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Angelo

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  1. Quando vengo contattato sulla mia email, personalmente, con una offerta e aderisco mi aspetto che il proponente mi tenga aggiornato su che fine hanno fatto i miei soldi.
  2. A Novembre (regalo di compleanno) ho mandato il bonifico corredato di tutti i miei dati e una email che riportava il cro e, di nuovo i miei dati. I due mesi di cui si parlava nell'email sono trascorsi. Nessuno ha risposto alla mia email. Non si sa che fine ha fatto il libro. Qualche notizia? Angelo
  3. Rispondo a te e a Kentozaen. Per silicati intendo un materiale vetroso che si trova mescolato al metallo. In realta' potrebbero essere anche borati se prodotto dal borace usato per saldare. Viene eliminato piegando e ribattendo il metallo anche se un poco rimane sempre. Se rimangono dei cristalli troppo grossi forma delle cavita' e delle brutture indicibili sulla lama. Il ferro con alto contenuto di silicati non in soluzione e' quello che i fabbri di una volta chiamavano ferro marcio. In europa il ferro veniva venduto a sbarre e se il prodotto del forno non era stato adeguatamente lavorato si aveva una sbarra di ferro all'apparenza omogenea ma che si sbriciolava mentre il fabbro tentava di forgiarla. Ho visto una spada occidentale del 1600 (credo non ricordo bene) al museo Wallace a Londra. Questa lama era stata forgiata da un metallo con molti di questi silicati e il fabbro aveva fatto in modo che si allineassere in lunghe strisce per tutta la lunghezza della lama. Ovviamente sarebbe stato meglio non avere questi vetri dentro la lama ma nella disgrazia avevano il vantaggio di fermare una eventuale rottura. Che questi silicati possano essere un vantaggio durante la lavorazione e' probabile ma nel pezzo finale devono essersi ridotti fino ad non poter essere piu' visibili altrimenti avresti delle lame piene di forellini, cavita, vetri etc. I silicati sono uno dei motivi per cui dal minerale si produce la ghisa e non il ferro, la ghisa fondendo lascia i vetri a galleggiare sopra con il vantaggio di proteggerla dall'ossidazione. L'estrazione del rame ha gli stessi problemi ma poiche il rame fonde ad una temperatura piu' bassa del ferro e ha un calore specifico minore e' piu' facile da fondere ed e' possibile ottenere un lingotto di rame privo di scorie utilizzando carbone di legna. La stessa cosa non si poteva fare con il ferro pero' anche anticamente era possibile ottenere della ghisa, priva di silicati, e rifonderla. In questa arte delle fusioni in ghisa erano maestri i cinesi. E' possibile che il tamahagane sia in realta molto povero di silicati, avendo un tenore di carbonio alto probabilmente fonde e si raccoglie sul fondo rimanendo relativamente pulito ma questo non lo so. Sicuramente il ferro con cui si facevano armi e armature da noi, fino ad una certa epoca, era un impiastro di vetro, cenere e carbone che doveva essere lavorato a lungo. Quando presero piede i forni piu' grandi si ottennero prodotti diversi e piu' puliti (per tutta una serie di ragioni) spesso pero' con alte percentuali di fosforo. Ovviamente si tratta di generalizzazioni che vanno un tanto al metro, servono solo in maniera orientativa.
  4. infatti si ottiene solo una linea poco visibile formata da cristalli piccolissimi ma e' gia' un risultato storico per me.
  5. Faccio la stessa cosa. Nel mio caso, utilizzando il K720 alias O2 ovvero 90CrMnV8, il risultato e' appena sufficente a far risaltare la linea di divisione tra' dolce e temprato. Molto meglio con il c70.
  6. Si ho letto qualcosa del genere, utilizzando acido nitrico, ma se sbagli i dosaggi rischi di rovinare la lama. Lo scrupolo per la lama mi ha sempre trattenuto. Non sara' una nihonto ma mi servono molte ore di lavoro per fare un coltello. l'acciaio e' 90MnCrV8 C=0.85/0.95 Mn=1.90/2.10 Si=0.10/0.40 Cr=0.20/0.50 V=0.05/0.15 Ac1=730° MS=190°
  7. Carta abrasiva sul pollice. Questo coltello in particolare ha una molatura concava non potrei usare una pietra. Comperare dei set di pietre solo per fare esperimenti sarebbero soldi buttati, finirei per comperare di tutto e lasciarlo a prendere polvere. Considera che non voglio fare il togi ma solo polire una lama e mettere in risalto alcuni effetti (se possibile).
  8. Quello e' un caso particolare, con l'acido puoi anche arrivare a fare una finta linea di tempra ma a far cosi' son tutti buoni.
  9. Nessun acido, con una lama senza graffi quando si arriva alla grana 800 si vede la linea che demarca la zona dolce da quella temprata. Le due zone hanno identico colore e proseguendo con grani piu' fini, es 1000 grit, la linea si attenua e scompare. Ovviamente se si torna indietro a 800 grit diventa di nuovo ben visibile.
  10. la domanda e' proprio l'opposto: perche' un acciaio produce una linea visibile che separa la parte temprata da quella che non e' temprata? A parte il fatto che la parte dolce dovrebbe mantenere un aspetto leggermente satinato nel momento in cui si passa alla grana che lucida la parte piu' dura non si dovrebbe notare nessun altro cambiamento (per essere piu' chiaro: ad un certo punto si ha la parte dura lucida e quella morbida satinata, andando avanti a polire dovrebbe diventare tutto lucido e indistinto). A forza di lucidare con abrasivi su basi morbide si puo' mangiare di piu' la parte dolce e portare in evidenza quella piu' dura per ragioni geometriche (l'ho gia' fatto) ma oltre a questo non ci dovrebbe essere altro. In effetti quello che ho descritto avviene negli acciai legati. La prte dolce e quella temprata diventano lucide senza possibilita' di distinguere una zona dall'altra. Invece, utilizzando un acciaio poco legato, quello che si vede e' una linea perlacea che segue il contorno dell'argilla e separa due regioni ugualmente lucide. Ad un ingrandimento di 50 volte la linea appare formata da dei cristalli argentei che mi fa' supporre che siano cristalli di manganese. Il sospetto del manganese nasce dal fatto che una volta utilizzavo un acciaio di recupero con un tenore di manganese molto alto. Spesso la lama dopo la tempra (sopratutto se fatta male, non uniforme) presentava grossi cristalli argentei sulla lama. Potrei fare altre prove con quel tipo di acciaio. Il ragionamento che acciai legati non producono questa linea e' basato su delle prove fatte da alcuni coltellinai americani alla fine degli anni 80 pubblicate su Knife. Nel tentativo di riprodurre l'hamon trovarono che negli acciai legati non si produceva alcuna linea visibile che separava la parte temprata da quella morbida. Le prime prove che ho fatto sembravano confermare questo ma poi ho scoperto che cambiando il modo di polire la lama si otteneva qualche risultato. La linea e' visibile sul tipo di acciaio che ho usato ma effettivamente e' molto sfuocata e i cristalli che la formano sono molto molto sottili mentre in acciai poco legati, il c70 appunto, si ottiene una linea molto piu' interessante, larga, con cristalli piu' grandi. Come potete leggere in questo intervento non ho parlato di hamon che e' una cosa che sfrutta dei fenomeni simili e che dipende dall'abilita' del togi. Questo per evitare fraintendimenti. Quello di cui sto parlando e' solo il fenomento sopracitato. Mentre si polisce si notano molte altre cose negli acciai (legati e non), piccoli fenomeni poco visibili o visibili solo durante la procedura di politura. E' veramente incredibile quanto ci sia da vedere in un pezzo di acciaio.
  11. Non si puo' "non adottare", la presenza di silicati dipende dal modo di estrazione del metallo e dalla lavorazione e sono molto difficilmente eliminabili, pure amesso che siano eliminabili. E' per questo motivo che nei moderni procedimenti si preferisce ottenere ghisa fusa. I silicati galleggiano sulla ghisa fusa che risulta omogenea e libera da queste impurita', se si desiderano dei silicati liberi nel metallo bisogna aggiungerli durante la produsione dell'acciaio (e' stato fatto per travi in acciaio per la costruzione dei ponti ferroviari in USA, le impurita' di silicati dovevano rompere le linee di frattura dell'acciaio). I slilicati liberi nel metallo aumentano la durezza in quanto rendono piu' difficoltoso lo scorrimento del metallo per tanto un c70 senza silicati e' meno duro di un c70 con una certa quantita' di silicati. Queste sono considerazioni puramente accademiche, i fabbri antichi volevano avere meno silicati possibile nel loro acciaio.
  12. Qualche 3d fa', dissi che l'Hamon su gli acciai legati non si vede. Ieri mi sono messo a pulire una lama che avevo fatto tempo addietro. Si tratta di un coltellaccio in acciaio legato da utensile per taglio a freddo, dopo recupero la composizione e ve la dico. Il coltello in questione era stato temprato in olio ricomprendo d'argilla il dorso e lasciando scoperta parte della lama. Alla prima lucidatura non avevo notato nulla che potesse far pensare ad un hamon ma ieri ripulendo la lama con una carta ad 800 grit la lama, che era gia' lucida, ha iniziato a comparire una sottile linea che segue lo stacco tra' la parte temprata e quella dolce. La prima volta che avevo tentato di pulirla non si vedeva nulla ma negli ultimi mesi mi sono allenato cercando di pulire una lama in c70 temprata nello stesso modo e ottenendo un hamon (una parola un po' grossa, la uso solo per capirci) anche se sfuocato, forse dovuto al poco contrasto della tempra in olio. A 800 grit risulta visibile, aumentando la grana a 1000 e 1200 tende a scomparire. Ad un ingrandimento di 50 volte si notano delle formazioni che hanno un aspetto diverso, piu' brillante che seguono l'andamento dell'argilla, con le grane piu' sottili l'acciaio si lucida sempre piu' uniformemente. Nel caso dell'acciaio per utensili l'hamon e' veramente poco visibile e finisimo, composto da cristalli molto piccoli. Quello che ho capito e' che l'hamon viene fuori solo con una tecnica corretta di politura, basta un attimo per cancellarlo. Lo so non e' una novita' questa ma una cosa e' sentirselo dire e una cosa e' provarci. Comunque la novita' e' questa si puo' avere un hamon anche con gli acciai legati, basta trovare il togishi che riesce a tirarlo fuori.
  13. non e' un'arma da impatto (niente tagli?), nessuna stoccata, nessuna parata... cosa ci facevano ci si pulivano le unghie? Con uno spadone nostrano del 1300, spadone triangolare appuntito, un C50 per intenderci, ci si dava di punta, di taglio, si parava. Una katana (esternamente C70, C60, internamente C80, C100) ha una geometria anche piu' robusta visto che: il controtaglio era una rarita', che mediamente ha uno spessore piu' alto e la tempra e' ottima. Penso che con una katana si possa tranquillamente parare, dar di taglio e di punta senza grossi problemi (se sti sta dalla parte della tsuka)
  14. caspita e' veramente bello. Si sono gia' venduto quasi tutto. Howard Clark e' una tentazione. Con una spada cosi' potrei pure morire nella battaglia di Campaldino.

Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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(proverbio popolare giapponese)

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