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Simone Di Franco

Toppei Koshirae

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Toppei Koshirae

突兵拵

 

Tra i periodi Momoyama ed Edo venne creata una tipologia di Kabuto che prese il nome di TOPPAI NARI KABUTO .

 

Toppai lo si trova scritto così: toppai.jpg

 

Etimologicamente, il primo kanji, Totsu, sta per "sporgente"; il secondo kanji, Hai, sta per scodella, casco (perché a forma di scodella!), ed è puro kanji cinese (k'uei) non più usato oggi in Giappone se non nei testi che trattato di armature: la traduzione potrebbe essere, quindi, "Kabuto a forma di scodella con punta"; in puro giapponese hachi (scodella)  è il coppo, non appuntito, degli elmi più antichi dell'epoca che ci interessa. Entro il Periodo Tokugawa il coppo del Toppainari Kabuto divenne sempre più alto, conico arrotondato, perdendo la connotazione figurativa originaria.

 

Toppai Nari Kabuto.jpg

 

 

Quest'ultima forma ci porta, forse, alla nostra Toppei, quindi ora facciamo un bel salto temporale fino all' Edo Jidai Makki (Tardo Edo), verso la fine del Shinshintō quando, cioé, viene di moda una koshirae denominata TOPPEI, caratterizzata da una saya molto rastremata con un kojiri affusolato asimmetrico ed una tsuka che tende a rastremarsi un po' verso il kashira; i suoi kanji 突兵sonotraducibili, secondo alcune accezioni, come "arma accuminata"; è interessante notare che i primi cinque tratti del secondo kanji, Hyō/Hei, indicano un'ascia appuntita, come il kojiri della Toppei Koshirae! La Toppei Koshirae sarebbe, quindi, una "montatura a forma di arma/spada accuminata" (perché il kanji Hyō/Hei possiede pure un'accezione generica di 'spada'). Naturalmente, essendo i kanji rarefatti pittogrammi, pur sempre identificabili, il loro significato è assai più ricco per chi lo sa leggere in tutte le sue sfumature storiche e semantiche.

 

Attualmente, questi antichi significati si sono persi o sono mutati: i due kanji di Toppei oggi si trovano solo in una espressione di tre kanji 突撃兵cioè totsugekihei (truppe d'assalto). Siamo sempre in campo ...marziale!

 

Un fabbricante giapponese di Iaito descrive la Toppei Koshirae come originata dal Toppei Kabuto (che non esiste), memore degli ultimi alti Toppai Kabuto; ma non è proprio così: ho l'impressione che siano ben pochi oggi i giapponesi a conoscere tutti i significati di terminologie non solo antiche ma pure mutuate direttamente dalla Cina. La presunta ispirazione a foderi di sciabole occidentali è solo ridicola. Ma tanti ancora ci credono.

 

Ora, le Toppei Koshirae conservate in raccolte private e Musei giapponesi sono tutte datate al Tardo Edo e sono estremamente raffinate, specie quelle di stile Higo, ove cioè predominano i motivi a onde dello stile Ōmori, o ad agemina zōgan floreale, mentre i metalli sono prevalentemente shakudō e argento.

 

Che durante il Bakumatsu siano state prodotte koshirae dal profilo Toppei può esser stato un modo di riportarsi idealmente ad una dimensione "morale" samuraica anche per i semplici soldati; ma nulla indica una ispirazione a modelli occidentali, anche alla luce della precedente disamina linguistica. Ai giapponesi, salvo a quelli che devono vendere per mestiere agli occidentali (con pubblicità in lingua inglese), l'ascendenza gaijin risulta un po' ... offensiva. La forma della Toppei Koshirae è stata anche definita zubon ズボン(pantalone), con sola scrittura katakana, come parola straniera, e di cui nessuno conosce l'origine. E, comunque, non si può intendere il pantalone tubolare, bensì quello un po' gonfio alla coscia e rastremantesi alla caviglia, militare e francese sì, ma che giammai può aver ispirato la nostra koshirae; anche le contadine indossavano un pantalone da lavoro molto ... toppei! Allora rimarrebbe più valido un riferimento ai Toppainari Kabuto!

 

 

Higo Toppei koshirae.jpg

Due note per finire. Guardate alle koshirae predilette dal pennello di Hokusai, son quasi tutte ispirate alle Toppei – anche perché Hokusai ebbe una predilezione per le cineserie e le Toppei Koshirae si prestavano bene! E poi, provate ad immaginarvi una lama di Suishinshi Masahide in una, a lui contemporanea, Toppei Koshirae: la lama di un grande studioso dell'antica spada in una montatura dagli ambigui significati guerreschi e che potrebbe ispirarsi ai tempi eroici delle ultime battaglie che porteranno i Tokugawa al potere.

 

 



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Vi riporto un articolo di Alberto Roatti sui Toppei Koshirae, un argomento su cui si è discusso abbastanza anche sul forum in questa discussione:

 

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=1317

 

 

Le conclusioni riportate derivano dallo studio dei desueti kanji di toppai e aprono un bun terreno per interessanti riflessioni sull'importanza dell'etimologia quando si ha a che fare con la scrittura ideogrammatica.

Magari anche Sandro può dirci la sua in merito.



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Complimenti Simone, ottimo articolo e ottimo spunto di riflessione. Faccio un po' il guastafeste e invece di chiarire vedo di insinuare qualche dubbio. Come spunto é un po' "stiracchiato" ma i due kanji 突盔 potrebbero avere un'altra accezione. Il primo puó essere letto anche come "tsuku", affondo o attacco, mentre l'altro in giapponese antico era un altro termine per indicare il "kabuto", da qui il possibile connubio "tsukikabuto", inteso forse come elmo da offesa (o piú propriamente legato ai reparti d'assalto?). Ho giocato un po' con la lingua per cui il tutto é da prendere con le dovute "pinze".


"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Rispota a Emtolor

 

 

- il primo kanji ha lettura TOTSU (cosa che protrude) e TSUKU (lancia, palo, attacco, etc,).

- il secondo non ha varianti se non nell'incrocio dei primi due tratti che formano angolo. Desueto in Giappone e presente ancora in un dizionario cinese della lingua del XVII sec., con due accezioni: scodella e casco (data la somiglianza!).

- la lettura TOTSU è confermata dai testi giapponesi su KATCHU, ove si richiama il significato di HACHI come scodella/casco. "Scodella a punta" o "Casco a punta" diventano sinonimi! (Per inciso, la scodella HACHI è quella del monaco buddista che chiede di porta in porta un po' di riso durante la questua quotidiana). Aggiungo:il TOPPAI NARI KABUTO (casco a forma di casco appuntito???) non deve avere il TEHEN (l'apertura verso il cielo) altrimenti non sarebbe più un Toppai Nari (a forma di scodella) ma solo un .. Kabuto col coppo a forma di scodella ... non appuntita. Alcuni Toppai Nari Kabuto hanno una sorta di "chiodo" alla prussiana, ma non forato come un vero Tehen. E a proposito di Kabuto, questo è il suo kanji, 兜 ( senza il radicale 皿 con concetto di "stoviglia", scodella!) in cinese Teu, in sino-giapponese To (con vocale lunga): Kabuto è parola autoctona. Il pittogramma originario

probabilmente rappresentava un casco con guanciali avvolgenti (come nelle statuette Haniwa in Giappone) e, sotto, due gambette ad indicare che si tratta di oggetto indossato da uomo.

Complimenti per la tua ricerca. Continua ad approfondire ma tieni sempre presente che le "varianti" non possiamo inventarcele noi (anch'io ci cascavo 40 anni fa): nelle varienti dei kanji si possono eliminare dei tratti resisi superflui perché non equivocabili con altri kanji.

Alberto

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Grazie per la risposta e per la dettagliata precisazione. Conosco il kanji di kabuto, la mia non voleva essere una dichiarazione scolastica (le varianti non possiamo inventarcele noi, sono d'accordo), si tratta solamente di ricercare all'interno della lingua una sinonimia al fine di identificare una possibile radice semantica alternativa. In dettaglio il secondo ideogramma "盔" non significa kabuto ma poteva essere "un altro termine per indicare il kabuto":

盔 - はち - hachi - elmo, scodella, ciotola - basato su radicale: 皿 さら sara (piatto)

Modificato: da emtolor

"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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