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mauri

A proposito di tradizione

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Forse, in definitiva, la questione diventa sfuggente proprio perché accostiamo il concetto di tradizione alla pratica della forgiatura. È evidente che questa pratica ha consentito e consentirà un ampio margine di 'manovra' e chissà quali sviluppi ci potranno essere in futuro.

 

In altri contesti di alto artigianato è più facile intendersi. Nella liuteria ancora oggi, per ottenere il miglior risultato possibile, si lavora esattamente come 300 anni fa. Sviluppi tecnologici ? Certo, solo per la produzione di massa. Per il resto uguale, staticità assoluta. Eppure non muore, poiché quello è l'unico sistema per ottenere uno strumento superiore.

È certamente uno degli ambiti particolari in cui si coglie meglio il significato ed il 'peso' di ciò che definiamo tradizione.

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Mmmmm sei sicuro che in liuteria tradizionale non ci siano differenze tra le tecniche di oggi e quelle di 300 anni fa? Sicuro sicuro?


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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Ogni artigiano sviluppa un proprio metodo operativo, ovviamente. Anche perché ognuno ha capacità diverse e per qualcuno certi passaggi risultano più ostici ed altri meno. Ci sarà anche chi, per rompersi meno l'anima nella sgrossatura, utilizzi un pantografo. Ma tanto, poi, è il risultato finale, il suono, quello che conta. E per avere un suono adatto ad un solista le procedure canoniche di bottega, come pure gli utensili, sono obbligate e praticamente invariate.

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Forse, in definitiva, la questione diventa sfuggente proprio perché accostiamo il concetto di tradizione alla pratica della forgiatura. . . . . (omissis)

 

In altri contesti di alto artigianato è più facile intendersi. Nella liuteria ancora oggi, per ottenere il miglior risultato possibile, si lavora esattamente come 300 anni fa. Sviluppi tecnologici ? Certo, solo per la produzione di massa. Per il resto uguale, staticità assoluta. Eppure non muore, poiché quello è l'unico sistema per ottenere uno strumento superiore.

È certamente uno degli ambiti particolari in cui si coglie meglio il significato ed il 'peso' di ciò che definiamo tradizione.

 

scusate l'OT ma devo contraddirti (e rompere anche il fioretto)

 

 

 

a parte il fatto che parliamo di Liuteria della metà del XV secolo, ma non vedo proprio la differenza tra un liutaio e un forgiatore.

 

Tutti e due devono ricercare la materia prima e poi la devono saper lavorare .. seguendo procedimenti primordiali (antichi=storici=tradizionali)

 

poi, generalmente il liutaio avrà bisogno di un bravo lucidatore e poi di un archettista (altrimenti il suo strumento non serve quasi a nulla .. a meno che non sia una chitarra)

 

idem per il forgiatore che generalmente avrà bisogno di un bravo togishi e di chi produrrà i fornimenti (altrimenti il suo "strumento" non servirà a nulla).

 

 

 

Tutte queste differenze sulla tradizione, in ambito di alti contesti artigianali, non le vedo proprio.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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No, il liutaio lucida da sè la vernice dei suoi strumenti e dell'archettaio avrà bisogno casomai il musicista. L'unica cosa che il liutaio non riesce a produrre interamente con le sue mani è il legno, ovviamente, e certe resine che servono per le vernici. Ma non divaghiamo.

 

Il massimo livello tecnico nella liuteria più complessa, quella che realizza strumenti ad arco, si raggiunge tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Ad oggi nessuno è riuscito a riproporre una valida alternativa, a parte alcuni strabilianti esperimenti scientifici, che superi i canoni stabiliti in quel periodo.

Nella storia della forgiatura abbiamo invece visto numerose 'rivoluzioni'.

L'esempio della liuteria era solo per fornire un esempio di tradizione 'statica', per farmi capire meglio quando affermo che un certo immobilismo rappresenta un valore cardine nel concetto di 'tradizione'.

 

Peraltro, a confronto con la forgiatura, esiste una differenza sostanziale: lo strumento ha uno scopo, suonare bene. Per farlo, si è visto in pratica, non ci sono tante alternative possibili. Per fare una spada che sia efficace in battaglia, invece, abbiamo visto che i metodi possono essere svariati. Non solo: non è neppure indispensabile che siano tradizionali.

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per le spade si parlava di tradizione "nihonto" non di armi in genere (e non è per arrampicarmi sugli specchi)

 

 

L'esempio voleva evidenziare come l'artigiano sceglie con cura i suoi materiali e poi come li "cura" per ottenere il "suo prodotto tradizionale".

 

 

questo lo dico col massimo rispetto ( ho visto i tuoi interessi ) ma di grande liuteria si comincia a parlare dal rinascimento, tardo 400 e poi tutto il 500 arrivando agli "eccelsi" anni di cui tu parli.... ma tutto cominciò da lì (né in India tantomeno in Africa dove "la liuteria" o meglio strumenti con cassa di risonanza erano molto belli ma veramente "preistorici" visto i risultati ottenuti successivamente.

(ma lungi da me intraprendere una "argomentazione" di tale levatura ... io sono per i fiati e per l'hammond.... figurati)

anche se penso che un violino senza archetto .......

 

 

era solo per cercare di mantenere un pò "più discutibile" la discussione sulla tradizione, che - con tutto il rispetto - pare prenda sempre più caratteri di "dogma sulla tradizione".

 

 

 

 

 

e visto cha anche a Long Beach stianno chiudendo, mi ritiro nuovamente.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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No, no, niente dogmi; niente di più lontano dal mio carattere :-)

 

Il concetto di 'tradizione', di cui stiamo cercando di sviluppare un senso ( almeno tra noi) si può applicare a qualsiasi campo, quindi è ovvio che ci siano somiglianze. Somiglianze anche con la produzione dei formaggi, se stiamo a guardare alla cura, alla scelta dei materiali etc.

 

Mi pare invece più interessante approfondire i temi del 'dinamismo' e della 'staticità' e di come essi interagiscano tra loro all'interno dell' elemento 'tradizione'. E questa interazione è senz'altro diversa nei due campi presi in esame. Io non faccio il tifo nè per per l'uno nè per l'altro, cerco solo di indagare sul tema. Magari tu hai già le idee molto più chiare delle mie. Beato te !

 

Quando è che l'accelerazione data dall'innovazione 'strappa', per così dire, il filo della tradizione ? E quando invece la staticità seppellisce la pratica? Non è forse lo scopo per cui un manufatto viene realizzato a fare da 'ago della bilancia' ? Oppure, come appunto successo nella liuteria classica, non c'è sviluppo in quanto nessuno è riuscito a far di meglio ? Allora, si può arrivare a dire che una tradizione resta tale solo fino a quando un genio non arriva a superarla ?

 

Ma, soprattutto, si tratta di questioni squisitamente opinabili ( ognuno la pensa come vuole e bon...) oppure si può trarre una serie di 'canoni' cui potersi attenere ?

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Ottimo quesito, concordo. E' proprio questo che andrebbe sviscerato. La questione riguarda anche il togi ad esempio. Ad oggi vi sono molti aspetti in cui il togi si è evoluto rispetto anche solo a cinquanta anni fa. Tecniche e materiali nuovi vengono usualmente adottatti con lo scopo di ottenere risultati sempre migliori ( talvolta anche più veloci ).
Alcuni piccoli segretucci scandalizzerebbero sicuramente chi ha una visione "purista" della tradizione. Tuttavia esistono dei chiari limiti alla libera espressione dell'evoluzione.

Ed ogni appassionato desidera avere un oggetto polito secondo tradizione... ma cosa s'intende con questo esattamente?


Mani fredde, schiena curva, odore di pietre bagnate. Questo è il togi.

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è notte .......... e vi riporto al concetto di "mobilità" e tradizione:

 

 

C’è qualcosa di immutabile all’interno,

che tuttavia si evolve spontaneamente con le cose che si presentano al suo cospetto.

Lo specchio di saggezza le riflette istantaneamente le une dopo le altre, pur restando intatto e sereno. ....

 

 

 

tratto da: Fudōchishinmyōroku (La Testimonianza Segreta della Saggezza Immutabile) - Takuan Sōhō (monaco, 1573-1645)


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