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Aiki no kokoro

questione di compagni

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salve a tutti. oggi voglio affrontare l'importanza di avere buoni compagni di studio all'interno del proprio dojo.

Voi mi chiederete perchè??

Perchè i miei primi 3 anni di Aikido sono stati solo un'illusione. I miei compagni assecondavano troppo le tecniche, perfino quando la tecnica era completamente sbagliata loro cadevano a terra dicendo "bravo, è riuscita benissimo". Io da principiante, mi sentivo fiero del mio lavoro, finchè non venne un signore sulla cinquantina, con 20 anni di Aikido alle spalle. Stranamente, con lui le tecniche non riuscivano, e allora iniziai a chiedermi il perchè. Ne parlai con lui e mi disse che i miei compagni assecondavano troppo l'esecuzione del waza, portando così l'illusione di essere riuscito ad eseguirlo bene. Così iniziai di nuovo a praticare aikido con un' ottica completamente diversa.

 

Spero di non avervi annoiato con questa storia, tuttavia serviva per farvi capire bene cosa intendo dirvi con questo mio post.

Il concetto che voglio porvi è, quanto considerate importante il lavoro di Uke (colui che subisce il waza)?

Molte persone preferiscono sempre partecipare alla tecnica come sh'te( colui che la esegue), forse perchè ritenuto più figo, forse perchè è la parte che risalta all'occhio di colui che guarda, invece, al contrario, molto spesso l'uke ha la nomina di colui che viene usato come "manichino", come la parte passiva della tecnica, in termini poveri, colui che prende le mazzate. Io invece credo che anche uke deve partecipare come parte attiva, come parte viva del waza. Questo perchè penso che prima di essere un buon sh'te bisogna essere un buon uke. Perchè si deve studiare la tecnica anche da uke, e credo che studiando il waza da entrambi le parti si arrivi ad una comprensione superiore dello stesso, e di conseguenza da una migliore esecuzione ne deriva anche un miglior insegnamento. Vedo anche molti Sensei che si limitano a praticare sempre e solo in sh'te, perchè credono che ormai si è arrivati ad un livello abbastanza alto da non dover più "prendere mazzate". Inoltre, se ho una visione di uke così passiva, di certo neanche mi impegno nello svolgerlo, in modo che la tecnica di sh'te finisca in due modi: primo, assecondandolo troppo, dando l'illusione della tecnica riuscita, o secondo, impiegando troppo contrasto nella tecnica, rendendone difficile per sh'te l'esecuzione. Comunque in entrambi i casi, nulla di produttivo.

 

Ho voluto porvi questa riflessione perchè credo sia molto importante in tutte le scuole di arti marziali (anche se qui vi ho presentato tutto secondo un punto di vista aikidoistico), quindi vorrei sentire vostre esperienze personali o semplicemente vostri pensieri a riguardo.

 

Quanto scritto è semplicemente una mia riflessione, non voglio nè offendere nè attaccare nessuno, quindi siate liberi di rispondere come volete, credo che un forum sia un ottimo modo per scambiare idee, quindi non sarò sulla difensiva :laugh:

 

E scusatemi se ho scritto male o troppo precipitoso. Non ho grandi doti di scrittura. :checcevofa:

 

Aiki saluti a tutti :arigatou:

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Concordo.

Inoltre penso che colui che esegue la tecnica può progredire e migliorare solo grazie al compagno d'esecuzione.

Io personalmente quando devo correggere i miei allievi, prima di tutto mi accerto che Uke (anche se nel Kali non si definisce così) svolga correttamente la sua parte e solo dopo vado a correggere la tecnica.

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Il ruolo di tori lo si apprende solo facendo da uke... quindi chi snobba/snatura/falsa il ruolo di uke non ha la possibilità di andare oltre...

 

con O-Sensei prima di vedere una tecnica prendevi mazzate per un anno !

 

Spesso e volentieri uke troppo assecondanti derivano principalmente da un'eccessiva pigrizia, a vari livelli, su più fronti e spesso dello stesso loro maestro,

 

per questo motivo se si vuole elevare il livello della pratica (e il maestro non si mette di traverso) un buon escamotage è "galvanizzare" uke:

 

gestendone le distanze, guidandolo con lo sguardo, gestendo le sonorità dei kiai, mantenendo un ritmo elevato, confrontandosi a più livelli...

ma prima di tutto, in prima persona, con l'esempio... un buon uke, serio e determinato, disposto a rischiare e "libero di ricevere" è sempre da stimolo per gli altri.


Andrea

 

www.taai.it

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www.aikidogarda.it

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Bella discussione, per poco me la perdevo...

 

Io avendo cominciato col praticare aikido iwama ryu ho avuto modo di imparare fin dall'inizio che uke deve ostacolare la tecnica (sempre adeguandosi alla capacità di tori), avere degli uke che volano via prima ancora del saluto mi fa girare le... comunque il problema si presenta anche con le discipline che non prevedono il contatto fisico, se uke fa schifo (per mancanza di impegno o serietà) ti fa buttare via del tempo prezioso che potrebbe essere impiegato meglio con una birra in mano.

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Perfettamente d'accordo con quanto espresso da Cagli0str0. Nella spada, ad esempio, quello che nelle arti marziali a mani nude si definisce uke si chiama uchitachi ed ha un ruolo estremamente importante poichè è lui che guida il waza ed insegna a shitachi. Infatti, il compito di shitachi sarà quello di divenire uchitachi a sua volta e poi, comprendendo a fondo gli aspetti più profondi della sua scuola, dovrà giungere al livello di motodachi (la spada d'origine) :arigatou:

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Perfettamente d'accordo con quanto espresso da Cagli0str0. Nella spada, ad esempio, quello che nelle arti marziali a mani nude si definisce uke si chiama uchitachi ed ha un ruolo estremamente importante poichè è lui che guida il waza ed insegna a shitachi. Infatti, il compito di shitachi sarà quello di divenire uchitachi a sua volta e poi, comprendendo a fondo gli aspetti più profondi della sua scuola, dovrà giungere al livello di motodachi (la spada d'origine) :arigatou:

 

Sono d'accordo con Sandro soprattutto sulla frase: "poichè è lui che guida il waza ed insegna a shitachi".

Pongo l'accento sulla frase di Toji: "ho avuto modo di imparare fin dall'inizio che uke deve ostacolare la tecnica", ora, anche se tutto ciò deve essere visto in un'ottica adeguata alle circostanze oggettive, non trovate i due pareri in palese contrasto?

 

Come si può parlare di uke senza pensare che è proprio uke quello che insegna, insegna le stesse cose che riceve con la pazienza di chi si pone nell'ottica di imparare e assorbire per poi, al momento opportuno, restituire ciò che sa con il valore aggiunto della propria personale esperienza, il tutto mi sembra molto diverso da ostacolare.

 

Parere personale da principiante, meschino e rozzo aikidoista di provincia.


aikido pordenone.com

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Innanzi tutto spero mi scuserete se ho la tendenza a rifarmi sempre alla mia esperienza come insegnante, ma è solo sulla base di questa che posso permettermi di esprimere giudizi.

Detto questo, io ritengo che quando un allievo abbia ormai raggiunto un certo grado di abilità in una determinata tecnica, sia opportuno cercare di contrastarne l'esecuzione in vari modi (ovviamente sempre commisurati al grado di perizia della persona con cui si sta praticando), affinchè possano essere evidenziate di volta in volta tutta una serie di lacune ed errori di esecuzione.

Solo in questo modo, in situazioni sempre meno "protette", credo che un praticante si possa rendere conto della sua effettiva comprensione della tecnica e quindi migliorare anche e soprattutto in termini di efficacia.

Credo che in questo senso si debba intendere "ostacolare la tecnica".

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O-Sensei ripeteva sempre che per diventare forti, bisogna farsi prendere con forza...

 

insisteva sul fatto che si fa budo solo quando si attacca e ci si difende con sincerità...

 

ripeteva ogni giorno che ci dev'essere armonizzazione tra attacco e difesa al fine di superare queste due accezioni, e questo dev'essere un impegno sia di tori che di uke, affinché la progressione avvenga contemporanea per entrambi...

 

diceva anche che chi "ostacolava" le tecniche veniva cacciato dal dojo...

 

personalmente ritengo che, a meno che non si sia maestri e quindi lo si faccia strumentalmente a fini educativi, sia troppo semplice ed un poco vile "Ostacolare" delle tecniche che sappiamo già dove vadano a parare.

 

L'impegno dovrebbe essere quello di percorrere una via... cioè fare al meglio delle nostre possibilità qualsiasi aspetto noi studiamo sul tatami, quindi se stiamo attaccando o prendendo, dobbiamo esprimere al meglio il senso di questa presa o attacco.

 

Questo non significa fare il tutto nella stessa maniera con tutti, ritorna il concetto di awase,

se dovessimo afferrare con forza un bimbo, non gli spacchiamo un braccio... il fine è quello di trasmettergli sicurezza e determinazione senza danneggiarlo o fargli male... di contro se afferriamo un energumeno doppio di noi, non possiamo insistere sulla stretta, ma solo cercare di controllarne il centro e la posizione...

 

quindi fare il tutto con sincerità significa esprimere il meglio della nostra tecnica in armonia con il partner.

 

Per questo motivo non credo che il budo stia nella guida di uke o nell'abilità di tori,

quanto nell'ossessivo impegno di entrambi di diventare una cosa sola a partire da due posizioni estreme (attacco e difesa) al fine di superarle.


Andrea

 

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Ovviamente concordo!

Si deve intendere il tutto solo ed esclusivamente a fini educativi, lavorando con il maestro o sotto la sua diretta osservazione.

A dire il vero trovo il verbo "ostacolare" un po' antipatico e non credo sia il più appropriato.

Così come trovo assolutamente riprovevole quando un praticante metta volutamente in difficoltà il compagno.

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Uff... quanto è difficile la vita...

 

adoro i forum ma odio le difficoltà di interpretazione che ne derivano. Ammetto di aver utilizzato un termine sbagliato, che non rappresenta il mio (ma anche il vostro) pensiero. Correggo il tiro e dico semplicemente che mi allineo alle ultime risposte che sono sufficientemente esaustive, resta comunque il fatto che uke deve far sentire la sua presenza, altrimenti lo si può sostituire con un sacco di patate e divertirsi a lanciarlo di qua e di la per il tatami...

 

 

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Toji non ti crucciar... non volevo prendere di mira il termine "ostacolare" col quale ti sei espresso :pescifaccia:

 

era solo un pretesto per andare un po in la con la discussione... che è più dibattuta di quel che appare :siamoamici:

 

ovviamente concordo con il tuo "sacco di patate", sono assolutamente a favore degli uke "sinceri",

 

non a caso dedico molto tempo al ruolo di uke, e al perfezionamento di prese ed attacchi ! :samurai:


Andrea

 

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Detto questo, io ritengo che quando un allievo abbia ormai raggiunto un certo grado di abilità in una determinata tecnica, sia opportuno cercare di contrastarne l'esecuzione in vari modi (ovviamente sempre commisurati al grado di perizia della persona con cui si sta praticando), affinchè possano essere evidenziate di volta in volta tutta una serie di lacune ed errori di esecuzione.

 

niente di più vero..

 

..e completamente d'accordo con quanto scritto sopra

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Io pratico Ju Jitsu da diciotto anni, o almeno ci provo, e di esprienze, anche di insegnamento, posso vantarne moltissime. Nella mia esperienza ho fatto più da uke che da tori e quindi penso di conoscerne bene il ruolo ed il comportamento. Prima di tutto credo che un buon uke sia alla base di un ottimo allenamento, non per niente negli esami di cintura il maestro ha sempre valutato con un giudizio scritto sul verbale di esame, anche il grado di prestazione dell'uke. Agli inizi, ricordo, uke di turno era sempre molto buono e remissivo, ma andando avanti nell'esperienza, lo stesso maestro ha preteso che gli attacchi divenissero più veritieri, sollecitando uke a mettere in campo una certa dose di resistenza che, di fatto, si tramuta in una sorta di ostacolo per tori. Ancora, in caso di uso inappropriato della tecnica del momento, per quanto riguarda la direzione dei movimenti e delle linee di forza, uke deve muoversi di conseguenza e non correggere la propria posizione per facilitare tori. La definizione ostacolare può considerarsi fuori luogo se interpretata come intenzione di non far riuscire la tecnica portata da tori, ma se intesa come far sentire la presenza ed aumentare il grado di realismo dell'azione è fondamentale. Non per niente il maestro impone di trovare momenti di allenamento cambiando gli acccoppiamenti di tori ed uke, più alto contro più basso di statura, più pesante contro più leggero di peso, uomo contro donna e viceversa, come anche cintura più bassa contro cintura più alta. Diversificare l'allenamento e non abituarsi ad un solo ed unico uke è la migliore soluzione. Poi l'inteliggenza dei praticanti ed il controllo del maestro fanno il resto che... non è cosa da poco. Per finire oserei dire che uke è al servizio di tori, un servizio fatto di altruismo, inteliggenza, preparazione, amore per l'arte marziale praticata ecc. ma torì deve contraccambiare rispettando uke e badando a non provocare danni fisici che tante volte provocano sospensioni più o meno lunghe degli allenamenti. Uke non è un sacco di patate. Rispetto prima di tutto nell'insegnare quanto nell'apprendere!

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Mia opinione personale: ci può essere progresso solo tramite un incremento graduale della difficoltà.

Per questo è il maestro (di norma) a fare Uke. In caso contrario c'è qualcosa che non va.

Uke (o Uchidachi) deve portare l'attacco o comunque l'opportunità per la tecnica con una perizia proporzionale al livello di chi gli sta davanti... con un principiante sbaglierà apposta e metterà facilitazioni, di modo da dargli la possibilità di 'sentire' la tecnica (il suo ritmo, il suo dinamismo, etc). Poi via via diventerà sempre meno collaborativo, fino ad arrivare ad una sorta di combattimento. Alla fine credo che il kata in sé andrebbe praticato in quel modo: si sa chi deve fare cosa, e quando: ma dev'essere fatto sinceramente e con 'spirito combattivo'. Come se fosse un combattimento libero... che poi, in alcune scuole, si fa. :)

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Mia opinione personale: ci può essere progresso solo tramite un incremento graduale della difficoltà.

Per questo è il maestro (di norma) a fare Uke. In caso contrario c'è qualcosa che non va.

Uke (o Uchidachi) deve portare l'attacco o comunque l'opportunità per la tecnica con una perizia proporzionale al livello di chi gli sta davanti... con un principiante sbaglierà apposta e metterà facilitazioni, di modo da dargli la possibilità di 'sentire' la tecnica (il suo ritmo, il suo dinamismo, etc). Poi via via diventerà sempre meno collaborativo, fino ad arrivare ad una sorta di combattimento. Alla fine credo che il kata in sé andrebbe praticato in quel modo: si sa chi deve fare cosa, e quando: ma dev'essere fatto sinceramente e con 'spirito combattivo'. Come se fosse un combattimento libero... che poi, in alcune scuole, si fa. :)

 

Quoto perfettamente quanto dici Khuran, è così che succede anche nel mio dojo, è il maestro che, di norma, assume la veste di uke per sentire su se stesso la tecnica del momento, che tratti con un principiante o meno, ma poi, specialmente quando in palestra siamo in tanti, il maestro controlla ed interviene negli allenamenti sovraintendendo il lavoro delle singole coppie formate nell'occasione. Mostra gli accorgimenti e corregge le tecniche o le subisce per provarne l'efficacia dell'esecuzione. E', comunque, questione di metodo e di organizzazione del lavoro di palestra che non può essere completamente standardizzato per venire incontro elle diverse esigenze che sistematicamente si presentano e richiedono differenti soluzioni.

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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