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Simone Di Franco

Katana Mumei

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Complimenti per la spada Simone! :ok:

L'ho vista dal vivo al kantei ed è davvero splendida. Sono contento che finalmente l'identificazione sia quasi completa. :arigatou:


"Hana wa sakuragi, hito wa bushi" (花は桜木人は武士) - "tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero"

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..........Non ho trovato nessun Kanemasu, ma a questo punto ho chiesto a Sandro se può guardare meglio i kanji e tradurmeli.

.....................................

 

Mai dire "mai" - di seguito due lame di Kanemasu (tardo Muromachi)

 

 

Katana con Hawatari di 68,90 cm - Sori di 1,20 cm - Moto-haba di 2,9 cm - Saki-haba di 1,77 cm - Kasane 0,65 cm

 

 

42374-Kanemasu 1.jpg

 

 

Tantō : vedi immagine e descrizione

 

kanemasu 1.jpeg kanemasu 2.jpeg

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Simone, per cortesia potresti inserire una foto della lama anche quì? quelle che hai linkato non sono visibili a tutti gli iscritti al forum ma solo ai soci INTK

grazie,

G.

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La risposta di Sandro alla traduzione:

 

 

il pezzetto di stoffa legato al koshirae della tua spada é molto interessante. Tuttavia, senza ulteriori informazioni, la sua corretta interpretazione risulta essere cosa assai ardua. Partiamo subito col dire che il nome inciso non é dello spadaio e che la pronuncia degli ideogrammi 工村 é Kumura. Ora, quello che é essenziale comprendere é se questo Kumura sia il nome di una famiglia oppure una località. Entrambe le opzioni sono valide. Il terzo ed il quarto ideogramma sono infatti distanziati tra di loro, come se si volesse lasciar intendere che nome e cognome siano apunto quelli. In tal caso, avremmo Hanawa Makoto 塙真. Volendo invece presupporre che Kumura sia il cognome, allora potremmo leggere塙真 come un nome proprio: Takamasa, Kōshin...

 

Se per i cognomi non ci sono quasi masi problemi, per i nomi il discorso é estremamente più complesso dal momento che i genitori possono decidere di associare una pronuncia di loro gradimento ad un preciso ideogramma. Inoltre, se quello che penso corrisponde al vero, questo nastrino risale all’ultima guerra, quando in giapponese si utilizzavano ancora i caratteri complessi. Tant’é che nelle tavole di quelli attuali questi non compaiono. Se guardi bene noterai infatti che quelli scritti da me (gli ultimi due) non sono esattamente gli stessi riportati in foto.

 

Mi dispiace non riuscire ad essere più preciso di cosí, purtroppo non avevo mai visto una cosa del genere prima.



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In definitiva quindi, per fortuna in un certo senso, non sono stato così obnubilato da non accorgermi che l'autore della spada era scritto sopra :))

 

Questo tipo di etichette difatti, erano poste sulle lame sequestrate e trafugate nella seconda guerra mondiale e nel dopoguerra e riportavano il nome e cognome del proprietario.

La lama in effetti l'ho acquistata in USA e mi avevano comunicato che proveniva da un reduce.

Se guardate le foto, l'etichetta è una benda e anche il nastro con cui è stato riparato il saya è un cerotto telato, anche quello mostra segni del tempo, probabilmente anche lui viene dai tempi della seconda guerra.

 

Ad esempio Piercarlo Cappelli mi raccontava che aveva acquistato una gunto, con un etichetta simile che riportava anche l'indirizzo e addirittura andando in Giappone, aveva ritrovato il proprietario, un anziano signore di una sperduta provincia giapponese, ed era riuscito a riconsegnargliela.

Il vecchio soldato giapponese gli aveva raccontato appunto di essere stato prigioniero verso la fine della guerra mondiale e la sua spada gli era stata confiscata, ma era riuscito a legarci sopra quell'etichetta, sperando di poterla recuperare un giorno.

Il suo gesto era stato poi immortalato dai giornali dell'epoca e anche da un servizio televisivo .

 

Sandro, appena ne ritorno in possesso faccio delle foto migliori.



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Ad esempio Piercarlo Cappelli mi raccontava che aveva acquistato una gunto, con un etichetta simile che riportava anche l'indirizzo e addirittura andando in Giappone, aveva ritrovato il proprietario, un anziano signore di una sperduta provincia giapponese, ed era riuscito a riconsegnargliela.

Il vecchio soldato giapponese gli aveva raccontato appunto di essere stato prigioniero verso la fine della guerra mondiale e la sua spada gli era stata confiscata, ma era riuscito a legarci sopra quell'etichetta, sperando di poterla recuperare un giorno.

Il suo gesto era stato poi immortalato dai giornali dell'epoca e anche da un servizio televisivo .

 

Grande prof. Cappelli... quanti di noi farebbero una cosa simile?

Sono sincero, con quello che costano le lame oggi... non penso riuscirei a riconsegnarla al proprietario "originale"...

Però adesso ho una storia di cui chiedere meglio all'amico Cappelli!!

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