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Tsubame

Relazione Tra Politura E Capacità Di Taglio ?

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A volte ritornano...

 

Anni fa (molti, non c'era il computer nè internet...) lessi delle correlazioni suggerite da Fukunaga fra attività della lama

a livello microstrutturale e riduzione della frizione fra lama e bersaglio durante il taglio, dopo una analisi delle lame al microscopio elettronico. Ricordo abbastanza bene che Fukunaga parlava essenzialmente dei Ji-Nie e dei nioi-nie nella hamon. Ricordo anche che avevo declassato la cosa come non rilevante per quanto letto (e in gran parte oggi da me dimenticato) di Yoshikawa Kentaro sulla relazione fra politura e capacità di taglio, abbinandolo però al livello di politura ritenuto al tempo ottenibile nel periodo Koto, specialmente nell'era d'oro Heian/Kamakura.

 

Siccome il Nihonto Wazamono Nyumon (Introduzione alle spade giapponesi di famosa capacità di taglio) da cui il "Nihonto no Oremi" (più o meno "Tendenza a spezzarsi delle spade giapponesi") di Fukunaga è tratto e che è stato la base di partenza per questi studi al microscopio, siccome dicevo questo testo è stato già menzionato in altre discussioni sulla fragilità delle lame in questo forum (Shimi...), vorrei rinfrescarmi le idee ed avere un aggiornamento sulle eventuali prove di tale capacità od opinioni in merito dai politori presenti e da Shimi, che è poi quello che ha tradotto le parti dei lavori indicati. Non sono a conoscenza di studi più recenti partiti da quelli di Fukunaga e sia Quadri che i miei amici giapponesi ritengono la cosa irrilevante per i suindicati livelli di politura del tempo o semplicemente perchè ci sono talmente tanti fattori prima di questo da rendere la cosa una discussione di sesso degli angeli, ma io sono testardo e curioso.

Dico questo perchè sto ora discutendo la cosa su un'altro forum in cui si attribuisce a TUTTE le attivita' (dai Konie agli ashi, Utsuri compreso) una capacità di diminuzione della frizione attraverso la funzione di "colonne microstrutturali" che allontanano la porzione del bersaglio gia' tagliata dal lato della lama (ma il Niku allora a che serve ?).

Siccome le citazioni riportate nella discussione sull'Utsuri mi hanno risparmiato UN SACCO DI TEMPO E LAVORO nel sostenere che l'Utsuri (mantenendo il fatto che non si sa nemmeno bene che cosa sia e che non c'è accordo fra gli studiosi su che cosa serva, se serve a qualcosa) ha secondo me una funzione strutturale così come anche le attività essendo un indicatore del lavoro fatto, ritengo giusto e doveroso ringraziare i contributori di quella discussione e provare a

sentire anche la vostra campana su questa supposta capacità di diminuzione della frizione delle microattività, se vi sembra un argomento degno di discussione, perchè sono testardo nelle mie convinzioni ma anche capace di cambiarle quando le prove sono (MOLTO) soddisfacenti.

 

Commenti e critiche, così come fonti e suggerimenti, sono altamente graditi. Sono indietro di 25 anni su questa cosa...

 

Grazie del vostro tempo, anche solo per aver letto (sono sempre logorroico dopo le solite 3 bottigliette di Ozeki sake del Venerdì...)

 

Carlo


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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gran belle domande tsubame :)

personalmente ritengo che la politura influisca molto sulle proprietà di taglio, una lama cn geometrie perfette e affilata e di sicuro molto + efficace e resistente, io darei + importanza al niku che nn alle strutture perlitiche e utsuri,una buona ogivazione dei piani dissipa moltissimo l'atrito e l'impatto , il niku penso sia davvero molto importante nel campo della resistenza e della praticità della Token

la politura mal eseguità ricordo ancora influisce molto, una lama cn imperfezioni geometriche perde tanto sul lato pratico

inoltre ricordo che le stesse tue domande, vennero poste al togishi Leon Kapp e al mukansa Yoshindo Yoshihara durante l'incontro di firenze, entrambi furono molto criptici sul fatto di definire esattamente quale riscontro pratico avessero le varie attività, se davvero l'utsuri ha un significato quanto riguarda la resistenza o che differenza aveva un hammon rispetto all'altro.

lascio la parola a kentozazen e shimitsu che potranno sicuramente essere + esaurienti di me...

Modificato: da Ughen

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Personalmente penso che la geometria possa avere un ruolo fondamentale nella capacità di penetrazione di una lama in un oggetto, l'attrito delle superfici molto meno.

 

Se si considera come discriminate l'attrito delle facce su una lama credo che jinie, utsuri, e tutti gli hataraki siano praticamente ininfluenti sulla capacità di taglio, al contrario la politura è importantissima per definire le geometrie ideali e per rendere il filo uniforme.

 

Per spiegarmi meglio definiamo la formula

 

forza di attrito= k x N

 

dove

 

k è la costante di attrito determinata dalla natura dei materiali a contatto (rugosità e scabrezza ma anche il tipo di materiale stesso e soprattutto la superficie a contatto)

N è la forza normale (cioè perpendicolare) che agisce sulle superfici in attrito

 

se l'attrito dipende solo ed esclusivamente da questi fattori possiamo subito dire che la differenza in termini di k tra una superficie in metallo liscia di una lama e una superficie dello stesso metallo perfettamente liscia è praticamente trascurabile. La presenza o meno di aree di metallo leggermente diverso quali utsuri e chikei è del tutto trascurabile. Diverso invece se una lama è molto larga perchè in questo caso la superficie di contatto sottoposta ad attrito farebbe variare di molto il coefficiente k.

 

N invece è la forza NORMALE cioè di una forza che agisce su una superficie dobbiamo considerare soltanto la parte che agisce perpendicolarmente. per esempio:

 

Immagine.JPG

 

se consideriamo una forza orientata in una direzione qualsiasi possiamo scomporre le forze che agiscono su un piano in una componente orizzontale ( Fh ) parallela al piano e in una componente verticale normale al piano (Fn)

 

 

 

Ai fini dell'attrito conta solo Fn quindi se osserviamo le lunghezze delle frecce nell'immagine (che corrispondono direttamente all'intensità della forza) possiamo capire che più la forza è vicina ad essere parallela al piano e più Fn sarà più piccola.

 

 

 

 

considerando quindi l'asse di una lama come il nostro piano, la forza di attrito dipenderà direttamente dall'angolo di inclinazione del ji.

Più il niku è fine e acuto minore sarà la forza N che agirà sulla lama e si opporrà per attrito. Importante sarà anche la dimensione dei piani della lama che dovrà essere la minore possibile.

 

 

sull'attrito non c'è molto altro da dire....un cutter da tappezziere o un bisturi subiscono molto meno attrito nel penetrare un oggetto rispetto ad un ascia.

 

Una katana deve rispettare certe dimensioni se deve resistere alle sollecitazioni dell'uso in battaglia, inoltre deve far penetrare una grande parte di sè nel corpo che va a colpire opponendo sollecitazioni diverse in punti diversi contemporaneamente.

sotto questo aspetto credo che la variazioni di angolo che si possono imprimere in orizzontale o semplicemente sull'impugnatura siano macroscopiche rispetto alle dimensioni della lama e incidano molto di più su un buon taglio

 

In definitiva credo che la tecnica con cui si usa la spada possa fare molta più differenza nel taglio rispetto alla morfologia della stessa.

credo che si possa usare anche la migliore wazamono di magoroku o di Dotanuki che se la si usa come una mazza da carpentiere o tenendola non perfettamente perpendicolare taglierà molto male. Invece anche una lama mediocre nelle mani di chi sa come farla scorrere e tagliare e chi è preciso nel tenerla perfettamente incidente al piano di taglio possa effettuare un ottimo tameshigiri.



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Buona esposizione della cinetica, Yama.

Se poniamo la questione in termini assoluti, credo che tu abbia ragione e io determinerei che i fattori prevalenti

nell'effettuare un buon taglio siano :

 

1°) la tecnica (in assoluto *ma* affetta dal fattore qualità della lama. A pari tecnica miglior qualità darà migliori risultati,

dando per scontata l'adeguatezza della geometria al bersaglio).

 

2°) la geometria della lama (ancora, dandone per scontata l'adeguatezza alla natura del bersaglio)

 

3°) la qualità della lama (che è intrinsecamente legata alla geometria e viceversa, ma che è anche affetta dai materiali

utilizzati).

 

4°) la politura (che è intrinsecamente legata sia alla geometria che alla qualità della lama, elementi che la politura deve

enfatizzare e/o rispettare al massimo)

 

5°) *di gran lunga* e *solo possibilmente* altro...

 

Ora, volendo anche solo per un momento considerare come pratica l'utilità delle microstrutture nel diminuire la frizione con

un effetto "teflon" sulle superfici della lama, dovremmo comunque considerare :

 

A) quanto queste microstrutture siano evidenziate dal livello di politura disponibile all'epoca delle lame in rapporto alla

funzione che si ritiene debbano svolgere.

 

B) la quantità della superficie totale ricoperta dalle microstrutture in rapporto alla superficie totale (intrinsecamente legata

al punto A) .

 

C) il posizionamento di tale superificie in rapporto alla funzione specifica di diminuzione della frizione.

 

D) l'efficacia di tale posizionamento in rapporto alla cinetica del Niku.

 

E) L'efficacia dell'interazione fra i punti C e D in rapporto alla natura del bersaglio.

 

F) l'azione di lubrificanti interni (olio Choji per la manutenzione) o esterni (liquidi organici quali sangue e sudore) o

inorganici (umidità, pioggia) presenti nell'ambiente o nel bersaglio.

 

A mio parere risulta evidente che qualsiasi *possibile* azione di diminuzione della frizione dovuta alla natura

della microstruttura di molte attività è soggetta a tali e tante variabili da poterla considerare ininfluente ai fini

di produrre una SaijoOwazamono o qualsivoglia altra lama di grande efficacia, non fosse altro per il fatto che

tale supposta diminuzione sarebbe in relazione solo a bersagli di consistenza similare alla carne umana,

in quanto riesce difficile applicare il ragionamento a consistenze maggiori (maglia di ferro, lamelle d'armatura,

spessi tessuti di seta) o minori (i suindicati liquidi organici che sicuramente si frappongono a livello microstrutturale

nell'azione di taglio, ma che non sono sufficienti a diminuire l'effetto macrostrutturale del Niku).

 

Comunque... Qualcuno ha notizie di studi che confutino le suindicate supposizioni ?

 

Anche opinioni personali sono altamente apprezzate, naturalmente.


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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condivido i ragionamenti fatti finora, non sono un esperto di fisica/dinamica/meccanica...tuttavia si possono fare delle riflessioni brevi ma credo non eccessivamente semplicistiche.

Abbiamo per sicuro che i fattori fondamentali (se non gli unici) sono:

- il soggetto che mena il fendente, e dunque la tecnica (potenza, inclinazione, ecc...) rapportata al bersaglio;

- l'oggetto, cioè il bersaglio destinatario del colpo con tutte le peculiarità del caso (durezza, resistenza, morfologia);

- il mezzo, cioè la lama con le sue caratteristiche morfologiche e le proprietà meccaniche.

Riguardo le caratteristiche morfologiche ci si riferisce alle geometrie in generale e credo siano il fattore fondamentale che influische quasi totalmente sul taglio: niku, mihaba, kasane, shinogi, ecc...

Quanto alle proprietà meccaniche credo occorra una giusta proporzione tra durezza ed elasticità della lama tali da "adattarsi" al bersaglio, assorbendo lo stress dell'impatto. Sotto questo aspetto potrebbero rilevare il kitae di ciascuna lama, forse l'utsuri (se si accoglie l'ipotesi di Yoshihara quando a Firenze affermava che l'utsuri potrebbe rappresentare uno stadio intermedio tra le strutture dello yakiba e dello shinogiji e che dunque dissipa lo stress del taglio) ma credo c'entrino molto molto poco attività come ji-nie, nioi, nie, disegno dell'hamon (estrinsecazioni della struttura interna).

Guardando il ranking degli spadai wazamono, o-wazamono, saji o wazamono infatti si potrebbe ben osservare che la maggior parte di questi kaji (ovviamente generalizzando) lavoravano con suguha (o suguha su notare), hada compatto, attività "nella norma" come dire senza troppa vivacità...

Modificato: da musashi

<!-- isHtml:1 --><!-- isHtml:1 --><em class='bbc'>Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!<br /><img src='http://www.intk-token.it/forum/uploads/monthly_11_2008/post-34-1227469491.jpg' alt='Immagine inserita' class='bbc_img' /><br /></em>

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Guardando il ranking degli spadai wazamono, o-wazamono, saji o wazamono infatti si potrebbe ben osservare che la maggior parte di questi kaji (ovviamente generalizzando) lavoravano con suguha (o suguha su notare), hada compatto, attività "nella norma" come dire senza troppa vivacità...

 

Attività nella norma. Esatto...


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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Mi capita sovente di preparare lame per il taglio, non è il genere di lavoro che preferisco ma mi ha dato l'opportunità di sviluppare una certa esperienza "empirica". Trascurerò ulteriori approfondimenti fisico matematici, trovo pienamente esaurienti quelli precedenti.

Personalmente sono poco incline a considerare "funzionale" la presenza dell'utsuri, spesso ne discutemmo senza ovviamente trovare un accordo finale in proposito, resto comunque convinto che tale formazione ( a prescindere dalla sua natura fisico chimica ) non sia alytro che la naturale conseguenza di un particolare processo di yakiire combinato all'utilizzo di una particolare lega di acciaio. Processo che sicuramente ha dato ottimi risultati funzionali e che per tal motivo ha procurato la presenza dell'utsuri (quale conseguenza evidente di tale tecnica di forgiatura) per lungo tempo.

Per quanto riguarda la capacità di taglio -come già da voi ribadito- ritengo che le variabili geometriche e la qualità del togi abbiano estrema supremazia su qualunque altro elemento, al punto quasi da poter considerare gli altri eventuali fattori "trascurabili".

Una cosa importante va ribadita (Musashi mi pare abbia maggiormente posto l'accento su ciò) , la natura del corpo da tagliare è di estrema importanza e teoricamente lame dalla grande capacità su determinati bersagli possono risultare scarse su altri.

Anche il livello di finitura del tagliente (oltre ai determinanti aspetti geometrici) risulta importante in virtù dell'oggetto da tagliare, questo a ribadire il concetto che non necessariamente la pietra più fine produce il risultato migliore, se prendiamo ad esempio la stessa lama a seconda del bersaglio potrebbero essere necessari due differenti tipi di preparazione dello hi. A seconda poi delle caratteristiche fisiche della superficie martensitica si devono individuare le condizioni di finitura migliori sempre compatibilmente con il bersaglio.

Quando mi viene chiesta una politura da taglio il tipo di lavoro da approntare varia quindi in virtù di tre elementi di pari importanza:

1) Le caratteristiche dalla lama

2) Il tipo di bersaglio abitualmente in uso

3) Il livello di preparazione tecnica del possessore

Solo affrontando e discutendo col possessore queste cose si può individuare con precisione il miglior compromesso in termini di resa e resistenza all'uso.

Il massimo in alcune cose non è sempre il meglio in altre.

Modificato: da Kentozazen

Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Altri buoni feedback. Grazie.


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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se vogliamo proprio soffermarci sulle caratteristiche di tempra della lama, credo che più di utsuri o altre attività sia più importante la dimensione e la forma dell'hamon, non solo per l'attrito ( che continuo a ritenere trascurabile) ma soprattutto perchè il rapporto tra parte temprata e non influisce sulla dinamica di flessione della lama quando è sollecitata.

 

Mi ha stupito anche questa esperessione che ho trovato nella descrizione di una lama di Dotanuki:

"The Dotanuki school was working at Kumamoto province and the blade is rather simple.They demanded to make just only cut well swords."



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Qualcuno ha notizie di studi che confutino le suindicate supposizioni ?

 

Ecco qualche pubblicazione ammesso che tu riesca a reperirne qualche copia... :whistle:

 

K. Tawara, Scientific Research on Japanese Swords (in Japanese), Hitachi-hyoronsha, Tokyo, 1953.

T. Suzuki, Traditional Technology of Making Japanese Swords (in Japanese), Rikougaku-sha, Tokyo, 1994.

H. Fujiwara and T. Hanabusa, Scientific research of Japanese sword - its curvature (sori) and residual Stresses (in Japanese), Research Report, Faculty of Eng., Tokushima Univ., (1993) 1.

H. Fujiwara, T. Hanabusa and K. Tanaka, Scientific research of Japanese sword - its curvature (sori) and residual stresses, Proc. 3rd Int. Conf.Residual Stresses, 2 (1991) 1537-1542.

T. Inoue, Japanese sword in science and technology-Computer simulation of quenching process (in Japanese), Boundary, 11 (1995) 36-41

T. Inoue, Japanese Sword in Comparison with Others, Proceedings of 8th International Conference on Mechanical Behaviour of Materials, Victoria, Canada, May 16-21, pp.458-468

T. Inoue, Metallo-thermo-mechanical Coupling --- Application to the Analysis of Quenching, Welding and Continuous Casting Processes, Berg-und Hutten-mannische Monatshefte, 132 (1987) 63-71.

T. Inoue and K. Arimoto, Development and Imple-mentation of CAE System "HEARTS" for Heat Treatment Simulation based on Metallo- thermo mechanics, J. Mater. Eng. and Perfor., ASM,6 (1997) 51-60.


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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Penso che la classificazione degli spadai per capacità di taglio siao riferibile quasi esclusivamente alle geometrie della lama e dalla qualità dell'acciaio utilizzato e della sua lavorazione. In una prova di taglio su corpi morti eseguiti dalla stessa persona secondo me la presenza o meno dell'utsuri o jinie è meno importante della presenza di un pelo in più sul corpo da tagliare. Tra l'altro si usava ungere abbondantemente le lame di olio choji quindi non capisco come si possa sostenere che le attività incidano sulla loro capacità di taglio; al limite sulla loro resistenza e resilienza...

 

Cioè detto penso che non solo la politura di una lama sia importante, nel senso già rilevato che le geometrie devono essere "perfette", ma che sia essenziale che tutte le politure precedenti siano state perfette così da mantenere le geometrie originali decise dal kaji. Se una lama è stata polita ripetutamente per 200 anni non è sufficiente che si riallinino le geometrie per riportarla alla sua capacità di taglio originaria, se queste in origine erano differenti!


______________________
Giuseppe Piva
www.giuseppepiva.com

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Ecco qualche pubblicazione ammesso che tu riesca a reperirne qualche copia... :whistle:

 

K. Tawara, Scientific Research on Japanese Swords (in Japanese), Hitachi-hyoronsha, Tokyo, 1953.

T. Suzuki, Traditional Technology of Making Japanese Swords (in Japanese), Rikougaku-sha, Tokyo, 1994.

H. Fujiwara and T. Hanabusa, Scientific research of Japanese sword - its curvature (sori) and residual Stresses (in Japanese), Research Report, Faculty of Eng., Tokushima Univ., (1993) 1.

H. Fujiwara, T. Hanabusa and K. Tanaka, Scientific research of Japanese sword - its curvature (sori) and residual stresses, Proc. 3rd Int. Conf.Residual Stresses, 2 (1991) 1537-1542.

T. Inoue, Japanese sword in science and technology-Computer simulation of quenching process (in Japanese), Boundary, 11 (1995) 36-41

T. Inoue, Japanese Sword in Comparison with Others, Proceedings of 8th International Conference on Mechanical Behaviour of Materials, Victoria, Canada, May 16-21, pp.458-468

T. Inoue, Metallo-thermo-mechanical Coupling --- Application to the Analysis of Quenching, Welding and Continuous Casting Processes, Berg-und Hutten-mannische Monatshefte, 132 (1987) 63-71.

T. Inoue and K. Arimoto, Development and Imple-mentation of CAE System "HEARTS" for Heat Treatment Simulation based on Metallo- thermo mechanics, J. Mater. Eng. and Perfor., ASM,6 (1997) 51-60.

 

Belle... visto che ce le hai, cosa dicono sulle attività e sulla capacità di diminuire la frizione ?

Ah...

Inoue (tutto, è la discussione online dell'intero processo prima che andasse in pensione...) si può scaricare dal mio sito, non

c'è una mazza sulle attività e la capacità di diminuzione della frizione :

 

http://xoomer.alice.it/tsubame/ZZZZZZ_DOWNLOADS.htm (Tatsuo Inoue swordsmithing file).


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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Penso che la classificazione degli spadai per capacità di taglio siao riferibile quasi esclusivamente alle geometrie della lama e dalla qualità dell'acciaio utilizzato e della sua lavorazione. In una prova di taglio su corpi morti eseguiti dalla stessa persona secondo me la presenza o meno dell'utsuri o jinie è meno importante della presenza di un pelo in più sul corpo da tagliare. Tra l'altro si usava ungere abbondantemente le lame di olio choji quindi non capisco come si possa sostenere che le attività incidano sulla loro capacità di taglio; al limite sulla loro resistenza e resilienza...

 

Cioè detto penso che non solo la politura di una lama sia importante, nel senso già rilevato che le geometrie devono essere "perfette", ma che sia essenziale che tutte le politure precedenti siano state perfette così da mantenere le geometrie originali decise dal kaji. Se una lama è stata polita ripetutamente per 200 anni non è sufficiente che si riallinino le geometrie per riportarla alla sua capacità di taglio originaria, se queste in origine erano differenti!

 

E' più o meno quello che penso anch'io.


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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come volevo dire prima (ma mi rendo conto che non sono stato preciso) determinate attività come l'utsuri potrebbero avere influenza sulla capacità di taglio ma non per l'attrito bensi per le proprietà meccaniche che introducono nella lama sollecitata dalle forze dell'impatto con il corpo da tagliare.

Insomma, se l'utsuri irrigidisce la lama in qualche modo potrebbe migliorare la resa nel taglio o qualcosa del genere.

 

Pensandoci, un utsuri potrebbe irrigidire le facce laterali e ridurre quindi le torsioni e le flessioni trasversali...



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come volevo dire prima (ma mi rendo conto che non sono stato preciso) determinate attività come l'utsuri potrebbero avere influenza sulla capacità di taglio ma non per l'attrito bensi per le proprietà meccaniche che introducono nella lama sollecitata dalle forze dell'impatto con il corpo da tagliare.

Insomma, se l'utsuri irrigidisce la lama in qualche modo potrebbe migliorare la resa nel taglio o qualcosa del genere.

 

Pensandoci, un utsuri potrebbe irrigidire le facce laterali e ridurre quindi le torsioni e le flessioni trasversali...

 

Si, possibile, ma non credo ridurrebbe la frizione con la sua natura, sia esso Nie o Nioi based...


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Carlo

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Riguardo questo argomento credo che l'articolo http://home.earthlink.net/~steinrl/niku.htm sia abbastanza attinente.

Personalmente non credo che l'alttrito sia inifluente sulla capacita' di taglio della lama, altrimenti una katana si potrebbe usare come un coltello da formaggio, mentre il filo della lama va fatto "scorrere" l'ungo l'oggetto da tagliare (scusate i termini poco tecnici ma non sono un esperto).

E' la differenza di attrito tra i vari "tipi" di acciaio che secondo me se esiste (dubito) e' ininfluente.

 

Ps. L'articolo sul Niku e' molto interessante e almeno per me che non ne sapevo nulla e' risultato istruttivo, tra l'altro vi e' accennato anche il discorso del taglio di differenti materiali di cui si parlava sopra.

 

Ciao

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Riguardo questo argomento credo che l'articolo http://home.earthlink.net/~steinrl/niku.htm sia abbastanza attinente.

Personalmente non credo che l'alttrito sia inifluente sulla capacita' di taglio della lama, altrimenti una katana si potrebbe usare come un coltello da formaggio, mentre il filo della lama va fatto "scorrere" l'ungo l'oggetto da tagliare (scusate i termini poco tecnici ma non sono un esperto).

E' la differenza di attrito tra i vari "tipi" di acciaio che secondo me se esiste (dubito) e' ininfluente.

 

Ps. L'articolo sul Niku e' molto interessante e almeno per me che non ne sapevo nulla e' risultato istruttivo, tra l'altro vi e' accennato anche il discorso del taglio di differenti materiali di cui si parlava sopra.

 

Ciao

 

Si, certo, ma questo rientra nella geometria della lama ed è stato ribadito da altri politori qui sopra, non nelle capacità della microstruttura.


La spada giapponese si apprezza come una bella donna : per le forme, la pelle ed il profumo.

 

Carlo

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Forse sarebbe utile il seguente chiarimento. E' necessario distinguere tra capacità di taglio e resistenza all'usura da taglio.

Tutti gli hataraki e le varie qualità dell'acciaio hanno pertineneza quando si tratta l'argomento resistenza (e resilienza) ad usura e stress da impatto. Una lama ben affilata può avere una eccellente capacità di taglio ai primi tameshi per poi vederla ridurre drasticamente in brevissimo tempo, un caso di questo genere è dovuto alla perdita del filo. Non è difficile creare un buon filo (per un togishi ovviamente), cosa ben più impegnativa invece è stabilire in corrispondenza con le caratteristiche fisiche dell'hamon quale tipo di finitura del tagliente e quanta ogivazione di niku si debba ottenere per garantire non solo una buona capacità di taglio ma anche una soddisfacente persistenza del tagliente. Le lame sottoposte a test di taglio in qualunque epoca erano sicuramente di recente ed accurata politura, in questo senso -parlando di capacità di taglio pura e semplice- anche una modestissima gunto può dimostrarsi efficace quanto una leggendaria Muramasa, non volendo quindi dimenticare il peso e l'importanza delle variabili geometriche e del corpo oggetto di taglio occorre comunque tener presente che una buona capacità è data da una buona politura in una percentuale che azzarderei stimare nel 70 %. La persistenza del tagliente invece è determinata non solo dall'opera di togi ma anche dalla qualità della struttura martensitica. In ogni caso è bene ricordare che le prove di taglio -con esclusione di alcuni casi isolati- vengono eseguite su oggetti dotati resistenza all'impatto relativamente bassa, si parla di paglia, corpi mani, bambù, in questi casi è assai raro che una lama subisca uno stressa da impatto tale da comprometterne lo tsukurikomi. La capacità di resistere agli impatti violenti ed agli stress da frattura è una dote che attualmente ha necessità unicamente virtuali, si discute sulla potenziale resistenza ma non si testa mai una spada su oggetti che siano effettivamente pericolosi per la salute della spada; le cose non andavano così in nelle agitate epoche di guerra dei secoli ormai passati e la capacità di resistere allo stresso di una stoccata lama contro lama al tempo poteva fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Ovviamente tutta questa dissertazione esclude i casi di palese incapacità di un praticante ma in tal caso più che discutere sulle doti della lama occorre a mio parere occuparsi delle doti dell'allievo.

Esistono dunque hamon particolarmente duri ed altri più teneri, acciai martensitici più elastici ed altri più fragili, la fragilità che preoccupa però non è quella che procura hagire e crepe di vario genere, la fragilità che preoccupa è quella che procuro un microdistaccamento sul filo di taglio esattamente come accade quando un rasoio non taglia più. Alla Gillette questa cosa la sanno bene, infatti possiamo notare che pur aumentando di anno in anno il numero delle lame posizionate su un rasoio, arriveremo all'usa e getta con dodici lame prima o poi, la durata di una testina non dura mai più di tre o quattro rasature costringendoci a continue sostituzioni ed esborsi. Un buon rasoio invece può mantenere il filo vivo per settimane e anche mesi. Nel caso di hamon relativamente teneri la capacità di taglio ottenibile è spesso stupefacente all'inizio e deludente dopo pochi tagli, nell'ottica di mantenere persistente la capacità di taglio vengono utilizzate pietre ad hoc e finiture geometriche "dedicate". Su un hamon tenero la pietra mangia acciaio velocemente su un hamon duro è l'hamon a incidere la pietra e questo modifica non solo la scelta della pietra da utilizzare ma anche la tecnica di affilatura.

Modificato: da Kentozazen

Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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