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Cassazione .......

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Per farmi perdonare il disturbo che ho dato con il precedente intervento vi posto una Cassazione recente in tema di katane .. nulla di nuovo, direi, ma credo sia una pronuncia recente e che può essere interessante , a fronte di interpretazioni " speranzose " del dato normativo....

" La katana , tipica spada utilizzata dai samurai giapponesi, è un'arma bianca, il cui porto senza licenza
al di fuori della propria abitazione integra il reato di cui all'art. 699 c.p. " Cass. 03 aprile 2012 n. 19198.

E fermo che personalmente non riterrei tale principio applicabile alle nuove lame , create a puro scopo collezionistico e non certo, nel 2000, per andare in giro a fare combatimenti all' arma bianca ...

:ghigliottina:

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Attenzione sempre al necessario distinguo tra porto e trasporto.

 

Il porto (mi metto una katana al fianco e ci vado in giro per strada) di una lama, anche di quelle meramente collezionistiche non è mai permesso.

E il porto anche di un oggetto atto ad offendere, fuori da circostanze di tempo e di luogo appropriate (mi metto al fianco un coltello da cucina) non è mai permesso.

 

il trasporto e la detenzione sono fatti diversi, che sono possibili a seguito delle necessarie autorizzazioni da parte del Questore.

 

 

Quello che è importante della sentenza che citi invece è che sia sancita a tutti gli effetti il suo stato di arma bianca, cosa che non è mai del tutto scontata.



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Attenzione sempre al necessario distinguo tra porto e trasporto.

 

Il porto (mi metto una katana al fianco e ci vado in giro per strada) di una lama, anche di quelle meramente collezionistiche non è mai permesso.

E il porto anche di un oggetto atto ad offendere, fuori da circostanze di tempo e di luogo appropriate (mi metto al fianco un coltello da cucina) non è mai permesso.

 

il trasporto e la detenzione sono fatti diversi, che sono possibili a seguito delle necessarie autorizzazioni da parte del Questore.

 

 

Quello che è importante della sentenza che citi invece è che sia sancita a tutti gli effetti il suo stato di arma bianca, cosa che non è mai del tutto scontata.

Chiaro.. era quello il senso del post .. e fermo che mi restano dubbi sulla qualifica come arma propria di lame, come quelle moderne, non nate per l' offesa alla persona ma - ab origine - per collezionismo

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A me rimangono gli stessi dubbi per oggetti che hanno un valore artistico e storico enormemente maggiore di quello che può essere l'efficacia come arma.

 

 

Comunque sia ...dura lex sed lex



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A me rimangono gli stessi dubbi per oggetti che hanno un valore artistico e storico enormemente maggiore di quello che può essere l'efficacia come arma.

 

 

Comunque sia ...dura lex sed lex

secondo me però le antiche spade hanno avuto quantomeno una originaria destinazione alla offesa alla persona, percui è più comprensibile che possano considerarsi armi proprie ... non così per oggetti che quella destinazine non hanno al presente e mai hanno avuto, talchè sarebbero più correttamente riconducibili alle armi improprie ...mi rendo cmq conto che è una sottigliezza che non tutti i giudici potrebbero condividere ( direi che non è questione di dato normativo ma di sua interpretazione ...)

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Non sempre chi amministra la giustizia mantiene una visione equidistante dalle cose.

Alcuni per coinvinzione personale o credo politico si lasciano condizionare dalle parole e questo basta per creare differenze che praticamente in sostanza non esistono.

Qualsiasi cosa può essere trasformata in arma di offesa ed anzi in alcuni casi proprio oggetti relativamente inoqui divengono armi in mano a chi ne abusa.

Vi ricordate a Milano in una stazione dfella metropolitana che una donna ne ha uccuisa un'altra con un'ombrello che le ha piantato in un occhio, che dire vogliamo togliere gli ombrelli a tutti o ci limitiamo a quelli che ne fanno uso improprio.

Quante persone sono state eliminate da un colpo di katana e quante da coltelli da cucina o martelli, vogliamo pensare poi cosa potrebbe diventare una motosega se usata per offendere o uno stesso trapano.

Il problema della pericolosità non è legato al nome dell'oggetto ma all'uso che di questo se ne fa.

Ma forse questa è una storia talmente evidente che alcuni anche cultori della materia non riescono proprio a vedere.

Vogliamo dire per partito preso?


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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..

Il problema della pericolosità non è legato al nome dell'oggetto ma all'uso che di questo se ne fa.

..

Questa è una cosa che dicono anche alla Beretta ma io non sono interamente d'accordo. Un oggetto nato per offendere non perde le sue 'caratteristiche primarie' con cui lo si può definire, fermo restando ovvio un diverso grado di 'efficacia' e opportunità di utilizzo.

Un'arma da guerra è e rimane arma da guerra: si può cavillare sul fatto che, ad esempio, durante la I Guerra Mondiale nel corpo a corpo in trincea si preferisse usare la vanghetta al posto della baionetta perchè più agile e meno incline a rimanere piantata nel corpo dell'avversario...ma resta il fatto che la baionetta è nata come arma da guerra e sempre lo sarà (e non ci viene in mente di usarla per tagliare un prosciutto), mentre la vanghetta, finito il momento del suo uso 'improprio', ritorna ad essere una vanghetta da scavo.

 

Da un punto di vista statistico, poi, l'oggetto più 'pericoloso e letale' dei nostri giorni rimane l'automobile....è la prima cosa che io defininirei come 'arma impropria' !

 

E' però sacrosanto che potrebbe non essere troppo difficile studiare una normativa chiara che prenda in considerazione anche l'interesse artistico e collezionistico di alcuni oggetti che sono nati come armi da guerra ma che hanno storicamente, e definitivamente, perso la loro opportunità di utilizzo.

Modificato: da G.Luca Venier

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Guardate che una normativa esiste, il problema che anche molti che parlano di armi e su queste pontificano non la conoscono.

Un arma da guerra come il gladio, che forse è l'arma che ha fatto più morti nella storia non è più considerata tale, alcune pistole o fucili a polvere nera anche se riproduzioni di vecchi fucili militari sono ormai in libera vendita, il moschetto 91 arma da Guerra per antonomasia ha perso questa sua caratteristica ed è considerato fucile.

Insisto sul fatto che una motosega in mano ad uno squilibato è più pericolosa di un mitra in mano a un rappredsentante delle forze dell'ordine, sempre se usato con criterio.

Ma anche il criterio a volte è soggettivo.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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La sentenza della Cassazione in fatto di porto è infatti di lampante chiarezza.

 

Quelle che personalmente trovo poco chiare sono invece, per fare un esempio che riguarda le armi bianche e le armi di interesse storico e collezionistico, le reali applicazioni del decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 204, art. 3, comma 1, lett. e), punto a) in fatto di denuncia, obbligo di licenza per la vendita, avviso per il trasporto, licenza di importazione, etc.

 

Sicuramente, per le armi ad avancarica, la normativa è chiara, con tanto di distinguo in base al periodo storico di produzione delle medesime.

Modificato: da G.Luca Venier

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La sentenza della Cassazione in fatto di porto è infatti di lampante chiarezza.

 

Quelle che personalmente trovo poco chiare sono invece, per fare un esempio che riguarda le armi bianche e le armi di interesse storico e collezionistico, le reali applicazioni del decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 204, art. 3, comma 1, lett. e), punto a) in fatto di denuncia, obbligo di licenza per la vendita, avviso per il trasporto, licenza di importazione, etc.

 

Sicuramente, per le armi ad avancarica, la normativa è chiara, con tanto di distinguo in base al periodo storico di produzione delle medesime.

Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all'articolo 1-bis, comma 1,lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilità, all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell'Arma dei carabinieri, ovvero per via telematica al sistema informatico di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 25 gennaio 2010 n. 8, secondo le

modalità stabilite nel regolamento.”

Secondo me la norma è scritta caninamenete in italiano e non c' bisogno di sottolinearlo ; mi sembra però non irragionevole la interpretazione delle Questure che considerano la norma come imponente la denuncia di OGNI ARMA e delle parti di arma di cui all' all' art. 1 bis . In altre parole : tutte le armi complete ( da fuoco o bianche ) e le parti di ( sola ) arma da fuoco .

In questo modo si controllano tutte le armi ( complete ) e le singole parti delle armi potenzialmente più pericolose ...

Resta la opinabilità della previsione di una categoria di armi molto difficilmente distinguibili ( per foggia e lesività ) dagli oggetti atti ad offendere, con tutte le possibili difficoltà di distinguo.

Su tale ultimo punto e possibili lecite confusioni da parte delle forze dell' ordine posto una recente sentenza di merito, che non mi risulta impugnata , su detenzione di " armi" ( machete e " pugnale " ) in abitazione.

"Gli oggetti contestati non appaiono integrare armi proprie ma oggetti atti ad offendere .

Il machete è infatti un oggetto nato per tagliare legname e il “pugnale” è in effetti una oggetto di di pessima

fattura, di provenienza cinese, appuntito e con una sola lama , con manico cavo e avvolto in corda sintetica ritorta, idoneo ad essere trasformato in un lancia ( come evocato dal marchio impresso, con un cacciatore

indigeno armato di lancia).

Trattasi di oggetto certamente utilizzabile per l’ offesa alla persona e certamente incongruo rispetto alla

sua destinazione all’ Hotel House - un condominio alveare NDR - ( come peraltro sarebbe un’ ascia, una motosega .. ), ma tanto non lo trasforma in oggetto nato per la offesa alla persona , apparendo lo stesso un oggetto dozzinale, destinato alla vendita a pubblico interessato a suggestioni di caccia e survivor

Non appare, pertanto, penalmente perseguibile la mera detenzione in abitazione delle stesse".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Appunto: la denunzia delle armi era imposta dall’art. 38 del T.U. di P.S. il quale scriveva che 'chiunque detiene armi, munizioni, o materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve farne immediata denunzia', in cui per la definizione di arma si ricorreva a quella contenuta nell’art. 30 T.U. e nel Codice Penale, in cui si includono le armi da sparo, le armi ad aria compressa assimilate ad esse, le armi antiche bianche e da sparo, le armi bianche da punta, da taglio, da botta, storditori elettrici, armi a gas lacrimogeni o irritanti.

 

Il Decreto Legislativo 204/2010 , in linea con le direttive europee, ha modificato il primo comma dell’art. 38 TU e le 'armi, parti di esse, di cui all'articolo 1-bis, comma 1,lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere,' sono solo le armi da sparo.

 

Come la mettiamo con le 'armi bianche' ?

 

Discussione già affrontata e solito garbuglio italiota.

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Appunto: la denunzia delle armi era imposta dall’art. 38 del T.U. di P.S. il quale scriveva che 'chiunque detiene armi, munizioni, o materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve farne immediata denunzia', in cui per la definizione di arma si ricorreva a quella contenuta nell’art. 30 T.U. e nel Codice Penale, in cui si includono le armi da sparo, le armi ad aria compressa assimilate ad esse, le armi antiche bianche e da sparo, le armi bianche da punta, da taglio, da botta, storditori elettrici, armi a gas lacrimogeni o irritanti.

 

Il Decreto Legislativo 204/2010 , in linea con le direttive europee, ha modificato il primo comma dell’art. 38 TU e le 'armi, parti di esse, di cui all'articolo 1-bis, comma 1,lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere,' sono solo le armi da sparo.

 

Come la mettiamo con le 'armi bianche' ?

 

Discussione già affrontata e solito garbuglio italiota.

Scusami, ma la norma citata non fa univocamente riferimento alle sole armi da sparo ..si può ben leggere nel senso di dire che il riferimento all' art. 1 bis è inerente solo le parti d' arma, mentre le armi complete restano tutte da denunciare ... cmq concordo con il giudizio di solito garbuglio italita!

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Però, guarda caso, le armi ad avancarica non rientrano nella definizione di comuni armi da fuoco di cui 'all'articolo 1-bis, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 527' e di conseguenza non hanno bisogno di denuncia.

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Ma secondo voi è un problema di lunghezza o cos'altro, un tanto va denunciato, e un wakizashi fino a che lunghezza può essere considerato un coltello, e i coltelli per il sushi sono considerati armi bianche o no?

Non può essere che il legislatore abbia voluto dire che non si può pretendere di andare in palestra con un katana al fianco.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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Assolutamente Mauri, come avevo già scritto la sentenza della Cassazione è in questo caso chiarissima (ed ovvia): non si può andare in giro per il centro con una spada al fianco (come neppure con un archibugio o con una balestra).

 

La mia considerazione successiva verteva su norme relative alla detenzione (e relativa denuncia), quindi un altro ambito, ma voleva essere un esempio su come la normativa per quanto riguarda le armi bianche e di interesse storico sia, a mio modestissimo parere, quantomeno controversa e poco chiara.

 

La mia considerazione, peraltro personale, sulla 'pericolosità di un oggetto' era essenzialmente filosofica senza voler avere attinenze sul piano legislativo :arigatou:

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Sulle lame la legge è chiara solo per quanto riguarda il porto, questa licenza è rilasciata come un qualsiasi altro porto d'armi per difesa personale, ma sono specificate le lunghezze della lama, che è rilasciata solo per il bastone animato e deve essere superiore ai 60 centimetri, tutte le altre lame non possono essere portate senza un valido motivo ed in tutti i casi non esiste un porto d'arma bianca in tal senso.

Comunque visto che ogni ente addetto si comporta come se la legge dovesse essere solo interpretata è meglio adeguarsi alle usanze del luogo di residenza ed alle vedute dei Funzionari che in questi luoghi applicano tali leggi.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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non è un problema di lunghezza .. il criterio discretivo tra armi bianche ed oggetto atto ad offendere è la naturale destinazione dell' oggetto .. se è destinato / nato per offesa alla persona ( pugnale, coltello a scatto , katana secondo la Cassazione che ho postato - forse un po' semplicistica - è arma propria, se a tagliare il pesce è oggetto ad offendere ( arma impropria ) ..

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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