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ATTILA

Breve Presentazione

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Signori buongiorno

permettete di presentarmi, pratico Kyudo da un po più di 15 anni e ho sempre avuto una piccola passione anche per le lame, anche se non ho mai praticato kendo o iaido. Ho anche collezionato per un certo periodo alcini pezzi firmati e non.....solo alcuni nomi che saranno a voi noti: Bizen Osafune, Bisen Osafune Sukesada, Kanetzuna....e altri che ora non ricordo.....(non chiedetemi quali generazioni perchè non me lo ricordo, il periodo di queste lame andava dal 1420 el 1700).

 

Poi ho deciso di vendere tutto e così ho fatto. Il motivo? Dopo aver cominciato a dare una mano a un museo fiorentino a restaurare alcuni pezzi di arceria giapponese, ho conosciuto il loro restauratore di metalli e ho visto di cosa è capace. Tanto per darvi un esempio: questa persona mi diede una tsuba firmata da far controllare ad un esperto collezionista, questo collezionista la tenne un paio di settimane, fece una ricerca sul nome e lo stile e mi disse che era una tsuba di una scuola ottocentesca il cui forgiatore era la terza o quarta generazione...quindi autentica...be, quella tzuba era stata fatta da questo restauratore 2 mesi prima.

 

Quel giorno decisi di vendere tutto e lo feci. I pezzi sicuramente autentici li vendetti al curatore del museo, e uno di questi si rivelò una tachi del 1240 circa

 

ora però mi sta tornando la passione soprattutto per le shingunto, e magari quelle di arsenale, molto più verificabili e con una storia un po più vicina a noi.

 

In virtù di cio, perdonatemi se vi disturberò un po....giusto per tornare in allenamento e avere qualche parere di chi ne sa più di me.

 

grazie in anticipo

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ciao e benvenuto! :arigatou:

oddio, hai venduto tutto quel ben di dio? :ghigliottina:

che peccato...non ho capito profondamente il motivo però ciò che conta è aver ripreso l'amore e la passione per le nihonto...se ti riferisci al museo fiorentino ti riferisci allo Stibbert? se è così hai venduto tutto al dott. Civita...conosco un pò di gente di quel museo, ad esempio il Francois...sei mica tu?

:hiya:


<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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si musashi, Civita lo conosco benissimo e le due lame migliori che avevo le ho date a lui.......ogni tanto gli do una mano a mantenere in ordine la sezione arceristica giapponese. Io oltre a praticare Kyudo, costruisco anche archi in bambu e frecce per il mio club, quindi sapendo come e dove mettere le mani sui vari materiali, è stato quasi automatico aiutare Civita per il museo.

 

Sono di Milano e non sono il Francois che dici.

 

Ho deciso di vendere tutto perchè ho consciute persone che erano in grado di rifare con uno stile perfetto le armi antiche che molti esperti considerano autentiche....un piccolo episodio tanto per chiarire. Nel mio gruppo di kyudo c'era una persona (ormai scomparsa da più di 10 anni) che era capace di restaurare e rifare i pezzi antichi con sorprendente perfezione. Figuratevi che Sotheby's......e dico Sotheby's...... aveva battuto all'asta una coppia di pistole da duello con la cassa che le conteneva, il fondipalle, il portapolvere e altri piccoli oggeti di manutenzione, del 1700 giudicati autentici e realizzati da un famoso armaiolo dell'epoca. Bene, di questa coppia di pistole esisteva di autentico solo una canna, il resto lo aveva rifatto questo artigiano bravissimo qualche mese prima.

 

Capite che alla luce dell'esistenza di queste persone, un dubbio sull'autenticità di quello che hai in mano, ti viene.

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Benvenuto Attila. :arigatou:

Capisco il tuo disappunto ma non riesco a capire cosa centrino le shingunto con le Koto...credo sia stato un grosso errore quello di vendere la collezione.

Le case d'asta non possono certificare nulla ed è anche vero che il più delle volte sono dei falsi quelli battuti all'asta.Permettimi di dubitare ,tuttavia,dell'esistenza di qualcuno in Italia come all'estero (Giappone escluso) capace di forgiare una lama bella quanto può esserlo una Meito.


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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Benvenuto Attila. :arigatou:

Capisco il tuo disappunto ma non riesco a capire cosa centrino le shingunto con le Koto...credo sia stato un grosso errore quello di vendere la collezione.

Le case d'asta non possono certificare nulla ed è anche vero che il più delle volte sono dei falsi quelli battuti all'asta.Permettimi di dubitare ,tuttavia,dell'esistenza di qualcuno in Italia come all'estero (Giappone escluso) capace di forgiare una lama bella quanto può esserlo una Meito.

 

:happytrema: Non esistino i falsi nel mercato delle armi esistono solo armi poco credibili o poco belle. Al contrario dei mobili, dei dipinti, dei tessuti etc. datare una lama in

 modo affidabile e oggetivo e' praticamente impossibile nella stragande maggioranza dei casi. Conosci il motto dei collezionisti d'armi? Se sembra sufficentemente autentico da non dare alcun dubbio e' autentico. Le vene indiane da cui si estraeva il ferro per preparare il wootz sono esaurite da piu' di 100 anni. Quel bilanciamento di elementi era unico e, teoricamente, una sciabola araba o persiana non e' piu' riproducibile. Il wootz, oggi non si acquista piu' a Damasco ma su' internet ed e' di ottima qualita'. Se e' stato fatto una volta si puo' fare ancora, anche una Meito, sopratutto se puoi avere l'originale davanti.

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si, infatti ogni fabbrica giapponese potrebbe riprodurre una masamune (per esempio) ....

ma dai.. non e' mica cosi' facile :gocciolone:

Esempio azzecato, le masamune sono state tra' le spade piu' riprodotte in Giappone. Non dico che e' facile ma e' possibile e non e' neanche cosi' difficile.

Chi riproduce ha gia' davanti il lavoro finito cosa che non e' vera per chi inventa.

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eh si, Angelo ha ragione....io ho visto dei pezzi tra, cui una lama giapponese stupenda, che erano stati riprodotti da questi maestri artigiani moderni con stili antichi. Be, se non ci fossero stati loro a dichiarare che queste erano riproduzioni, nessuno avrebbe distinto le antiche dalle moderne.

 

La persona di cui ho parlato sopra che ha rifatto la coppia di pistole, era un genio. Conosceva i metalli e come lavorarli, ha restaurato tutti i fucili del museo del risorgimanto a milano, e quando lavorava un pezzo il cui costruttore era noto, lui studiava l'armaiolo prima di restaurareo riprodurre il pezzo e poi diceva: "quando devo riprodurre o restaurare un pezzo del tale armaiolo o artigiano, io divento quell'armaiolo o quell'artigiano".....quindi, per persone così, con queste capacità, si può veramente parlare di falsi? tanto più che poi lui firmava le repliche, e siccome il metallo non è databile, come si fa a dire che un pezzo è falso se è riprodotto esattamente con lo stile, lo spirito e la maestria dell'epoca.

 

Quello che ha detto Angelo, è giusto. Non bisogna giudicare la bontà un pezzo dal fatto se sia antico o moderno, se sia vero o falso. Se questo pezzo, rispetta tutti i canoni di costruzione noti.....(non parlo delle evidenti patacche che si trovano nei negozzi o sui mercatini, logicamente).....l'unico merto di giudizio che bisogna seguire è...Mi piace, non mi piace!....e il prezzo, logicamente.

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sai, sono nato e cresciuto in una famiglia di artigiani falegnami dove uno dei tre fratelli di mia madre è un collezionista di armi americane dell'800 nonchè un restauratore di mobili antichi.......hai idea di quante ne ho viste e fatte con lui? :laugh:

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Il mondo dei bijutsu token aitouka è un mondo a parte,nettamente differente da quello dei collezionisti di armi d'epoca o di mobili luigi XV :happytrema: .

l'I.N.T.K ed in particolare questo Forum cercano di promuovere lo studio e la conservazione della spada giapponese.

I criteri adottati per lo studio ed il restauro di una Tachi di Rai Kuniyuki non possono essere assolutamente validi per una Tulwar del XVIII secolo.

Sebbene personalmente ,nella scelta di una spada ,mi affidi più alla sua qualità che al nome dello spadaio sarebbe opportuno fare delle distinzioni tra un falso (gi-mei) ed una copia (utsushi-mono) quando si parla di Token.

I falsi nel mondo delle Token esistono,si potrebbe dire che siano sempre esistiti (già durante il periodo Koto esistevano degli spadai che firmavano le loro opere con il nome di Kaji Tosho più quotati...Gli esempi da citare si sprecherebbero :whistle: ).

Sebbene queste siano in buona fede può capitare,come è già accaduto del resto, che case d'asta come Sotheby's possano mettere all'asta degli esemplari (anche di un certo valore economico) che una volta sottoposti all'esame diretto di un esperto piuttosto che di uno degli organi ufficiali giapponesi preposti alla certificazione (N.T.H.K o N.B.T.H.K) si rivelino dei falsi (meglio noti nel mondo collezionistico come Gimei) con una conseguente perdita economica dello sfortunato acquirente.

Lame del tipo gimei (firma falsa) esistono per diversi motivi che possono o meno avere a che fare con la truffa.

E' noto ad esempio che durante il periodo Edo alcuni Daimyo usassero donare ai loro diretti vassalli delle lame gimei il cui mei però era di buo auspicio.

Il modo di approcciarsi all'argomento era sensibilmente diverso durante il periodo Edo rispetto ad oggi anche se sono note tecnice di mistificazione e anticamento (orikaeshi mei falsificati,tsugi nakago ec.)

La spada giapponese ha vissuto vicende alterne e durante il periodo Bakumatsu e nel Meiji con la promulgazione dell'Haitorei e con il conseguente declino della figura del kaji tosho molte gimei vennero vendute ad occidentali andando di fatto a costituire nuclei di intere storiche collezioni.

La copia, nota come utsushi-mono,è nota sin dal periodo Jokoto (Asuka e Nara) ,quando cioè lame importate dal continente vennero diffusamente copiate da maestri coreani (Suiryu-Ken Heishishi Shorin Ken ecc.) e poi giapponesi (vedi collezione Shosoin) per dare vita nel periodo Heian alle prime Nihonto (vedi Hoki Yasutsuna,Yukiyasu ecc.ecc.).

Utsushi-mono modellate sull'opera di grandi maestri quali Shintogo Kunimitsu,Masamune,Rai Kunitoshi ecc. vennero prodotte come regalie durante il periodo Shinto (notevole è stata la produzione in questo campo di Hizen Tadayoshi, Echizen Yasutsugu ecc.).A differenza delle Gimei le utsushi-mono recano inciso sul nakago chiaramente il mei di chi le ha forgiate.

Durante il periodo Shinshinto per opera di Suishinshi Masahide l'interessse per i vecchi metodi di lavorazione del ferro e della metodologia della forgiatura del periodo Koto portò alla creazione e alla formulazione di un nuovo stile (Shinshinto) che vide come cardine essenziale la copia e lo studio degli antichi maestri.

Tosho dall'eccezionale genio,indiscussi maestri dell'arte del periodo Shinshinto quali Kiyomaro o Gassan Sadakatsu si cimentarono sia nella produzione di utsushimono che di Gimei.

Diverse sono poi le tecniche per anticare ad arte una lama,non sempre eseguite dallo spadaio.

L'ultimo conflitto mondiale ha visto una discreta produzione di Gimei.

Gli spadai Gendaito si cimentano nella realizzazione di utsushi-mono,maggiormente ispirate alla Bizen-den.

Durante le competizioni N.B.T.H.K è facile riscontrare una percentuale più alta di opere ispirate allo stile Bizen,seguite da quello Soshu,Yamashiro ecc.

Sebbene la maggior parte della popolazione mondiale non sappia riconoscere la differenza che corre tra una sunobe ed una Shinshinto posso dire in tutta tranquillità che mai nessun spadaio moderno è capace di rendere indistinguibile una propria opera da quella di Masamune per diversissimi motivi che possono essere riassunti così:

 

-diversi sono i materiali impiegati nel periodo Koto rispetto a quelli moderni (tamahagane N.B.T.H.K).

 

-diverse sono le tecniche di forgiatura (qualsiasi spadaio del periodo Heisei potrebbe confermare ad esempio che il jigane Koto è differente da quello Sue-koto ,Shinto,Shinshinto e Gendaito...Il jigane è uno dei fattori più importanti in una Katana assieme ad hamon e sugata).

 

-Diverse sono le temperature adottate durante la forgiatura,ecc.ecc.

Modificato: da shimitsu masatsune

La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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Il mondo dei bijutsu token aitouka è un mondo a parte,nettamente differente da quello dei collezionisti di armi d'epoca o di mobili luigi XV :happytrema: .

l'I.N.T.K ed in particolare questo Forum cercano di promuovere lo studio e la conservazione della spada giapponese.

I criteri adottati per lo studio ed il restauro di una Tachi di Rai Kuniyuki non possono essere assolutamente validi per una Tulwar del XVIII secolo.

Sebbene personalmente ,nella scelta di una spada ,mi affidi più alla sua qualità che al nome dello spadaio sarebbe opportuno fare delle distinzioni tra un falso (gi-mei) ed una copia (utsushi-mono) quando si parla di Token.

I falsi nel mondo delle Token esistono,si potrebbe dire che siano sempre esistiti (già durante il periodo Koto esistevano degli spadai che firmavano le loro opere con il nome di Kaji Tosho più quotati...Gli esempi da citare si sprecherebbero :whistle: ).

Sebbene queste siano in buona fede può capitare,come è già accaduto del resto, che case d'asta come Sotheby's possano mettere all'asta degli esemplari (anche di un certo valore economico) che una volta sottoposti all'esame diretto di un esperto piuttosto che di uno degli organi ufficiali giapponesi preposti alla certificazione (N.T.H.K o N.B.T.H.K) si rivelino dei falsi (meglio noti nel mondo collezionistico come Gimei) con una conseguente perdita economica dello sfortunato acquirente.

Lame del tipo gimei (firma falsa) esistono per diversi motivi che possono o meno avere a che fare con la truffa.

E' noto ad esempio che durante il periodo Edo alcuni Daimyo usassero donare ai loro diretti vassalli delle lame gimei il cui mei però era di buo auspicio.

La spada giapponese ha vissuto vicende alterne e durante il periodo Bakumatsu e nel Meiji con la promulgazione dell'Haitorei e con il conseguente declino della figura del kaji tosho molte gimei vennero vendute ad occidentali andando di fatto a costituire nuclei di intere storiche collezioni.

La copia, nota come utsushi-mono,è nota sin dal periodo Jokoto (Asuka e Nara) ,quando cioè lame importate dal continente vennero diffusamente copiate da maestri coreani (Suiryu-Ken Heishishi Shorin Ken ecc.) e poi giapponesi (vedi collezione Shosoin) per dare vita nel periodo Heian alle prime Nihonto (vedi Hoki Yasutsuna,Yukiyasu ecc.ecc.).

Utsushi-mono modellate sull'opera di grandi maestri quali Shintogo Kunimitsu,Masamune,Rai Kunitoshi ecc. vennero prodotte come regalie durante il periodo Shinto (notevole è stata la produzione in questo campo di Hizen Tadayoshi, Echizen Yasutsugu ecc.).A differenza delle Gimei le utsushi-mono recano inciso sul nakago chiaramente il mei di chi le ha forgiate.

Durante il periodo Shinshinto per opera di Suishinshi Masahide l'interessse per i vecchi metodi di lavorazione del ferro e della metodologia della forgiatura del periodo Koto portò alla creazione e alla formulazione di un nuovo stile (Shinshinto) che vide come cardine essenziale la copia e lo studio degli antichi maestri.

Tosho dall'eccezionale genio,indiscussi maestri dell'arte del periodo Shinshinto quali Kiyomaro o Gassan Sadakatsu si cimentarono sia nella produzione di utsushimono che di Gimei.

Diverse sono poi le tecniche per anticare ad arte una lama,non sempre eseguite dallo spadaio.

L'ultimo conflitto mondiale ha visto una discreta produzione di Gimei.

Gli spadai Gendaito si cimentano nella realizzazione di utsushi-mono,maggiormente ispirate alla Bizen-den.

Durante le competizioni N.B.T.H.K è facile riscontrare una percentuale più alta di opere ispirate allo stile Bizen,seguite da quello Soshu,Yamashiro ecc.

Sebbene la maggior parte della popolazione mondiale non sappia riconoscere la differenza che corre tra una sunobe ed una Shinshinto posso dire in tutta tranquillità che mai nessun spadaio moderno è capace di rendere indistinguibile una propria opera da quella di Masamune per diversissimi motivi che possono essere riassunti così:

 

-diversi sono i materiali impiegati nel periodo Koto rispetto a quelli moderni (tamahagane N.B.T.H.K).

 

-diverse sono le tecniche di forgiatura (qualsiasi spadaio del periodo Heisei potrebbe confermare ad esempio che il jigane Koto è differente da quello Sue-koto ,Shinto,Shinshinto e Gendaito...Il jigane è uno dei fattori più importanti in una Katana assieme ad hamon e sugata).

 

-Diverse sono le temperature adottate durante la forgiatura,ecc.ecc.

 

Grazie 1000 per la delucidazione

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shimitsu, alla luce della splendida spiegazione che hai presentato, una lama riprodotta in uno di questi stili "copiati" era meno di qualità rispetto all'originale? Intendo dal punto di vsta dell'utilizzo, perché qui non stiamo parlando di un dipinto o di una scultura, ma di un attrezzo che doveva permetterti di dividere in due un uono e salvarti la pelle in combattimento.

 

Uno Sharp 45-70 originale, o una riproduzione moderna della Pedersoli, sono entrambi ingrado di sfondare la testa di un bisonte anche a 300 yarde di distanza. Quindi dal punto di vista dell'efficacia dell'utilizzo, sono uguali.....che mi pare sia la cosa più importante.

 

Se una lama riprodotta è in grado di offrirti la stessa sicurezza in combattimento di una lama firmata....a questo punto non vedo che importanza possa avere la firma.

 

Sono d'accordo che invece ciò che conta sia la qualità dell'oggetto in funzione dell'utilizzo.....quello si.

 

ATTENZIONE....io qui faccio riferimento a lame forgiate nel modo tradizionale in giappone, e non quelle fatte attualmente in varie parti del mondo che possono offrire più o meno le stesse caratteristiche, ma non la stessa tradizione storica e di maestria.

Io stesso, che costruisco archi in bambu per il kyudo e addirittura uno dei nostri maestri giapponesi me ne ha chiesto uno, li faccio solo per il gruppo a cui appartengo e solo per essere utilizzati dai principianti che, anche se ne rompono uno non cambia niente. Mi sono categoricamente rifiutato di scrivere alcun chè su come si fanno o di commercializzarli.

Lo Yumi è giapponese. Sono 1000 anni che lo fanno e dovranno essere loro a continuare a farlo. Noi qui tamponiamo solo eventuali piccole mancanze momentanee.

 

Stessa cosa vale per la spada. Non importa qualle giapponese l'abbia costruita e in quale epoca o in quale stile. Se il lavoro è stato fatto a "regola d'arte"....(e credo che qui tutti sappiano riconoscere una lama fatta nel modo giusto, o almeno, chi ne ha viste alcune, è in grado di capire la differenza fra quelle giapponesi vere e quelle non giapponesi).....allora quella lama è valida. Poi, se sia una lama del 700 o dell'800 o dei primi del 900 che riproduce una koto del 300 o del 400, ma che importanza può avere se è stata fatta con lo stile e la cura dovute?

 

("......posso dire in tutta tranquillità che mai nessun spadaio moderno è capace di rendere indistinguibile una propria opera da quella di Masamune per diversissimi motivi che possono essere riassunti così:".........)

 

Ripeto, la mia esperienza mi porta a pensarla in maniera diversa.......ricordatevi che, anche le lame, sono opera dell'uomo e qualunque cosa è costruita dall'uomo è riproducibile........vedi le famose teste di modigliani di qualche anno fa. Autenticate da assolute autorità in materia e poi rivelatesi delle riproduzioni perfette fatte un paio di settimane prima da universitari.

Immaginate cosa può fare un abile artigiano con anni di esperienza, la passione e la maestria. Il metallo non è databile e quindi non si può usare il carbonio 14 o altro.......a meno che non ci siano a disposizione i macchinari dei RIS :laugh: , ma non credo che noi ne abbiamo accesso. Parlo per esperienza.....naturalmente.

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shimitsu, alla luce della splendida spiegazione che hai presentato, una lama riprodotta in uno di questi stili "copiati" era meno di qualità rispetto all'originale? Intendo dal punto di vsta dell'utilizzo, perché qui non stiamo parlando di un dipinto o di una scultura, ma di un attrezzo che doveva permetterti di dividere in due un uono e salvarti la pelle in combattimento.

 

Uno Sharp 45-70 originale, o una riproduzione moderna della Pedersoli, sono entrambi ingrado di sfondare la testa di un bisonte anche a 300 yarde di distanza. Quindi dal punto di vista dell'efficacia dell'utilizzo, sono uguali.....che mi pare sia la cosa più importante.

 

Se una lama riprodotta è in grado di offrirti la stessa sicurezza in combattimento di una lama firmata....a questo punto non vedo che importanza possa avere la firma.

 

Sono d'accordo che invece ciò che conta sia la qualità dell'oggetto in funzione dell'utilizzo.....quello si.

 

ATTENZIONE....io qui faccio riferimento a lame forgiate nel modo tradizionale in giappone, e non quelle fatte attualmente in varie parti del mondo che possono offrire più o meno le stesse caratteristiche, ma non la stessa tradizione storica e di maestria.

Io stesso, che costruisco archi in bambu per il kyudo e addirittura uno dei nostri maestri giapponesi me ne ha chiesto uno, li faccio solo per il gruppo a cui appartengo e solo per essere utilizzati dai principianti che, anche se ne rompono uno non cambia niente. Mi sono categoricamente rifiutato di scrivere alcun chè su come si fanno o di commercializzarli.

Lo Yumi è giapponese. Sono 1000 anni che lo fanno e dovranno essere loro a continuare a farlo. Noi qui tamponiamo solo eventuali piccole mancanze momentanee.

 

Stessa cosa vale per la spada. Non importa qualle giapponese l'abbia costruita e in quale epoca o in quale stile. Se il lavoro è stato fatto a "regola d'arte"....(e credo che qui tutti sappiano riconoscere una lama fatta nel modo giusto, o almeno, chi ne ha viste alcune, è in grado di capire la differenza fra quelle giapponesi vere e quelle non giapponesi).....allora quella lama è valida. Poi, se sia una lama del 700 o dell'800 o dei primi del 900 che riproduce una koto del 300 o del 400, ma che importanza può avere se è stata fatta con lo stile e la cura dovute?

 

("......posso dire in tutta tranquillità che mai nessun spadaio moderno è capace di rendere indistinguibile una propria opera da quella di Masamune per diversissimi motivi che possono essere riassunti così:".........)

 

Ripeto, la mia esperienza mi porta a pensarla in maniera diversa.......ricordatevi che, anche le lame, sono opera dell'uomo e qualunque cosa è costruita dall'uomo è riproducibile........vedi le famose teste di modigliani di qualche anno fa. Autenticate da assolute autorità in materia e poi rivelatesi delle riproduzioni perfette fatte un paio di settimane prima da universitari.

Immaginate cosa può fare un abile artigiano con anni di esperienza, la passione e la maestria. Il metallo non è databile e quindi non si può usare il carbonio 14 o altro.......a meno che non ci siano a disposizione i macchinari dei RIS :laugh: , ma non credo che noi ne abbiamo accesso. Parlo per esperienza.....naturalmente.

 

Anche questo è vero......... :whistle:

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@attila

 

sono daccordo con te sul discorso che una lama fatta a regola d'arte sia sempre da apprezzare, anche se è una utsushi mono o una gimei.

 

sul fatto che invece sia possibile riprodurre qualsiasi lama o artista permettimi diversi dubbi, primo fra tutti la diversa disponibilità dei materiali.



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è sicuramente difficile, ma ti garantisco che c'è gente capace di farlo.

 

io personalmente ne ho conosciute 3 di queste persone e ho visto il loro lavoro.

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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