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Io vorrei proporre una visione un pochino diversa, se posso...

Da una parte... quando il Giappone, per un palmare errore della Banca Centrale, piombò, negli anni '90, in una crisi economica epocale... il paese del Sol Levante non fu inondato dal sangue dei suicidi, ma dall'inchiostro dei falsi in bilancio e delle coperture di responsabilità...

Dunque starei attento a mitizzare un senso dell'onore, del dovere, della responsabilità e della vergogna che sono profondamente diversi dai nostri e che vanno contestualizzati...

La parola d'ordine fu "la crisi è troppo grave per portare davvero al fallimento"... e questo cozza un pochino dall'idea che abbiamo del bushido...

 

Non solo... dall'altra mi permetto di ricordare pure che il suicidio rituale è necessariamente anche plateale e quasi pubblico, per un motivo ben preciso.

Dato che il fallimento del singolo è fallimento dell'intero gruppo cui il fallito appartiene, il suicidio è soprattutto un preciso dovere nei confronti della propria famiglia, del proprio clan...

Voglio dire... nell'antica Roma, colui che fosse incappato in certe gravissime accuse preferiva quasi sempre suicidarsi, ma non per chissà quale altissimo senso dell'onore, della responsabilità e della vergogna, quanto per un realistico e concreto dovere nei confronti della propria famiglia.

Evitando accuse pubbliche, processi e condanne ad una morte ben più terribile, il reo, tagliandosi le vene, salvava la propria famiglia e il patrimonio familiare da ripercusssioni ben peggiori, come confische, stupri e morte per inedia...

 

Credo, però, che... a Roma come a Tokio e oggi come un tempo... se un fallito può... sceglie di non suicidarsi...

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Rispondendoti velocemente.. direi che "lì" era (e in un certo senso ancora è) codificata. Di qua, oserei affermare, che è una via di uscita (leggasi fuga).

 

a grandi lineee

 

il libro tradotto da Sandro ne parla sotto vari aspetti..


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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