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AleKat76

Prentazione e quesito su un dubbio

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Buongiorno a tutti. 

Sono Alessio e da sempre amante tra le altre cose della cultura giapponese. 

Mi sono deciso ad iscrivermi anche se è da qualche anno che vi leggo perchè mi è passata tra le mani una presumibilmente katana wwii comprata negli anni 80 da mio padre data per originale. Risulta essere del tutto simile a quelle coeve e non riscontro elementi che possano ricondurla a copie cinesi. Ma il dubbio o meglio la mia curiosità nasce dal fatto che la lama risulta vergine (non affilata) nonostante dall'aspetto l'acciaio non sembra di tipo industriale. Anche rimuovendo il fermo ho avuto paura di forzare il tutto visto che la lama non veniva via per non rovinare per ignoranza. Cosa ne pensate? 

Io propendo per l'originalità (non che in sostanza mi faccia differenza) ma sono curioso di approfondire. 

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Benvenuto AleKat

(intanto mi scuso per la mia prolungata assenza, dovuta a recenti disturbi) Ma analizzare questa lama é più semplice dell'ultimo kantei. 

È una lama molto bella, prodotta sicuramente a LLongQuan e venduta come reliquia della WWII. 

La bravura e la maestria degli artigiani é messa in evidenza dalla mancanza "del filo", in modo da poter esporre tale lama e maneggiarla senza troppe cautele. 

Ti consiglio di visitare qualche "sezione" del Forum per approfondire la tua passione sul Giappone e per comprendere anche talune differenze col vicino Paese. 

 

A presto


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Grazie mille per la risposta mi hai tolto un dubbio.
Ho frugato spesso nelle vostre sezioni ma i miei dubbi rimanevano.

Quindi sarebbe una riproduzione anni 80 di una gunto. Che risalga almeno a quel periodo sono sicuro ricordo ancora la consegna da piccolo. Erano se non ricordo male in origine 2 (l’altra con filo o hamon giusto?) e non furono cedute a poco.
Qualche dubbio me l’ero posto ma l’acciao della lama e la qualità generale della montatura non facevano trasparire particolari esibizionismi tipici delle repliche. Il colore in foto della lama è data anche in parte da un sottile strato di grasso protettivo che misi io. Anche la mancanza di filo poteva essere coerente con altri stock di armi d’ordinanza “vergini” originali (non katana) del periodo o precedenti per esperienza diretta. 
Certo che guardando in rete alcuni esamplari dati per originali ci si sono avvicinati tanto.

Ho smontato il perno per verificare scritte ma ho rinunciato perché non venendo via avevo paura di fare stupidate e danneggiare l’impugnatura. 

 

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Le differenze le vedi nei particolari a cominciare dai seppa.. poi tsuba, habaki, ecc. fanno il resto. 

Quello che resta sempre difficile da comprendere, per me resta il mistero sulle "riproduzioni delle spade giapponesi". La Cina aveva le sue lame.. jian, dao... ed invece si dilettano a riprodurre malamente manufatti, e inondano il mercato con riproduzioni per avventati acquirenti col mito di Hattori Hanzo. 

Resta sempre un ricordo. (basta non spacciarlo per "una spada giapponese", ne militare, ne d'ordinanza.  Una lama che non taglia é differente da una pistola senza colpi.)) 


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Concordo pienamente con l’analisi fatta da betadine,la cosa che mi stupisce di più è che nonostante tutti gli sforzi che hanno fatto per cercare di andare il più vicino possibile alle originali,poi si siano persi sul  mekugi,non avevano un tondino anche di legno da mettere al posto che la vitaccia in lega di ottone?😂😂😂😂

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Benvenuto Alessio anche da parte mia.

 

Consiglio la lettura delle scansioni dell'articolo di Alberto Roatti "Pakkiane Katane Pakistane": 

 

@Ruber Marani circa i mekugi vedi pag.78 dell'articolo 😉 


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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... vedo che sulla lama, in quanto lama, stiamo tutti sorvolando.

Non te la prendere AleKat..
Approfitta invece dell'incontro per approfondire le tue conoscenze.. cominciando ad esempio da qua  http://www.intk-token.it/la-lama-giapponese/


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ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Bello l'articolo. Effettivamente chiaro e risolutivo. Non me la prendo anzi ci mancherebbe a modo suo ha comunque un posto nei ricordi e cimeli di famiglia e qualche dubbio l'avevo.  Anche i tempi coincidono. Per cui credo dubbi risolti. 

Rimane l'idea che prima o poi mi piacerebbe avvicinarmi ad un esemplare autentico. Frugando in rete in cerca di notizie noto che ci sono parecchi siti che propongono attuali produzioni "artigianali" ma immagino che in realtà la qualità non sia paragonabile. Per adesso resto alla finestra mi faccio un po' di cultura in merito e vediamo. 

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17 ore fa, Francesco Marinelli ha scritto:

Benvenuto Alessio anche da parte mia.

 

Consiglio la lettura delle scansioni dell'articolo di Alberto Roatti "Pakkiane Katane Pakistane": 

 

@Ruber Marani circa i mekugi vedi pag.78 dell'articolo 😉 

Sarà, ma non mi convince tanto il fatto che mettessero la vite per evitare di poter accedere facilmente al nakago, tanto ormai una volta acquistata, l'imbottonata era fatta... Dalle foto di alekat76 mi sembra di vedere la vite con un bulloncino, simile a quella che montavano quelle da sottufficiale, non è che per caso fosse più una scelta aziendale visto che le usavano già per l'altro modello?? Mah.... Tutto è possibile... 

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3 ore fa, Ruber Marani ha scritto:

Sarà, ma non mi convince tanto il fatto che mettessero la vite per evitare di poter accedere facilmente al nakago, tanto ormai una volta acquistata, l'imbottonata era fatta... Dalle foto di alekat76 mi sembra di vedere la vite con un bulloncino, simile a quella che montavano quelle da sottufficiale, non è che per caso fosse più una scelta aziendale visto che le usavano già per l'altro modello?? Mah.... Tutto è possibile... 

Nessuna difficoltà nel rimuoverlo. Probabilmente ha più senso una scelta di tipo industriale. Tra l'altro agli occhi del profano potrebbe dare pure un impressione positiva rispetto al bambù. 

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L’articolo di Roatti è certamente ben fatto e sintetico. Tuttavia, a chiunque desideri lanciarsi nell’acquisto di una lama militare giapponese, consiglio caldamente di procurarsi per tempo e studiare a fondo il testo “Military Swords of Japan, 1868-1945”, Fuller e Gregory, Arms and Armour Press Limited, London, 1986. Non è difficile da trovare e il costo è relativamente modesto. 

Per aggiungere due note a quanto già scritto, il mekugi a vite non fa troppo testo in quanto in tempo di guerra se ne vede di tutti i colori, specialmente quando una guerra la si sta perdendo. Si son viste lame militari giapponesi adattate nelle maniere più strane, sul campo. Tsuka ito realizzati con nastro adesivo, same di tela catramata, etc. come pure mekugi “doppi” di cui uno di bambù e uno a vite. 
Da tenere in considerazione anche la relativa “libertà” concessa dalle autorità militari giapponesi nelle scelte di equipaggiamento della spada da portare con sè in azione. Ecco quindi che si possono trovare i mon di famiglia, realizzati squisitamente, aggiunti ai fornimenti di fusione standard o addirittura tsuba “fuori ordinanza” e sistemi personalizzati di aggancio alla cintura. Per non parlare, poi, del mondo delle lame ad “uso civile”
Di questo eclettismo dovuto alle necessità se ne sono approfittati poi i falsari, ovviamente. 
 

Comunque, in questo caso, l’elemento che innanzitutto stona è la mancanza di filo. Si può star certi che nessuna shin gunto sia uscita dall’arsenale senza un filo più che tagliente; anche se la lama fosse stata ricavata da una balestra di camion.  
 

Per rispondere a betadine, il mercato dei falsi militaria è sempre fiorente e difficile da controllare. Le spade giapponesi, dal momento in cui negli anni’80 sono diventate sempre più “di moda”, hanno visto una progressiva levitazione dei prezzi tale da andare, alla fine, oltre le possibilità del collezionista medio. Ecco che, di fronte ad una crescente domanda di “spade giapponesi a poco prezzo”, sono saltate fuori anche le offerte poco genuine. 
Cosa che accade puntualmente anche oggi.

Giusto o sbagliato che sia, tutte le lame “da guerra” realizzate in modo non tradizionale sono illegali in Giappone. Non possono essere registrate e vengono dunque distrutte (o tenute nascoste). Quindi i più grandi studiosi e collezionisti di questo tipo di oggetto sono principalmente statunitensi, dato che negli USA ne hanno letteralmente a camionate. Fuller e Gregory sono un’autorità nel campo ma anche Leon Kapp ha recentemente pubblicato un libro con molte foto interessanti. Quest’ultimo, tuttavia, riguarda solo le lame militari realizzate con metodo tradizionale, dunque si parla di “vere Nihonto” e non di militaria. 

 

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Grazie Gianluca per la dritta sul libro, ne ho uno di un francese sulle lame militari, ma questo mi mancava, già ordinato 👍👍👍

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Leggendo military swords of Japan 1868 - 1945,è emerso un altro libro che mi piacerebbe avere sempre dei medesimi autori, il titolo è swordsmiths of Japan 1926-1945, dovrebbe essere incentrato sui forgiatori, ho fatto qualche ricerca su internet, ma sembra sia difficile reperirlo, almeno per me😂😂😂, qualcuno mi saprebbe indicare dove trovarlo?? Grazie infinite a tutti!!! 

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.. sicuramente l'avrai già visto, ma il solito Grey Doffin dovrebbe averne copie fotostatica (nel caso gli scrivi..) 


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Puoi comunque scrivere a Grey che lo stai cercando e magari lui te lo trova. 
 

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