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Lisa

Coraggio e onore

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Più entro nell'ottica degli antichi samurai più mi rendo conto che il loro coraggio e onore rendessero il loro spirito immortale, penso che sia un fatto molto significativo da ricordare e devo dire che è una cosa che mi emoziona sempre

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Ai giorni nostri il mondo feudale giapponese subisce la medesima sorte del mondo dei cavalieri europei narrato in romanzi quali l'Orlando Furioso, venendo profondamente romanzato. L'aspetto legato alla sensibilitá nei confronti della natura e all'animo artistico dei guerrieri erano una realtá, che peró viene oggi presentata sradicata da quella che era la cornice sociale dell'epoca. Penso sia estermamente importante ai fini della veridiciá storica tenere ben presente quanto detta sensibilitá, senso estetico ed animo artistico fossero imbrigliati in una societá rigida, dalle regole ferree, fatta di obblighi e doveri ai quali i samurai erano tenuti a rispondere, pregnati di un senso di appartenenza assoluto, che rendevano la vita, in talune occasioni, estremamente difficile quando si toccava l'ambito dell'onore, fino all'atto estremo del seppuku. Questo quadro é a mio avviso fondamentale se si vuole avere un'immagine chiara della vita feudale giaponese e al contempo si vogliono interpretare correttamente molti degli aspetti odierni. Soprattutto tali aspetti conferiscono ancora maggior valore alla sensibilitá quando questa la si contestualizza all'interno di un mondo rigido e violento.


"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Mi permetto di aggiungere che non e' tutto oro quello che gira intorno alla storia dei Samurai. L'aspetto romanzato che conosciamo non rappresenta tutto quello che in passato e' accaduto e in piu' occasioni molti Samurai si sono macchiati di crimini ed abusi assurdi.


武士に二言無し

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Ma proprio per questo aspetto ne sono così assascinata, non penso che ci fossero altre popolazioni con un così gran senso del dovere e dell'onore. I samurai sapevano che a certi di loro non sarebbe stato concesso l'atto estremo cioè il seppuku, per cattura o altri motivi comunque legati alle varie battaglie, ma anche conoscendo questa verità mettevano tutta la loro anima e le loro forze in battaglia sotto le assolute decisioni del priprio comandente.

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Si Leonardo, ne sono consapevole, ma dal tronde quale popolo, quale gruppo di soldati in tutta la storia dell'umanità non si è macchiata diquesti crimini; lamacchia nera esite sempre, ma se li prendiamo nell'insieme possiamo trovare le differenze.

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Nello Hagakure si esprime molto chiaramente quanta parte della vita del samurai fosse dedicata alla preparazione della morte. Perché dici che a taluni era negato il seppuku? Storicamente non trovo corrispondenza. Nelle battaglie non si era soliti prendere prigionieri e nelle varie Sekigahara, nell'assedio di Osaka o nella rivolta di Shimabara venivano compiuti veri e propri massacri rituali, dove era uso comune decapitare i perdenti e portare in omaggio al vincitore, pulite e truccate, le teste dei combattenti piú importanti. Il fatto che siano poi esistiti feroci assassini fra i samurai é statisticamente del tutto normale. Parlando di poesia e senso estetico ci si riferisce ad un peculiare tratto comune a molti, tanto da essere identificato come costume. Questo non equivale a dire "tutti i samurai erano poeti", ovviamente in mezzo alla casta dei samurai vi era di tutto, come lo si riscontra nel genere umano in toto. É come sostenere che gli svizzeri sono un popolo pacifico, questo non esclude che tra la popolazione vi siano squilibrati ed assassini, ma soltanto che tra di essa vi é un numero sufficiente di persone pacifiche o un diffuso atteggiamento di non belligeranza tanto da identificare la non aggressivitá come costume.

Modificato: da emtolor

"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida."

 

"Non mi fido molto delle statistiche. Perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media!"

 

"La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento."

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Perché dici che a taluni era negato il seppuku?

Forse si riferiva a coloro che appartenevano a classi inferiori a quella del samurai, ai quali mi pare di ricordare che fosse negato il "privilegio" del seppuku rituale.


"Hana wa sakuragi, hito wa bushi" (花は桜木人は武士) - "tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero"

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Si intendevo alle classi inferiori ai samurai, grazie per l'appunto

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Ottima osservazione ha fatto Leonardo. Molte cose discutibili sono state fatte. Alcune delle quali per altro non erano considerate neanche tanto tremebonde. Spesso al riguardo cito il "simpatico" episodio di Musashi Miyamoto contro la Yoshioka, quando terminò con il duello e la conseguente morte dell'ultimo esponente, un bambino. Oltre al quale c'erano circa altri 100 allievi della Yoshioka, ma questa è un'altra storia. Per altro Lisa ti consiglio di leggere "Il samurai Solitario", non tratta la Token ma l'ho trovato interessante. Ad ogni modo episodi particolarmente violenti non erano nulla di speciale. C'è stata secondo me una lettura deformata del samurai da parte dell'occidente, che lo fa apparire come giusto e benevolo oltremodo, non sto dicendo che non lo fosse, ma il dovere del samurai è un altro, servire il proprio signore, tutto il resto, etica morale e quant'altro, è subordinato al singolo individuo.

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grazie :) lo leggerò di certo

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Ciao Lisa,

capisco che ad una ragazza giovane come te certe cose risultino portanti nella tua formazione, ma in questo dobbiamo avere una visione la più ampia possibile nella valutazione delle cose, ciò che leggiamo della casta dei samurai è la parte bella della storia, la parte brutta che nessuno o quasi nessuno ci fa leggere è che in questo stesso periodo e questo stesso popolo aveva una componente anche cospicua della sua popolazione che veniva considerata solo per quello che poteva fare nei lavori più umili e “impuri”, gli eta,a questi l’onore non era concesso, erano considerati poco più che animali ed anzi alcuni samurai consideravano forse più il loro cavallo che queste persone.

Anche nel nostro mondo occidentale alcuni popoli avevano gli stessi concetti portati avanti in Giappone, gli spartani i greci gli stessi romani.

Nelle Crociate i monaci guerrieri combattevano contro una cavalleria mussulmana che sotto l’aspetto che stiamo trattando non era da meno.

Le storie dei nostri cavalieri della tavola rotonda quasi certamente prendono spunto da un decalogo cavalleresco che sotto molti aspetti è ancora patrimonio del nostro pensare ed il risolvere un contenzioso tra due persone tramite un duello d'onore è parte della nostra storia fino alla seconda guerra mondiale.

Durante la seconda guerra mondiale poi uomini come Teseo Tesei non penso che potessero essere considerati diversamente da gli altri che ho preso ad esempio fin qui, e questo per dirti che quello che cerchi non è poi così lontano da doverlo trovare dall’altro capo del mondo, questi concetti anche se sopiti sono in tutti noi ma per poterli apprezzare al meglio vanno coltivati giorno per giorno senza deroghe e senza indugi.


"accorciati la firma". Ernst Jünger

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Grazie Mauri quello che hai detto è vero e anche io me ne rendo conto

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La questione é abbastanza spinosa anche perchè, sebbene il concetto di coraggio inteso dai giapponesi potesse equivalere più o meno al nostro, il senso dell’onore poteva assumere diverse sfaccettature. Nel loro dialogo “Nihonjin to Nihon no Bunka” (“I giapponesi e la cultura giapponese”, pubblicato dalla Chūkō Bunko), Donald Keene e Shiba Ryōtarō, due tra i più grandi conoscitori della cultura tradizionale nipponica, ricordavano come gli eventi della storia giapponese fossero stati notevolmente influenzati dai tradimenti di coloro che verso la fine di una battaglia decisiva passarono dalla parte del nemico capovolgendo l’esito del conflitto. Basti pensare alla battaglia navale di Dannoura tra i Minamoto ed i Taira, oppure alla celeberrima Sekigahara combattuta tra l’esercito dell’ovest e quello dell’est. Quest’ultimo potè ottenere una vittoria insperata solamente a causa del fatto che vi furono dei traditori tra le file dell’armata dell’ovest. A noi occidentali ciò potrebbe apparire come un disonore, mentre ai bushi dell’epoca il tutto non provocava il minimo fastidio: la fedeltà era un atto dovuto nei confronti del proprio signore, quindi se questi decideva di tradire gli alleati i suoi uomini lo seguivano senza indugio e con la convinzione di essere nel giusto.

 

Sempre nel sopracitato dialogo i due professori citano l’esempio di Napoleone: il conquistatore venne sconfitto non perchè tradito dai suoi alleati, ma bensì perchè aveva tutto il resto d’Europa contro. In Giappone una cosa del genere non si verificò mai, dal momento che da un giorno all’altro si stringevano alleanze con chi fino alla sera precedente era stato un acerrimo nemico. Simili comportamenti non consentirono, tuttavia, ai giapponesi di sviluppare adeguate strategie di battaglia, tant’é che pagarono a carissimo prezzo tale mancaza in epoca contemporanea. Ad esempio pianificarono nei minimi dettagli l’attaco di Pearl Harbor, senza pensare minimamente a come avrebbero dovuto agire in seguito. Esercito e marina furono sempre in contrasto tra di loro, perchè più che ai risultati bellici tenevano alla loro fama. Furono l’assenza di azioni congiunte ed i clamorosi errori di organizzazione che permisero agli americani di uscire vittoriosi dal conflitto. L’unica guerra in cui i giapponesi brillarono per strategia fu quella contro la Russia, cercata di evitare sino all’ultimo momento e poi combattuta da tutta la nazione fino alla vittoria, con altissimi atti di eroismo e sacrificio. Ma quello era il periodo Meiji, non a caso gli anni della storia moderna più amati dai giapponesi oggigiorno. Il militarismo del primo Shōwa gettò il Giappone in una sorta di nuovo sakoku, trasformando i valori bushi nel più esasperato militarismo che il paese ricordi.

 

Ad ogni modo, concordo pienamente con quanto espresso da Mauri :arigatou:

Modificato: da sandro

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Ripensando a quanto detto fin quì ed agli eventi di ieri alla scuola di Brindisi che hanno portato distruzione e morte ad opera di abbruttiti vigliacchi, mi sento di dire.

Cosa è ormai l'onore, una parola vuota e senza senso.

In questo nostro paese che ha dato i natali a tanti personaggi che l’hanno reso grande, ieri qualcuno ha voluto dimostrarci quanto si possa essere disumani.

Ci hanno colpito in quello che c’è di più sacro nello stesso concetto di famiglia e di nazione, i nostri figli, il nostro futuro, delle bestie, perché di questo si tratta hanno voluto colpire nel mucchio e nella maniera più subdola e più vile.

Un ordigno ha spezzato i sogni e la giovane vita di una ragazza sedicenne ed ha marchiato per sempre l’esistenza delle altre che con lei, da questa giornata non si sarebbero certo aspettate un evolversi così cruento e devastante.

Sapere che nel mio paese si muovono entità che hanno l’ardire di perpetrare simili nefandezze mi riempie di rabbia e di sgomento.

Un pensiero di vicinanza ai Famigliari di tutti coloro che hanno subito questo inqualificabile attacco terroristico.

Agli schifosi che l’hanno perpetrato, mi sento di dire “a voi vada tutto il nostro disprezzo”.

Modificato: da mauri

"accorciati la firma". Ernst Jünger

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concordo in pieno, hai espresso perfettamente il mio pensiero su questo fatto

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Il topic dice Coraggio e Onore, forse da questo mesto evento possiamo avere un esempio di vigliaccheria e vergogna.

 

Credo che i responsabili non solo non possano definirsi Italiani, ma neanche membri del genere umano.



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Appoggio pienamente il pensiero di Mauri, mi unisco alla vicinanza e confermo l'idea di YamaArashi: Chiunque sia colui che compie un gesto del genere non ha proprio nulla a che vedere con la definizione di "uomo".


武士に二言無し

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