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Allora, vediamo un pò se ho capito qualcosa sulla forgiatura...

I materiali di partenza sono la sabbia ferrosa (di Seki?) e carbone di legna (quercia e pino) messi nel "tatara", che non ho capito se è il processo o il nome del forno.

Solo l'acciaio ripiegato (alcuni usano il termine "damascato") 15 volte è il "tamahagane", cioè l'acciaio con più alto contenuto di carbonio, quindi il più duro, che viene utilizzato per il tagliente della lama. Altri tipi di acciaio ("Shingane"?), ottenuti con 5 o 10 piegature vengono utilizzati per il nucleo interno della lama, i piatti e il dorso.

Nel forum "Tuttocoltelli", all'interno di una discussione intitolata "Tecniche di forgiatura giapponesi", ho trovato che l'insieme di questi acciai diversi viene chiamato "Sanmai", con un terzo insieme denominato "Hon sanmai" che prevede un terzo o quarto elemento, cioè del ferro dolce che viene posto nell'anima più interna della lama (qui viene detto che questa è la tecnica più utilizzata).

Naturalmente, come da articolo "La lama giapponese" in questo stesso sito, vi sono numerose (50) tecniche di forgiatura, quindi non certo riducibili a questi elementari schemi da me sommariamente descritti.

Quello che mi interessa capire è soprattutto la funzione delle piegature nell'ottenimento di acciai più o meno duri. Mi confermate che il "Tamahagane" è solo l'acciaio ottenuto con 15 piegature (che danno oltre 32.000 strati), che viene usato per il tagliente o quanto meno per l'esterno della lama mentre lo stesso acciaio (lo stesso che esce dal forno) piegato però 5 o 10 volte va a costituire l'interno?

Per curiosità: è vero che la tecnica "Hon sanmai" è la più utilizzata e che prevede un'anima di ferro dolce?

Grazie a chi avrà la pazienza di rispondermi.

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Ciao Mauro, la tatara è principalmente il nome del forno. Il tamahagane è genericamente il metallo che si ottiene tramite il particolare processo che avviene nella tatara.

La sabbia ferrosa, satetsu, non si trova esclusivamente in Seki. Ottima sabbia ferrosa si trova, ad esempio, anche all'isola d'Elba e in Normandia :biggrin:

Il processo di "ripiegatura", orikaeshi, non è così standard. Ogni forgiatore sceglie quante volte, e come, ripiegare il materiale, anche perchè ad ogni piegatura si abbassa la percentuale di carbonio quindi la scelta dipende molto dal materiale di partenza. Il tamahagane che esce dalla tatara non è tutto della stessa qualità. Quello di prima scelta, con il più alto tenore di carbonio, potrà essere piegato più volte e verrà utilizzato per la parte esterna della lama: questo metallo si chiama kawagane. Quello di minor qualità, con minor tenore di carbonio, verrà piegato meno volte ed andrà a formare il cuore della lama: questo metallo si chiama shingane.

Se il forgiatore non è soddisfatto del tenore di carbonio del materiale che ha a disposizione, può ricarbonizzarlo usando una sorta di mini-tatara, mediante un processo che si chiama oroshigane. Questo processo, in realtà, può essere effettuato anche utilizzando materiale che non sia tamahagane. :arigatou:

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Tatara è il forno.

Tamahagane è il nome dato ai pezzi grezzi dell'acciaio grezzo (già altamente puro) ricavato dal processo di combustione che vengono forniti ai vari forgiatori abilitati.

Dimentica il damasco è tutta un altra cosa.

Kawagane acciao duro per tagliente e parte esterna della lama.

Shingane acciaio morbido per conferire resistenza meccanica e flessibilità alla lama. I ripiegamenti oltre (detta in maniera sbrigativa) a togliere le impurità di un acciai già molto piro di base conferiscono qualità artistiche come dire da un punto di vista visivo (trama della superficie), imoltre poichè tra uno strato e l'altro la distanza raggiunge lunghezze molecolari migliorani le già ottime qualità della lama.

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Il processo di piegatura è importante, tra le varie cose, perchè regola la percentuale di carbonio. Se la percentuale finale è troppo alta la lama sarà fragile. Se è troppo bassa non si forma un buon hamon.

 

Il damasco antico è un materiale affascinante la cui tecnica di produzione non è ancora del tutto chiara (nonostante siano molti quelli che ritengono di averla riscoperta), con cui sono state realizzate lame eccezionali, sia dal punto di vista pratico che estetico.

Si suppongono, in effetti, alcune analogie con la tecnica con cui viene realizzata una nihonto, a parte naturalmente la tempra differenziata. Il problema è che non esiste una tradizione che si sia conservata quasi intatta come quella giapponese.

Il damasco "moderno", quello con cui (per capirci) vengono prodotte un'infinità di lame industriali da poco prezzo, è realizzato saldando insieme strati di materiali diversi, fino a formare un panetto che viene poi modellato nella forma desiderata.

Una tecnica neppure parente di quella di cui sopra, per cui è bene non fare confusione.

 

Questo, per capirci, è un particolare di una lama in damasco del 1700: noi diremmo un bel mokume con nagare/masame lungo il mune e lo ha (vi ricorda qualcuno ?)

 

wooz.JPG

 

Se fai un giro in rete vedi le lame in damasco moderno e ti fai un'idea della differenza.

 

Questo è invece un bell'esempio di mokume di Sukesada.

 

Kat_Sukesada_BoshiA2.JPG

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Quirndi il Tamahagane è tutto l'acciaio che esce dal Tatara (pensavo fosse solo quello a più alta concentrazione di carbonio).

Soprattutto, facevo l'errore di pensare che la concentrazione di carbonio andasse aumentando con le piegature, e che dunque solo queste determinassero il fatto che un acciaio andasse all'esterno o all'interno di una lama.

Adesso è davvero tutto molto più chiaro. Una curiosità: è vero che le miniere di Seki sono state come "statalizzate" e la polvere che ve se ne ricava (sembra molto limitata in quantità) data solo a certi forgiatori di chiara fama?

Vi ringrazio tantissimo

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Per caso mi potete segnalare qualche buon video (in italiano o almeno in inglese, visto che in giapponese ne ho trovati ma...) sul funzionamento del forno tatara e sulla preparazione del tamahagane?

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mauro conta che in realtà il tamahagane non si usa direttamente.

Nel tatara si forma quello che si chiama Kera, cioè un lingottone enorme di metallo che viene spaccato a mazzate e con procedimenti termici in tanti pezzi di tamahagane, poi distribuiti ai forgiatori.

 

Il forgiatore parte da un pezzo di tamahagane, lo fonde e lo batte fino a renderlo una piastra, lo butta nell'acqua e lo riduce a tante piccole piastrine. Di queste sceglie, solo guardandole ( :ohmy: ) quali sono più ricche di carbonio e le separa in due o più gruppi, a seconda di quanti metalli diversi vorrà usare nel suo tsukurikomi.

Poi ordina i pezzi di un gruppo su una paletta e li lega con carta, paglia e argilla e li rifonde tutti insieme, ottenendo il lingottino di metallo su cui lavorerà.

Il lingotto verrà allungato, stirato, rigirato su sè stesso e di nuovo ristirato diverse volte a seconda del tipo di metallo che si vuole ottenere.

Il kawagane, che deve rimanere estremamente compatto, viene ripiegato su sè stesso dalle 11 alle 13 volte ottenendo fino a 2^13 strati (8192 strati) che di fatto, compressi nello spessore finale che si usa nel kawagane, significa che ogni strato ha quasi uno spessore della molecola di acciaio. Il risultato è un metallo estramamente stratificato e che quindi si presta particolarmente a generare un filo molto piccolo e uniforme.

Lo shingane invece di norma si ripiega 5-6 volte al massimo perchè in tal modo rimane più elastico e resistente.

 

Ricordiamoci che il momento magico di una spada è la tempra. L'acciaio si tempra diversamente a seconda del carbonio presente e della temperatura, ecco quindi che shingane e kawagane si temprano in modo diverso, sia perchè subiscono riscaldamenti diversi, sia perchè hanno diverse percentuali di carbonio.

 

Aggiungiamoci che certi tsukurikomi prevedono 4-5 anche 7 metalli diversi per le varie parti tra fianchi, dorso, filo e centro e possiamo avere una minima idea di quanto sia difficile far tornare tutto in quadro e ottenere una lama perfetta alla tempra.



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In realtà, ditemi se dico bene, non si tratta (il tamahagane) di acciai "diversi", ma dello stesso acciaio formato però da parti con diversa percentuale di carbonio.

Se fosse composto da acciai diversi si tratterebbe di damascato, giusto?

Questo spiegherebbe l'aspetto della trama (hana?), che nel damascato è molto netta, evidente (viene anche trattata con acidi per evidenziarla, giusto?), mentre nel

tamahagane è più, come dire, "fine", come risultato di piegature che, appunto, riducono ogni strato a un livello minimo, molecolare.

Poi, certo, c'è tutta la fondamentale procedura della tempra.

Non so come ringraziarvi.

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Si, poiché il tamahagane è un materiale che può contenere molte impurità e, soprattutto nelle lame antiche, presentare colori diversi. Inoltre spesso i cambi di colore sono dovuti alle complesse trasformazioni molecolari che avvengono durante la tempra.

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Con l'acido, certo, ma anche con l'utilizzo di acciai molto diversi fra loro (con una struttura completamente diversa).

Mi ricordo che certi forgiatori sardi di coltelli tradizionali usavano una "scatola" riempita di billette e pezzi fra i cui interstizi veniva poi messa una polvere (non ricordo quale) affinchè non vi fossero spazi vuoti. Il tutto veniva poi forgiato e ribattuto varie volte (con effetti estetici notevoli - non saprei dire sulla qualità di quanto ottenuto).

I più bravi mi sembra non parlassero mai di acidare il pezzo finale (che era un damascato in tutto e per tutto).

Mi sembra, come d'altronde ripetuto da molti in questo forum, che si sia molto lontani dalla forgiatura tradizionale giapponese, la cui "Hada" (non "Hana" come ho detto) è ottenuta forgiando a strati quello che è sostanzialmente il medesimo acciaio.

saluti

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A quanto ti ha spiegato correttamente Simone, ricorda che in fase di tempratura i materiali si temprano in modo diverso non solo perchè riscaldati in modo diverso e avendo tenori di carbonio diverso, ma anche perche fatti raffreddare in modo diverso (sia in mamiera controllata che non).

 

Poi la tempratura avviene in acqua per le spade giapponesi mentre per il damasco dovrebbe essere in olio. Non ti dico su cosa viene raffreddato quello toledano ma lo trovi su wikipedia cercando info sull'acciaio damasco ahahahah

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Se parliamo della tecnica giapponese, dimentichiamoci il damasco che non c'entra proprio niente. E' un altro modo di forgiare e i giapponesi non lo hanno mai usato.

 

In occidente invece è molto utilizzato e con tantissime tecniche diverse, anche in questo caso ci sono molte tradizioni, scuole e anche singoli che si esprimono con vari metalli (anche non acciai) e producendo coltelli di vario tipo, compreso modelli ispirati ai giapponesi, ma che non hanno nulla a che vedere con questi. Se volete un esempio, qui dalle mie parti c'è Santino Ballestra che è un signor forgiatore, ha una tecnica tutta sua di produrre acciaio damascato e crea tanto e anche lame lunghe con l'impugnatura intrecciata etc, il risultato nel suo è più che rispettabile, addirittura ha ricevuto elogi e ringraziamenti da alcuni esperti giapponesi, solo che non c'entra nulla con la tecnica di forgiatura della spada giapponese.



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