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Lorenzo

Non fà più piangere sapere quel che c'era

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che foto interessanti mauri, dove le hai reperite?

 

scusate non avevo messo la fonte:www.japanesesword.com


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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anche io avrei preferito un tachi con una tacca che un improbabile wakizashi...bisogna però vedere se avesse solo una tacca o se fosse proprio spezzata...

beh, comunque di tachi di Rai di varie generazioni se ne trovano in vendita... sono costosi ma si trovano.

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Potrei avere una spiegazione plausibile per questo. Con la seconda guerra mondiale gli americani si "interessarono del disarmo" dei giapponesi e compirono uno scempio storico. Passarono in trafila costringendo i cittadini a consegnare le loro armi, molte nihonto furono portate in america e questo lo sappiamo, ma in alcune prefetture fecero mettere tutte le nihonto di fila tra cemento e marciapiede in strada, poi con una bella passata di cingolato armato le spezzarono. Non so se è questo il caso perchè la spaccatura mi sembra troppo netta, escluderei un duello in quanto non credo sia possibile troncare una nihonto con un colpo, ma a giudicare da quello che dice la scheda sul periodo in cui si è rotta, potrebbe essere una spiegazione. Da quanto ne so molti pezzi vennero poi portati via ma non so darvi ulteriori dettagli sull'episodio storico.

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non è questo il caso. La spaccatura è netta perchè è stata tagliata. Nel caso di questa lama, lo hagire era probabilmente talmente profondo e accopiato con uno hakobore (neanche troppo "ko"..) da non lasciare altra scelta se non lo o-suriage.

D'altronde, una lama con kizu fatali per l'attuale sistema di certificazioni / mercato non vale nulla.

Modificato: da Lorenzo

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Molte volte abbiamo sentito parlare dello "scempio" che gli americani compirono nei confronti delle nihontō, scempio che indubbiamente c'è stato. Poche volte invece sembra che ci si soffermi a ragionare sulle cause che hanno scatenato tutto ciò. Se il Giappone non avesse invaso l'Asia ed il Pacifico con una pretesa di egemonia totale, probabilmente gli americani non gli avrebbero mai dichiarato guerra. Quattro anni di conflitto bellico e oltre duecentomila marines morti costrinsero gli Usa a sradicare da ogni cittadino giapponese la volontà di combattere e la falsa credenza che un uomo possa discendere dalla divinità che creò il loro arcipelago; lo stesso uomo che consegnò il potere ai militari vent'anni prima, i quali mandarono a morire quasi due milioni di soldati e condannarono a morte cinquecentomila civili quando nel marzo del '45 asserirono che il Giappone aveva ancora sufficienti risorse per poter combattere. Gli americani distrussero tutte quelle nihontō per un solo motivo: poiché erano armi. A decapitare migliaia di prigionieri militari e civili (la cui unica colpa era quella di essere nati cinesi) ed a decimare le prime file di fanteria statunitense con gli attacchi banzai (anche se i "banzai totsugeki" andarono a segno soltanto pochissime volte) non furono né il Kiyomizudera, né il Kinkakuji, né il Daibutsu di Nara né i dipinti di Hiroshige. Furono le spade giapponesi, che rappresentavano l'essenza più profonda dell'animo nipponico. Ecco perché venne distrutto quello che era ritenuto il simbolo di un militarismo che aveva portato un paese di contadini alla distruzione totale. Una volta parlai con un superstite di Iōjima che aveva visto tutti i suoi compagni cadere nella strenua difesa dell'ultima roccaforte nipponica nel Pacifico: mi disse che se all'epoca gli avessero offerto la possibilità di tornare a casa insieme ai suoi commilitoni e di far cessare all'istante la guerra avrebbe distrutto con le sue mani tutte le spade che c'erano in Giappone. Nemmeno la totalità delle nihontō vale una sola vita umana.

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L'intervento di Sandro, oltre ad essere commovente, ci offre veramente una lezione di saggezza nel tentativo di mantenersi equilibrati nei giudizi quando si toccano argomenti così tragici come quello della Seconda Guerra Mondiale (e si tenga presente che in questo caso il giudizio viene da un profondo conoscitore nonché amante della cultura giapponese).

 

Non aggiungo altro, se non che è grazie a persone come il Nostro "Apprendista Traduttore" (!) che questo forum diventa fonte di arricchimento, riflessione e talvolta quasi poesia!

 

prostro.gif

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Mi stupisce il post di Sandro, ma lo condivido.

 

GTO


"come le belle donne, anche le spade, ad un certo punto si stancano di essere solo osservate"

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Lorenzo, si potrebbe fare e accorparla ad una discussione precedente dove c'erano esposte anche le foto dei sequestri.

 

Quanto a questa riflessione, Sandro ha pienamente ragione: gli americani sapevano cosa facevano, rectius, i comandi americani sapevano come agire. Non facciamoci distrarre dall'arroganza e dalla rozzezza dei soldati semplici che eseguivano gli ordini, perchè non dobbiamo dimenticare che gli USA negli anni immediatamente precedenti e durante il secondo conflitto mondiale, commissiono a diversi esperti di psicologia e sociologia degli studi sulla psicologia sociale nipponica. Tra questi studiosi vi è Ruth Benedict, la sua opera (un pò rimaneggiata) che parla di questa analisi possiamo trovarla nel libro "Il crisantemo e la spada". Già dal titolo si riconosce centralità a quelle che sono le affermazioni di Sandro. Vi consiglio di leggerlo.


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