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Ughen

Parole Di Un Grande Maestro

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qui di seguito iserisco le parole del mio grandissimo maestro Alessandro Ormas riguardo al film dell' ultimo samurai penso che ognuno di noi trovi nelle sue parole soprattutto in merito all'umiltà una grande verità

 

 

 

 

 

 

 

L'intervista: Al cinema con il Maestro Alessandro Ormas per vedere "L'ultimo Samurai"

 

Maestri da Oscar

 

di Laura Pietrobon

 

 

Da un mese nelle sale, "L'ultimo Samurai" di Edward Zwick sta riscuotendo enorme successo. Nathan Algren (Tom Cruise), veterano della Guerra Civile, conosce "l'essere Samurai" grazie all'incontro rivelatore con Katsumoto (Ken Watanabe). Mai come in questo caso, criticarlo prima di comprenderne gli aspetti più significativi sarebbe quantomeno inopportuno, sicuramente parziale. Ci rivolgiamo quindi a chi ha una profonda conoscenza del tema a egregio supporto del nostro sguardo cinematografico. Uno dei massimi esponenti italiani nelle arti marziali, Maestro Alessandro Ormas, V° Dan (5 cinture nere, ndr), direttore tecnico nazionale Caam - Centro Addestramento Arti Marziali - insegnante di Jujutsu dell'antica scuola Hontai Yoshin Ryu, ci offre l'eccezionale opportunità di andare oltre il film, accompagnandoci a scoprire l'essenza "del non detto". La scuola Hontai Yoshin Ryu, legata da secoli ai guerrieri Samurai di alto rango, è attualmente guidata dal suo 18° patriarca, Inoue Tsuyoshi Monetoshi.

Maestro, a caldo: la sua opinione su "L'ultimo Samurai"?

 

L'ho trovato molto emozionante, sebbene fossi partito prevenuto. A grandi linee tocca tutti gli aspetti macroscopici dell' "essere Samurai", insieme ad alcuni - sottolineo - alcuni dei più intimi. Dal film sicuramente traspare il senso di umiltà e di accettazione del diverso. Lodevole anche il fatto che vengano caratterizzati differenti tipi di Samurai, sull'onda di Kurosawa. Si tratta indubbiamente di un film di grande impatto; trasmette eccellentemente il profondo senso del rispetto del compito che va al di là della vendetta. I Samurai antepongono il senso del dovere prima di tutto.

 

Edward Zwick ha intrapreso questa imponente sfida registica come personale realizzazione di un desiderio nato dalle opere di Akira Kurosawa. Quanta tradizione, da Kurosawa a Takeshi Kitano, ha intravisto in Zwick?

 

Di Kurosawa sono le coinvolgenti inquadrature totali delle battaglie in campo aperto, sebbene si avverta che non si tratta di un'opera giapponese. Non è Kurosawa. La sua maestria fuoriesce dal particolare dell'immagine, da un atteggiamento che "parla" ben oltre il dialogo e l'occhio stesso. La macchina da presa di Kurosawa comunica al di là del mezzo stesso. Non traduce una cultura, lui "è" la cultura nipponica stessa. Kurosawa va continuamente metabolizzato, Zwick è comprensibile - ed è bene che sia così su larga scala - nella misura in cui intendo che ha un inizio e una fine.

 

"Ghost Dog" di Jim Jarmusch e il recente Tarantino. Stessa scuola, differenti modalità?

 

In "Ghost Dog" c'è un aspetto culturale molto importante laddove il protagonista legge brani dell'Hagakure (il codice dei Samurai di Yamamoto Tsunemoto scritto intorno al 1670, ndr). Per il resto, tiene la spada al contrario, non è in grado di rinfoderarla, imita goffamente tecniche di spada cinesi mischiate a sciabola occidentale. Ed è un killer, neanche lontanamente un Samurai. Tarantino mi auguro vada letto come una caricatura e anche tra le più eccessive. Se così non fosse, è da cestinare. C'è tutto ciò che non è "essere Samurai", a partire dalla donna con spada, all'esaltazione del banditismo Yakuza (la mafia giapponese, ndr), a tutta una serie di errori grossolani e pertanto gravi in un film che vorrebbe testimoniare una cultura.

 

Maestro...

 

Preferirei insegnante.

 

Un'impressione globale sulla fedeltà storica e, soprattutto, concettuale de "L'ultimo Samurai".

 

Ripeto, è un film sostanzialmente divulgativo, destinato principalmente ad un pubblico occidentale. Nonostante ciò, è molto curato fin nei gesti appropriati della cerimonia del tè, per esempio, dunque passi per alcune esagerazioni. Una per tutte, la vedova del Samurai non avrebbe mai concesso il bacio al prigioniero americano.

 

Taka, sorella e vedova di Samurai, ha una profonda consapevolezza della sua posizione; al contempo è la sua ferma opposizione a una disposizione del fratello minore che fa sì che Nathan possa liberarsi dalla dipendenza dall'alcool. Ci

aspettavamo solo uomini risoluti, invece...

 

Taka antepone il suo compito al senso di vendetta e alla sua stessa tristezza. Katsumoto, Samurai e fratello maggiore, le assegna la funzione di prendersi cura dello straniero ed ubbidisce, pur trattandosi dell'uomo che ha ucciso il padre dei suoi figli. Nel rifiutare di dare il sakè a Nathan, mostra - e lo dice - di essere padrona in casa sua, senza peraltro ricordare al fratello minore che sta eseguendo un ordine di Katsumoto. Anche questo è un gesto di infinito rispetto finalizzato a non svilire l'interlocutore. La donna giapponese è tanto delicata quanto forte. La maggioranza riceve un'educazione marziale perchè, in quanto madri di futuri Samurai, devono comprenderne l'ottica.

 

Zwick ha un riguardo particolare nei confronti dei bambini, magistrali nella loro espressività...

 

I bambini giapponesi ricevono una straordinaria educazione, nient'affatto coercitiva. Quando il bambino fà la smorfia a Nathan, la madre, a rimprovero, gli pone la mano davanti alla bocca, non riceve uno schiaffo.

 

Noi l'avremmo considerato un gesto di indulgente dolcezza...

 

In Giappone un "no" è un "no". Dare una sberla non accresce l'ammonizione già insita in un gesto di disappunto. L'equilibrio è un concetto che cresce con il bambino stesso. Egli sa che può esprimere esuberanza o giocare, ma la sua azione non deve interferire e infastidire l'adulto.

 

"La Via del guerriero", il Bushido. Nel film il termine viene nominato tanto speditamente da non venire quasi compreso, sebbene sia la radice di tutto.

 

Fedeltà, rispetto e umiltà, concetti propugnati a piene mani da chiunque: ben diverso è incarnarli...

è molto difficile tradurre verbalmente questi concetti e la loro concettualizzazione è nient'altro che un'ombra. Solo attraverso la pratica ci si può blandamente avvicinare all'idea e, dopo tanti anni, solo alcuni, rari animi sensibili la colgono e l'incarnano.

 

Arroganza e presunzione, oltre che antipatiche, controproducenti in quanto...?

 

L'umiltà è la prima cosa che s'impara nella pratica delle arti marziali giapponesi. Sottovalutare se stessi e chi si ha di fronte equivale a morire. Il presuntuoso è quasi sempre un maleducato e ciò specifica e denota il suo stato di appartenenza. La persona forte non ha bisogno di ostentare un atteggiamento. Egli mostra la sua nobiltà attraverso la sua pacatezza.

 

All'ingresso della sede milanese del Caam (dove insegna, oltre che al Ken Ko Ho, ndr) si legge: "Comunque vada, ovunque e sempre, nessuno mai riderò degli insuccessi dell'altro, poichè il nostro gruppo si basa sul rispetto reciproco". Finalmente liberi dal giudizio dopo estenuanti compromessi in ufficio?

 

Portare rispetto sempre e per chiunque significa astenersi dal giudizio. Giudicando ci si crea un'idea e per cui un preconcetto che è fissità, antitetica a flessibilità.

 

La distanza tra pensiero che si fa parola e pensiero che si fa azione. "Penso, dunque sono". Fosse mai "Agisco, dunque sono"?

 

Sono veri entrambi in prima istanza, anche se l'agire è più caratteristico. Nel tempo ci si accorge che è il "non pensiero" che porta ad effettuare un'azione corretta. Pertanto si arriva a compiere azioni senza agire. Nel film si vede bene. Il nemico si ferma davanti al Samurai che compie Harakiri. Katsumoto ottiene la sua vittoria senza sguainare la spada: ferma un intero esercito nel momento in cui non lo sta affatto combattendo.

 

Nathan e il Samurai Katsumoto: all'improvviso un incontro e l'eternità in un istante. Una strada tracciata o un percorso costruito?

 

Queste sono due visioni del destino. Il Buddismo ti dà in qualche modo un destino derivato dall'insieme delle azioni. Nulla è casualità, c'è sempre un motivo e uno scopo e ogni singola azione è legata all'ambiente.

 

Maestro e allievo: Nathan in fondo diviene Katsumoto...

 

No. Nathan non diventa un Samurai e non lo sarà mai. Farà le veci del Samurai perchè è stato in grado di comprenderne i princìpi e già questo è straordinario. Parlando nel quotidiano, un padre che non è tuo padre non lo può diventare. Il fatto che ne sappia fare le veci significa che capisce cosa significa essere tali. E questo è già di per sè eccezionale.

 

La sua esperienza come allievo e come Maestro?

 

In più di vent'anni di pratica di arti marziali giapponesi, ciò che più ricordo e di cui più sono grato è il fatto che il mio Maestro ha fatto sì che trovassi un percorso, ciò che più mi mancava e che continuo a ricercare. Come insegnante sento il piacere di trasmettere, di essere di aiuto. Mi auguro che tutti i miei allievi siano felici di ciò che hanno intrapreso. La mia più grande aspirazione si riflette nella constatazione dei miglioramenti dei miei allievi, specchio della mia crescita personale.

 

Come spiega l'inscindibile recto verso Padre-figlio, Daimyo-Samurai, Maestro-allievo spesso incomprensibile alla mente occidentale?

 

è il rispetto verso chi ti ha cresciuto, verso chi ti ha dato ma anche tolto. Ruoli e livelli non significano meglio o peggio ma alto e basso. Il recto verso, in una qualsiasi forma di società piramidale, si spiega nel fatto che il vertice è sostenuto dalla base e senza base non c'è vertice. é riflesso del piccolo nel grande.

 

Mente, dicevamo. è corretto affermare che questi legami si esprimono da cuore a cuore, tralasciando la logica raziocinante? Si crea dunque un metaforico vincolo di sangue?

 

Shin den shin significa proprio da cuore a cuore. è un legame che non è trasmissione concettuale ma è legato a tutto il proprio essere, alla sensibilità, allo stato d'animo.

 

Cosa significa seguire "la Via del guerriero" oggi e nella nostra società?

 

Tutto e niente. La Via del Samurai è un percorso esistenziale. Se mal applicato, non vale niente.

Grazia, leggerezza, flessibilità, caratteristiche prìncipi nel Jujutsu. Equilibrio della persona che si riflette nell'azione; Sfatiamo il connubio arte marziale-violenza.

L'arte marziale dovrebbe donare equilibrio. A maggior equilibrio, corrisponde migliore risposta e questa non nasce mai dalla violenza.

 

Perchè "dovrebbe"?

 

Perchè dipende dal tipo di arte e dall'insegnante.

 

Si fa un gran chiedersi a proposito di metodi, scuole, cinture, gradi, tempistica. Il nostro limite è l'ottica aziendale e il corridoio del supermercato?

 

Spesso si pensa che la cintura nera segni il raggiungimento del grado più elevato. Il Maestro Inoue Tsuyoshi Monetoshi, quando raggiunsi la mia seconda cintura nera (il II° Dan, ndr) mi disse: "Prima eri meno di niente, alla prima cintura nera eri niente, adesso hai appena cominciato." Al giorno d'oggi, è difficile attribuire un valore ai gradi. Solitamente si conseguono per merito tecnico, ma non è da sottovalutare come parametro valutativo il fatto che un allievo abbia dato tutto il suo meglio.

 

Basterebbero un paio di salti generazionali all'indietro, senza adagiarsi sterilmente nella nostalgia. Nel film i nativi americani, nell'esperienza comune i nostri nonni: la ricchezza sotto semplici, per chi monetizza povere, spoglie?

 

Zwick ha l'encomiabile coraggio di denunciare la furia volutamente distruttiva dell'invasione di una cultura a scapito di un'altra. Katsumoto è consapevole che perderà ma il suo seppuku (differente anche se comunemente noto come harakiri, il suicidio rituale diametralmente opposto al concetto occidentale di disfatta, ndr) ha inizio nel momento in cui accetta questo.

 

Di solito l'adulto, riconosciuto il suo percorso, ha il piacere di una scoperta frammisto alla sensazione di rammarico per "aver perso tempo". Parliamo del risveglio delle potenzialità.

 

Meglio tardi che mai. Se ne trae beneficio fin dalla prima pratica. Il miglior esempio, a comprova di ciò, è un mio allievo che ha iniziato a praticare a 50 anni.

Come sempre, da un film a larga diffusione scaturisce un microcosmo emulativo.

 

Un augurio a tutti coloro che, a pretesto Tom Cruise, si avvicineranno alle arti marziali.

 

Umanamente parlando, augurerei che tutti incontrassero l'arte marziale. La mia preoccupazione è in quali mani andrà.

 

Maestro Ormas - ci conceda considerarla tale - nel ringraziarla, quanto di tutto ciò che ci ha insegnato con le sue parole si disperderà se non tramutato in azione?

 

Tutto. Le parole sono vuote.

Modificato: da Ughen

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vero!! interessante intervista....c'? molto equilibrio nelle parole di questo maestro.

 

per quanto riguarda tarantino.....i due kill bill a mio avviso sono dei film spettacolari....ma ? ovvio che non abbiano veramente nulla a che fare con i samurai e con tutto il contesto da noi tanto amato.....? senza dubbio una caricatura...pulp!!! termine che oggi va tanto di moda!!


....se il tuo cuore è forte....anche la tua spada sarà forte.....

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Ciao : )

Un'intervista meravigliosa, mi trovo d'accordissimo con lui anche sui giudizi dati a Ghost Dog e Kill Bill (Film IMO troppo sopravallutati)

Grazie per averlo condiviso fa sempre piacere

 

~ Alastor2602


~ Alastor2602 // Hoka Hey

-> http://alastor2602.altervista.org

-> http://enterprise2602.altervista.org

 

"Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa e` la via"

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Davvero una piacevole lettura, sarebbe un piacere poter rivedere Ormas la prossima volta che salgo.

Comunque a me Kill Bill ? piaciuto un sacco, ma proprio di brutto. E' ovvio che non vi ? nulla in comune con la cultura samuraica, inutile anche discuterne, resta comunque a mio parere un capolavoro di filmografia contemporanea.

Riguardo L'utimo Samurai trovo sia un film piacevole e ben strutturato, l'esigenza di accessibilit? ad un pubblico fondamentalmente profano banalizzano alcuni aspetti e obbligano alla chiusura con finale all'americana, del resto Hollywood docet.

Raffrontando paradossalmente Kill Bill all' Ultimo samurai si riscontrano per certi versi gli esatti opposti nella finalit?. Di fronte all'impossibilit? di restringere obiettivamente e fedelmente il pathos e la storia in un opera di un paio d'ore,a mio parere ? proprio Kill Bill ad uscirne come il pi? sincero; oltre il limite della verit?, oltre il giudizio, al di l? del buon senso e della ragione, il capolavoro di Tarantino tocca nelle emozioni, le pi? varie , buone e cattive, profonde e banali, umani e bestiali. Infine questo delirio bizzarro allontana dalle mistificazioni e si avvicina pi? di tante opere al concetto di spettacolo puro. Se era per me vinceva l'Oscar.


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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L'ultimo Samurai si pu? definire un buon film perch? c'? la ricercatezza storica nei costumi e nella rappresentazione dell'epoca Meiji per? l'unica pecca ? Tom Cruise che rimane sempre il top gun della situazine (io avrei preferito qualcuno tipo Steven Seageal). :brooding:

Troppo accentuato nella scenegiatura la similitudine della gurra Americana contro i pellirossa,anche perch? i samurai non avrebbero mai accettato uno straniero"gaijin" che per altro non conosceva la loro cultura, ma pittosto sarebbe stato meglio se avessero messo uno storico o un gesuita come ? successo veramente nella storia giapponese oppure la vita dell'antropologo francese che ? stato realmante accettato dai samurai.

Invece per quanto riguarda Kill bill molto bello il primo episodio della vedetta di lei che va in Giappone appositamente per predere la katana da questo signore che si faceva chiamare "hattori hanzo" per uccidere questo misterioso persoggio che ? Bill.

Quindi il fulcro del film si concentra su un revaival dei film di bruce lee tipicamete con riprese anni 70 "notare la tuta da motociclista che indossa Uma" e sulla grande arte della katana giapponese.

Invece sono rimasto un p? deluso dal secondo episodio dove non solo la (Uma Turman)non usa pi? l'arma che era fulcro del primo film ovvero la katana, ma addiritura va da un maestro cinese che gli dice che l'arte della katana samurai non vale niente (e qui sembra quasi se lo sceneggiatore sia cambiato... :glare: )

Un film pi? logico sull'arte della katana ? Into the Sun di Steven Seagal che combatte contro la mafia Giapponese(yakuza) e Cinese.

Anche qui c'? una fine un p? drammatica che si intreccia tra lo stile di girare il film tipicamente americano e con i tempi giapponesi.

 

L'imprtante comunque ? rivivere a secondo il proprio animo il profumo dell'arte Samurai :samurai: ...(Gong di sottofondo). :happytrema:

 

:arigatou: Kisuke :ninja2cltelli: :ninja::ichiban:

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Kill Bill ? un megamix di citazioni di film asiatici famosi, anche solo le musiche sono tratte da film di samurai, piuttosto che film asiatici moderni.

 

la protagonista non ha certo le pretese di essere un vero bushi, anzi nel discorso finale con Bill, chiarisce che il loro destino ? solo essere degli sporchi assassini senza onore. E comunque il bello del film ? la estrema esposizione spettacolare delle arte marziali e degli stereotipi tipici dei film asiatici. E' come un gran riassunto di tutte le belle scene e le tipiche trame dei vecchi film di HongKong e giapponesi.



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anche perch? i samurai non avrebbero mai accettato uno straniero"gaijin" che per altro non conosceva la loro cultura

Mumble mumble...non sono daccordo sai?

Considerando l'enorme rispetto insito nella cultura non solo samurai ma anche piu' in generale giapponese forse non gli avrebbero permesso di portare la spada o di indossare l'armatura...in fin dei conti:

Meglio tardi che mai
:arigatou:

 

 

(riecchime dopo che il pc e' andato per mirtilli...dannata scheda madre :ichiban: )

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aggiungo un intervista fatta di recente al maestro Ormas

 

Modificato: da Ughen

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