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Manuel Coden

KANTEI 1 – SUGATA #2 (Mihaba, funbari, kissaki, shinogi, shinogi ji, mune, kasane e niku)

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KANTEI 1 – SUGATA #2

Di Markus Sesko, traduzione ed integrazioni di Manuel Coden e Francesco Marinelli

Articolo originale:http://markussesko.com/2015/02/19/kantei-1-sugata-2/

1.4 Mihaba e funbari

Dopo aver controllato le caratteristiche generali di una lama, lunghezza e curvatura, è il momento di addentrarsi nei dettagli che riguardano la forma della lama. Non esiste una regola su cosa focalizzarsi inizialmente o in che ordine studiare una lama, ma per risparmiare del tempo, per esempio ad un nyūsatsu kantei dove ci sono altri che attendono in fila e dove solitamente un segnale acustico dice quando si deve mettere giù la lama, io seguo un approccio dalla base alla vetta.

Solitamente non si giudica un mihaba (身幅) come elemento a se stante ma nel contesto con il sakihaba (先幅), cioè la larghezza di una lama allo yokote. Quindi si arriva automaticamente al restringimento. Introdurrò tutti i tipici sugata via via nei prossimi capitoli, quindi in questa sezione è importante solo capire che per esempio una lama è lunga, con un forte restringimento ed una curvatura profonda, è probabilmente un tachi dei tempi pre Nanbokuchō o un tachi più tardo che segue uno stile classico. Se fosse lungo, largo, con poca curvatura e non restringesse particolarmente, avremo alte possibilità di avere una lama del medio Nanbokuchō, Keichō Shintō o Shinshintō. Un forte restringimento in combinazione con un sori molto basso e un compatto chū kissaki è tipico del Kanbun Shintō. Come detto in precedenza questi sono solo esempi e dovete studiare le caratteristiche dei sugata che saranno spiegate nei prossimi capitoli.

 

Un'altra caratteristica che appartiene a questa categoria è il funbari (踏張り). Il termine funbari è solo applicato ad una lama che inizia larga alla base e che restringe significativamente nei primi 4-5 cm. Questo significa che se una lama che inizia larga e si restringe notevolmente ma uniformemente fino alla punta non presenta funbari. Quindi se funbari è presente si può presumere che la lama non è stata accorciata ed il sugata è originale. Nota a margine: determinare che una lama è nel suo sugata originale è importante in quanto contestualizza caratteristiche come nagasa, mihaba e restringimento. In altre parole, se avere una lama nelle condizioni originali non dovete speculare su quanto questa sia stata accorciata e sul suo sugata originale per poter cominciare a trarre delle conclusioni sul possibile periodo di produzione. É anche importante capire se vi trovate di fronte ad un tachi, un katana oppure un tachi che è stato accorciato in un katana per essere portato come uchigatana. Ritornando al funbari, questo è tipico per i tachi del peiodo Kamakura, in particolare per quelle del primo Kamakura. Il funbari è collegato con lo yakiotoshi, dove la parte temprata inizia ad una considerevole distanza dalla base. Nel caso di un yakiotoshi il forgiatore allargava le lame lungo i machi specificatamente per contrastare ogni possibile debolezza di questa zona non temprata.

 

funbari.jpg

Dettaglio di un tachi di Ko Hōki Yasutsuna con yakiotoshi e funbari.

 

 

1.5 Kissaki

Dopo la lunghezza, la curvatura, larghezza e restringimento, vi concentrerete sulla punta. Si presenta grande, molto grande, di dimensione media, o sembra solo leggermente allungata, compatta o addirittura tozza? Tutti questi sono indicatori importanti che possono o meno confermare le vostre supposizioni fatte finora sulla base delle precedenti caratteristiche. Per esempio: avete una lama con un nagasa lungo, un profondo koshizori ed un notevole restringimento che per ora vi ha fatto datare la lama ad un medio Kamakura, ma che invece si presenta con un ō kissaki, allora potete tralasciare le prime Kotō ed invece focalizzarvi sulle Shinshintō. Ovviamente questa traccia deve essere ancora confermata o smentita dalle altre caratteristiche esaminate nei prossimi passi. Oppure avete una magnifica lama che non restringe molto e che avete per ora datato come Kamakura e che viene fuori avere un ikubi kissaki. Con questa “scoperta” potete rimanere con la datazione iniziale e focalizzarvi sulle prossime caratteristiche e vedere se si può restringere il kantei ad una certa scuola o forgiatore di quel periodo. Tra l'altro, fate attenzione al termine ō kissaki. Questo significa che in realtà potrebbe non essere così grande come potreste pensare leggendo questo termine. Oppure quando vedete una lama con una punta più grande ma non “esageratamente” grande, ricordate che potreste trovarvi già di fronte ad un ō kissaki. Quello che sto cercando di dire è: non pensate subito ad un kissaki super lungo in stile nagamaki in quanto questo termine è utilizzato in quanto la transizione è fluida ed un ō kissaki potrebbe essere solo leggermente più lungo di un chū kissaki allungato. Ancora, le diverse interpretazioni dei kissaki sono più facili da cogliere nei prossimi capitoli quando avremo a che fare ogni volta con un diverso sugata. Qui sto solo introducendo punto per punto l'ordine della “checklist” per fare un kantei. Le regole di base quando si parla di kissaki sono: 1. Più piccolo è il kissaki più probabilmente è che la lama sia antica. 2. Il chū kissaki è la forma più tipica e si trova in tutti i periodi. 3. L' ō kissaki si trova principalmente in lame dei periodi Nanbokuchō, Keichō Shintō, e Shinshintō 4. Un ikubi kissaki solitamente si trova solo in lame del medio Kamakura, in lame che seguono un approccio più robusto e largo (in confronto con i tachi che erano ancora prodotte nello stesso periodo) 5. Un kamasu kissaki dove il filo non ha praticamente il fukura è solitamente ristretto alle primissime Kotô e Jokotô oppure riproduzioni più tarde di queste lame antiche (si potrebbe trovare anche su una lama in cui molto materiale è stato asportato per restaurare una lama con una profonda tacca lungo il filo del kissaki).

 

kissaki.jpg

Da sinistra a destra: ō kissaki, chū kissaki, ko kissaki, ikubi kissaki, kamasu kissaki.

Con questo arriviamo al fukura, la curvatura o rotondità del filo nella punta. Il fukura può essere arrotondato o pieno, oppure non arrotondato o scarso, e questo si applica sia a lame lunghe in shinogi zukuri con yokote che a lame corte e tantō in hira zukuri. La rotondità del filo della punta può essere un punto particolarmente complicato in quanto le transizioni sono molto subdole e molti kissaki sono stati risagomati nel tempo. Quindi se leggete di un fukura pieno non pensate automaticamente ad un fukura super arrotondato e nel caso di un fukura scarso non ad un kissaki molto dritto stile kamasu, viceversa in quanto le reali differenze come detto sono molto sottili. Un fukura particolarmente scarso può essere visto sui tantō di Samonji (左文字) o della scuola Sue Sōshū e nel tardo Muromachi nei katana con chū kissaki allungato, ad esempio su Magoroku Kanemoto (孫六兼元). Anche i tantō Kyō utsushi (copie nello stile Rai) di No-Sada ed altri forgiatori Sue Seki tendono ad avere un fukura piuttosto scarso, anche molto caratteristico dei fabbri Ōei Bizen. Questo significa, se avete un tachi classico che ad occhio sembra Bizen Kamakura, guardate attentamente il kissaki e se trovate che il filo non è così pronunciato tenetelo a mente mentre controllate le caratteristiche di jigane ed hamon, in quanto potreste trovarvi di fronte ad un lavoro Ōei Bizen. Altri forgiatori famosi per creare kissaki con un fukura particolarmente scarso sono i forgiatori di scuola Kiyomaro (清麿) ed occasionalmente anche Sa Yukihide (左行秀) lavorò con questo stile. Non dimentichiamoci di Norishige, che è noto per fare tantō con un fukura scarso, questo di solito in combinazione con un particolare uchizori che risulta un takenokozori.

fukura.jpg

Scarso fukura su tantō e katana, rispettivamente da sinistra a destra: Sue Sōshū, Samonji, Kiyomaro, Kurihara Nobuhide.

 

 

1.6 Shinogi e shinogi ji

Anche il modo in cui lo spigolo centrale è applicato non deve essere dimenticato in quanto l'altezza dello shinogi e la larghezza dello shinogi ji possono indirizzare verso una certa tradizione o periodo di produzione. Parliamo di shinogi alto quando la sezione della lama è particolarmente “romboidale” o la distanza tra i due spigoli è notevolmente larga in sezione comparata con la larghezza del kasane. Rappresentative per lo shinogi alto sono le scuole Yamato e vicine a Yamato, come le scuole Uda (宇多), Mihara (三原), Iruka (入鹿), Tadasada (忠貞), Niō (二王), Kongōbyōe (金剛兵衛) o Naminohira (波平). Anche le scuole Sue Bizen (Sukesada [祐定], Kiyomitsu [清光], Harumitsu [春光]) e Sue Seki (Kanesada [兼定]) sono note per fare lame con un particolarmente sottile kasane e shinogi alto. Altri forgiatori rappresentativi per questa caratteristica sono Shintōgo Kunimitsu (新藤五国光), Mino Kanemitsu (兼光) dell'era Eitoku (永徳, 1381-1384), Norishige (則重), Kozori Tsuneie (経家), Osafune Tadamitsu (忠光), Nanki Shigekuni (南紀重国), Sendai Kunikane (国包). Bisogna ricordare che uno shinogi alto appare quasi automaticamente con lame di forme come shōbu zukuri, kanmuri otoshi zukuri ed in tutti i tipi di naginata e nagamaki. Quindi anche scuole come Hōjōji (法城寺) (Kunimitsu [国光]), Katayama Ichimonji (片山一文字) (Norifusa [則房]), Naoe Shizu (直江志津), Kanemitsu (兼光) e Chōgi (長義), Echizen Yasutsugu (康継), Kiyomaro (清麿) e Taikei Naotane (大慶直胤) sono in lista quando si parla di shinogi alto in quanto spesso facevano lame negli stili naginata o nagamaki naoshi.

 

Uno shinogi basso è tipico per le lame Bizen e Sōshū, per esempio per le scuole Ichimonji (一文字), Osafune (長船) del medio Kamakura, o la scuola Kozori (小反). Altri rappresentativi per un basso shinogi sono: per Kyō mono la scuola Hasebe (長谷部), le prime generazioni di Nobukuni (信国), la scuola Daruma (達磨), la scuola Heianjō (平安城); per Yamato, Tegai Kanekiyo (包清); Rai Kuninaga (来国長); per Sōshū, Sadamune (貞宗), Akihiro (秋広), Hiromitsu (広光), Yoshihiro (吉広), Masahiro (正広), Hiromasa (広正); per Mino, Kanesada (兼定), Kanemoto (兼元), Kanetsugu (兼次), Kinjû (金重), Kaneyuki (金行); la scuola Chiyozuru (千代鶴), Unji (雲次), Kanemitsu e Chōgi quando si parla di lame stile nagamaki, Tsuda Sukehiro (津田助広), Ōmi no Kami Sukenao (近江守助直), o i forgiatori Hizen. Per Sukehiro e i suoi studenti ad esempio, lo shinogi è solitamente estremamente basso e addirittura la lama sembra quasi diventare più fina dal mune allo shinogi. Lo stesso si applica ai Sue Bizen Sukesada. Questo significa che dovete essere cauti e controllare l'altezza dello shinogi in relazione con lo spessore del kasane in quanto ci sono forgiatori Sue Kotō come Sukesada o Kanesada che lavorarono in uno stile o nell'altro. Anche i forgiatori della prima Ko Mihara Masaie (正家) e Masahiro (正広) sono noti per produrre bassi shinogi nonostante in quei luoghi le scuole avessero le loro radici nella tradizione Yamato.

 

Ora anche per la larghezza dello shinogi ji ci sono delle linee guida: Le scuole Yamato e quelle vicine a lei creavano uno shinogi ji largo mentre i forgiatori Sōshū e Yamashiro uno shinogi ji stretto. Altri noti per produrre lame con un largo shinogi ji sono: Mino Kanetsugu (兼次) e Kanesada (兼定), Osafune Mitsutada (光忠), Kozori Tsuneie (経家), il gruppo Un (雲類) eccetto per Unshō (雲生) del quale conosciamo lame con stretto shinogi ji, Aoe Masatsune (正恒) e la scuola Chikuzen Miike (三池). Rappresentativi per uno stretto shinogi ji sono: la scuola Awataguchi (粟田口), Ko Hōki Yasutsuna (安綱), Sekishū mono (石州); per Bizen, Ōmiya Morikage (大宮盛景), Hidemitsu (秀光), Masatsune (正恒), e Sanetada (真忠), e per il periodo Shintō per esempio Kotetsu (虎徹).

shinogiji1.jpg

Da sinistra a destra: largo shinogi ji Yamato (Shikkake Norinage), stretto shinogi ji Sōshū (Sadamune)

1.6 Mune, kasane e niku

Ho messo assieme questi tre elementi in quanto solitamente li osservo in un certo modo assieme, quasi come primo gruppo di caratteristiche in cui si deve ruotare la lama. Quindi dopo aver sollevato la lama per controllare il suo peso e la “sensazione” che dà, osservandola come insieme per determinare lunghezza, curvatura, restringimento, interpretazione della punta è ora di guardarla dal dietro e da diverse angolazioni per vedere come il dorso (mune, ) è interpretato, quanto è spessa cioè il kasane (重ね) che ha, la convessità del piano che si estende fino al filo cioè che tipo di niku () che ha. Prima di tutto il mune. Qui si distingue inizialmente tra un piatto kaku mune (角棟), un tondo maru mune (丸棟), a forma di tetto con due facce iori mune(庵棟), oppure con tre facce mitsu mune(三ッ棟), poi proseguendo con quanto è alto lo spigolo o quanto sono ripide le facce laterali (oroshi, 卸・おろし) nel caso di iori mune, quanto è larga la faccia centrale nel caso di un mitsu mune. Il kaku mune solitamente si trova solo su lame antiche, ma in qualche raro caso anche su qualche corto e spesso tantō (yoroidōshi) di scuola Sue Bizen (末備前). Il maru mune è a sua volta tipico di lame antiche, ma occasionalmente si può riscontrare in: la scuola Hasebe (長谷部), Nobukuni (信国), la scuola Heianjō (平安城), Kaga Shirō Sukemasa (加賀四郎資正), la scuola Mōgusa (舞草), Fuyuhiro (冬広), la scuola Ko Bizen (古備前) (Masatsune [正恒], Tomonari [友成], Kanehira [包平]), Osafune Nagamitsu (長光), Bizen Shirō Kuniyasu (備前四郎国安), Sukezane (助真), le scuole Ko Aoe (古青江) ed Aoe (青江), la scuola Mihara (三原), la scuola Miike (三池), la scuola Taira Takada (平高田) e la scuola Naminohira (波平). Quando si parla di iori mune, uno stile alto o ripido è tipico delle scuole di stile Yamato e di Hankei (繁慶) per esempio. Uno stile basso o gentile è piuttosto tipico per le lame Bizen in generale. Un mitsu mune invece indica la tradizione Sōshū ed i tantō dei forgiatori Yamashiro. Per quanto concerne i Sōshū mono, i primi maestri creavano mitsu mune con una superficie centrale larga, mentre quelli di stile Sue Sōshū preferivano una superficie più stretta. Il mitsu mune è anche tipico per Umetada Myōju (埋忠明寿), la scuola Horikawa (堀川), Echizen Yasutsugu (康継), oltre che per i fabbri Keichō Shintō che si ispiravano ai grandi maestri Sōshū, ma può essere trovato anche in tutte le copie ed omaggi successivi a questa scuola.

kasane.jpg

Misurare il kasane.

Controllando il mune, si arriva automaticamente al kasane. Il termine kasane solitamente viene utilizzato per riferirsi allo spessore della lama, ma tenete bene a mente che nello specifico significa lo spessore al mune (guardare la foto sopra). Quindi in caso di uno shinogi alto la lama può essere descritta come spessa nonostante il kasane sia fino. Il kasane può essere una chiave importante nell'apprezzare una lama. Per esempio le lame del medio Nanbokuchō in Enbun Jōji sugata (parleremo più avanti di questa forma) sono note per avere un particolarmente sottile kasane per la loro lunghezza e larghezza. Le reinterpretazioni successive dei periodi Keichō Shintō e Shinshintō hanno copiato molto bene la forma generale, ma per la maggior parte presentano un kasane più spesso. In altre parole, se vi trovate di fronte ad una magnifica lama larga con un ōkissaki e non siete sicuri se sia Nanbokuchō o più tardo, controllate il kasane prima di proseguire nello studio. Potrebbe darvi un’idea su che direzione prendere, rimanere sul Nanbokuchō o focalizzarvi su una copia più tarda. Conosciuti per un kasane sottile è la scuola Hasebe (長谷部). Persino per il medio Nanbokuchō il kasane della scuola Hasebe è particolarmente fino. Quindi diciamo se avete un sunnobi tantō un hira zukuri ko wakizashi in Enbun Jōji sugata che presenta un particolarmente sottile kasane, è consigliabile controllare se la lavorazione combacia con le caratteristiche tipiche di questa scuola. Ma bisogna anche verificare il rapporto tra moto kasane (元重ね) e saki kasane (先重ね), cioè “l'assottigliamento”. Il kasane decresce uniformemente dalla base alla punta o c'è un calo repentino nello spessore? In quest'ultimo caso le possibilità sono alte che la lama abbia subito una politura “intensa” dell'area chiamata monouchi, l'area idealmente utilizzata per colpire il bersaglio. Questo modifica in maniera sensibile il bilanciamento della lama ed una lama che ha perso molto materiale verso la punta da una sensazione di leggerezza o comunque maggiore maneggevolezza rispetto all'origine, il che potrebbe condurvi verso una strada sbagliata.

 

Per finire, il niku. Qui bisogna fare una distinzione tra ha niku (刃肉) ed hira niku (平肉) in quanto il primo descrive la quantità di niku dal filo allo habuchi, il secondo la quantità di niku dallo habuchi allo shinogi. Ma questa distinzione è piuttosto sofisticata e generalmente solo il termine niku è usato per descrivere la convessità dei piani di taglio in sezione. La pienezza del niku dipende dal tipo di bersaglio da tagliare per cui lama è stata progettata, questo significa che più duro è il bersaglio un più pieno niku avrà. Un niku notevolmente pieno è tipico per lame del periodo Kamakura ed una variante di un niku pieno che restringe solo in prossimità del filo è chiamata hamaguri ba (蛤刃) (guardare foto sotto). Con il periodo del medio Nanbokuchō il niku diminuisce sensibilmente. I niku possono diventare bassi anche in caso di ripetute politure, ma un buon politore prova a mantenere la geometria originale della lama il più possibile. Questo significa che rimuovere il niku pieno di una lama Kamakura quando non assolutamente necessario sarebbe considerato scellerato. Un niku particolarmente basso è tipico come detto per il periodo medio Nanbokuchō ma anche per le successive “reinterpretazioni” dei periodi Keichō Shintō e Shinshintō. Talvolta la distribuzione del niku viene chiamata niku oki (肉置) o niku dori (肉取り).

hamaguriba.jpg

Hamaguri ba

Infine, ma per questo non di minore importanza per questo gruppo di caratteristiche, è consigliabile verificare se la lama presenta ubu ha(生ぶ刃), una parte di filo non affilata alla base stessa. Ubu ha è un segnale che la lama non è stata accorciata e non ha visto molte politure. Quindi se siete in presenza di questa caratteristica su un classico tachi in cui tutti gli indizi portano al periodo Kamakura, state attenti e controllate altre caratteristiche per scoprire se vi trovate di fronte ad una estremamente rara e sana lama di quel tempo o, più probabilmente, una copia più tarda. A proposito, ho visto qualche anno fa in Giappone un tachi Sa con un talmente cospicuo ubu che ho finito per puntare per un Shinshintō utsushimono. Quindi questa lama ha subito assolutamente il minimo delle politure durante gli ultimi 650 anni!

 

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Ottimo! Qualche domanda per continuare la discussione a proposito del niku. Come si valuta il niku in una lama? Mi spiego meglio, lama in mano come si vede il niku in una lama? Vi possono essere lame nate prive di niku o vi è sempre la presenza anche di un minimo di convessità? La parte non affilata della lama alla base è facile da vedere, oppure come si capisce se è affilata o meno?


Diego T.

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Ottimo! Qualche domanda per continuare la discussione a proposito del niku. Come si valuta il niku in una lama? Mi spiego meglio, lama in mano come si vede il niku in una lama? Vi possono essere lame nate prive di niku o vi è sempre la presenza anche di un minimo di convessità? La parte non affilata della lama alla base è facile da vedere, oppure come si capisce se è affilata o meno?

Diciamo che il metodo migliore è puntare la lama verso una finestra o una fonte di luce rettangolare e vedere che forma prende il riflesso sulla lama (la lama avendo niku distorcerà la linea retta).

Solitamente almeno un minimo di niku c'è sempre, ci sono casi in cui è quasi assente, ma di solito è per lame con funzioni speciali (come quella di tagliare molti corpi durante il tameshigiri), ma decisamente non sono lame da "battaglia" in quanto il filo diventa super affilato ma facilmente scheggiabile.

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Aggiungo un paio di citazioni sul tema:

 

"Per valutare correttamente il niku occorre tastare bene la lama, usando i necessari guanti di cotone, passando dal filo allo shinogiji". F.DeFeo

 

"Lame con niku quasi assente per esigenze di taglio sono state realizzate solo in tempi recenti. Fino allo shinshinto compreso la capacità di taglio era dovuta in primo luogo (a parte la perizia del tester) al sugata, poi al tipo di forgiatura e tempra. Molte lame valutate sajo o wazamono hanno un niku pieno". Y.Yoshihara

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Per capire se è Ubu ha è molto semplice, ci passi sopra un dito e se non esce sangue allora lo è :ghigliottina:

 

Scherzi a parte, quando è davvero integro è evidente e si nota subito, poi naturalmente assottigliandosi sempre di più non è facile da coglierlo al volo.

Leggi qui: http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=8518

 

Invece per valutare il Niku c'è da farci un pò l'occhio con lame dal vivo, le foto tendono a schiacciare l'immagine, e comparare lame più "cicciotte" con quelle un pò meno.

Concordo quando detto da Manuel e Gian. Infatti lo scorso anno De Feo ci fece "tastare" con un fazzoletto un tachi Muromachi per farci sentire il niku, era decisamente evidente. :arigatou:


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Molto interessanti questi post, a chi inizia si deve rimarcare l'assoluta importanza dell'analisi del sugata. Ci si dovrebbe procurare pubblicazioni o libri con molte fotografie di lame (i cataloghi delle aste van benissimo allo scopo) ed esercitarsi a riconoscere a colpo d'occhio dal sugata e dalle proporzioni della lama (kissaki, funbari, proporzioni del nakago ecc..) perlomeno il periodo. Un tipico esempio son le lame del medio nambochuko, vedendone un pò si riconoscono immediatamente (utsushi a parte, è ovvio...)

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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