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RECENSIONI - "Samurai"

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Ho appena finito di leggere un libro che, nonostante il titolo, non parla di samurai. :brooding:

 

Per lo meno non nel senso in cui si intende comunemente. :samurai:

 

Saburo Sakai era un pilota: un pilota da caccia della Imperiale Marina Nipponica; uno, se non l'unico, sopravvissuto, fra i piloti da caccia giapponese.

 

Il libro, scritto con stile narrativo memoriale con l'aiuto di Martin Caidin, ripercorre tutta l'attività aeronautica di Sakai , fino alla fine della II guerra Mondiale (per i giapponesi la .c.d. Guerra del Pacifico).

 

Gravemente ferito durante un'azione, paradossalmente non ricevette medaglie, né onorificenze (non faceva parte delle tradizioni della Marina Nipponica concederle ad eroi viventi) ma fu promosso da sottufficiale a Tenente per meriti speciali e gli fu concessa una sola menzione.

 

Alla fine del conflitto non solo non gli venne riconosciuto alcun merito, ma ebbe gravi difficoltà economiche perché, in quanto eroe di guerra, era persona non gradita e quindi rifiutata dagli ambienti vicini ai vincitori; seppe tuttavia ricostruirsi un'esistenza ancora una volta da solo, aprendo una tipografia.

 

Terminato il periodo di furore post-bellico, la sua personalità venne rivalutata sia in Giappone che negli USA dove si recò più volte su invito di associazioni d'arma per partecipare a conferenze ed incontri nelle quale ebbe modo di conoscere alcuni dei piloti americani con cui si era scontrato. Morì nel 2000, per un infarto, durante una riunione nella base di Atsugi.

 

Il libro è interessante non solo per gli appassionati del volo, ma anche per chi è interessato ai vari aspetti culturali giapponesi.

 

Lo spirito che anima il pilota è infatti lo spirito del samurai: nell'accettare il sacrificio, nello sfidare la morte, nell'amore per il proprio paese, nel senso dell'onore, del rispetto, del dovere; tutti questi aspetti traspaiono chiaramente nel diario di quello che, con gli oltre 60 aerei nemici ufficialmente riconosciuti come abbattuti, è stato uno dei maggiori assi della II Guerra Mondiale.

 

Come non rivedere nel suo narrare, uno dei 47 ronin?

 

Mio padre è stato un pilota da caccia della Regia Aeronautica Italiana nella II G.M.; gli aerei che pilotava erano tecnologicamente di gran lunga inferiori agli Zero e la disciplina con cui i piloti venivano allenati era ben diversa da quella "inferta" ai piloti giapponesi, ma la passione per il volo era la medesima e nel leggere le pagine di Sakai ho rivissuto quando, da bambino, mio padre mi raccontava dei suoi sette (sic!) atterraggi di fortuna.

 

Grazie per l'attenzione.

 

 

sakai9.jpg


Tooyama ga

Medama utsuru

Tombo kana

 

Montagne remote

riflesse negli occhi delle libellule

 

(Kobayashi Issa)

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Interessantissimo, grazie mille per la segnalazione :arigatou:

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grazie della segnalazione .

 

ma veramente ha abbattuto 60 aerei ?

gli zero fuono usati nella prima parte del conflitto e sono indubbiamente i più famosi a causa di perl arborn, vennero presto sostituiti con le " libellule d'argento " l'aereo tipico dei corpi speciali verso la fine , ma non ricordo la sigla.

verso la fine del conflitto , quando il numero di aerei era ormai agli sgoccioli , misero in fase di sviluppo la " bomba umana " , praticamente un razzo imbottito di esplosivi e alimentato da polveri piriche manovrato da un singolo pilota e privo di dispositivi di disinnesco e di atterraggio .

 

dovrebbe piacerti anche " ali d'argento " , un fumetto narrativo sulle ultime giornate dei corpi speciali , che però è quasi introvabile .


Alla fine del vento

Ancora cadono le foglie ..

..Un falco lancia il suo grido

Si fa più fondo il silenzio dei monti

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Grazie, davvero interessante, purtroppo queste sono situazioni in cui ti trovi a dovere decidere se morire o far morire e quindi la tua vita significa la morte di altri valorosi :brooding:

Credo che il comportamento dei concittadini verso il sig. Sakai dopo la guerra non sia stato giusto, non ha scelto lui di salire su quell'aereo (almeno credo....) per abbattere gli altri, ha portato a casa la vita a discapito di altre, nulla da pentirsi ma di certo da non vantarsi.

 

Ovviamente si tratta di un mio pensiero e niente più.

 

Credo che tuo padre, comunque sia andata, se la è sempre cavata, e non è cosa da poco, :ichiban: non avrà vinto medaglie ma ha potuto raccontarti le sue avventure, molto meglio di ogni medaglia.

 

Ciao

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Grazie, davvero interessante, purtroppo queste sono situazioni in cui ti trovi a dovere decidere se morire o far morire e quindi la tua vita significa la morte di altri valorosi :brooding:

Credo che il comportamento dei concittadini verso il sig. Sakai dopo la guerra non sia stato giusto, non ha scelto lui di salire su quell'aereo (almeno credo....) per abbattere gli altri, ha portato a casa la vita a discapito di altre, nulla da pentirsi ma di certo da non vantarsi.

 

Ovviamente si tratta di un mio pensiero e niente più.

 

Credo che tuo padre, comunque sia andata, se la è sempre cavata, e non è cosa da poco, :ichiban: non avrà vinto medaglie ma ha potuto raccontarti le sue avventure, molto meglio di ogni medaglia.

 

Ciao

 

Domo, Gaijin,

per le parole che hai voluto usare.

Io la penso come te; durante la vita esistono condizioni in cui si fanno delle scelte; Sakai è vissuto in un epoca in cui tali scelte comportavano il dover combattere e quindi uccidere (o essere uccisi); quello che veramente contava, e conta ancora oggi, è di essere coerenti e perseguire gli ideali in cui si crede. Lui non chiese di combattere ma di volare e questa sua grande passione allora significava anche questo e lui lo fece onorevolmente come altri, da ambo le parti. Questo gli fu poi riconosciuto, anche da quelli che erano stati i suoi avversari.

 

Quanto a mio padre, contrariamente a Sakai, di medaglie ed onorificenze ne ebbe diverse (3 Croci di Guerra, 1 Medaglia per Campagna di Libia, 1 per la Campagna in Africa Orientale, 1 di Lunga Navigazione Aerea, l' Ordine della Stella Coloniale, l'Ordine della Corona d'Italia e molte menzioni di merito) ma hai proprio ragione tu: la più bella eredità che mi abbia potuto lasciare sono le memorie delle sue avventure e lo spirito con cui le ha vissute.

 

Grazie ancora


Tooyama ga

Medama utsuru

Tombo kana

 

Montagne remote

riflesse negli occhi delle libellule

 

(Kobayashi Issa)

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grazie della segnalazione .

 

ma veramente ha abbattuto 60 aerei ?

gli zero fuono usati nella prima parte del conflitto e sono indubbiamente i più famosi a causa di perl arborn, vennero presto sostituiti con le " libellule d'argento " l'aereo tipico dei corpi speciali verso la fine , ma non ricordo la sigla.

verso la fine del conflitto , quando il numero di aerei era ormai agli sgoccioli , misero in fase di sviluppo la " bomba umana " , praticamente un razzo imbottito di esplosivi e alimentato da polveri piriche manovrato da un singolo pilota e privo di dispositivi di disinnesco e di atterraggio .

 

dovrebbe piacerti anche " ali d'argento " , un fumetto narrativo sulle ultime giornate dei corpi speciali , che però è quasi introvabile .

 

Si, circa 64 furono gli abbattimenti attribuiti al Ten. Sakai Saburo, anche egli non ne rivendicò mai un numero specifico; tale numero, gli venne riconosciuto dagli storici dell'aeronautica giapponese i quali richiedevano che a confermare l'abbattimento dei velivoli nemici non fossero i singoli piloti, ma l'intero squadrone.

I Mitsubishi "Zero" furono largamente impiegati nel conflitto del Pacifico e per diversi anni furono gli aerei di gran lunga più veloci e manovrabili, signori incontrastati dei cieli fino a che non fecero la comparsa i Grumman Hellcat che avevano capacità di manovra maggiore, maggiore velocità, miglior armamento e corazza e contro i quali gli Zero potevano fare poco.

La Marina Imperiale Nipponica riuscì a produrre, ma ormai verso la fine del conflitto, un ridotto numero di nuovi modelli: i Reiden (fulmine) che con quattro cannoncini da 20 mm avevano una buona massa di fuoco e avrebbero dovuto essere impiegati contro i velivoli pesanti (tipo i B 29); erano veloci, dotati di buona accelerazione e capacità di picchiata che li rendevano paragonabili al famoso caccia tedesco Focke Wulf 190; gli altri erano gli Sciaden (lampo); dovevano essere gli intercettori capaci di contrastare gli Hellcat; non avevano l'autonomia dello Zero ed erano molto più pesanti, ma avevano una grande velocità, erano corazzati, ben armati (4 cannoncini da 20 mm) e maneggevoli grazie ad un sistema di flaps automatici.

Purtroppo però le qualità di volo di questi aerei esigevano piloti molto esperti e molti giovani piloti, ragazzii che non avevano abbastanza ore di volo, si uccisero alle prime prove, senza nemmeno poter arrivare al combattimento. Inoltre la loro produzione fu stroncata dai primi bombardamenti sul Tokio, Osaka, Nagoya, Yokohama ecc nel Dicembre 1944.

L'ultimo stormo da caccia della Marina Imperiale fu costituito il 20 Gennaio 1945 a Matsuyama, nell'isola di Scikoku al comando del Col. Genda Minoru e del quale fece parte anche Sakai.

Il primo attacco kamikaze ufficialmente comunicato dalla Marina Nipponica fu compiuto dal Corpo Speciale di Scikiscima alle ore 10,45 del 25 ottobre 1944 a circa 60 km a NE di Suluan nelle Filippine; era composto da 5 Zero, al comando del Ten. Seki Yukio, ognuno dei quali portava una bomba da 250 kg (si ricordi che lo Zero originariamente era un caccia e quindi non portava bombe); costò agli americani, la temporanea messa fuori combattimento di due portaerei la USS Indiana e a USS Reno e l'affondamento, credo, di un incrociatore.

 

Grazie per il suggerimento di "ali d'argento"; proverò a cercarlo!

Modificato: da eraschobju2

Tooyama ga

Medama utsuru

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riflesse negli occhi delle libellule

 

(Kobayashi Issa)

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