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primo wakizashi

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mi stavo allargando troppo in una sede non indicata ed opportunamente sono stato invitato ad aprire una scheda tecnica in questa sezione: scusate ma sono di primo pelo e le regole non le ho ancora assimilate, come pure scusate per la sheda se non sarà pienamente "tecnica".

Per farla breve, vi presento la prima delle due lame:

Wakizashi (sola lama)

peso g 430

lunghezza tot. cm 56.3

nagasa cm 44.0

nakago cm 12.3

sori cm 1.3

larghezza lama cm 3.0

kissaki cm 3.9

mei 伯州住廣賀 Haku shu ju Hiroyoshi

 

00000.jpg 00001_01.jpg

00005_0091_000042 - Copia.jpg

00006_0092_000043 - Copia.jpg00007_0093_000044 - Copia.jpg00008_0094_000045 - Copia.jpg00009_0095_000046 - Copia.jpg00010 - Copia.jpg00011 - Copia.jpg00012.jpg00013 - Copia.jpg00014 - Copia.jpg00015 - Copia.jpg00016 - Copia.jpg00017_0096 - Copia.jpg000043bis - Copia.jpg00004_0090_000041.jpgTRADUZIONE MEI.jpg

 

nakago.jpg

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Grazie per averci presentato una scheda di questo tuo wakizashi.

 

La mei dovrebbe leggersi "Hakushu ju Hiroyoshi".

 

La scuola Hiroyoshi in Hoki viene fondata nel periodo Bunmei (1469-1487) da Saino Hiroyoshi. Sembra che Hiroyoshi nidai sia stato allievo di Tsunahiro (scuola Soshu). Questo forgiatore sarà il capostipite di una numerosa famiglia di forgiatori con lo stesso nome, fino al periodo Edo. Dei primi Hiroyoshi non sono rimaste molte lame ma lo stile di forgiatura mostra una netta influenza del Soshu den.

La hada è generalmente ko itame con nagare, e masame lungo lo shinogiji.

 

Venendo alla tua lama: per fare un confronto con la mei ho in repertorio solo due oshigata di un Hiroyoshi datato all'era Eiroku (1558-70) e lo stile è del tutto diverso. Inoltre il nakago di queste due lame ha una forma abbastanza particolare, piuttosto affusolato, che non corrisponde. Credo che non sarà semplice confermare l'autenticità di questa mei dato che gli Hiroyoshi che firmano "Hakushu ju" sono parecchi.

 

Per quanto riguarda lo stile, se si può vedere l'influenza del Soshu in questa lama, non mi azzardo per adesso ad esprimere un parere. Mi prendo un pò di tempo per esaminare meglio le foto. Magari nel frattempo qualcuno ha l'occhio più "lungo" del mio. :arigatou:

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grazie! anche se all'epoca qualche furbacchione, e ce n'erano, abbia voluto millantare un valore aggiunto, mi interessa poco. Al di la della autenticità della mei, mi basterebbe sapere che la lama è d'epoca e sarei già pienamente soddisfatto. Quello che cercavo era un oggetto con un passato, non una riproduzione.

Quindi, anche solo un parere tecnico sarebbe molto gradito, prescindendo dalla firma :arigatou:

p.s. il nakago di quelle che citavi è un qualcosa di simile?

oshigata hiroyoshi.jpg

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La lama è certamente un' autentica nihonto. Dal tipo di sugata si potrebbe, a mio parere, collocare cronologicamente nel medio/tardo Edo (salvo errori ed abbagli).

Non dico che sia gimei. Solo che, senza confronti, è difficilissimo per me capire se la firma è "buona" o meno e, soprattutto, a quale Hiroyoshi si riferisce.

Sarebbe interessante esaminare dal vivo questa lama poichè se si confermasse un' impostazione stilistica riferita al Soshu tornerebbe bene anche la firma. A quel punto si potrebbe inquadrare le lama con una certa precisione sia come scuola che come cronologia.

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La lama non è in buon stato di conservazione e la presenza di un certo numero di ware o comunque la grana piuttosto aperta dell'acciaio fanno pensare a una lama un pò stanca.

In queste condizioni è difficile dire qualcosa sullo stile, mi dispiace, ma mi sento di dire che è una lama originale e con qualche anno sulle spalle

Anche io sulla firma e sull'epoca non riesco a sbilanciarmi, non mi pare recentissima, però il nakago è spesso e con gli spigoli abbastanza netti, non mi dà la sensazione di una lama molto antica.

La sugata e le altre caratteristiche generali non mi dicono molto soshu, ma in queste condizioni tutto potrebbe essere.

 

L'unica, come dice Gianluca, è vedere se si trova un riferimento che confermi la mei



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La lama è certamente un' autentica nihonto. Dal tipo di sugata si potrebbe, a mio parere, collocare cronologicamente nel medio/tardo Edo (salvo errori ed abbagli).

Non dico che sia gimei. Solo che, senza confronti, è difficilissimo per me capire se la firma è "buona" o meno e, soprattutto, a quale Hiroyoshi si riferisce.

Sarebbe interessante esaminare dal vivo questa lama poichè se si confermasse un' impostazione stilistica riferita al Soshu tornerebbe bene anche la firma. A quel punto si potrebbe inquadrare le lama con una certa precisione sia come scuola che come cronologia.

per confronto intendi con un'altra lama fisicamente in mano o anche solo esaminando un articolo?

stavo leggendo questa pubblicazione ma difettandomi le basi per ricavarne granchè mi sono perso, quindi metto il link, di sicuro ci sarà chi può farne miglior uso

http://www.nihontocraft.com/Ura_Nihon_no_Toko.html

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Poter confrontarsi con una lama reale sarebbe la cosa migliore e toglierebbe ogni dubbio. Però si dovrebbe aver la fortuna di rintracciare una lama che sia certamente dello stesso autore. In difetto si ricorre agli oshigata, che sono disegni, o a delle foto. In questo caso si trova facilmente materiale sugli Hiroyoshi del tardo Muromachi.

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Ad esempio questa lama:
http://www.samuraisword.com/nihontodisplay/NTHK/Hiroyoshi/index.htm

Si può vedere chiaramente che la mei non corrisponde ed il nakago ha una forma molto particolare.
Però, in certi punti, ci vedo anche una hada piuttosto "aperta" che è molto evidente pure nella tua lama. Probabilmente ha ragione Simone ed appare così perché la lama è stanca ma io sarei comunque curioso di vedere dal vivo questo wakizashi, poiché magari si tratta di un Hiroyoshi più tardo e non è comune una hada così aperta in pieno Shinto. Potrebbe essere un "retaggio" della scuola.

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signori, la cosa si fa interessante! e pensare che osservando quel tantò mi aveva colpito la somiglianza dell'Hamon, alla tessitura superficiale del metallo non avevo proprio dato peso :ciuccio: qui c'è da ascoltare e imparare :prostro: :prostro: :prostro:

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devo dire che alla ricezione del wakizashi sono rimasto colpito dallo stato di conservazione: nelle foto del venditori sembrava una lama con molto ossido sulle superfici e invece mi sono reso conto che la situazione era migliore di quanto mi aspettassi. Ero preparato ad un lavoro di restauro ma qualcuno era intervenuto con una politura non prevista cosi che la ruggine visibile nelle foto era ridotta ad tracce di ossido nemmeno troppo evidenti e per il resto uno splendore di riflessi. Sarà che era la mia prima lama ma è veramente bella, nelle finiture e nella perfezione delle linee, semplici, essenziali nella loro precisiome. Non sono un esperto, le mie considerazioni sono quelle di uno che da poco si è avvicinato a questo campo, ma la tecnica che trascende nell' estetica penso di saperla riconoscere al di la di terminologie e competenze specifiche che non possiedo. Faccio solo una considerazione: ammirando questa lama, io per primo e tutti gli altri che l'hanno potuta vedere da me, tutti abbiamo avuto la sensazione di trovarci di fronte ad un oggetto più grande di quanto fosse realmente e questa senzazione si ripete ogni volta che la guardo.

Comunque, ieri dato che avevo del tempo libero, mi sono messo a trafficare per realizzare una tsuka per il mio wakizashi: quattro ore passate senza accorgermene, fuori da qualsiasi altro pensiero, un tempo solo per me stesso, di totale rigenerazione psicofisica. Il risultato non sarà tecnicamente a regola d'arte ma mettendo insieme i vari componenti ch già avevo, sono arrivato a questo primo assemblaggio. Premetto che lo tsuka ito non è seta ma semplice fettuccia di cotone ma tutto il resto è "a norma", tsuba, seppa, menouki, koshira e fuchi del periodo EDO, la same acquistata e tagliata a misura, mentre l'habaki me lo sono fabbricato con piattina di rame(la cosa più laboriosa in tutto il processo ed ancora da rifinire). Quando mi arriva lo tsukamaki in seta preparerò il vestito buono, ma nel frattempo non ho saputo resistere anche se col materiale adatto il lavoro sarebbe stato forse più facile, oltre che tecnicamente migliore.

Alcune considerazioni vanno fatte: ci sono più di mille anni dietro quest'arte e si capisce perchè non hanno mutato quasi nulla nel tempo: le due valve dell'impugnata, una volta rastremate e sagomate sul nakago, si riducono ad uno spessore irrisorio e basterebbe un piccolo colpo per farle sbriciolare nelle mani ma i rinforzi del fuchi, del kashira contengono ed assorbono le sollecitazioni. Il rivestimento in pelle di pesce violino, coriaceo, resistentissimo, una volta bagnato, ritagliato, assestato sul legno e lasciatp asciugare, ritagliato poi ed incollato, lega ed irrobustisce in un modo incredibile il tutto. Mentre lo maneggi e lo rifili, ti accorgi della sua ruvidezza ed efficianza in termini di grip e non sono tanto le migliaia di rilievi semisferici presenti sulla sua superficie a migliorare l'aderenza, ma la sua natura abrasiva che cosi come ti raschia la pelle, cosi si aggrappa alla seta dello tsukaito con una tecnica che avremmo scoperto mille e più anni dopo: la chiusura "velcro". Se poi consideriamo che tale nastro avvolgente è posizionato con tensione di vari chili ad ogni giro, il tutto va a creare una sinergia di azioni che rendono l'impugnatura pressochè indistruttibile(nel normale uso).

Chapeau!!!

_DSC0447.JPG_DSC0450.JPG_DSC0452.JPG_DSC0453_01.JPG_DSC0455.JPG_DSC0456.JPG_DSC0457.JPG_DSC0459.JPG_DSC0463.JPG_DSC0466.JPG_DSC0468.JPG _DSC0474.JPG_DSC0476.JPG_DSC0473.JPG

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pesce violino, chiamamola razza, è più immediato. Il samè è ruvido di suo, prima di ritagliarlo e montarlo sulla tsuka va trattato con un migaki-bake (pennello per politura) e poi lasciato un pò a bagno nel tè per colorarlo ed evitare l'effetto bianco "iaito". Spero poi, visto che comunque questa lama presenta un hamon apprezzabile, che quando hai costruito l'habaki non hai preso troppo a mazzate la lama, che comunque sembra buona.

Anche sulla firma non sarei così pessimista, questo non è certamente Kyomaro e mi sembra improbabile il voler falsificare fabbri non molto conosciuti, magari chissà sto Hiroyoshi di che generazione sarà..la lama sembra un pò consunta, però le chiazze di ossidazione rossastra sul nakago mi farebbero propendere per un shinshinto..

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colgo una leggera vena di disapprovazione nel tuo commento, ma innanzi tutto ti ringrazio per le osservazioni su mei e lama e subito dopo voglio assicurare che non ho minimamente violentato questa spada, ne ho avuto il massimo rispetto come un pezzo di storia merita. L'habaki è stato realizzato a parte confrontandolo col nakago ed infatti non si adatta per niente bene. Lo tsuka ito è posizionato in maniera imperfetta ma appena arriva quello in seta sarà messo a dovere. Per il resto, ho imparato più costruendo questa tsuka che leggendo un articolo dopo l'altro, ora posso tornare a studiare con una visione diversa sull'argomento :arigatou:

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Dalle tue foto effettivamente la lama appare meglio, ma comunque mi rimangono gli stessi dubbi di prima.

Dello tsuka intanto complimenti per la manualità se questa è la prima volta.

In realtà gli tsuka più diffusi non sono in seta ma proprio in cotone. Il materiale è poi trattato con cera e a volte anche resina di pino.

Nella tecnica mi pare che tu non abbia usato gli ishigami, che invece sono una parte fondamentale per rendere l'ito più consistente e dalla estetica più piena e regolare.

Ti consiglio di cercare su amazon il libro the art of tsukamaki, un testo di riferimento in lingua inglese, con qualche nozione in più hai la stoffa per fare un bel lavoro.

Degli habaki puoi trovare qualcosa su craft of the japanese sword e art of the japanese sword, ma anche alcuni work in progress qui sul forum.



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Dalle tue foto effettivamente la lama appare meglio, ma comunque mi rimangono gli stessi dubbi di prima.

Dello tsuka intanto complimenti per la manualità se questa è la prima volta.

In realtà gli tsuka più diffusi non sono in seta ma proprio in cotone. Il materiale è poi trattato con cera e a volte anche resina di pino.

Nella tecnica mi pare che tu non abbia usato gli ishigami, che invece sono una parte fondamentale per rendere l'ito più consistente e dalla estetica più piena e regolare.

Ti consiglio di cercare su amazon il libro the art of tsukamaki, un testo di riferimento in lingua inglese, con qualche nozione in più hai la stoffa per fare un bel lavoro.

Degli habaki puoi trovare qualcosa su craft of the japanese sword e art of the japanese sword, ma anche alcuni work in progress qui sul forum.

grazie per le indicazioni!

se poi posso essere utile per identificare ed inquadrare in un contesto storicamente più preciso questa lama, se mi vengono date indicazioni su cosa evidenziare con le foto, mi impegnerò nel realizzarle con riprese particolari anche in macro se occorre; questa eviidenzia per la stoffa della hada, lato omote al confine tra corpo e kissaki_DSC0481.JPG

 

in questa, sempre lato omote si può apprezzare la tessitura dell'Hamon con le variazioni di tempra sulla stessa hada_DSC0483.JPG

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Purtroppo questa lama è molto difficile da valutare così,

In lame in medio stato di ossidazione come la tua, distinguere la tempra da un hataraki o da un punto di ossido o da un punto di ruggine o da una apertura o da un altro difetto è estremamente difficile. Soprattutto è fuorviante, rischiamo di ipotizzare cose sbagliate.

I kantei andrebbero sempre fatti su lame polite perchè l'ossidazione cambia radicalmente la apparenza dell'acciaio.

Ad esempio quello che fai vedere nell'ultima foto potrebbe essere un tratto di O-hada che è effettivamente un tratto distintivo della scuola Soshu, però non vedo altri effetti come il nie spesso, sunagashi e altre particolarità che lo confermerebbero.

Non ci sono oppure sono solo nascosti?

Oppure la lama è stanca e quella non è hada ma solo un apertura dell'acciaio?

Sono domande a cui può rispondere solo un esperto che si è fatto l'occhio esaminadola per bene dal vivo.

 

Cmq considera che se la lama è stanca certe caratteristiche si perdono e basta e non si può più essere certi di nulla.



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pesce violino, chiamamola razza, è più immediato. Il samè è ruvido di suo, prima di ritagliarlo e montarlo sulla tsuka va trattato con un migaki-bake (pennello per politura) e poi lasciato un pò a bagno nel tè per colorarlo ed evitare l'effetto bianco "iaito". Spero poi, visto che comunque questa lama presenta un hamon apprezzabile, che quando hai costruito l'habaki non hai preso troppo a mazzate la lama, che comunque sembra buona.

Anche sulla firma non sarei così pessimista, questo non è certamente Kyomaro e mi sembra improbabile il voler falsificare fabbri non molto conosciuti, magari chissà sto Hiroyoshi di che generazione sarà..la lama sembra un pò consunta, però le chiazze di ossidazione rossastra sul nakago mi farebbero propendere per un shinshinto..

come dicevo, per realizzare l'habaki ho rispettato la lama; ho utilizzato una tecnica indiretta prendendo una impronta di precisione e colando poi un positivo in resina epossidica totalmente fedele al tratto interessato dalla lavorazione._DSC0510.JPG_DSC0512.JPG_DSC0511.JPG

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portandomi avanti nella realizzazione del koshirae, utilizzando componenti d'epoca, compresa la tsuba YATSU-MOKKO presentata in un altro topic, abbinando alla saja appena rifinita( verrà laccata in nero)

ho ottenuto questo:

_DSC0502.JPG_DSC0503.JPG_DSC0505.JPG_DSC0508.JPG

 

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Ancora complimenti, dimostri una buona manualità e il tuo lavoro sta restiuendo dignità a questa lama.

Comunque sono sicuro che, visto che il talento manuale c'è, con un pò più di conoscenza delle tecniche tradizionali e un pò più di "precisione giapponese" potresti fare davvero degli ottimi restauri.

 

Anche sulla laccatura informati bene, usare l'urushi non è facile



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