutto ciò sarebbe successo senza Hanarè. È lei il momento in cui il tempo comincia scorrere. Lei il momento in cui la lucidità torna nella nostra mente. Lei il momento in cui l'aria entra nuovamente nei nostri polmoni e il sangue riprende a circolare, spinto dal pulsare del cuore. Lei l'inizio dell'universo. O, come scrivono i maestri Arcieri di ogni tempo e luogo, il tornare alla vita. Chi ha letto Lo zen e il tiro con l'arco è probabilmente restato affascinato dal libro.Il libro, scritto da un professore di filosofia tedesco, è stato recentemente fortemente ridimensionato nel suo contenuto tecnico dall'Heki Ryu, una delle più importanti scuole di Kyudo Giapponesi, che ha mostrato come molte delle tesi discusse fossero estranee alla disciplina. Abbiamo avuto nel forum anche un esponente di questa scuola che, con dispiacere, non sto più leggendo. Beh, certamente una cosa è invece ben descritta, hanarè accade. Non sei tu a decidere. Dio entra in te per un istante ed esegue per te quel gesto. Così come decide che quel frutto è maturato e deve staccarsi dalla pianta. Pronto a generare una nuova vita.. ..O, per un curioso gioco di equilibri, a toglierla.
  21. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Porta pazienza Beta, cercherò presto di trovare tempo per completare il racconto. 😉
  22. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Dissento quando lui vede nell'onda l'uomo e la sua vita. L'onda è la Natura, che quella vita la spegne in un secondo. Ma subito dopo, spiegò che il dissenso è legato più a come è espresso il concetto, non alla sostanza. Il perché è presto detto. Solo quando l'uomo si reintegra nella natura, i due concetti tornano a coincidere. Un concetto che non può però restare nella penna, pena il fraintendimento. In quel mentre, gli stessi antenati non restano più uno sfondo ma diventano parte attiva dell'opera (e vi risparmio il maiuscolo e il Fujisan). Il mediatore dell'informazione è l'archetipo della femminilità. Lei la protagonista che crea o distrugge, come nella figura. Ed è proprio in quanto generatrice che l'uomo come suo prolungamento diventa quell'onda. Beta, lo avevi capito, ma non ne vedo traccia e a me non sembra proprio un pensiero banale e immediato. Ma forse sbaglio e lo è.
  23. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Quando si interroga un grande artista su una sua opera, spesso pare un semideficiente. Lui ha la capacità di fermare un contenuto in un oggetto. Quale? Beh, dipende da chi lo osserva. Lui spesso non lo sa. L'interpretazione non mi vede daccordo. L'onda non è la vita dell'uomo. O meglio, potrebbe anche esserlo, ma solo se siamo capaci di vedere chi è che di quella vita ci ha fatto dono. Occorre che abbiate un momento di pazienza... L'onda la vita la dà oppure la prende, in un gioco di probabilità che non è dato conoscere. Non si tratta di una interpretazione Shintoista. Tanto meno quantistica. Qui sta la grandezza di Hokusai, aver colto qualcosa di eterno, forse di assoluto. L'essere umano è assoluto comprimario nell'immagine. A prima vista, non compare neppure. Nessuno si accorge delle barche con gli omini. Chino sul suo quotidiano lavoro, come una Cenerentola qualsiasi, l'uomo attende di capire se si trova dinnanzi ad una Madre Natura che può essere perfida è mortale matrigna o una fata buona. I più colti parleranno di Amore e Psiche, invece che di Cenerentola, ma il risultato non cambia, l'onda e Venere. Bellissima è spaventosa, accogliente e mortale, con quale lato di sè vorrà rivelarsi all'uomo, non è dato sapere. In fondo, questo è il momento congelato in cui di un uomo si rivela il destino. Ma l'artista sa cogliere qualcosa di universale per l'uomo. Perché a qualcuno potrebbe sorgere la domanda: ma perché l'uomo vede Madre Natura come una madre amorosa e magica, cioè la fata, o come una perfida matrigna, ovvero la strega? Beh, la risposta oggi è banale perché qualche migliaio di anni di filosofia e un secolo di psicanalisi hanno trovato la risposta per noi. Che in fondo è, come spesso accade, contenuta nella domanda stessa. La Madre. È con lei che realizziamo il primo e più importante rapporto della nostra vita. È lei che ci frena e ci accelera. È lei, che ci tiene prigionieri e che ci invita a liberarci. È lei che ci punisce e ci premia, dandoci o negandoci affetto. ...ed è sul modello di questo primo rapporto, nel bene come nel male, che strutturiamo i nostri rapporti successivi. Quando Hokusai ha realizzato la sua onda, come si diceva, probabilmente non ha pensato niente di tutto ciò. Ma ciò che ha saputo cogliere di Madre Natura è dentro ogni uomo dal primo sorso di latte bevuto da quel seno. Non cè lo ricordiamo. Ma non potremo mai dimenticarlo. È l'universo che ci ha formato è cresciuto. A proposito, l'universo che ci siamo costruiti attorno si chiama La Via Lattea. Si tratta della Galassia in cui ruota il nostro sistema solare. ...Scommetto che qualcuno di voi sa anche cosa vuol dire in greco Galassia. 😂😂😂
  24. getsunomichi

    il club dell' Ukiyo-e

    Ogni società ha il diritto di difendersi da extracomunitari come Goedel e Turing. Generalmente lo fa in modo primitivo e rozzo, perché il "diverso" fa sempre paura. Ma ciò che appare inizialmente come terrorizzante, menomato e deforme, come in questa bella stampa, non si rivela poi sempre come tale. L'evoluzione ci fa scoprire, col solito storico ritardo, che la biodiversità è una delle più ricche fonti informative alla base del supporto e dello sviluppo di quel processo che chiamiamo Vita. È lì, in genere, che smetti di uccidere Gaijin.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

Potete trovare QUI tutte le informazioni per associarsi ad I.N.T.K..
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- Possibilità di partecipare agli eventi patrocinati dall'associazione (ritrovi, viaggi, kansho, ecc...);
- Riceverete il bollettino trimestrale dell'Associazione.

"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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