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snorri

Energia vitale e Ki

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Energia vitale e Ki

 

Credo che ciò che accomuna tutte le varie discipline Giapponesi sia proprio lampio spazio dedicato alla pratica del accrescimento del potenziale energetico chiamato ki ( forza, energia, spirito, animo), esso viene concentrato nel tan tien un punto nel basso addome , attraverso la pratica di alcune tecniche di respirazione e concentrazione che prefigurano il raggiungimento del vuoto mentale, non inteso come nullità ma come un osservazione pura dei fenomeni esistenziali , questo produce concentrazione , calma e controllo di se, potere spirituale ecc.

 

Ho appreso questo studiando zen e lo zazen nello specifico ,mi chiedevo a tal proposito se anche in altre discipline quali la via della spada ,laikido , il kyudo , ecc, vi fossero degli esercizi psico- fisici legati a tale pratica.


Il pino proietta la sua ombra sul muro.

La luna riflette sull'acqua.

Davvero non siamo nulla.

Sia il cielo e dare un lungo grido

 

 

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Discussione molto interessante Snorri. Quello che in cinese chiamimo tan tien in giapponese è tanden. Non so se qualche Scuola di spada nello specifico abbia delle tecniche apposite per sviluppare il ki, anche se ritengo che tra le Koryū l'apprendimento dei concetti della forza vitale avvenga di pari passo a quello dei waza secondo il principio del KI KEN TAI ICCHI (Unificazione di spirito, spada e corpo). Per quel che riguarda la mia Scuola posso dirti che il Kiaijutsu è considerata una delle quattro arti che la compongono, ma il suo studio è di tipo Kuden (ossia orale); in poche parole non sono tecniche a se stanti bensì si tratta di applicare l'energia vitale alla tecnica di spada in modo da creare quello che viene definito hakuryoku, ossia "vigore, forza emotiva". In assenza di ciò eseguiremo soltanto un kata (forma) piuttosto che un waza (tecnica) reale :arigatou:

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Io pratico Zen da un anno circa, ovviamente in privato studiando più o meno tutto quello che riesco a trovare, mi sono avvicinato a tale meditazione e posso dire ad oggi vita attratto dai pricipi che ispira, ma devo dire che ad oggi non sono ancora riuscito per più di un minuto a liberare la mente...

La postura, la curo molto so che è essenziale, ma comunque è ancora difficile, forse proprio perchè mi aspetto dei risultati non li ottengo... ;) ma questo infatti è zen...

Nella mia vita è stato un modo per mettere ordine dentro e fuori, per vedere le cose sotto un altra luce, ma soprattutto per aver un controllo maggiore di me stesso... Attanagliato da ossessioni e pensieri...

Devo allo studio dello zen veramente tanto...

 

 

 


Due mani che applaudono producono un suono, ma quale è il suono di una mano sola?.......

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Io lo sto studiando da un mesetto, saccheggiando Feltrinelli!!! ma non ho ancora gli strumenti per provare a "praticare"......


Il pensiero sul non pensiero...

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questi argomenti non possono essere appresi escusivamente dai libri...

dalla mia esperienza posso dire che la stessa "cosa" che piega il fiore durante la realizzazzione di un ikebana è la stessa "cosa" che conclude e completa una tecnica di spada

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Per quanto riguarda l'Aikido posso dirti che è molto presente, anche in molte tecniche come diceva anche Sandro, l'uso del ki e del kiai, spesso in riferimento al concetto di "centro". In particolare, all'inizio di ogni lezione si fanno, in genere (da quello che so dipende dalla scuola, io pratico Kobayashi ryu), alcuni esercizi per "risvegliare" il ki, e che passano sotto il nome di Aiki-Taiso. Quindi, oltre al classico mokuso e al rei a kamiza e maestro, si battono 4 volte le mani per richiamare gli elementi (Shinkokyu) e poi noi facciamo un'esercizio impossibile da descrivere a parole ma che unisce la coordinazione del corpo, respiro e kiai chiamato Tori fune. Il Tori fune si compone di 3 parti, al termine di ognuna delle quali si rilassa il corpo tramite il Furi Tama (scuotimento dello spirito). In effetti, solo il nome di quest'arte dovrebbe bastare ad immaginare l'importanza che assume l'uso del ki in ogni sua forma.

 

Se per caso ho omesso qualcosa di importante, non esitate ad aggiungere o a correggere quanto ho scritto.

 

domo arigatou :arigatou:

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Per motivi di tempo e orari lavorativi non ho più praticato Iaido,(diciamo che praticando poco sono stato invitato a andar altrove ..........) i libri non bastano.... purtroppo.... Infatti ho cercato invano di sostituire in qualche modo con lo yoga, che ha orari più facili per me... però è una pratica che non centra nulla con la mia via.... Trasferendomi a Genova un alt anno spero di frequentare un dojo per praticare Iaido, ne conoscete?


Il pensiero sul non pensiero...

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Per motivi di tempo e orari lavorativi non ho più praticato Iaido,(diciamo che praticando poco sono stato invitato a andar altrove ..........) i libri non bastano.... purtroppo.... Infatti ho cercato invano di sostituire in qualche modo con lo yoga, che ha orari più facili per me... però è una pratica che non centra nulla con la mia via.... Trasferendomi a Genova un alt anno spero di frequentare un dojo per praticare Iaido, ne conoscete?

 

Io sono di Genova e credo ci siano un paio di scuole appena. L'unica di cui sono abbastanza certo è questa:

 

http://www.shobukandojogenova.it/

 

Non so darti altre informazioni in merito però, non pratico iaido e ho smesso con Aikido (purtroppo).

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Per il Ki posso dare una mia piccola considerazione. Pratico ormai shiatsu da quasi 4 anni e lavorare con l'energia è necessariamente il mio pane quotidiano. Il mio insegnante e la mia scuola sono "sperimentali" nel senso che lavoriamo spesso in maniere differenti ed "estreme" rispetto ad altre scuole per sensibilizzarci nell'uso e nella percezione dell'energia.

 

La meditazione è solo una componente e in questi anni ho sperimentato più volte cosa significhi toccare l'energia mia e di un ricevente e le sensazioni sono spesso pazzesche e sempre differenti.

 

Dalla mia esperienza i libri non servono a granchè, è più esperienziale che altro. Se le prime volte si è guidati è un pochino più facile e permette di avere le basi per muoversi autonomamente. Le prime meditazioni erano terrificanti tra postura e mente sempre troppo attiva. Poi piano piano si apprende da se e i momenti di vuoto aumentano il loro tempo ed è più facile rientrarvi quando sfuggono.

 

C'è un piccolo esercizio sul nostro libro di testo che permette di muoversi autonomamente e che a me è servito molto in questi anni.

 

Il Ki è tutto, in ogni sua sfumatura ed in ogni sua rappresentazione sui meridiani. Quando si comincia a sentire le differenze in ogni elemento (MTC 5 elementi) si gode non poco.

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Grazie Sandro per la tua descrizione tra forma e tecnica , un argomento su cui riflettere ,molto interessanti ed affascinanti le altre descrizioni ed esperienze , io ad esempio ho letto con molto interesse il libro di Takuan Soho “ Scritti di un maestro zen ad un maestro di spada “ Nel testo vengono fornite precise indicazioni sulla predisposizione mentale che un samurai dovrebbe avere in uno scontro , questo fa pensare ad una lezione zen per la via della spada , ma non vengono toccati argomenti quali respirazione meditazione ecc, come se tra le due arti ci fosse un netto distacco tra monaco e samurai , due vie complementari ma diverse , almeno credo di aver capito questo , come detto da Sandro nella descrizione del Kiaijutsu trasmesso per via orale

 

 


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Io sono osteopata, sinceramente durante i trattamenti tengo lontano l'energia, non sapendola gestire, capita che spesso mi senta stanchissimo dopo aver trattato soggetti molto problematici..... Per questo penso che parteciperò al corso di counseling nella scuola jungiana di Genova, è necessario saperla dirigere, respingere...... Gestire. Ero mooolto scettico all'inizio, vedendo l'uomo in maniera clinica e "reale", cioè molto razionale, poi col tempo ho iniziato a percepire e approfondire l'argomento.

Ho iniziato a studiare i meridiani energetici, quindi vedi agopuntura e ovviamente shatsu, piano piano diciamo che il mio sguardo si è aperto... non avendo comunque un fondamento scientifico, o meglio "riconosciuto", ben chè l'agopuntura è pratica medica, devo dire che i risultati sono strabilianti, oggi la medicina "alternativa", è sempre più utilizzata e questo oltre a farmi felice mi fa capire che normalmente non si considerano sfere dell'uomo fondamentali nel capire le patologie e poterle curare...

 

 

 


Il pensiero sul non pensiero...

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Nella mia breve esperienza nell'Aikido avevo conosciuto le basi del ki no renma, le tecniche per "forgiare il ki" .

Non sono abbastanza esperto per descrivere o parlarne a ragion veduta, tuttavia l'esperienza è tangibile, gli effetti concreti.

Mi stupisce che non ci sia mai stato uno studio scientifico a riguardo, sono sicuro che sebbene misurare in qualche modo il ki sia praticamente impossibile, misurare gli effetti sul corpo di certi esercizi sia fattibile.

Ricordo ad esempio battiti cardiaci accellerati a manetta dopo il kiai, calore nelle mani e tante altre cose.



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Non è stato studiato proprio come ki, ma ci sono ad oggi molti studi sulle reazione del corpo dopo un "abbassamento" delle attività neuronali cerebrali. Ciò significa che, in situazioni in cui un elettroencefalogramma riporta una bassa attività cerebrale si riscontra un aumento esponenziale di adrenalina e altri cugini simili, in atleti evoluti in concentrazione. Questo è un effetto opposto alla canonica spiegazione scientifica di tali eventi, facendo intravedere un "ki", che se lasciato "libero" senza i freni della mente riesce a moltiplicare le prestazioni..... ma senza lasciar traccia nei dati cerebrali, si trovano molte cose in inglese, attraverso google o su testi di medicina alternativa.....aaarigatou.gif


Il pensiero sul non pensiero...

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Energia vitale e Ki

 

esso viene concentrato nel tan tien un punto nel basso addome , attraverso la pratica di alcune tecniche di respirazione e concentrazione

 

 

Anche nella mia scuola di Iaido si sottolinea spesso l'importanza della pratica giornaliera e con costanza del mokuso (derivante dallo zazen, anche se non conosco affatto il secondo e ancora solo superficialmente il primo per poterli paragonare).

 

Ho notato che parlando del Ki hai utilizzato due volte il verbo concentrare: secondo quanto mi è stato spiegato il ki non andrebbe concentrato, perchè se lo si mette in un punto se ne priva tutto il resto del corpo (se pensi ad impugnare bene la spada ti si storcono i piedi, aggiusti i piedi e ti si contraggoni le spalle, e così via). Takuan esprime bene questo quando parla della mente ghiacciata.

 

Il nostro istruttore ha definito una volta il mokuso come 'Accumulo del Ki', e ci ha detto che il corretto uso del Ki sarebbe di irradiarlo in tutte le direzioni (percezione e consapevolezza di noi e di ciò che ci circonda).

 

La concentrazione nel tanden (cosa su cui studio al momento e che probabilmente studierò ancora a lungo) se ho capito bene dovrebbe essere una fase iniziale della meditazione che aiuti a sviluppare nel principiante sia la percezione del Ki (e non tanto il Ki stesso, che ogni essere umano possede già anche senza esserne consapevole e senza il quale non compiremmo nessuna azione) , sia la percezione del tanden come baricentro del corpo.

 

Una osservazione che feci una volta al mio istruttore è che però si insegna che si debba concentrare il Ki sul kissaki nel momento del taglio: la risposta è stata dapprima un sorrisetto (del tipo ne hai ancora parecchio da studiare prima di poter trattare di queste cose), ma poi con molta compassione ha aggiunto che, se anche c'è una concentrazione, dura un attimo impercettibile, nel quale appunto devono convergere Ki spada e corpo (cioè il già citato Ki Ken Tai no Ichi).

 

Personalmente trovo l'argomento affascinante e fonte di grande entusiasmo nel proseguire con dedizione nella pratica.

 

Gisberto


Gisberto (ex nick Koala)

 

Persevera nell'addestramento come se fossi una spada che deve essere forgiata con il più puro dei metalli. (Takuan Soho)

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Ho trovato molto illuminante questa storiella dal gusto prettamente zen che fà luce sulla concezione di tecnica ki ed atteggiamento mentale.

 

 

La meravigliosa arte del gatto da: "I Quaderni di Avallon", n. 23, 1990, 105-111

In questo Articolo il noto orientalista tedesco K. von Dürckheim porge al pubblico occidentale un estratto da un antico libro sulla Via della Spada dell'antica Scuola Ittôryû, fondata nel XVII secolo da ltô Ittôsai Kagehisa (156-1653); benché lo scritto sia anonimo, denunzia un'evidente ispirazione taoista e Zen, e può essere ritenuto frutto dell'insegnamento di uno dei primi Maestri della Scuola. Traduzione di Marcella Morganti.

 

C'era una volta un Maestro di kendô chiamato Shoken

Un grosso topo si era installato in casa sua, mettendogli tutto sottosopra; lo si vedeva scorrazzare tranquillamente addirittura in pieno giorno.Un giorno il padrone di casa lo rinchiuse nella sua stanza e incitò il suo gatto ad acchiapparlo, ma il topo gli saltò addosso e lo morse alla gola così forte che riuscì a salvarsi a malapena, miagolando disperatamente. Allora Shoken radunò diversi gatti del quartiere famosi per il loro coraggio e li fece entrare nella stanza. Il topo rimaneva seduto, raggomitolato in un angolo, e appena uno dei gatti gli si avvicinava gli saltava addosso e lo mordeva, facendolo fuggire. Aveva un atteggiamento così feroce che nessun gatto osava riprovarci nuovamente. Allora il padrone di casa, in preda alla rabbia, iniziò a corrergli dietro lui stesso per ucciderlo, ma il topo evitava tutti i colpi del celebre Maestro di Kendô, che finivano per distruggere porte, pareti, specchi ed altri oggetti, mentre il roditore, rapido come il lampo, riusciva a schivare ogni suo movimento. Infine, saltandogli al viso, fini per morderlo. Alla fine, grondante di sudore, Shoken chiamò il suo servitore, dicendogli: "Sembra che a sei o sette cho da qui [Cho = unità di misura corrispondente circa a 109 m. -ndt.] viva il gatto più coraggioso del mondo. Va' e portamelo!"Il servitore gli portò il gatto. Era invero una gatta, che non sembrava aver nulla di diverso dagli altri gatti, e dall'aspetto né particolarmente intelligente, né pericoloso. Anche il Maestro di spada non le concesse una particolare fiducia; le apri comunque la porta e la fece entrare.Calma e silenziosa, come se non dovesse accadere nulla di particolare, la gatta avanzò nella stanza. Il topo sussultò e rimase immobile. Con la più grande naturalezza la gatta gli si avvicinò lentamente, lo prese in bocca e lo portò fuori.Alla sera, tutti i gatti sconfitti si riunirono nella casa di Shoken. Rispettosamente, offrirono alla vecchia gatta il posto d'onore, le si inginocchiarono davanti e dissero umilmente: "Abbiamo tutti la reputazione di gatti coraggiosi. Ci siamo sempre allenati affilandoci le unghie e vincendo qualsiasi topo, lontra o donnola. Mai avremmo potuto credere all'esistenza di un topo così forte. Con quale arte avete potuto vincerlo così facilmente? Svelateci il vostro segreto!"Allora la vecchia gatta rise e disse: "Voi, giovani gatti, siete senz'altro coraggiosi, ma ignorate la vera Via. È per questo che non conquistate il successo quando vi confrontate con qualcosa che non conoscete. Ma innanzitutto ditemi: come vi siete allenati?"Un gatto nero s'avvicinò e disse: "Sono il discendente di una famiglia celebre per quanto riguarda la cattura dei topi, e anch'io decisi di proseguire nella stessa Via. Posso saltare sopra paraventi alti due metri, so introdurmi in aperture minuscole dove solo un topo può entrare; da piccolo mi sono allenato in tutte le arti acrobatiche. Anche quando sono sveglio da poco, quando non sono completamente presente, nel momento in cui riprendo le forze, se vedo un topo correre su una trave lo acchiappo con un balzo. Ma questo è il topo più forte che abbia mai incontrato. È la sconfitta più terribile che abbia mai subito, e me ne vergogno."La vecchia gatta rispose: "Ciò in cui ti sei allenato non è null'altro che tecnica [Shosa arte solamente fisica]. Quando gli antichi insegnavano una tecnica, questa era in realtà una delle forme della Via (Michisuji). La loro tecnica era semplice ma racchiudeva la più grande saggezza. Nel mondo d'oggi ci si occupa solo della tecnica; certamente, molte cose sono state inventate usando le ricetta 'A condizione di fare questo o quello si ottiene questo o quello...'. Ma cosa si ottiene? Nient'altro che dell'abilità. Abbandonando la Via tradizionale, usando l'intelligenza ed abusandone, si instaura la competizione nella tecnica, e non si avanza più. Succede sempre così: non si pensa a null'altro che alla tecnica, e ci si serve solo dell'intelligenza: questa senza dubbio è una funzione dello Spirito (Ki), ma se non è radicata nella Via, puntando solamente all'abilità diventa il germe della falsità, ed il risultato sarà nefasto. Riprenditi, dunque, ed allenati nel senso giusto!".Si avvicinò allora un grosso gatto tigrato, dicendo: "Penso che sia unicamente lo spirito (Ki) che conta nell'arte cavalleresca; mi sono sempre esercitato in questo potere (Ki voneru). Ora mi sembra che il mio spirito sia duro come l'acciaio e libero, pieno dello spirito che riempie il cielo e la terra. Appena avvistato il nemico, la potenza di questo spirito lo incanta immediatamente, dandomi una sicura vittoria. Solo allora mi avvicino, senza riflettere, e mi oriento secondo l'Io del mio avversario. È la mia volontà che incanta il topo: a destra, a sinistra, controllo ogni suo movimento. Quanto alla tecnica non me ne preoccupo: viene da sola. Un topo che corre su una trave: mi basta fissarlo che già cade, ed è mio. Ma questo è un topo giunto senzaforma, se ne è andato senza lasciar tracce. Che cos'è? Lo ignoro".La vecchia gatta rispose: "Ciò per cui ti sei tanto sforzato non è altro che forza fisica. Non traspare quel bene che merita il nome di 'bene'. Il solo fatto di esser cosciente del potere di cui vuoi servirti per vincere è sufficente per vanificare la tua vittoria. Il tuo Io entra in gioco, ma se l'Io dell'avversario è più forte del tuo, cosa succederà? Se vuoi vincere il nemico grazie unicamente alla tua forza superiore, egli ti opporrà la sua. Credi di essere il solo ad esser forte, e tutti gli altri deboli? Ma come ti comporterai di fronte a qualcosa che non potrai vincere, neanche con la migliore volontà o con la tua forza, anche se superiore? Ecco il problema. La forza spirituale che serbi in te 'dura come l'acciaio, libera e che riempie il cielo e la terra' non è la grande Potenza (Ki-no-sho), ma solo un suo riflesso; il tuo spirito, solo un'ombra del grande Spirito. Sembra questa grande potenza, ma in realtà è tutt'altra cosa. Lo Spirito di cui parla Mencio è forte perché è illuminato da una permanente chiaroveggenza. Ma il tuo spirito può disporre della sua potenza solo a determinate condizioni. La tua forza e quella di cui parla Mencio hanno un'origine diversa e diverso è il loro effetto. Sono talmente opposte tra loro da poter paragonarle alla corrente eterna dello Yang-Tze-Kiang e ad una marea notturna improvvisa. Ma in presenza di ciò che non può essere vinto da alcuna forza spirituale contingente (Kisei) quale spirito manifestare? Dice il detto: 'Un topo intrappolato morde persino il gatto'. Il nemico, di fronte alla morte non è legato più a nulla: dimentica la sua vita, dimentica ogni bisogno, dimentica sé stesso, è libero di vincere o perdere; non mira più a preservare la propria esistenza. Ed è così che la sua volontà diventa acciaio. Come si può vincerlo, con una forza spirituale che ci si è attribuiti da soli?"[/size][/font] Giunse un gatto grigio più anziano, che s'inchinò e disse: "Sì, in verità è come dice lei. La potenza fisica, anche se enorme, ha in sé unaforma (Katachi), e tutto ciò che ha forma, anche se impalpabile, può essere percepito e compreso. Ecco perchè ho sempre esercitato il mio Cuore [Kokoro=la potenza del Cuore]. Non sono io che esercito questo potere capace di sconfiggere spiritualmente l'avversario (l' "Io" del secondo gatto); non combatto neanche (come il primo gatto). Mi "accordo" con colui che è di fronte a me, mi unisco a lui non opponendomi in alcun modo. Quando l'altro è più forte di me cedo, mi abbandono per così dire alla sua volontà; la mia arte consiste nell'afferrare una gettata di ghiaia con una rete flessibile; il topo che desidera attaccarmi, anche se forte, non troverà nulla su cui appoggiarsi, nulla da cui poter slanciarsi. Ma questo topo non è stato al gioco. È arrivato ed è partito, inafferrabile come una divinità. Non ho mai visto nulla di simile." La vecchia gatta rispose: "Ciò che tu chiami conciliazione non procede dall'Essere, dalla grande Natura: è una conciliazione voluta, artificiale, un'astuzia. In maniera conscia, vuoi sfuggire all'aggressività del nemico. Ma se ci pensi, egli si rende conto furtivamente delle tue intenzioni, quindi, se manifesti un tale atteggiamento di conciliazione il tuo spirito che era pronto ad attaccare viene turbato, come la base della tua percezione ed i tuoi atti. Tutto ciò che intraprendi consciamente ostacola la Vibrazione originaria della grande Natura, disturba il suo sorgere dalla fonte segreta ed il corso del tuo movimento spontaneo. "Da dove viene allora l'efficacia miracolosa? Unicamente non pensando a nulla, non volendo nulla, non facendo nulla, abbandonandosi nel movimento della vibrazione dell'Essere; solo così la tua forma diverrà inafferrabile. Niente in questo mondo nasce privo di forma. Solo così nessun nemico potrà resistere. Non penso assolutamente che tutto quello che state cercando di raggiungere non abbia valore: tutto e qualsiasi cosa può divenire un modo di seguire la Via; tecnica e Via possono identificarsi. In questo caso il grande Spirito, l' "agente", è integrato in essa e si manifesta nell'azione del corpo. La forza del grande Spirito (Ki) serve la persona umana (Ishi). Colui che ha liberato il suo Ki può affrontare ogni cosa nel giusto modo, nella sua libertà infinita. Al momento di combattere, senza servirsi di una forza particolare, il suo spirito in attitudine di Conciliazione non cederà né all'oro né alla pietra. Una sola cosa è importante: che anche la più minuscola traccia di coscienza di sé non entri in gioco, altrimenti tutto è perduto. Se si pensa allo scopo, anche solo per un istante, tutto diventa artificiale, non procede più dall'Essere, dalla vibrazione originaria della "Via-Corpo" (do-Tai): allora il nemico vi resisterà. Quindi, quale arte è bene utilizzare, ed in che modo? Solo nel momento in cui sarete liberi da ogni coscienza dell'Io (Mu-shin), solamente agendo "senza agire", senza intenzione o astuzia, in armonia con la grande Natura, solo allora sarete sulla vera Via. Abbandonate ogni intenzione, esercitatevi nella non-intenzionalità, e lasciate agire l'Essere. Questa Via è inesauribile, senzafine". La vecchia gatta aggiunse poi qualcosa di stupefacente: "Non crediate che quanto vi ho appena detto sia quanto di più elevato esista. Poco tempo fa, in un villaggio vicino al mio viveva un gatto che passava le sue giornate a dormire. Non c'era niente che lasciasse supporre la benchè minima forza spirituale in lui. Era sempre là, sdraiato come un pezzo di legno. Nessuno l'aveva mai visto prendere un topo. Là dove dormiva e viveva, così come nei dintorni, non c'erano topi. Un giorno andai da lui e gli chiesi come si doveva interpretare questo fatto: non vi fu alcuna risposta. Per tre volte ancora gli posi la stessa domanda: egli continuò a tacere, non perché non voleva rispondere, ma perché, con tutta evidenza, non sapeva cosa dire. Fu così che compresi che "Colui che sa qualcosa, non la conosce". Quel gatto aveva dimenticato sé stesso, ed allo stesso modo tutte le cose attorno a lui: era diventato "nulla", avendo raggiunto il più alto grado di non-intenzionalità. Egli aveva trovato, senza alcun dubbio, la divina Via del Guerriero: Vincere senza uccidere. Io sono ancora lontana da lui". Shoken ascoltò tutto questo come in un sogno. Si avvicinò, salutò la vecchia gatta e disse: "Da molto tempo ormai mi esercito nella Via della Spada (Kendô), e non ne ho ancora raggiunto la fine. Ho ascoltato il suo discorso, e credo di aver compreso il vero senso del mio cammino. Ma ora, la prego, dica ancora qualcosa di più sul Suo segreto." La vecchia gatta rispose: "In che modo? Io sono solo un animale, e il topo è il mio cibo. Che cosa conosco delle cose umane? Solamente questo: il senso dell'arte del Kendô non è vincere l'avversario. O meglio, grazie a quest'arte ad un certo momento si giunge con la massima chiarezza alla base luminosa della morte e della vita (Seishi wo akiraki ni suru). Un vero guerriero attraverso l'esercizio dovrebbe impegnarsi nell'aspetto spirituale dell'arte, nella direzione determinata da questa chiarezza. Per far ciò bisogna esplorare innanzi tutto la dottrina sui fondamenti dell'essere, della vita, della morte e dell'ordine della morte (Shi no ri). Ma solo colui che diviene libero da tutto ciò che può distrarlo dalla Via, e soprattutto libero dal pensiero che limita e trattiene, può giungere a questa grande chiarezza. Non turbato, abbandonato se stesso, libero dall'Io e da ogni cosa, l'Essere ed il suo movimento (Shinki) si manifesterà in tutta la sua libertà, nel luogo e nel tempo ove ciò sarà neccesario. Ma se il Cuore non è libero, anche in modo estremamente tenue, anche l'Essere sarà ostacolato ed immobile; ora, se diviene immobile, chiuso in se stesso, anche l'Io diverrà immobile fisso in se stesso e in qualcosa che gli si oppone: così due forze si oppongono e lottano per la propria esistenza e in questo caso le migliori funzioni dell'Essere, capaci di ogni trasformazione, saranno inibite. Se la morte appare in quel momento il senso di chiarezza proprio dell'Essere si perderà. Come si può in una simile condizione affrontare il nemico nel giusto modo, considerare vittoria e sconfitta con un animo equanime? Anche se si vincerà sarà una vittoria cieca, che non ha nulla a che vedere col vero senso della Via della spada. "Essere libero da ogni cosa non significa affatto il "Vuoto". In quanto tale, l'Essere non possiede una natura propria: resta al di là di ogni forma. Nulla si accumula più in esso, in maniera tale che se si trattiene anche la cosa più infima, la grande Forza viene ostacolata, e l'equilibrio originario delle forze è perduto. Per poco che l'Essere si trovi legato ad un oggetto, non è più libero di muoversi, non potrà più scaturire nella sua piena ed intera abbondanza. Se l'equilibrio che proviene dall'Essere viene turbato la sua forza, laddove le sarà possibile circolare, scaturirà malgrado tutto, ma ove non potrà scorrere, non ci sarà nulla da fare."Quindi, il concetto di libertà da tutte le cose non significa altro che questo: non accumulando nulla, non appoggiandosi a nulla e non fissandosi su nulla non vi è né il forte né il suo opposto, né l'Io né l'opposto dell'Io. Nel momento in cui accade qualcosa, si incontra questo evento come inconsciamente, ed esso non lascerà traccia. Si dice nel "Libro delle Trasmutazioni" (Eki): 'Senza pensare, senza agire, senza movimento, nel silenzio totale: solo così è possibile testimoniare l'esistenza dell'Essere e della Legge delle cose dall'interno, e divenire inconsciamente tutt'uno con il Cielo e la Terra'. Colui che pratica il Kendô e vive in questo modo, è prossimo alla verità della Via".Shoken, udendo queste parole, chiese: "Cosa significa né Io né non-Io, né soggetto né oggetto? ".La gatta rispose: "Perché esiste l'Io, esiste anche il suo nemico. Se non ci si manifesta in quanto Io non si manifesterà nemmeno il proprio avversario. Questo è solo un altro nome per ciò che significa: opposizione. Fino a quando le cose conserveranno una forma propria, esisterà sempre una "contro-forma". Ogni volta che qualcosa assume determinazione, prende una forma particolare. Se il mio essere non viene concepito come una forma particolare, la sua "contro-forma" non avrà più ragione d'esistere. Dove non esiste opposizione, non c'è nulla che possa esservi contro. Questo è il significato di "né Io, né non-lo".Se si abbandona completamente il proprio essere, se si diventa liberi dall'attaccamento ad ogni oggetto, si è in armonia con l'universo, Uno con tutte le cose, nella grande Solitudine. Se la forma del proprio nemico svanisce, non ci se ne accorge, ovvero non ci si arresta: lo spirito si muove, continuamente libero da ogni legame, e risponde semplicemente, agendo con pari semplicità dal profondo dell'essere. Se lo Spirito è libero da ogni occupazione, il mondo corrisponderà tale e quale al nostro mondo, formando con noi un'unità. Lo si potrà cogliere aldilà del bene e del male, della simpatia o dell'antipatia: non si sarà più turbati o legati a nulla. Ogni opposizione: guadagno e perdita, bene e male, gioia e sofferenza, sorgono da noi stessi, ed è per questo che nell'immensità del Cielo e della Terra nulla merita d'esser compreso più che il proprio essere. Un poeta antico disse:Un granello di polvere nell'occhio

e i tre mondi saranno troppo piccoli.

Se non ci si sofferma più su nulla

il letto più piccolo sarà ancora grande.Questo significa: se un granello di polvere penetra nell'occhio, questo non potrà più aprirsi, poichè una visione chiara è possibile a condizione che l'occhio sia vuoto. Possa quest'immagine servirci da parabola riguardo all'essere, che è luce illuminante e libera in sé da ogni cosa. Un'altro poeta disse:Circondato da contomila nemici, in quanto forma sarei schiacciato.

Ma l'Essere è e resterà mio per quanto il nemico sia forte.

Nessun nemico potrà mai penetrarlo.Confucio disse: "Anche l'essere di un uomo semplice non può essere rubato". Ma se lo spirito è turbato, l'Essere si rivolterà contro di noi. È tutto ciò che posso dirle. Ora si raccolga e cerchi in lei stesso".Un maestro può solo dare delle nozioni al suo discepolo, esporgli la sua opinione. Ma io solo sono capace di riconoscere la Verità, di integrarla. Questo si chiama "Integrazione di sé" (Jitoku). La trasmissione avviena da cuore a cuore (I shin den shin), ed è aldilà della dottrina e dell'erudizione (kjogai betsuden). Non significa "non contraddire il Maestro". Vuol dire semplicemente: anche un Maestro non saprebbe trasmettere la Verità. Questo non è valido unicamente per lo Zen.A partire dagli esercizi spirituali degli antichi, passando per la cultura dell'anima fino alle arti, l'integrazione di sé rimane sempre il nucleo centrale, ed essa è trasmissibile unicamente da cuore a cuore. Ogni insegnamento si limita ad indicare, orientare verso ciò che già esiste in se stessi, senza saperlo. Non vi è dunque un segreto che il Maestro possa "trasmettere" al discepolo: è facile insegnare, è facile ascoltare; il difficile è prendere coscienza di ciò che esiste già in sé, trovarlo e prenderne realmente possesso. Questo si chiama "Guardare nel proprio essere, visione dell'Essere" (ken-sei, ken-sho).Se ciò avviene vi sarà il Satori: il grande Risveglio dal sogno, dalle illusioni. Risvegliarsi, guardare all'interno del proprio essere, comprendere la Verità del Sé: tutto questo è la stessa cosa.[/i]


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Grazie Snorri, sempre detto che i gatti sono saggi :gocciolone:

 

non per nulla ne ho otto :D (scusate l'OT ma amo i felini e non ho saputo resistere!!!)


武士に二言無し

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17gocciolone.gif E' proprio così grazie a te Yama , Leos credo che i felini per la loro natura siano degli animali molto misteriosi ed affascinanti numerouno.gif

Il pino proietta la sua ombra sul muro.

La luna riflette sull'acqua.

Davvero non siamo nulla.

Sia il cielo e dare un lungo grido

 

 

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

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