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andrea.purificato

RECENSIONI - "I Segreti Dei Samurai"

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segreti-dei-samurai.gif

 

Vi segnalo questo bel libro che illustra le armi, le tecniche, le strategie, i principi di combattimento, la vita, le abitudini, le ricostruzioni storiche ed i principali avvenimenti del mondo del Bushi! :vecchiocinese:

 

E' un bel mattone e non si legge tutto di seguito molto facilmente.

Diciamo che e' un libro da utilizzare un po' come una enciclopedia.

Gli argomenti trattati sono moltissimi e per questo non sono molto approfonditi, ciononostante la qualita' del testo e' ottima.


アンドレア プリフィカト

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Anch’io ho letto questo libro e purtroppo devo dire che il titolo non rende giustizia all’opera che si rivela essere molto più di quello che sembra.

A prima vista potrebbe sembrare il solito volume imbevuto di pregiudizi e luoghi comuni, notizie superficiali.

 

L’opera si presenta invece come un trattato completo sul mondo del guerriero giapponese, il suo contesto sociale, le sue estrinsecazioni marziali.

Gli autori analizzano prima il problema delle fonti con estremo senso critico, cercando di dare un’interpretazione più oggettiva possibile alle varie notizie registrate da autori stranieri entrati in contatto con la cultura giapponese nelle varie epoche e, soprattutto, scandagliando con vero metodo scientifico le fonti originali degli autori giapponesi (moltissime informazioni ma obbiettivamente scarse in relazione al vastissimo mondo oggetto di studio, scarsità dovuta maggiormente al tradizionale esclusivismo del sapere marziale in giappone).

 

Si passa poi ad un’analisi piuttosto dettagliata della società giapponese, prendendo in considerazione le singole classi sociali e la loro evoluzione, alla luce del loro contributo potenziale e fattuale nello sviluppo del Bujutsu, in tutti i suoi aspetti.

 

Il volume si presenta poi diviso in due tronconi fondamentali: fattori esteriori (sezione più approfondita e dettagliata) e fattori interiori del Bujutsu.

La trattazione dei fattori esteriori si presenta poi a sua volta divisa in Bujutsu armato e Bujutsu senz’armi. La prima parte prende in considerazione in maniera molto dettagliata i vari strumenti messi a disposizione del bushi dalla tecnologia marziale nipponica del tempo (armature, archi, spade, lance, armi minori come il jitte, kama, tessen, ecc…) : l’autore ne traccia le origini, l’evoluzione e i diversi contesti storici e sociali, le relative tecniche ed arti d’uso (jutsu) e diverse altre implicazioni marziali.

Stessa impostazione analitica è riservata allo studio delle varie arti marziali a mani nude (aikijutsu, jujutsu, sumo, karate, ecc…) portando alla luce la vasta gamma di interpretazioni storiche e tecniche di vari autori studiosi e cercando di offrirne proprie, assimilando quelle più fedeli alla realtà storica e sociale del Giappone.

 

Il secondo troncone meno esteso, ma non meno importante e a cui fanno spesso riferimento le precedenti parti, fornisce una visione generale ma sufficientemente dettagliata del mondo interiore del bushi.

Se è vero che il guerriero giapponese è stato da più parti definito l’unità combattente più efficiente e letale che la storia ci abbia mai consegnato ciò non lo si deve esclusivamente alla varietà di tecniche e strumenti marziali messi a sua disposizione. Il bushi non è stata una semplice macchina da guerra: ha capitalizzato la consapevolezza dei propri limiti fisici con la incessante ricerca (più che fruttuosa) del superamento dei propri limiti interiori.

Questa continua ricerca interiore, unitamente ad un addestramento spirituale e ad una rigida educazione su base prima sociale e poi familiare, ha prodotto uno straordinario esempio di unione degli opposti: da una parte vi è una mente solida, ferma, consapevole, attenta all’essenziale; dall’altra pronta a scatenarsi in un tumulto di sangue, azione istantanee e reazioni fulminee. Coesistenza possibile grazie ad un utilizzo dell’energia interiore che promana da un efficace processo di estraniazione.

Tuttavia gli autori si prefiggono di offrire una più vasta trattazione di questa parte nel loro volume “Aikido e sfera dinamica”.

 

Resta comunque a mio parere un volume che, senza nessuna pretesa enciclopedica e definitivistica, fornisce un’ottima visione generale sullo studio del bujutsu.

Modificato: da musashi

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ho questo libro e devo dire che è una buona lettura, è abbastanza dettagliato e preciso

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grazie yama, ti consiglio di leggerlo soprattutto per le notizie documentate e scelte dagli autori con cura fra le numerose fonti disponibili...

 

fra l'altro ci sono tante illustrazioni e disegni, veramente ben fatti, eseguiti direttamente dalla mano dell'autore Oscar Ratti...


<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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...Posso muovere una piccola critica ad un libro che per i contenuti è decisamente pregevole? :arigatou: E' impaginato a caso!!!! Perchè rientra Così? Perchè?

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E` uno dei libri piu` completi che si possano trovare, le illustrazioni poi rendono tutto molto piu` comprensibile.

E` un'attentissima analisi del Bushido.

Voto 9 e 1/2

 

Ciao : )


~ Alastor2602 // Hoka Hey

-> http://alastor2602.altervista.org

-> http://enterprise2602.altervista.org

 

"Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa e` la via"

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ho già preso l'hagakure (in attesa di trovare la bella edizione mondadori nera ho preso il tascabile).

mi sa che prenderò anche questo!

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Mi avete incuriosito :ohmy: ... ho deciso di prenderlo!

Quando avrò finito di leggerlo vi dirò il mio parere, anche se ormai mi sembra scontato che sia molto interessante.

Grazie per il consiglio! :arigatou:


L'uomo che sa, usa la spada, ma non uccide altri uomini.

Usa la spada e dà agli altri la vita.

Uccide solo quando è necessario.

Quando è necessario dà la vita.

Quando uccide lo fa con assoluta concentrazione, così come quando dà la vita.

Senza pensare al bene o al male, egli è capace di vedere il bene e il male; senza provare a descriminare, egli è capace di discriminare il bene.

Camminare sull'acqua è come camminare sulla terraferma, e camminare sulla terraferma è proprio come camminare sull'acqua.

Se è capace di far sua questa libertà, non sarà confuso da nessuno al mondo.

In tutto egli sarà al di sopra dei suoi simili.

 

Takuan Soho

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Mhhhh con questa presentazione...

Sono constretto a comprare...

Spero di trovarlo

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Si è un ottimo testo, sopratutto per farsi una buona cultura generale.

Io l'ho preso moltissimi anni fa , la prima edizione, ma devo dire che mi è stata molto utile e ancora oggi è un ottimo aiuto in momenti di amnesia! :gocciolone:


Le parole possono ferire, il silenzio può guarire. Sapere quando è opportuno parlare e quando invece tacere è compito dei saggi.

La conoscenza può ostacolare, l'ignoranza liberare. Sapere quando è opportuno conoscere e quando ignorare è compito dei profeti.

La lama, indifferente a parole, silenzio, conoscenza o ignoranza, taglia in modo netto. Questo è il compito dei guerrieri.

(Suzume no Kumo)

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Scusate se l'ultimo arrivato esprime una nota fuori dal coro ...

 

Io l'ho letto molti anni fa quando non avevo nessuna esperienza a proposito del Giappone e della sua storia; ora , dopo 35 anni di esperienza marziale, posso assicurarvi che il libro di Ratti e Westbrook è uno dei libri più fuorvianti che io conosca.

 

- Innazitutto i riferimenti sono solamente ad autori di lingua anglosassone, niente di giapponese.

- Ci sono raccontati miti medioevali ed anche più antichi ma tutti rivisti (riletti e soprattutto riscritti) dopo la restaurazione Meiji.

- Sembra che i Samurai non abbiano avuto nessuna evoluzione; da prima dello Shogunato allo Haitorei, sembra che siano morti così come sono nati.

 

Un esempio per tutti: fra le armi dei Samurai sono contemplate le "pipe" (che, nessuno lo dice, non servivano certo a fumare tabacco, visto che allora non esisteva in Giappone) ... ma pensate davvero che colui che portava il Daisho si "abbassava" a fare risse armato di pipa da oppio ???

 

Samurai, monaci combattenti, ninja e popolino comune ... tutti mescolati un papocchio storicamente inattendibile.

 

Diamo a Cesare quel che è di Cesare ... io preferisco informazioni autentiche e di prima mano.


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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:ok: Bè del resto il mondo è bello perchè vario, a ognuno il suo parere.

Ciao


Le parole possono ferire, il silenzio può guarire. Sapere quando è opportuno parlare e quando invece tacere è compito dei saggi.

La conoscenza può ostacolare, l'ignoranza liberare. Sapere quando è opportuno conoscere e quando ignorare è compito dei profeti.

La lama, indifferente a parole, silenzio, conoscenza o ignoranza, taglia in modo netto. Questo è il compito dei guerrieri.

(Suzume no Kumo)

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caro bardix,

non so nè l'avvocato d'ufficio degli autori nè ho interessi editoriali su questo testo.

Tuttavia mi sento di respingere con forza e convinzione le tue critiche.

 

Anzitutto non è assolutamente vero che le fonti siano solamente autori di matrice anglosassone. Ci sono ben 51 autori giapponesi con i loro testi, e ti assicuro che si tratta di Autori con la "A" maiuscola. C'è da dire inoltre che fra le fonti ci sono diversi makimono (antichi rotoli) e manoscritti di grandi maestri...basta sfogliare le ultime pagine del volume...

Peraltro c'è da sottolineare che fra le fonti ci sono diversi testi del Kodokan e su questo argomento credo non sia necessario alcun altro commento (un esperto praticante di arti marziali DEVE sapere cos'è il Kodokan e dovrebbe sapere cosa significa poter attingere ai testi di codesta istituzione). Poi ci sarebbero da elencare i diversi istituti di cultura marziale nipponica sparsi in tutto il mondo che sono stati consultati.

Vorrei inoltre ricordare che solo con l'avvento dei Tokugawa, e dunque con il periodo di pax, si assiste all'inizio della codificazione delle arti marziali. Prima di ciò si tramandavano arti e tradizioni in forma orale e/o in forma strettamente segreta ai pochi privilegiati. Ancora oggi alcuni maestri sono reticenti...

 

Quanto all'evoluzione dei samurai, sembra strano non individuare in questo testo una buona guida. Ovviamente, come gli stessi autori precisano, non si tratta di un volume enciclopedico nè di un testo che si presenta come "summa" del Sapere. Ciò che si dovrebbe apprezzare è l'analisi sociologica approfondita della società giapponese nelle varie epoche e che ci mostra la strada dell'evoluzione del bujutsu (poi budo). Peraltro questa analisi ci fa notare come i protagonisti delle arti marziali non furono solo i samurai. Ebbero si un ruolo decisivo ma altrettanto decisivi furano i famigerati e temutissimi monaci combattenti (che fecero vedere i sorci verdi a tanti samurai), gente comune come i contadini (ad es. i nunchaku, attrezzo oggi celeberrimo, non sono di stirpe nobile samuraica: erano semplicemente dei manganelli utilizzati dai contadini per battere il riso...) e poi dei ninja ognuno può farci tutte le considerazioni che vuole, se ne parla troppo e fin troppo male...

 

Infine, riguardo alle pipe, perchè ne fu vietato il porto in pubblico? I machi-yakko erano diventati così abili nell'utilizzo di queste lunghe pipe (a volte dotate anche di tsuba e portate dentro la cintura come una spada) che alla fine un decreto le proibì!

E poi i giapponesi combattevano con qualsiasi cosa, anche con i ventagli...

 

Questa vuol essere solo una precisazione e non un attacco, spinta dagli ottimi pareri di grandi maestri di arti marziali (italiani e stranieri) che ho l'onore di conoscere e che ne hanno gradito la lettura.


<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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Caro Musashi,

 

questo libro, se fosse uscito da una università, sarebbe stato chiamato "tesi compilativa" ...

 

Innanzitutto che nella bibliografia ci siano riferimenti a testi di autore giapponese non significa assolutamente che l'autore li abbia né letti né che ne abbia citate parti (di questi) nel suo testo; riprenderò in mano il volume e conterò quante citazioni sono di autore giapponese (i nomi sono fra parentesi alla fine di ogni citazione).

 

Citare il Kodokan è ulteriormente fuorviante: il Judo fa parte del Gendai Budo (e non fa certo parte delle Koryu) e con i Samurai con ha niente a che vedere visto che dal 1876 (con l'editto Haitorei) sono stati dichiarati "estinti" dall'imperatore Meiji; il Judo è nato più di un secolo dopo e su tutt'altre basi.

 

Se il volume si fosse intitolato "I segreti dei combattenti giapponesi" sarebbe stato più appropriato; i machi-yakko non sono samurai, né lo sono stati i monaci compattenti massacrati da Oda Nobunaga sul monte Hiei, né i commercianti (unici, nel periodo Edo, autorizzati a portare una sola Wakizashi), né i contadini, ecc. ecc.. In linea di massima i Samurai combattevano con archi, lance e spade, i non samurai con tutto il resto; l'uso del ventaglio (simbolo di nobiltà, originariamente non usato dai militari se non di altissimo rango) divenne famoso dopo che i due Yagyu (padre e figlio) ebbero dato la loro famosa dimostrazione davanti a Ieyasu Tokugawa.

 

Per quanto riguarda il combattimento non armato i Samurai studiavano il Kumiuchi (dal combatimento in armatura, da differenziare fra prima del 1600 e dopo) che faceva parte del Bugei Ju Happan, mentre i Ronin (che Samurai non erano più) ed il popolino (istruito spesso dagli stessi Ronin, dopo il 1600) erano più spesso praticanti di Jujutsu (in questo campo però niente è assoluto).

 

In questo libro non ci vedo nessuna analisi sociologica; un libro di questo tipo potrebbe essere "Vita quotidiana in Giappone all'epoca dei samurai" di Frédéric Louis (Ed. Rizzoli), pur con tutti i suoi limiti, è molto più appropriato.

 

In italia lo strumento agricolo utilizzato (fino all'inizio del secolo scorso) per separare i chicchi dalle spighe (tecnicamente "trebbiare", appunto l'uso agricolo del Nunchaku) si chiama "correggiato" (in quanto i due pezzi di legno, chiamati manfanile e vetta, erano collegati con una correggia di cuoio, anziché corda o catena) e non certo "manganello" ...

 

Purtroppo "approssimazioni" come questa portano alla lunga ad errori che, come le leggende metropolitane, si fissano nella memoria collettiva e fuorviano la storia.


Un proverbio orientale recita: "La verità non suona bene all'orecchio".

Le persone, in genere, tendono a preferire le cose piacevoli alle cose vere:

Per quanto nelle mie possibilià, ricerco le cose vere ... anche se dovessi riscontrarle spiacevoli.

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Concordo perfettamente che il titolo magari non è appropriato ma forse così è editorialmente più scenico...

 

quanto alle fonti: le citazioni sono una cosa, la bibliografia (ciò di cui gli autori si son serviti e la cui lettura è consigliata) è un'altra cosa. A pag. 490 troverai tutte le informazioni bibliografiche (tranquillo, sono 51...).

 

Riguardo al Kodokan: se qualche maestro di jujitsu, aikido ma anche judo leggesse la tua affermazione al riguardo credo che si offenderebbe, e parecchio. Parlare di Kodokan (ma bisognerebbe parlare anche del poco conosciuto Kodenkan) in questa maniera è troppo riduttivo: si parla di un istituto che compie studi teorici, fisici, fisiologici, tecnici e storici non solo sul judo ma anche su tutte le arti marziali nipponiche (e persino orientali in genere). Il Kodokan è composto e frequentato dalle maggiori personalità competenti in fatto di arti marziali, soprattutto di ju-do, ju-jitsu e aikido,. Credo sia superfluo parlare della derivazione del judo dal ju-jitsu e della comune matrice che è il Daitoryu Aikijujutsu (a tal proposito rinvio ad un articolo del maestro Antonino Certa http://www.intk-token.it/forum/index.php?s...amp;hl=daitoryu ). Il Kodokan è un'Autorità di competenza storica e tecnica, nulla di fuorviante.

 

Il volume si occupa del bujutsu, non solo dell'arte dei samurai...è dunque secondo me doveroso trattare dei protagonisti dell'evoluzione del bujutsu e del loro contributo. Secondo me non è poi tanto blasfemo parlare di soggetti non appartenenti alla casta dei samurai...(a rigor di legge neppure i ronin erano samurai, però fu rilevantissimo il loro contributo, alla diffusione e alla codificazione della arti marziali - tutte le arti marziali, parlare solo di jujutsu, per quei tempi, è troppo riduttivo e generalista).

 

Quanto ai nunchaku, possiamo dar loro tutti i nomi che vogliamo...resta sempre il fatto che è un attrezzo di origine contadina e non samuraica! Ciò che importa nelle arti marziali è l'efficacia dei colpi e delle armi, non i loro nomi.

 

In ogni caso tutte le critiche (storiche, sociologiche, anche editoriali) sono legittime e anche utili per un aperto dibattito.

Quanto all'aspetto marziale posso dirti che tutto ciò che da me è stato affermato e ribadito in questa sede non deriva solo da miei studi e ricerche ma soprattutto da considerazioni espresse da eminenti personalità delle arti marziali che ho avuto l'onore di conoscere e con cui mi tengo in stretto contatto. Ho invitato uno di loro qui sul forum per partecipare al dibattito e spero che, nonostante i viaggi e gli impegni, ce la faccia a farci partecipi dei suoi studi e delle sue esperienze...

 

:arigatou:


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Per quanto riguarda il combattimento non armato i Samurai studiavano il Kumiuchi (dal combatimento in armatura, da differenziare fra prima del 1600 e dopo) che faceva parte del Bugei Ju Happan, mentre i Ronin (che Samurai non erano più) ed il popolino (istruito spesso dagli stessi Ronin, dopo il 1600) erano più spesso praticanti di Jujutsu (in questo campo però niente è assoluto).

 

 

scusami bardix se ti devo contraddire, ma molte scuole di jujutsu (yagyu,hontai yoshin ecc....) erano a frequenza esclusiva dei buke(samurai di alto rango) mentre gli ashigaru,la soldataglia e i molti ronin, molto spesso ricevevano solo alcune nozioni base imparate da maestri d'armi e insegnanti incaricati dall'han

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