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ARTICOLI - Tecnica e tradizione: chiave di conservazione

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La recente stesura dell’ articolo sulle Koa Isshinto e una relazione sui metalli che dovrei ultimare a breve mi hanno fatto riflettere su molti aspetti legati alle nihonto e in particolar modo sulla funzione che la tradizione ricopre nel processo di conservazione della tecnica e più in generale della cultura nella sua interezza, e vorrei condividere questi pensieri con voi.

 

 

Tecnica e tradizione: chiave di conservazione.

 

L’ aspetto delle nihonto che inizialmente attrae interesse con maggior forza è indubbiamente legato all’ aura di legenda che circonda queste lame, alle imprese che nel Giappone antico vedevano protagonisti indomiti guerrieri accompagnati da tachi in grado di tagliare in due le montagne, fermare i corsi dei fiumi ed esprimere una propria volontà come permeate di una propria anima. Personalmente quello che più mi ha sbalordito è stata la semplice “costanza”. Ho trovato la mia ragione di studio e la spinta all’ approfondimento, nella secolare fedeltà alla tradizione che i maestri forgiatori giapponesi perpetrano da secoli con incrollabile dedizione. Trovo profondamente attraente la linea del kantei quale possibilità attraverso la sugata, per uno sguardo attento, di risalire all’ epoca di produzione dell’ oggetto, finanche alla scuola e al fabbro dalle cui mani la lama prende vita. Questa regolarità nel creare è simbolo di un immenso attaccamento alla tradizione, alla volontà di rendere un oggetto fedele ad un modello e costante nelle caratteristiche che lo contraddistinguono, in quanto l’ oggetto stesso si fa portatore di un significato che espleta le sue funzioni solamente se rigidamente incastonato all’ interno di immutabili linee guida. Questo ha reso possibile la straordinaria collocazione storica che va sotto il nome di kantei. Senza la tradizione di cui la nihonto si è fatta portavoce non sarebbe stato possibile risalire con tanta certezza ed oggettività alle origini di una lama. Tutte le informazioni pervenuteci sono il risultato dell’ attenzione e dello stretto controllo di cui la lama giapponese è stata oggetto nel tempo.

 

Parte di questo processo penso sia direttamente legato allo spirito nipponico, che eleva le applicazioni dell’ uomo nella loro forma più pura a pratiche spirituali, forse espressione della stessa pratica zen che permea questo popolo. Contrariamente però a quanto avviene per l’ ikebana o la coltura dei bonsai, la spada giapponese è un’ oggetto nato principalmente per assolvere ad una funzione specifica: lo scontro fisico. Ci troviamo quindi, all’ interno della cultura giapponese, al cospetto di un oggetto unico nel suo genere. Qualsiasi strumento atto all’ offesa è soggetto all’ innovazione che la tecnica naturalmente porta e in quanto tale ne subisce rivoluzioni e conseguenze. Le armi da taglio, indispensabili nel medioevo, sono andate via via scomparendo, sostituite nell’ atto della guerra da strumenti sempre più potenti ed in grado di coprire gittate sempre più lunghe. Perché allora la nihonto si è salvata dall’ estinzione e in tempi di guerra tecnologica e missili dalle gittate intercontinentali viene ancora forgiata con la maestria e la tecnica dei secoli passati? La risposta a questo interrogativo risiede nella tradizione, e nello stretto legame tessuto nel corso del tempo con l’ arte della lama giapponese. Quando i cambiamenti epocali hanno bussato alla porta, non hanno trovato la nihonto impreparata, che nel frattempo si era rivestita di un’ importanza non solo legata all’ aspetto offensivo, ma ad un più profondo significato spirituale. Quella che oggi esce dalle esperte mani dei maestri, risultato di antiche radici, simbolo immobile del perpetrarsi della tradizione, non è più un oggetto atto allo scontro, pur conservandone tutte le caratteristiche, ma l’ espressione dell’ attaccamento di un popolo alle proprie radici d’acciaio forgiato. La grandezza della nihonto, specialmente per noi europei, non può non rimandare alle vicende del nostro continente. Forse nessun altro lembo di terra ha sofferto nei secoli come l’ Europa per guerre e contrasti interni. Per lungo tempo il continente è stato scosso da fermenti e tumulti che hanno viste protagoniste le armi bianche quali unici strumenti per la conquista di diritti e territori altrui. Qui però l’ assenza di una valenza spirituale e tradizionale direttamente legata alle armi ha giocato un ruolo tristemente negativo nel conservarne e tramandarne la tecnica. Se la controparte giapponese è in grado di avvalersi di una storia documentata fatta di nomi, di luoghi e di tecniche costruttive, l’ Europa soffre di una carenza di documentazione, fonte di lacune incolmabili che non ci permettono di dare continuità e volto alla tradizione delle nostre lame. Tale carenza di dati non è attribuibile alla mancanza di tecnica; gli sforzi bellici avranno sicuramente dato origine ad oggetti di scarsa fattura dovuta alla necessità di armare grandi eserciti, ma le lame confezionate per i notabili di corte, personaggi di spicco e alti ranghi dell’ esercito erano oggetti di ottima fattura e ben rifiniti, capaci in alcuni casi di avvalersi di una tecnica della lavorazione dell’ acciaio alquanto progredita. La carenza di informazioni riportate ed il successivo decadimento della produzione di spade sono da imputarsi alla più ovvia delle ragioni: la fine della guerra all’ arma bianca. Tanto è bastato a far si che la tradizione si interrompesse senza lasciare traccia alcuna se non i reperti, diventati oggetto di collezione, che troviamo nei musei. Nessuna spiritualità accompagnava la lama europea e la sua tecnica di forgiatura, nessun significato più profondo che il mero utilizzo in battaglia e nessun significato e metafora venivano espressi attraverso la sua forma, quindi: fine dell’ uso, fine della produzione.

 

Alla luce di questi pensieri mi sono quindi trovato davanti due culture ben distinte e in qualche modo contrapposte nei modi e negli intenti. Da una parte quella giapponese, che vede la spiritualità dietro la materia, la riconosce nei piccoli gesti, nel portare avanti abitudini secolari che si trasformano col tempo in tradizione e quindi ne conserva con severa rigidità ogni tecnica e metodo. Dall’ altra quella europea, la nostra, dominante ed irruenta, evoluta e sempre un passo avanti, che sfrutta le proprie risorse fin quando necessarie e poi le sostituisce con il nuovo, senza troppo occuparsi del trascorso. Mi sono quindi trovato a pensare alla recente scomparsa di molte feste paesane e tradizioni popolari che hanno afflitto il nostro paese (io sono di Firenze e la scomparsa della festa della rifricolona ne è stato per me un esempio) e a vedere quindi la nihonto come baluardo contro il moderno incedere. E’ quindi forse la nihonto, oggetto di rara bellezza, una metafora attraverso quale guardare il nostro persorso e scorgervi il modo di rimpossessarci delle nostre tradizioni e trovare una cura per la loro conservazione e una via per trasmetterle a chi seguirà dopo di noi?

 

Emiliano.

 

 


"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Mi permetto di dissentire sul fatto che l'Europa non avesse quello spirito che Tu riscontri ancora nel Giappone.

L'Europa non solo l'aveva ma per tutto un suo periodo storico è stata permeata di questo che tutto vi ruotava attorno, Sei di Firenze, la città di Franco Cardini che su questo argomento a scritto parecchi libri su base totalmente storica, mi dirai che il nostro Medioevo è finito qualche centinaio di anni prima di quello Giapponese, nel frattempo abbiamo cambiato una serie infinita di regimi e di valori mentre loro mantengono l'Imperatore al culmine della loro piramide, non è detto che tra quattrocento o cinquecento anni la loro tradizione sia ancora viva come lo è ora, pensa che un cambiamento anche se forzato c'è stato ed anche notevole, la Spada viene considerata esclusivamente oggetto d'Arte e niente altro, a me in così poco tempo sembra un salto enorme, forse fin troppo per non pensare ad un rapido declino.

A meno di cinquanta chilometri da Te c'è Chiusdino con la rotonda di Monte Siepi dove la Spada di S. Galgano è ancora piantata nella roccia a ricordarci che per noi la Sua forma riveste il simbolismo più alto nella nostra religione" La Croce del Cristo"


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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Ciao Mauri,

forse nel mio solito dilungarmi mi sono reso poco comprensibile. Secondo me la forgiatura di un arma in Europa non ha mai avuto una valenza spirituale come in Giappone. L' oggetto in se poteva essere inteso come mezzo per raggiungere fini di natura religiosa (vedi le crociate), ma mai accostabile ad una pratica filosofica quale la nihonto. Noi le abbiamo sempre considerate alla stregua di un semplice oggetto nonostante la forma ne ricordasse una croce cristiana. In quel di chiusdino la spada nella roccia ha alimentato miti e leggende, ma se la guardi da vicino noterai una fascetta metallica. Qualche anno fa un vandalo l' ha spezzata in due con una martellata.

Purtroppo manca anche il rispetto, quello vero!

Emiliano.

 

 


"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Ciao Mauri,

forse nel mio solito dilungarmi mi sono reso poco comprensibile. Secondo me la forgiatura di un arma in Europa non ha mai avuto una valenza spirituale come in Giappone. L' oggetto in se poteva essere inteso come mezzo per raggiungere fini di natura religiosa (vedi le crociate), ma mai accostabile ad una pratica filosofica quale la nihonto. Noi le abbiamo sempre considerate alla stregua di un semplice oggetto nonostante la forma ne ricordasse una croce cristiana. In quel di chiusdino la spada nella roccia ha alimentato miti e leggende, ma se la guardi da vicino noterai una fascetta metallica. Qualche anno fa un vandalo l' ha spezzata in due con una martellata.

Purtroppo manca anche il rispetto, quello vero!

Emiliano.

 

 

 

Forse non è proprio così, basta già il mito per dire che la fucina in Europa ha radici di millenni più antiche di quelle Giapponesi, solo per rimanere nelle Terre nostre potrei citare la fucina di Vulcano

 

Ma prima ancora i culti legati al fuoco ed ai metalli, le lame, comprese quelle Vichinghe a cui veniva dato un nome, per cui in un contesto tradizionale venivano considerate al pari di componente adulto della tribù, il gladio romano che in alcuni casi era parte delle insegne, , La Durlindana, la Tizzona senza dimenticare il ciclo Arturiano con Excalibur che tanto ha influito sulla Cavalleria Occidentale, è vero che non è stata esaltata come in Giappone, ma solo perche la Cavalleria Occidentale, a parte alcuni casi sporadici Tipo Giovanna d'Arco o Matilde di Canossa non assegnava alle Famiglie per cui a tutti i componenti il titolo di Cavaliere ma solo ad i maschi, solo alcune Caste hanno continuato a dare a tale arma un significato legato al proprio Onore, i Militari, gli Ufficiali a tutt'oggi compiono il loro giuramento alla Repubblica Italiana con sciarpa e Sciabola, La sciarpa è azzurra perché rappresenta la Repubblica Italiana ma ha ancora lo stesso significato che aveva il fazzoletto o altro capo portato per onorare la dama dal Cavaliere durante il torneo o la battaglia, un po' come un insegna.

 

In Francia a Dreyfus quando è stato degradato è stata spezzata la sciabola d'ordinanza.

ec.jpg

 

Tornando a S. Galgano, Se sei stato avrai visto che in una teca di vetro nella cappella laterale, ci sono due arti superiori ormai scheletrici, si dice che già all'epoca del Santo qualcuno era andato intorno alla Spada ed un lupo si è preso tale trofeo come tributo, Tanti anni fa si poteva ancora accarezzare la lama che non era protetta come ora, io così la voglio ricordare, allora per tornare a noi Ti dico che è stata chiusa qualche anno fa quando un Giapponese dopo aver letto le storie del Graal ha cercato di estrarla, non so come si scrive e ancora come si legge Artù in Giapponese ma penso che foneticamente non suoni bene.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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...beh ragazzi, gli imbecilli mica hanno una nazionalita'...

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...comunque, quello che rende immortale, se vogliamo, la spada giapponese, a prescindere dal fatto che in un migliaio di anni ha subito ben poche mutazioni, a differenza della spada occidentale,che da agile gladio diventa pesante spadone, sottile spadino fino al fioretto per poi tornare alla sciabola, e' la sua pratica che a parte il periodo post bellico, e' stata attuata fino ad oggi con lo stesso codice di rispetto ed onore (non da tutti purtroppo). Da noi in occidente la spada medioevale non e' parimente diffusa e la scherma e' diventata uno sport di pura tecnica. Da noi sarebbe assurda una universita' dove si studia spada medioevale come quelle in Giappone dove si studia kendo. Nella nostra cultura, la spada e' quella che si regala ai bimbi a carnevale o quella che si appende al muro o, come simulacro di antichi onori, quella di latta che si usa nelle parate o nei giuramenti. Non fa parte della nostra anima. Un kendoka (giapponese) porta dentro di se lo spirito dei samurai( anche qui, non tutti), un nostro schermitore , non incarna un crociato o un moschettiere. Questione di cultura e tradizione; l'onore di quel reparto di cavalleria che a sciabola sguainata attacca una postazione di mitragliatrici avendone ragione, ormai si sta disperdendo nelle nebbie della memoria, e' solo un racconto di guerra, non fa parte della nostra anima. Questione di cultura e tradizione... :arigatou:

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Riguardo allo spirito simbolico della spada mi sento anche io di affermare che in occidente non ha la valenza che è stata data in Giappone. Proprio nel particolare.

 

In Giappone solo ed esclusivamente i samurai potevano portare una katana, addirittura per legge. In occidente la valenza simbolica può essere data alle armi in generale, molto spesso ciò che distingueva un cavaliere da un fabbro, da un pirata o da un qualsiasi altro uomo armato era più il cavallo, gli stemmi, i titoli e il fatto di mantenere dei servitori o scudieri, spesso anche solo la ricchezza.

 

In giappone un samurai si distingueva anche solo in kimono al mercato, semplicemente portando il Daisho

Che anche in occidente la spada abbia avuto e ancora oggi abbia valenze simboliche è incontestabile, basti pensare alla stessa nomina a cavaliere dove il re appoggia la sua spada sulle spade dei "sir" o semplicemente alle sciabole degli ufficiali dell'esercito ancora oggi, come diceva mauri.

Quello che voglio dire è che le differenze sono davvero molte, di carattere storico, di date (non dimentichiamo che i samurai giravano ancora con il daisho quando qui avevamo le macchine a vapore e i lampioni a gas e negli stati uniti c'era il far west) e quindi un paragone è più difficile di quello che sembri.

Tuttavia non esiste cultura nella quale la spada specificatamente abbia ricevuto un valore simbolico così importante come la katana, simbolo mitologico dall'alba della stessa cultura, simbolo della provenienza divina dell'imperatore, simbolo della più importante casta sociale, simbolo votivo a templi, simbolo di massimo riconoscimento come dono, oggetto inarrivabile ai più anche solo come costo. Mito e leggenda.



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Solo per dovere di cronaca:

Ho avuto il piacere di conoscere i due fortunati abitanti della chiesetta che custodice la spada di san Galgano nonchè gestori del negozio di souvenir attiguo. Lui è un amichevole e loquace camionista che rientra a casa tra un viaggio e l' altro e lei (la moglie) casalinga a tempo pieno. La spada è stata spezzata da un giovane di Chiusdino (un pò il matto del villaggio) che vestito da monaco si era introdotto nella chiesa al fine di portare in dono la leggendaria lama, nientemeno che al papa. Il comandante dei carabieri, accorso dopo la chiamata, avendo ben presente il soggetto ha concluso la vicenda con due zuppe (pacca sul collo in toscano) e un rimprovero. La vera origine della spada ed il modo in cui essa sia finita conficcata nella roccia ha nel tempo sollevato più di un dubbio. Per dipanare tali dubbi un gruppo di esperti ha eseguito delle rilevazioni previo consenso della curia: ebbene neppure i più moderni strumenti sono riusciti a penetrare per più di venti centimetri al di sotto dello strato roccioso. Il mistero della spada nella roccia rimane tale.


"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Le leggende sono belle perchè rimangono tali e per questo devono essere acettate, scritte su tesi o raccontate da solerti venditori di reliquie, sè rimangono vive hanno ancora un significato, lo stesso che si perde appena queste vengono musealizzate(termine buonista per dire messe in soffitta), spero che la spada resista ancora per molto a tutti i matti che può produrre il paese di Chiusdino e dintorni, ed a quelli che arrivano da fuori.

Purtroppo quello che mi sembra di notare nella spada giapponese è che sia già iniziato questo processo.

Spero di sbagliarmi, ma riconsideriamo anche il nostro approccio su questa reliquia.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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Discussione interessantissima, grazie per l’ottimo spunto che ci state offrendo. Per quel che mi riguarda credo che anche in Europa sia stata data, perlomeno in passato, una grande importanza alla spada: basti pensare che le nostre spade medioevali ricordavano la forma della croce cristiana. In tantissimi racconti cavallereschi ci sono pagine e pagine dedicate alla descrizione di spade straordinarie, intese quasi più come esseri viventi che come oggetti. Ovviamente, in realtà, la si considerava a tutti gli effetti per quello che era, uno strumento da guerra. Sicuramente i samurai giapponesi davano alla katana più valore spirituale di quello che i nostri guerrieri dessero alla spada. Non bisogna, tuttavia, mettere un samurai sullo stesso piano di un soldato normale; sarei più propenso ad accostare, come preparazione fisica e mentale, la figura del bushi a quella di un cavaliere templare. Era infatti scontato che questi ultimi avessero una spiritualità di molto superiore rispetto ad un qualunque “uomo d’armi”, spiritualità che poteva portare il cavaliere a creare un vero e proprio legame con la sua spada.

 

In base alla mia esperienza posso dire che i giapponesi, almeno a quelli che interessa, siano estremamente orgogliosi delle loro spade e sono certo che in questo campo si considerino, per come la penso a ragion veduta, i migliori al mondo. A tal merito vorrei portare alla vostra attenzione un esempio che per quanto banale spiega questa loro convinzione. Giusto la settimana scorsa mi è capitato di dare un occhiata ad un nuovo cartone animato ambientato in un medioevo che ricorda certamente il nostro. Nella città che fa da scenario alla storia (perlomeno all’inizio), l’attività principale è quella della produzione di spade con un metallo chiamato tamahagane. Ovviamente tutte le spade hanno forme europee, e il processo di forgiatura è lo stesso che sarebbe stato possibile vedere secoli fa in una delle nostre città. La spada dunque è vista come un simbolo importante (passaggio da padre in figlio, strumento volto alla protezione dei bisognosi…), ma resta pur sempre un “oggetto”. Viene chiamata semplicemente “ken”. Ad un certo punto compare un personaggio abbastanza misterioso che cinge al suo fianco una spada che per gli altri è strana, ma che lui chiama con il nome di katana (esattamente quella che conosciamo noi). Anch’egli forgia la propria lama con il tamahagane, ma a differenza degli altri il personaggio in questione entra in simbiosi con quello che crea tramite una sorta di rito magico nel quale scandisce ad alta voce ed in tono solenne una serie di operazioni che agli altri suonano stranissime; queste operazioni sono esattamente tutti i processi necessari alla realizzazione della spada giapponese dall’inizio alla fine, politura compresa. Alla fine di tutto ciò, tra lo stupore generale, egli afferma che dallo stesso metallo può nascere, in base allo spirito che si mette in ciò, una semplice arma oppure un “qualcosa di vivo” :arigatou:

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dobbiamo assolutamente recuperare quel cartone sandro!mi riesci a dare il titolo esatto?

 

 

Vorrei anche riporre l'attenzione su quello che forse era l'argomento principale del topic e cioè se la aderenza alla tradizione artigiana sia effettivamente una chiave di conservazione.

 

A questo proposito inserirei una ulteriore riflessione: se fosse invece una sorta di spirito evolutivo ad animare la storia delle nihonto e conformare così chiaramente le caratteristiche di queste lame?

La mia idea è che ogni tosho tenda a produrre la migliore lama che possa, al meglio delle proprie possibilità e se adotta uno stile non è solo per tradizione, ma perchè è convinto che facendo in un certo modo si ottenga il miglior risultato.

Ci sono centinaia di forgiatori che hanno semplicemnte tramandato o migliorato un certo stile (basti pensare a scuole come Kanefusa, Gassan etc, presenti ancora oggi dopo più di 20 generazioni..) ma non sono forse gli innovatori quelli che consideriamo i più grandi? Masamune, Tadayoshi, gli Ichimonji, Kotetsu, Kyomaro non sono forse famosi perche hanno introdotto delle rivoluzioni?

Non credo quindi che sia la tradizione ad aver conservato la forma e le caratteristiche delle nihonto ma piuttosto il fatto che la morfologia di base è simile durante gli anni perchè tende verso la perfezione. Una perfezione praticamente raggiunta.



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Alcuni nostri ordini religiosi possono a buon diritto essere paragonati alla casta Samurai, nei loro molteplici aspetti avevano un etica comportamentale molto simile quasi identica, le differenze le possiamo riscontrare solo quando preponderante in alcune scelte è l'aspetto Religioso.

 

Non solo I Templari, ma anche I Teutonici, di Rodi , gli Ospitalieri divenuti poi di Malta, tutti più o meno legati alla nostra religione hanno subito gli alti e i bassi del volere del papato oltre a quello dei regnanti.

 

Si sono dovuti adattare e magari fondere per far sopravvivere un idea. L'idea di Cavalleria nelle guerre, almeno per noi, è parte integrante delle novità dettate dall'uso di nuovi mezzi, nella prima guerra mondiale l'Aviazione la fa da padrona essendo l'Arma nuova in cui convergono gli ideali e le speranze dei singoli che fanno domanda per entrarvi a farne parte, quasi tutti gli Ufficiali provenienti dall'Arma di Cavalleria, lo stesso vale per i Tedeschi con il loro Barone Rosso ed il suo circo colorato.

 

Nella seconda Guerra Mondiale il nuovo che avanza sono i Paracadutisti ed anche qui un travaso di Ufficiali provenienti sempre dalla Cavalleria, basta cercarne i Cognomi e si scoprono i nipoti di quelli che si erano battuti dal nostro medioevo in poi.

Senza dimenticarci dei Mezzi d'Assalto della allora Regia Marina, se qualcuno ha voglia si vada a cercare la lettera testamento di Teseo Tesei, inventore assieme a Toschi del "Maiale, prima della Sua ultima missione su Malta, ci si renderà conto che quello che pensa non è molto dissimile dal pensiero di un Samurai o di un "Vento Divino".

 

Un passo:

" L'esito della missione non ha molta importanza, e neanche l'esito della guerra.

Quello che veramente conta è che vi siano uomini disposti a morire nel tentativo e che realmente muoiano, perchè è dal sacrificio nostro che le sucessive generazioni trarranno l'esempio e la forza di vincere."

 

E poi ancora, che significato ha la cintola in cuoio che cinge ancora il saio dei Cistercensi e di S. Bernardo se non quella di sostenere una ormai improbabile Spada.

 

Se avete voglia di leggere:

 

Raimondo Lullo Libro dell'Ordine della Cavalleria con introduzione di Franco Cardini ed. Arktos

 

Franco Cardini L'acciar de'cavalieri ed Le Lettere

 

Franco Cardini I Poveri Cavalieri del Cristo Il Cerchio

 

Autori Vari I Templari la Guerra e la Santità Il Cerchio

 

Alfredo Saentz La Cavalleria la forza delle armi al servizio della verità inerme Il Cerchio

 

Wolfram von Eschenbach Titurel il guardiano del Graal Il Cerchio

 

Maurizio Santi I Monaci Cavalieri di Grosseto ed. Settimo Sigillo

 

E su S: Galgano:

 

Alex R. Falzon Re Artu in Toscana nuova immagine editrice

 

Scusa Yama non ho visto il Tuo intervento, stavo scrivendo se credi cancella il tutto.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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dobbiamo assolutamente recuperare quel cartone sandro!mi riesci a dare il titolo esatto?

 

 

Vorrei anche riporre l'attenzione su quello che forse era l'argomento principale del topic e cioè se la aderenza alla tradizione artigiana sia effettivamente una chiave di conservazione.

 

A questo proposito inserirei una ulteriore riflessione: se fosse invece una sorta di spirito evolutivo ad animare la storia delle nihonto e conformare così chiaramente le caratteristiche di queste lame?

La mia idea è che ogni tosho tenda a produrre la migliore lama che possa, al meglio delle proprie possibilità e se adotta uno stile non è solo per tradizione, ma perchè è convinto che facendo in un certo modo si ottenga il miglior risultato.

Ci sono centinaia di forgiatori che hanno semplicemnte tramandato o migliorato un certo stile (basti pensare a scuole come Kanefusa, Gassan etc, presenti ancora oggi dopo più di 20 generazioni..) ma non sono forse gli innovatori quelli che consideriamo i più grandi? Masamune, Tadayoshi, gli Ichimonji, Kotetsu, Kyomaro non sono forse famosi perche hanno introdotto delle rivoluzioni?

Non credo quindi che sia la tradizione ad aver conservato la forma e le caratteristiche delle nihonto ma piuttosto il fatto che la morfologia di base è simile durante gli anni perchè tende verso la perfezione. Una perfezione praticamente raggiunta.

 

La tradizione artigiana già ad alti livelli stà cambiando, l'uso del maglio è uno dei segni più evidenti, il suo rumore è meccanico e con la sua ciclica continuità non è umano, almeno non quanto una battitura a tre o a quattro.

Domanda imbarazzante: "allora perchè non usare una pressa?"

Che poi a livello personale ogni forgiatore cerchi di dare il meglio di sè, può rimanere un'aspirazione ed anche il punto fermo di ogni scuola, anche noi discutiamo se siano o no necessarie le purificazioni e tutto il resto, in alcune foto vediamo il padre del Maestro Yhishihara farle con il tradizionale perizzoma e spero non siano state eseguite a beneficio di una qualche propaganda, la mia domanda è il Figlio fà lo stesso o pensa che questo aspetto della tradizione come l'uso del maglio sia marginale o addirittura irrilevante?

Tu fai i nomi di innovatori, ma queste innovazioni sono solo ad uso estetico o cercano di seguire dei dettami derivanti dall'uso pratico in battaglia o anche solo nel combattimento individuale, bisognerebbe sapere quali richieste venivano loro espresse dai vari loro clienti.

Se fosse così ad oggi le innovazioni che ci potremmo permettere sarebbero quelle di nuovi materiali o appunto l'uso di presse per schiacciare il metallo per arrivare ad un tamahagane fatto magari in una super fornace dove gli ingredienti vengono riprodotti al millesimo a seconda che ci si ispiri ad una Koto, Shinto o altro ancora arrivando magari all'utilizzo del sottovuoto per togliere i difetti.

Queste sarebbero migliorie?

Noi pensiamo che la forma della Katana abbia raggiunto il suo massimo splendore ma è pur vero che è parecchio che non viene più usata in battaglia, non è un cannone che da quando è stato usato la prima volta a continuato ad evolversi ed essendo in uso anche ora si stanno facendo prove con i laser e l'energia cinetica.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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Lo studio e la sua divulgazione delle Bijutsu Token come praticato oggi ha radici contemporanee anche se permangono in esso molte tracce del passato.Se volessimo prendere in esame l'antico metodo di trattazione tipicamente Honnami dal Muromachi all'Edo jidai per arrivare ai nostri giorni potremmo certo affermare che furono Honami Koson e Yoshio Fujishiro a stabilire le basi della moderna metodologia di studio storico scientifico della Spada Giapponese.

Seguirono il loro esempio molti altri esponenti illustri quali Kunzan,Michihiro,Yoshikawa, ecc.

Dopo l'Haitorei la spada cadde in una profonda crisi,con la cancellazione della casta dei guerrieri per editto imperiale vennero meno un intera industria manifatturiera armaiola creando un vero e proprio tracollo di molte botteghe.Il rinnovamento degli armamenti e la creazione di un esercito Nazionale con equipaggiamento moderno forgiato sull'esempio Europeo sancirono un vero e proprio abbandono della Katana,che per inciso già nell'ultimissimo periodo del Sengoku Jidai aveva perduto gran parte della sua valenza ed efficacia tattica.Durante il periodo Meiji forono pochissimi i kaji tosho che portarono avanti la tradizione sotto il protettorato imperiale.Fondamentalmente la forgiatura della spada era praticata in quegli anni maggiormente per venire incontro alle esigenze di Templi quali Ise che richiedevano periodicamente Hono-to,erano molto rare nel Meiji commissioni da parte di privati.La reintegrazione della Katana nell'esercito fu fortemente voluta a scopo simbolico da una sparuta frangia oligarchica di stampo militar ultranazionalistica che nel corso dei decenni portò il Giappone sull'orlo della rovina.

Bisogna fare una netta distinzione tra le insite caratteristiche che corrono tra una lama forgiata nel periodo Taisho o Showa ed una dell'Heisei riscontrabili innanzitutto nell'imprescindibile coesistenza di due fattori non certo trascurabili quali capacità di taglio e bellezza estetica.La recente produzione Gendaito si differenzia da quella che l'ha preceduta sopratutto per una maggiore libertà espressiva del Kaji nalla manifattura delle sue opere che molto spesso eccellono per il loro marcato carattere estetico a discapito però della potenzialità marziale,spesso del tutto ignorata.Anche questa caratteristica della produzione contemporanea,come altre possibilmente rintracciabili,si può riallacciare ai precedenti trascorsi del periodo Edo.E' già in questo periodo infatti,e grazie anche ad una reale perdita di efficacia della spada già riscontrata per ovvie motivazioni nel periodo prima menzionato,si perde in effetti quell'armonia tra estetica e potenzialità belliche che contraddistingueva la produzione Koto ed alla quale spesso si ispireranno molti Tosho dallo Shinshinto ad oggi.

Oggidì ci si riferisce spessissimo al termine Bijutsu Token,spada d'arte,per sottolineare in maniera precisa la valenza artistica della spada giapponese.E' proprio grazie alla valenza artistico culturale intrinseca in questa spendida arma che un minuto gruppo di studiosi si appello all' alto Comando Americano per salvare le sorti delle Nihon Token dall'oblio storico e dalla distruzione promossa dagli Alleati.Come è ben noto la pribizione della detenzione e della manifattura della spada giapponese potò alla perdita di un intera generazione di armaioli che non poterno dedicarsi alla forgiatura.

Il fortuito recupero della tradizione armaiola legata alle Nihonto fu dovuto essenzialmente alla forzatura della visione prettamente artistica su quella marziale della spada giapponese .Nonostante le sorti alterne della Katana è possibile affermare che la sua mancata scomparsa è dovuta essenzialmente alla precisa volontà di pochi nel lasciare ininterrotto il suo lignaggio culturale pofondamente legato al popolo giapponese.

La spada giapponese non è il solo simbolo del buke ma in prima istanza soprattutto della nobiltà,la casta dei Kuge.

Fu il periodo Azuchi/Momoyama a segnare in qualche modo quelle che saranno le linee direttive promosse in seguito dallo Shogunato Tokugawa.Durante il Sengoku Jidai e prima che Toyotomi Hideyoshi diventasse Taiko e promulgasse il cosiddetto Katanagari,la spada ,come anche la lancia e altre armi minori,erano molto popolari presso molte fascie della popolazione.Prima che la mobilità sociale Giapponese potesse essere blindata da Hideyoshi prima e sopratutto dai Tokugawa in seguito,non esisteva una vera e propria casta guerriera tant'è che molti famosi condottieri del periodo degli stati combattenti avevano umili origini.E' Toyotomi stesso ad informarci di come fosse essenziale innanzi tutto occuparsi del predominio militare per poi occuparsi dell'opportuno aggiustamento e cura dell lignaggio e discendenza.L'intera carriera politico militare di Toyotomi Hideyoshi raggiunse il culmine con la nascita infatti del figlio Hideyori,la realizzazione di un sogno di riscatto postumamente infrantosi poi con l'assedio di Osaka.

A livello storico vedo l'associazione della casta dei Buke con l'ordine Templare una forzatura priva di fondamento.La casta samuraica aveva dei precetti ben lontani da quelli promossi dai diversi ordini religiosi presenti nell'antico Giappone feudale.In linea di massima volendo cercare la similitudine a tutti i costi io mi rapporterei meggiormente alle divere sette di Shugensha o Yamabushi dislocati in moltissimi monasteri del Giappone antico,capaci di fare il buono e il cattivo tempo costituendo, in divere occasioni e a seconda dei casi, da valido alleato o acerrimo nemico.il Costituirsi di un importante centro religioso a Dewa-San-Zan rese possibile il proliferare di un intensa attività armaiola e il costituirsi di un importante Mon quale quella della Ko Gassan tanto per fare un esempio.L'esistenza di Sohei o Shugendo è nota dal periodo Heian ed è dal Kamakura che i monaci guerrieri entrano prepotentemente nella storia politico militare a fasi alterne ma sempre con decisione.E' notissimo ad esempio l'evento culmine che sancì di fatto la perdita definitiva del peso politico e militare che per secoli caratterizzò Sohei.Mi riferisco all'abbattimento dell'Enryakuji voluto da Oda Nobunaga il 29 settembre del 1571,precedentemente e apertamente manifestatosi contro l'unificatore del Giappone il monastero venne cancellato con il relativo sterminio della popolazione civile limitrofa.Lo scontro tra bushi e Yamabushi poc'anzi citato potrebbe essere forzatamente raffrontato con la caduta dell'ordine dei Templari ad opera di Filippo il Bello di Francia...

Ecco, sono proprio gli Yamabushi ad incarnare,volendo a tutti i costi tracciare un parallelismo,molte delle caratteristiche riscontrabili anche negli ordini religiosi combattenti Europei.La nota potenza economica e politica,l'indiscutibile popolarità e favore che godevano presso il popolo,la protezione che esercitavano nei confronti dei pellegrini,la convivenza di religiosità e marzialità ttti elementi comuni che comunque andrebbero certo inquadrati nei ripettivi contesti socio culturali. :arigatou:


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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Molto interessanti queste Tue precisazioni, mi sembra di capire che anche Tu metti in evidenza che prende sempre più campo il fatto Artistico ed estetico distaccandosi a volte totalmente dal funzionale.

E' vero che ormai la spada in quanto tale non riveste più nessuna funzione che per sintetizzare definirei militare, se non legata alla vera e propria rappresentanza, o di collezionismo, ed è anche per questo che penso che insistere sulla tradizione in molti casi si rasenti la forzatura.

 

Hai messo in evidenza che l'ultimo grosso incremento di questo in chiave tradizionale si è avuto con lo spiccato Nazionalismo Nipponico che poi ha portato alla II Guerra Mondiale assieme a Germania e Italia.

 

La sconfitta della Triplice ha portato alle restrizioni che ancora oggi penso si facciano sentire in questo campo in Giappone, sia a livello Militare, che nella definizione di ciò che è o non è tradizionale senza per forza debordare nel Nazionalismo, se ne sono visti alcuni aspetti anche negli scritti dello stesso Yukio Mishima, è comunque difficile ed a volte anacronistico parlare di un manufatto cercando di svincolarlo dalle sue funzioni primarie, bisogna avere anche l'onestà intellettuale di dire che una Katana o una qualsiasi lama Giapponese è bella proprio perché è una lama, un'arma.

 

Difatti su questo forum non si parla mai dei vari forgiatori che anche in maniera tradizionale realizzano coltelli o manufatti per uso comune, come poco si parla della ceramica o della tintura delle vesti tradizionali, in Giappone anche per queste forme tradizionali di artigianato esistono "Tesori Nazionali".

 

D'altra parte se in quel meraviglioso paese che è il Giappone non ci fossero state guerre o in tutti i casi scaramucce tra gli stessi esponenti della casta Samurai la spada Giapponese in quanto tale non avrebbe avuto l'evoluzione che l'ha portata ad essere quello che noi apprezziamo di essa.

 

Non auspico certamente che ci siano altri periodi come quelli che l'hanno portata al suo massimo splendore, ma è pur vero che sono quelli che l'hanno fatta Vivere e l'hanno vista crescere.

 

In Europa una fabbrica produttrice di pentole a opera di un geniale personaggio si è messa a costruire una pistola, la Glock,, innovativa ed a tutt'oggi, considerata da tutte le Forze Speciali, una delle migliori al mondo.

Pensiamo: il nostro interesse per i forgiatori Giapponesi se gli stessi si impegnassero a costruire padelle anche in modo tradizionale, sarebbe lo stesso?


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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La katana per essere un vero capolavoro dovrebbe racchiudere in sè sia una considerevole e letale potenza di taglio che una certa valenza estetica.I due fattori dovrebbero coesistere in armonia.Far prevalere uno sull'altro equivale a trascurare la vera essenza della spada giapponese.

Anche se è vero che molti tosho hanno spesso trascurato questo principio è pur anche vero che molte Gendaito riflettono questa basilare linea di principio,e sarebbe corretto scendere in generalizzazioni.

Durante il periodo Shinto e Shinshinto hanno convissuto perfettamente lame che avrebbero potuto avere un ottima capacità di taglio con spade,per quanto belle e ricercate ancora oggi,piuttosto inutili in battaglia.Una certa licenza nella forgiatura della spada giapponese è possibile anche riscontrarla nel periodo Koto e più precisamente nel Nambokucho Jidai dove a causa della coesistenza di due distinte e rivali corti imperiali gli armaioli erano chiamati ad impressionare in ogni modo possibile il nemico.

Dopo questa breve ma spero anche interessante digressione,la produzione del periodo Edo rifletteva parallelamente la situazione di relativa pace interna alla Nazione con un diffuso benessere economico dovuto principalmente all'attiva operosità dell'emergente classe mercantile,che dominerà ben presto il paese dopo la caduta dei Tokugawa.La committenza fece in modo di condizionare gli stili modellandoli sull'esigenze estetiche più estreme proprio in virtù della dissolutezza edonistica tipica di quel periodo,come ben emerge anche dalle stampe dell'epoca fedeli testimoni del clima che si poteva respirare nelle grandi citta quali Edo o Osaka.

In questo caso credo non sarebbe del tutto fuori luogo azzardare un parallelismo con la situazione interna al Giappone degli ultimi trenta o quarant'anni.

 

Difatti su questo forum non si parla mai dei vari forgiatori che anche in maniera tradizionale realizzano coltelli o manufatti per uso comune, come poco si parla della ceramica o della tintura delle vesti tradizionali, in Giappone anche per queste forme tradizionali di artigianato esistono "Tesori Nazionali".

 

E' emerso che storicamente i kaji-tosho e relative botteghe non si occupassero sovente della sola produzione armaiola.

Ci sono esempi ,spesso illustri ,di kaji che realizzavano parallelamente oltre all'abituale forgiatura di spade anche tosogu,tessen,e articoli da coltelleria o strumenti per carpentieri come pure comuni oggetti in ferro battuto quali candelabri,lanterne,specchi ecc.

La succitata Ko-Gassan mon non era dedita alla sola forgiatura delle note spade caratterizzate dall'Ayasugi-kitae ma faceva fronte anche alla continua richiesta,da parte dei templi ai quali era sottoposta ,anche di oggetti d'uso comune quali splendidi specchi lavorati,elementi decorativi,incensieri,candelabri e lanterne riccamente lavorate e traforate.

Molti furono i tosho che dovettero abbandonare,dopo l'Haitorei,come sopra accennato la loro attività principale ma alcuni capiscuola famosi del periodo Edo si dedicarono alla coltelleria a tempo pieno,questo è vero, e sarebbe non propriamente corretto affermare che sulle pagine di questo Forum non se ne sia parlato.

In verità benchè questo sia un luogo di studio dedicato alla spada giapponese a più riprese sono stati citati diversi noti forgiatori molto popolari e apprezzati a livello internazionale nell'ambito della coltelleria e della carpenteria.Molto nota ad esempio è l'esperienza nel campo della coltelleria dei membri della Edo Ishido Mon che dopo l'Haitorei diedero vita ad una nuova tradizione di famiglia che perdura ancora oggi ininterrottamente.Hideo Ishido è l'attuale caposcuola e di lui ho avuto modo di parlarne in diverse occasioni.

Anche la famiglia Fujiwara di Seki ,visto che è stata citata sopra,è molto nota oltre che per le loro spade anche per la loro produzione di coltelleria.

Molti tosho contemporanei inoltre hanno affiancato al loro apprendistato da spadai anche quello di coltellinai,un caso su tutti è quello di Amada Akitsugu ma potrei citarne molti altri. :arigatou:


La vittoria è di colui,

ancor prima del confronto,

che non pensa a sè

e dimora nel non-pensiero della grande origine.

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dobbiamo assolutamente recuperare quel cartone sandro!mi riesci a dare il titolo esatto?

Allora, il cartone si chiama Seiken no Katanakaji, conosciuto anche come The Sacred Blacksmith. Sono inoltre riuscito a trovare la parte di video che ci interessa, inizia da 4:40 in poi. Purtroppo questa versione non presenta sottotitoli. Decidi tu poi, Yama, se spostare questo mio intervento in Off-topic.

 

http://www.youtube.com/watch?v=GLUXmut4IeU&feature=related

 

:arigatou:

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Discussione molto interessante, mi complimento con tutti per i ricchi contributi.

In ogni intervento traspare una misura personale delle valenze determinanti la spada giapponese.

Personalmente ritengo che il peggior errore nel valutare una nihonto sia partire dalla valutazione della sua efficacia.

L'efficacia....un concetto molto sfuggente , decisamente difficile da valutare soprattutto se si tiene in considerazione che di pari passo all'evoluzione (o involuzione talvolta...perchè no!?) della nihonto nei secoli anche lo stesso concetto di metodo di utilizzo e finalità da perseguire nell'utilizzo è mutato estremamente.

Quando leggo commenti entusiasti sulla prove di taglio e sui rating che ne conseguono rimango sempre un po' perplesso.

Il fatto che in una determinata situazione, maneggiata da un determinato individuo, una lama abbia ottenuto un o-wazamono non dice molto su una lama. Ho sempre cercato di spiegare per esempio che tali test possano dire assai di più sul "tagliatore di turno" o sul "togishi del caso" che sulla lama in sè.

Mi domando se questa cosa dell'efficacia, intesa come esame e giudizio sull'efficacia di una singola lama, non sia più un ossessione dell'esaminatore che un concreto strumento di riflessione sulla valenza di una nihonto.

Ossessione... sì. L'ossessione di voler dare un giudizio, un valore (e un prezzo) ad un oggetto sulla base di criteri restrittivi, limitati, inattendibili (a causa delle numerose variabili temporali e contingenti in gioco), ed ancora inique, inesaustive , soggettive e via discorrendo.

Ancora dunque sull'efficacia, ancora dunque a parlare di lame comparando un oggetto ad un'altro dimentichi magari degli enormi lassi temporali che separano i due oggetti, le finalità specifiche differenti di due oggetti.

Mi domando sulla base di cosa abbiamo talvolta la presunzione di dare un voto all'efficacia di una lama, al lavoro di un tosho se utilizziamo come elementi di giudizio solo una accozzaglia parziale, inattendibile e storicamente incongrua di paramentri di giudizio soggettivi.

Il fatto che in alcuni periodi storici si sia data maggior enfasi ad aspetti estetici è evidente agli occhi di chiunque, questo però non permette a mio parere di discriminare arbitrariamente giudicando un'opera shinshinto "meno efficace" di una koto. Trovo che queste generalizzazioni siano assai controproducenti.

Lo stesso principio per cui una shinsakuto sia "a prescindere" meno "efficace" di una nambokucho è una vera ingiusta discriminazione alimentata da una forma di pregiudizio generalista e ben poco razionale.

Ammettiamo poi -sempre generalizzando- che vi siano differenze sull'efficacia (ed ancora mi domando come sia possibile confrontare l'efficacia su due lame così distanti temporalmente e quindi nelle finalità, nel tipo di bersaglio, nel tipo di fruitore ipotetico)mi domando: queste differenze sarebbero poi così abissali? Sarebbero poi così marcate? Non penso onestamente.

Infine dunque ritengo -ed ora generalizzo io perdonatemi- che la meraviglia tecnologica ed estetica della nihonto sia una caratteristica diffusa, presente nella spada (in diverse misure e sfumature) durante l'intero millennio, errato attribuire voti con leggerezza a parer mio, errato sentenziare per intendersi.

Insomma se abbiamo davanti a noi una nihonto la cosa migliore è imparare a riconoscerne le qualità utilizzando i nostri sensi, non i nostri preconcetti, e nemmeno tanto le valutazioni altrui per quanto autorevoli possano essere. Capire una spada significa esaminarla con cura indagando su quali precise soluzioni tecniche sono state utilizzate da un determinato tosho , quanta e quale abilità essa testimonia, e comparare il tutto con il contesto storico a cui la spada appartiene, punto.

Se poi si vuole banalizzare sull'efficacia allora posso serenamente affermare che ci sono sicuramente shinsakuto più efficaci di koto nel tagliare...chessò....duri pali di plastica. Ma una koto non è pensata per taglire la plastica, nè una shinsakuto è pensata per affrontare a cavallo un esercito di ashigaru armati di naginata.

Se utilizassimo questi criteri sommari di giudizio allora sì che diventerebbe concreta e utilela riflessione -credo dell'amico Mauri-sull'utilizzo o meno di nuove ed ultramoderne tecnologie. :arigatou:

Modificato: da Kentozazen

Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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