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Funboy

Come Affrontare L'allenamento??

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Questo è un discorso che voglio aprire e a cui spero parteciperanno in molti, poichè lo ritengo fondamentale e sopratutto molto attuale.

Dopo tanti anni di pratica ci sono momenti in cui ci si lascia andare, e questo è accaduto anche a me, si comincia ad andare nel dojo sempre meno o comunque in modo sporadico e sartuario.

Esule dal discorso qualitatico per cui ci si deve allenare molto per arrivare a un certo livello di consapevolezza sia fisica che mentale la mia interrogazione è sopratutto dal punto di vista dell'impegno e della costanza.

 

In questi ultimi anni mi sono reso conto che l'allenamento è un dovere, una disciplina una sorta di "lavoro" spirituale e fisico per cui lo si deve fare con costanza e anche contro voglia.

Spesso si trovano delle scuse, anche io certe volte arrivavo a fine giornata distrutto dal alvoro, oppure arrabbiato per qualche motivo, o con la volgia di andare a far casino con gli amici e mi dicevo " e vabbè ma l'allenamento deve essere una cosa che hai voglia di fare, altrimenti che ci vai a fare, è inutile, già si fanno tante cose contro volgia in questa vita(vedi a scuola,certi doveri,ecc) se anche una cosa per cui hai passione te la devi imporre poi non te la godi più!"

SBAGLIATO!!!Scuse , solo scuse e niente altro ho capito adesso.

L'allenamento è disciplina, costanza, fatica, metodo per migliorarsi e non uno sport allegro da fare in simpatia per passare il tempo, se le tue mire di miglioramento sono importanti e intransigibili allora devi importelo, io ora faccio così, a volte arrivo fino a sotto il garage di casa che non andrei in palestra neanche se mi ci trascinassero ma alla fine mi violento da solo, prendo e vado, senza pensarci, senza riflettere, è una cosa che va fatta e la faccio.

 

Forse è un pensiero estremo che non molti capiranno,ma dopo anni ho capito che per me è l'unico modo, l'unica via da percorrere, per "provare" almeno ad arrivarci alla fine di questa via.

 

Fun


Le parole possono ferire, il silenzio può guarire. Sapere quando è opportuno parlare e quando invece tacere è compito dei saggi.

La conoscenza può ostacolare, l'ignoranza liberare. Sapere quando è opportuno conoscere e quando ignorare è compito dei profeti.

La lama, indifferente a parole, silenzio, conoscenza o ignoranza, taglia in modo netto. Questo è il compito dei guerrieri.

(Suzume no Kumo)

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Fun hai completamente ragione.....come al solito :gocciolone: l'allenamento nn deve essere uno svago deve essere una via, una disciplina da percorrere senza badare a nient'altro,purtroppo per quanto ci piacerebbe nn siamo nel epoca tokugawa, stipendiati per allenarci, siamo in un era in cui l'allenamento è una cosa in più e non un lavoro o una primaria necessità, quindi ci si deve impegnare fino in fondo nn pensando ad altri svaghi che anche se normali e "umani" da un certo punto di vista, possono distogliere l'attenzione dalla via giusta :ichiban::ichiban:

molte volte ho affrontato questo discorso con ken che d'altronde come togishi esperto sa bene che la disciplina e la perseveranza sono fondamentali, e mi sono reso conto che alla fine degli allenamenti il mio fisico e la mia mente stanno veramente meglio e durante i vari kata sento una sensazione di equilibrio che nn trovo in nessun altra disciplina :ichiban: .........quindi consiglio a tutti di imporsi di andare al proprio dojo!! :ok:

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non è un pensiero estrmo... per una persona che crede in cio che fa

le persone praticano arti marziali per i motivi più disparati dal volersi sfogare al cercare di rimorchiare ragazze... ma per fortuna persone cosi durano un paio di mesi...

quando pero certi individui trovano la propria strada e apprendono cosa sia il sacrificio e la disciplina non si può parlare di 'pensieri estremi'

l'allenamento, la fatica fisica e mentale il comandare e gestire un istinto anche queto fa parte della 'via' ...

per come la vedo io l'allenamento (fisico e mentale) non è l'andare in palestra quel determinato giorno alla determinata ora...

è un processo continuo e perpetuo, sono giovane e forde mi risulta facile parlare così

capita anche a me di saltare lezioni (principale causa sono i turni di lavoro)

 

ma questo non toglie che non creda in cio che faccia....

do molta importanza anche al tipo di insegnante che si ha (purtoppo ho visto e conoscuto molti paglacci)

un maestro deve saper stimolare le menti oltra che allenare il fisico

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Personalmente concordo con Funboy, Ughen e Matteo nei concetti espressi e vorre iagigugnere il mio. Premetto che parlo anche da insegnante e non solo da praticante, ma credo che il discorso possa valere tranquillamente anche per tutti coloro che, sebbene non votati alla docenza, praticano già da un po'. Spesso la pratica significa anche responsabilità. Quando parlo di responsabilità intendo il mantenere vivo qualcosa che oggi non c'è più o si rischia di perdere. In tempi antichi persone hanno dedicato mente e corpo al raggiungimento di una via attraverso la pratica severa e l'austerità e hanno costruito ciò che oggi noi chiamiamo arte. Altri poi sono morti nel tentativo di tramandarcela, poichè è stato solo tramite il perfezionamento dovuto alle persone che hanno testato la nostra arte sul campo che questa è sopravvissuta fino a noi. Poi arriviamo noi, che spesso siamo stanchi, che magari vorremmo uscire con la nsotra ragazza o con gli amici o che, semplicemente stanchi dopo una giornata di lavoro, vorremmo noleggiarci un DVD e metterci davanti alla tv e goderci la nostra rilassante serata. Questi, a mio parere, sono tutti sentimenti leciti e spesso capita anche a me di provarli. Poi mi fermo a riflettere e penso che sono solo uno (forse quello terminale al momento :gocciolone: ) degli anelli di una lunga catena che è stata inanellata molti secoli fa, che nessuno fino ad oggi ha mai interrotto questa catena e che se comincio a mollare su cose come un DVD davanti alla TV è un po' come insultare chi ha dedicato una vita al perfezionamento dell'arte e, di conseguenza, anche insultare noi stessi. In realtà noi tramandiamo un patrimonio che non è tangibile. Una spada può passare di mano in mano o di proprietario in proprietario, da padre a figlio, ma se la catena si interrompe, la spada rimane. Quello che noi impariamo e che poi insegnamo purtroppo no e siamo noi che per primi dobbiamo alimentarlo. Altrimenti sarebbe come se il forgiatore permettesse al fuoco delle sua forgia di spegnersi durante il processo di creazione della spada


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Avete detto tutti cose giuste, l'allenamento io lo vedo anche come un dovere che ho verso gli altri, verso il mio uke che senza di me non riuscirebbe ad allenarsi completamente, verso il sensei che magari ha programmato un allenamento e venedo a mancare una persona potrebbe saltare, e verso il mio clan (o federazione che dir si voglia) di cui io sono una piccola rappresentanza , anche agli occhi degli altri , e vedere che per svogliatezza non mi vado ad allenare, non da un'immagine di serietà, screditando l'immagine della scuola stessa.

Ciao

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Forse è un pensiero estremo che non molti capiranno,ma dopo anni ho capito che per me è l'unico modo, l'unica via da percorrere, per "provare" almeno ad arrivarci alla fine di questa via.

 

Fun

 

Perfettamente d'accordo con te fun, e anche con tutti voi (anche se io non pratico :gocciolone: ) , non posso aggiungere altro se non: non si arriva mai alla fine della via :ok:

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Ahh....mi colpite al cuore...

 

ultimamente sono sulla via dell'ozio...su quella soono presente con costanza

... "non si arriva mai alla fine della via" :hehe:

anche io, a causa di questa maledetta vita da ufficio, mi sto impigrendo, non solo fisico ma anche (e soprattutto) ... urgono provvedimenti immediati ... credo proprio che mi metterò sotto molto presto, e questa è una promessa che faccio a me stesso :gocciolone:

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