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Yamagata Masakage

Qual'è la verità?!?

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Sarà stato cancellato dallo stesso autore.

Sinceramente io odio, e sto male, quando sento delle persone italiane fare certi commenti verso i non italiani, commenti sgradevoli, che fanno semplicemente di un erba un FASCIO. In Italia sono in tanti che non vedo di buon occhio gli stranieri residenti quì, ma noi che ci viviamo non ce ne accorgiamo. Sinceramente se volessi andare a vivere in Giappone, non mi piacerebbe essere trattato come vengono trattati gli extracomunitari in Italia, diciamo che l'odio razziale mi fa particolarmente paura. 19.gif


skilledlogo.jpg"Hana wa sakuragi, hito wa bushi" (花は桜木人は武士) che tradotto significa "Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero".

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Dopo questo ultimo intervento non riesco più a seguirvi in questa discussione, non ho letto l'intervento di Beno prima che venisse cancellato e anche per questo motivo non riesco più a capire, per non alimentare equivochi almeno per quanto mi riguarda mi fermo quì, se da parte mia qualcuno ha ravvisato delle scorrettezze sui concetti espressi, me ne scuso, non rientravano certamente nelle mie intenzioni ed in tutti i casi visto e considerato che si parla anche di razzismo, sarebbe bene chiarirsi al limite anche in privato visto che il forum ci ha fornito questo mezzo.


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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prima di tutto mi scuso con tutti quanti per aver creato questo caos rimuovendo il mio intervento. mi sono reso conto che nella pretesa di essere super partes era diventato al contrario troppo personale.

riassumo pero` per completezza quanto avevo esposto:

 

io non credo in questi decaloghi e li trovo alquanto inutili. per quella che e` la mia esperienza di frequentazione del giappone da circa 9 anni e di residente da due, ho trovato punti validi e castronerie sia nella lista dei pro che dei contro espressi nei commenti al decalogo. tutto dipende a mio avviso dalle esperienze del singolo e da cosa ci si aspetta di trovare in giappone e sopratutto perche` ci si trasferisce o si desidera trasferirsi qui.

credo inoltre che non si possa riassumere un popolo o una cultura in un decalogo, che non sarebbe possibile farlo con nessun paese o popolo perche` anche se ci sono grandi linee che caratterizzano una nazione all`interno ci sono sempre tantissime sfumature, caratteri, esigenze, ruoli che non permettono di schematizzare una realta` che e` in perenne mutamento.

ognuno di noi vede la montagna dalla sua prospettiva.

non trovo giusto poi cercare sempre il pelo nell`uovo quando si parla di una nazione che comunque ci ospita. cosa rispondono di solito gli italiani alle rimostranze, anche giuste, degli stranieri residenti in italia? pensiamoci.

allo stesso modo non capisco lo stupore nel fatto di non essere considerati come giapponesi anche dopo tanti anni. non sarebbe strano il contrario? e poi a che servirebbe? a sembrare giapponesi agli occhi di altri occidentali? ad annullare la propria identita` offrendo un ennesimo giapponese ai giapponesi?

spesso si tende a considerare il giappone come qualcosa che deve essere necessariamente "estremo", un altro pianeta dove per forza le cose devono funzionare in modo perfetto solo perche` abbiamo radicato dentro di noi questo forte luogo comune. dimenticandoci che si tratta di esseri umani. proprio come noi.

paradossale poi e` che la pretesa di perfezione sia abbinata pero` a commenti sulla disumanizzazione del lavoro, dell`eccessiva organizzazione, della rigidita` dei ruoli. insomma, dovrebbe essere un paese perfetto ma con comportamenti sociali piu` che elastici ?

perche` stupirsi se in giappone ci sono i crimini? o se si trova un po` di spazzatura in un angolo? o se c`e` chi non vede di buon occhio gli stanieri?

mi sembra che molti vogliano un giappone su misura, dove si viene trattati come giapponesi ma con l`asso nella manica di tirarsi fuori dalle loro convenzioni culturali all`occorrenza, rivendicando la propria nazionalita` quando e come meglio conviene.

ci sono italiani o stranieri in generale che dopo poco tempo hanno gia` il permanent visa. altri che dopo anni fanno ancora il rinnovo annuale. alcuni che hanno comprato la "mansion", altri che faticano ad affittare un micro appartamento in periferia. ci sono stranieri che sono tristi parodie dei giapponesi, persi tra un "ultimo samurai" e un manga di troppo. altri che conducono una vita normalissima, integrati con le loro famiglie e sul lavoro, come se si trovassero in inghilterra o in america. altri che pur vivendo qui non hanno mai capito cosa fare o dire al momento giusto e si comportano da cafoni ad ogni pie` sospinto. altri che non si integreranno mai. altri che non tornerebbero mai al loro paese perche` qui hanno tutto e di piu`. altri che dopo una vita qui legata ad un visto lavorativo si vedono arrivare la lettera di licenziamento e il contributo statale per salire sull`aereo e andarsene da un giorno all`altro. in tv ogni giorno c`e` un documentario su qualche famiglia solitamente brasiliana o filippina che vive questo dramma. altri che hanno ditte e catene di ristoranti e che con i giusti appoggi, leciti e non, prosperano da decenni. ex terroristi compresi. quanti decaloghi uscirebbero fuori? e vogliamo metterci anche la variabile "zona del giappone"? e` uguale la vita per uno straniero a tokyo e per uno a okinawa? e uno nel kyushu e uno nell`hokkaido? o a hamamatsu, come me, tra risaie e sprazzi di modernita`? e che lavoro fa? quanto guadagna? parla giapponese? perche` e`venuto in giappone?

possiamo fare lo stesso gioco anche con i giapponesi che stanno in italia, con quelli che lavorano per le grandi ditte o che vanno a studiare lirica spesati da borse di studio o piu` spesso da mamma e papa` . e poi anche tra quelli che lavorano in nero nei negozietti del centro, che non riescono ad avere il permesso di soggiorno e non possono curarsi, lavorare in regola, trovare sistemazioni che non siano veri e propri furti. poi oltre che ai giapponesi chiediamolo a tutti quegli stranieri che per la loro etnia sono considerati esseri umani di serie b. ma anche a quelli che lavorano nelle multinazionali o nelle ambasciate e girano con l`autista.

le situazioni sono tante, ovunque.

nel precedente post, sicuramente meno freddo di questo, avevo parlato anche di cose personali e vi assicuro che si potrebbero riempire pagine e pagine di pro e contro che ci hanno portato a trasferirci qui ma anche che ci farebbero tornare in italia. ma sarebbe sempre un punto di vista personale. farebbe testo?

 

da ragazzino anch`io vedevo il giappone come il paradiso, sognando una vita come nei cartoni animati, accontentandomi di vedere insegne in caratteri misteriosi, studenti in uniforme e qualche tempio. avrei passato, pensavo, le giornate tra dojo di arti marziali e romantiche avventure passando da un tatami ad un grattacielo. poi pero` bisogna crescere. o finiamo per sembrare alberto sordi quando faceva l`americano!


http://beno.jimdo.com

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non posso che applaudire e concordare con l'ultimo messaggio di beno, molto sensato direi.

 

GTO


"come le belle donne, anche le spade, ad un certo punto si stancano di essere solo osservate"

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non posso che applaudire e concordare con l'ultimo messaggio di beno, molto sensato direi.

 

GTO

grazie caro. forse e` anche un po` banale quello che ho scritto ma non mi veniva meglio. :timido:


http://beno.jimdo.com

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grazie caro. forse e` anche un po` banale quello che ho scritto ma non mi veniva meglio. timido.gif

 

 

Sarà anche banale ma è sicuramente onestonumerouno.gif . Anche se ho vissuto il Giappone solo da turista, la penso come te.siamoamici.gif

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un applauso a Beno :numerouno: Spesso ci dimentichiamo che non esistono assoluti: nulla o nessun posto e'tutto perfetto o tutto negativo, nemmeno il nostro paese! vogliamo stilare un decalogo sul perche' vivere in Italia o andarsene a gambe levate? e noi ci viviamo. nel mio girovagare per l'europa, mi sono sempre trovato bene, ho avuto fortuna? forse mi sono semplicemente adeguato o ho cercato di farlo. non dimentichiamoci che noi italiani ci lamentiamo sempre di come si mangia all'estero, poi si scopre che si cercano gli spaghetti al pomodoro in Finlandia! e se per caso li troviamo, abbiamo il coraggio di dire che fanno schifo! ognuno rimane attaccato alle proprie usanze e tradizioni, e ci lamentiamo se lo fanno anche gli stranieri a casa loro?

E poi ricordiamoci che la perfezione non e' di questo mondo.

 

:arigatou: :arigatou:

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Ok comportamento sociale a parte.. come diceva Lorenzo però ci sono alcune situazioni dal punto di vista legislativo che fanno storcere il naso.. il koseki è un registro familiare giapponese dove però gli stranieri non vengono inseriti.. non è proprio il massimo. è vero anche che la maggior parte delle agenzie non affitta appartamenti a stranieri e sicuramente ci sarà altro :gocciolone:

Comunque ogni mondo è paese anche qua sicuramente ci saranno situazioni simili.. :checcevofa:

Io comunque da turista mi sono sempre trovato benissimo.. e spero di poter fare la mia esperienza "abitativa" presto :ok:

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Ok comportamento sociale a parte.. come diceva Lorenzo però ci sono alcune situazioni dal punto di vista legislativo che fanno storcere il naso.. il koseki è un registro familiare giapponese dove però gli stranieri non vengono inseriti.. non è proprio il massimo. è vero anche che la maggior parte delle agenzie non affitta appartamenti a stranieri e sicuramente ci sarà altro :gocciolone:

Comunque ogni mondo è paese anche qua sicuramente ci saranno situazioni simili.. :checcevofa:

Io comunque da turista mi sono sempre trovato benissimo.. e spero di poter fare la mia esperienza "abitativa" presto :ok:

pienamente d`accordo.

io sono il primo a lamentarmi quando non riesco ad avere quello che ritengo un mio diritto ma che mi viene negato perche` sono straniero.

d`altra parte quando vivevamo in italia abbiamo fatto esperienze analoghe per quanto riguarda mia moglie.

c`e` un paese che riesce ad equiparare indigeni e stranieri a tutti i livelli? purtroppo io non lo conosco e non ne provengo certo.

insomma, le legislazioni sbagliate o certe regole non sono necessariamente "il sentimento" di tutto un popolo ma qui il discorso finirebbe in politica e non mi sembra il caso.

vero anche che alcune restrizioni qui in giappone sono nate da alcuni abusi da parte di noi ospiti che invece del dito abbiamo preso tutto il braccio. e i giapponesi faranno anche mille inchini ma si fanno fregare una volta sola. e cosi` e` diventato piu` difficile avere tutte quelle cose che alcuni lasciavano in sospeso (leggi:non pagavano) forti della loro possibilita` di tornare al proprio paese quando volevano.

ma chi non vorrebbe delle garanzie?

alla fine questo e` ancora un paese dove fuori dalle case dei coltivatori trovi due assi di legno con le bustine con la verdura e la frutta, e una scatola dove mettere 100 yen per ogni sacchetto preso. senza nessuno che ti controlli. la gente lascia la moto con il casco e i guanti appoggiati sopra (a volte addirittura il giubbetto!) e i piccoli negozi sono tutto tranne che a prova di ladro. ti stupisci a ritrovarti a pensare che potresti rubare questo e quello anche se non hai mai rubato uno spillo in vita tua, per quante possibilita` ci sarebbero. ma piano piano le cose cambiano anche qui. e` inevitabile e non sempre e` tutta colpa dei giapponesi.


http://beno.jimdo.com

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beno, capisco il tuo punto di vista. Io sperimento con mia moglie quello che tu dici, ovvero la giapponese che vive in italia.

Tu dici che ognuno vede la montagna alla sua maniera, e concordo.

Tuttavia, ci sono dei fatti che non sono soggettivi, ma sono proprio fatti. dopo il koseki te ne cito un altro.

Tra due mesi saro' padre. Mia figlia, avra' il doppio cognome in italia, dove basta richiederlo per averlo, mentre in giappone avra' automaticamente il cognome della madre. Avra' due passaporti da usare a seconda di se parte o se arriva.. a me sembra assurdo. Poi la doppia cittadinanza. In italia no problem. Per il giappone, al compimento della maggiore eta', mia figlia dovra' rinunciare ad essere italiana se vuole la cittadinanza giapponese, e viceversa.

Concordo che fare decaloghi sia assurdo, ma e' utile che ogni tanto si tolga qualcuno dal piedistallo, perche' nessuno e' perfetto. Noi italiani siamo ben lontani dall'essere perfetti e non ci piove, ma anche loro hanno una bella e lunga lista di difetti.

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beno, capisco il tuo punto di vista. Io sperimento con mia moglie quello che tu dici, ovvero la giapponese che vive in italia.

Tu dici che ognuno vede la montagna alla sua maniera, e concordo.

Tuttavia, ci sono dei fatti che non sono soggettivi, ma sono proprio fatti. dopo il koseki te ne cito un altro.

Tra due mesi saro' padre. Mia figlia, avra' il doppio cognome in italia, dove basta richiederlo per averlo, mentre in giappone avra' automaticamente il cognome della madre. Avra' due passaporti da usare a seconda di se parte o se arriva.. a me sembra assurdo. Poi la doppia cittadinanza. In italia no problem. Per il giappone, al compimento della maggiore eta', mia figlia dovra' rinunciare ad essere italiana se vuole la cittadinanza giapponese, e viceversa.

Concordo che fare decaloghi sia assurdo, ma e' utile che ogni tanto si tolga qualcuno dal piedistallo, perche' nessuno e' perfetto. Noi italiani siamo ben lontani dall'essere perfetti e non ci piove, ma anche loro hanno una bella e lunga lista di difetti.

lorenzo concordo in pieno con quello che dici. credo che le esperienze negative che abbiamo in comune siano un bel po`.

difatti e` per questo che mi riesce difficile fare una lista dei pro e dei contro per vivere in giappone, proprio perche` i problemi ci sono ma l`alternativa non e` certo migliore almeno come percentuale di problematiche.

il topic almeno come l`ho interpretato io era sul vivere in giappone e sopratutto perche`. a questo trovo difficile rispondere, specialmente con delle liste.

ma se vogliamo parlare di problemi specifici per me va benissimo, figurati. e` come dici tu un modo per abbattere qualche preconcetto posato su un bel piedistallo.

potremmo cominciare proprio dal koseki, dalla cittadinanza, dai visa e dalle pari opportunita` continuando con i burakumin e gli ainu. fermo restando che la lista dei problemi toccherebbe solo il giappone non perche` altrove non ci siano analoghe difficolta` ma solo perche` qui sarebbero off-topic.


http://beno.jimdo.com

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........

potremmo cominciare proprio dal koseki, dalla cittadinanza, dai visa e dalle pari opportunita` continuando con i burakumin e gli ainu. fermo restando che la lista dei problemi toccherebbe solo il giappone non perche` altrove non ci siano analoghe difficolta` ma solo perche` qui sarebbero off-topic.

 

Grazie per le informazioni che ci date. Immaginate una persona che presa da enorme sconforto (mancanza di lavoro, pressione famigliare, vita sentimentale........ecc.........ecc) decida da un giorno all'altro di mollare tutto e tutti, trovare una persona di cui fidarsi (anche se non l'ha mai vista in faccia) fare 2 belle valige grosse, e prendere in piena notte un aereo per Tokyo, lasciando una lettere che spiegherebbe i motivi (sempre a sommi capi) della partenza. Pensando che il Giappone sia il posto migliore per ri-iniziare la propria vita, anche se non si parla un akka di Giapponese, anche se non si conosce minimamente (non essendo mai stato nemmeno da turista) la situazione legislativa nei confronti degli stranieri, pensando che potrà iniziare con un qualsiasi lavoro (anche il lava piatti) e pian pano potersi affermare come informatico o altro lavoro (più artigianale del primo). Una persona che arriva in un nuovo stato è non conosce minimamente la situazione di quel posto penso che dopo 12/18 mesi scappi a gambe elevate, semplicemente perchè di ritroverà ad affrontare realtà di cui non si immaginava la ben che minima esistenza. Allora vi chiederei gentilmente di approfondire, per quanto sia possibili i punti sopracitati da beno. Il tipo che ha scritto i motivi con cui ho aperto questa discussione si riferisce ad italiani che vivono in Giappone chiamandoli tatamizzati.....In che senso tatamizzati?

Grazie per la vostra pazienza e per il vostro sapere.

Yamagata aaarigatou.gif


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Grazie per le informazioni che ci date. Immaginate una persona che presa da enorme sconforto (mancanza di lavoro, pressione famigliare, vita sentimentale........ecc.........ecc) decida da un giorno all'altro di mollare tutto e tutti, trovare una persona di cui fidarsi (anche se non l'ha mai vista in faccia) fare 2 belle valige grosse, e prendere in piena notte un aereo per Tokyo, lasciando una lettere che spiegherebbe i motivi (sempre a sommi capi) della partenza. Pensando che il Giappone sia il posto migliore per ri-iniziare la propria vita, anche se non si parla un akka di Giapponese, anche se non si conosce minimamente (non essendo mai stato nemmeno da turista) la situazione legislativa nei confronti degli stranieri, pensando che potrà iniziare con un qualsiasi lavoro (anche il lava piatti) e pian pano potersi affermare come informatico o altro lavoro (più artigianale del primo). Una persona che arriva in un nuovo stato è non conosce minimamente la situazione di quel posto penso che dopo 12/18 mesi scappi a gambe elevate, semplicemente perchè di ritroverà ad affrontare realtà di cui non si immaginava la ben che minima esistenza. Allora vi chiederei gentilmente di approfondire, per quanto sia possibili i punti sopracitati da beno. Il tipo che ha scritto i motivi con cui ho aperto questa discussione si riferisce ad italiani che vivono in Giappone chiamandoli tatamizzati.....In che senso tatamizzati?

Grazie per la vostra pazienza e per il vostro sapere.

Yamagata aaarigatou.gif

ciao, inizio da "tatamizzati" poi piano piano vedremo si affrontare tutto il resto.

tatamizzati e` una sorta di dispreggiativo tipo otaku, tanto per dire un italiano che preferisce il tatami (altra cultura e modo di vivere) alla sua "senza se` e senza ma". insomma qualcuno che non ha piu` senso critico e che gli basta "che sia giapponese per essere buono".

la prima volta che ho letto questo termine era su un ormai vecchio libro italiano (sol mutante) che affrontava il tema della cultura pop giapponese ma che per periodo e scarsita` di informazioni (internet era ancora per pochi) era molto orientato verso gli anni 80/90. in appendice c`era l`intervista a dei ragazzi italiani appassionati di manga che si ritrovavano in una delle prime librerie specializzate di milano e si autodefinivano tatamizzati. erano i tempi in cui procurarsi un manga scritto in italiano o peggio in giapponese era difficile e andare in giappone un sogno assurdo da realizzare.

oggi usarlo nei confronti di chi sta in giappone credo che voglia significare che quel tipo di atteggiamento, quel tipo di persone, alla fine e` arrivato qui. si potrebbe sostituire anche con "gente con le fettine di sashimi sugli occhi"!:crepapelle:

 

per il ragazzo che volesse trasferirsi di punto in bianco, direi che e` possibile entro certi limiti e con tanta ma tanta fortuna. a cominciare dal come procurarsi un permesso di soggiorno lavorativo visto che arriverebbe come turista e il visa non e` convertibile in loco. pero` "daje e daje" come si dice a roma alla fine uno che vuole a tutti i costi vivere in giappone ce la puo` fare. quello che mi chiedo io e` se ne valga la pena visto che non avendo precedenti legami con questo paese potrebbe sceglierne anche altri magari anche piu` adatti a lui. scegliere il giappone "a priori" forse e` un po` pericoloso e si rischia un grosso trauma se le cose vanno male. io gli consiglierei di farsi ogni tanto qualche viaggio e poi decidere.


http://beno.jimdo.com

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Forse sono strano io.. ma non è più paradisiaco un bel soggiorno alle barbados? :gocciolone:

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Forse sono strano io.. ma non è più paradisiaco un bel soggiorno alle barbados? :gocciolone:

anche secondo me!:marrotolo:


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prima di tutto mi scuso con tutti quanti per aver creato questo caos rimuovendo il mio intervento. ...

 

Spesso ci dimentichiamo che non esistono assoluti: nulla o nessun posto e'tutto perfetto o tutto negativo

 

Concordo che fare decaloghi sia assurdo, ma e' utile che ogni tanto si tolga qualcuno dal piedistallo, perche' nessuno e' perfetto. Noi italiani siamo ben lontani dall'essere perfetti e non ci piove, ma anche loro hanno una bella e lunga lista di difetti.

 

Grazie a Beno per aver ripristinato il suo bel post, e agli altri partecipanti di questa discussione, per i vari interventi, che credo abbiano messo in luce la complessità del tema e l'impossibilità di "tagliare" i giudizi con l'accetta (semmai con la katana :hehe: )

:ok:

:arigatou:

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Grazie Beno, così posso continuare.numerouno.gif

 

Siamo forse arrivati al dunque, auguro a questo forum di avere sempre al suo interno delle persone che per quanto possibile riescano a tenere la testa a posto e la usino di conseguenza, parecchi interventi almeno mi sembra sono scritti da elementi molto giovani, che a volte portano con se una gran visione da sognatori.

 

E' certo facile il pensare al Giappone come un paese di samurai e sentirsi più vicini a questo mondo che al nostro, se fosse solo questo il Giappone forse sarebbe ancora chiuso e non accessibile come lo è stato per secoli, prima che gli venisse imposto di aprire le proprie porte al mondo esterno con tutti i cambiamenti che questo ha comportato anche nella sua stessa società.

 

I sognatori si sa sono sempre pronti a partire per nuove avventure basta rileggersi il Don Chisciotte per capire che è così, ora se è vero che per mettere le mani su di una lama giapponese bisogna essere degli esperti che hanno intrapreso un percorso molto lungo di preparazione non vedo perché non si possa comprendere che questo percorso è intimamente legato alla comprensione del singolo in un determinato campo, sentirsi legati alla tradizione del Giappone non vuol dire essere un samurai, vuol dire semmai cercare di comprendere quelli che sono percorsi di Vita per potersi comportare come ….

 

E' molto più difficile essere affilati che affilare una lama, non per niente la maggior parte dei samurai, eccetto poche illustri eccezioni non erano in grado di costruirsi una katana ed alla stessa maniera a coloro che le costruivano, pur essendo attribuito un reverente rispetto non era richiesto di essere samurai.

 

Essere affilati non vuol dire tagliare a destra e a manca ma semmai con il proprio comportamento far comprendere agli altri che questo potrebbe avvenire anche senza doverne dare dimostrazione alcuna.

 

Forgiare un Uomo è una cosa estremamente più complessa di forgiare una lama, e richiede una abnegazione ed una costanza che non hanno limitazioni nel tempo, ed è forse per questo che in questa tradizione ciò avviene tra Maestro (Tutore) ed Allievo, sono percorsi paralleli che portano allo stesso risultato.

 

Pensare di andare via alla ricerca di un Eldorado che forse è solo nei nostri sogni non so quanto possa giovare alla nostra causa, l'impreparazione non è certo una dote apprezzata in Giappone e questo in tutti i campi non solo in quello Tradizionale, non penso che sia vista come qualche cosa di negativo ma certo come un limite che si può e si deve migliorare con quella costanza e quella ricerca che sono richieste a un percorso di costante miglioramento.

 

Per questo relegare una Cultura estremamente complessa in un decalogo è una prerogativa che solo un Dio si può dare, e solo un grande uomo come Mosè, potrà scrivere, a meno che non ci riteniamo tali è estremamente difficile pensare di aver elaborato una sintesi completa in così poco, se poi però riteniamo di essere nel giusto perché questa è la nostra convinzione possiamo liberamente procedere nei nostri progetti, magari però portiamoci dietro un paradenti, potrebbe servirci.

 

Per quanto riguarda poi le nostre accuse di razzismo, cerchiamo di vedere la cosa in un contesto nazionale (inteso come bene di una comunità) e non come torto fatto al singolo, forse se saremmo distaccati non ci apparirà più così.


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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...io non sono mai stato in Giappone, (forse nel 2011 viaggio di studio di tutto il dojo) pero' penso che molti problemi possano derivare dal conflitto tra un estremo nazionalismo culturale ( e non solo) e la globalizzazione cui anche il Giappone si e' dovuto sottomettere. potrebbero nascerne posizioni di estrema chiusura (per salvaguardare la propria identita')in totale antitesi con l'apertura economica sui mercati mondiali e l'assorbimento di altre culture nei campi della moda, musica, arte e via dicendo. posizioni che potrebbero essere razziste cozzano con atteggiamenti e modi di fare tipicamente occidentali. una dicotomia che ha portato il Giappone ad avere un piede a Edo e uno su Marte. ...complicato...

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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