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Il kawagane, che deve rimanere estremamente compatto, viene ripiegato su sè stesso dalle 11 alle 13 volte ottenendo fino a 2^13 strati (8192 strati) che di fatto, compressi nello spessore finale che si usa nel kawagane, significa che ogni strato ha quasi uno spessore della molecola di acciaio.

 

Simone, un chiarimento: se non ho preso un abbaglio direi che siamo molto distanti dagli spessori molecolari. Anche se fossero 2^15 strati lo spessore del singolo strato sarebbe nell'ordine di 10^-4mm, ossia 0,0001mm. Parlando di molecole si scende almeno di altri 3 ordini di grandezza, 10^-7mm, quindi 0,0000001mm. Giusto o sto ancora dormendo? :confused:

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Ma, fatemi capire, nella fornace "Tatara" vengono messi sabbia ferrosa e carbone insieme? Da alcuni video sembra vi sia un'apertura in fondo alla fornace da cui fuoriesce il metallo fuso (immagino pieno di impurità), che dunque non verrebbe raccolto tutto insieme a processo terminato (a processo terminato la fornace viene rotta per estrarvi il pezzo, noto invece da altre fonti)?

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Si, vengono stratificati carbone e sabbia ferrosa di continuo. Ci sono dei fori sul lato lungo per l'immissione dell'aria, e un foro sul lato corto per il drenaggio delle scorie. Come hai giustamente scritto a fine fusione il tatara viene demolito per estrarre il blocco di acciaio

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Quindi non c'è un'apertura in fondo al forno da cui fuoriesce, man mano, il metallo fuso? E cosa intendi con "drenaggio delle scorie"? Forse sono queste, non il metallo, a fuoriuscire durante tutta la fase?

saluti

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No, il risultato della fusione è un blocco unico, chiamato kera.

p0103.jpg

 

Visto che la sabbia ferrosa che usano è di per se molto pura non ci sono molte scorie o impurità, quelle che ci sono si raccolgono in fondo al forno e di tanto in tanto vengono eliminate attraverso uno o più fori.

 

Poi ci dovrebbe essere un altro foro, chiamato hodo-ana, dal quale il "supervisore", detto murage, controlla perennemente le condizioni interne della fornace.

 

È il murage che da precise indicazioni su quanto carbone o sabbia aggiungere, e con che velocità.

 

Si dice che le fiamme brucino del colore del sole nascente durante il primo giorno, del colore del sole di mezzogiorno il secondo giorno, e l'ultimo giorno del colore del sole che tramonta dietro le montagne dell'ovest...

 

Immagine e info prese da

http://www.hitachi-metals.co.jp/e/tatara/index.htm

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In un video (volevo segnalarlo ma come si fa a copia-incollare in questo forum visto che non mi appare il segnalino?) si vedono chiaramente quelli che chiami "fori di drenaggio". Quello che non capisco (io sono un principiante se non te ne fossi accorto...) è come mai siano sul fondo del forno.

Forse che il forno (probabile) prevede una parte interrata per cui i fori di drenaggio delle scorie, probabilmente più leggere, in realtà sono sulla superficie del materiale fuso? Insomma, le scorie dovrebbero essere più leggere del metallo, quindi galleggiare sulla sua superficie, o mi sbaglio?

Grazie delle risposte.

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Benissimo, quindi il "kera" è il prodotto finale del processo ottenuto col tatara. Immagino che, essendo un blocco unico, andrà poi in qualche modo tagliato, dico bene?

Cercherò comunque di saperne un pò di più anche grazie ai documenti che mi hai così gentilmente segnalato (non posso certo pretendere di essere seguito passo-passo).

Naturalmente se vuoi aggiungere qualcosa non puoi che farmi un piacere.

Ti ringrazio davvero di cuore

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grazie Marco .... oops, intendevo grazie Mauro. (son proprio rinco in questi giorni ... pià del solito: Grazie x Marco)

 

 

 

 

Che meraviglia ..... la particolarità "della perfezione" di una Nihonto si ottiene attraverso .. .. "le impurità del materiale utilizzato" nel forgiarla.

 

 

 

 

" Mentre inclusioni non metalliche "nell'acciaio normale" sono indesiderabili, le inclusioni che sono ampiamente disperse "nell'acciaio giapponese" sono un fattore positivo che riproduce gli elementi naturali attraverso rifuse ripetuti.

In questo senso, rispetto all'acciaio moderno è possibile affermare che Wako (acciaio giapponese) contiene elementi naturali estremamente puri."

Modificato: da betadine

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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.. e un tal professore della MIT - che non poteva che chiamarsi Smith, descrive la spada giapponese come l'ultimo oggetto artigianale metallurgico per far emergere le caratteristiche interne di metallo.

 

Non solo una Nihonto possiede le caratteristiche essenziali di un'arma di questo tipo, essendo inflessibile, elastica e in grado di tagliare bene, ma ha anche una bellezza solenne che potrebbe anche essere descritta come mistica, una bellezza misteriosa vista nell'eleganza del suo modello di forma, carattere, nie (cristalli visibili a occhio nudo, formati nel processo di tempra), nioi (cristalli più piccoli difficilmente visibili ad occhio nudo, ma che daranno alla lama di un aspetto nebbioso), riflettività e consistenza.

Questo è il risultato di affinamento per la creazione, sfruttando le caratteristiche uniche del materiale (Wako-acciaio giapponese) in oltre 1.000 anni di realizzazione di una tale arma, che diviene, quale oggetto, un'opera d'arte della metallurgia.

Cyril Stanley Smith


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Leggo che il "Kera" viene spaccato in 12 pezzi i quali poi vengono "tagliati a fette" (questo mi suona strano...).

Circa la metà del Kera ha un contenuto di carbonio che va dallo 0.6 all'1.5%, ed è questo ad essere chiamato "Tamahagane".

I due terzi di esso hanno un contenuto di carbonio che va dall'1 all'1.2%, e risulta perciò essere di ottima qualità (color argenteo luminoso, fine struttura).

I forgiatori sono in grado di riconoscerlo a vista, e selezionano i pezzi migliori per la parte esterna della lama (Kawagane).

Se qualcuno volesse intervenire per precisare o correggere qualcosa mi farebbe un gran piacere.

saluti

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Non ho idea in quante parti venga spaccato, nè se venga tagliato a fette. Io sapevo che veniva martellato in singoli pezzi e venduto a peso ai soli forgiatori abilitati.

oggi in giappone l'unica tatara tradizionale ufficialmente esistente è quella sotta l'egida della NBTHK.

i forgiatori dal pezzo di partenza scelgono i pezzi a seconda di quanto omogenee e dritte sono gli spigoli di frattura e dal loro colore.

Più le fratture sono dritte e omogenee e più sono di color argenteo e più il pezzo è puro e destinato a far parte del panetto kawagane.

 

edit:

p.s.:

se riguardi il documentario che ti ho già linkato qui ti consiglio di rivedere con attenzione dal minuto 13 e mezzo circa in poi fino almeno al minuto 17

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Sì, ho visto fino al minuto 20, cercando di capire quanto più nel dettaglio possibile le varie fasi. Mi sembra però che manchi proprio l'oggetto di questi dubbi (come viene rotto il Kera), o non ho visto bene?

E' per questo che non mi torna quel "tagliati a fette" che ho letto da un'altra parte (http://digilander.libero.it/gigimer/KATANA/KATANA4.HTM), o il numero di 12.

Più plausibile mi sembra il tuo "martellato in singoli pezzi", anche se non mi torna come sia possibile rompere a martellate un blocco di acciaio...

Grazie della risposta

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Ecco, sì, in una risposta nella pagina precedente Simone di Franco diceva chiaramente che il Kera viene spaccato a mazzate, poi i pezzi dati al forgiatore che li scalda e li riduce a piastrine che butta nell'acqua per farli ulteriormente spezzettare. Allora mi era sfuggito, impegnato com'ero a capire il funzionamento del Tatara...

Perdonatemi quella che può sembrare pignoleria, ma penso sia importante partire con il piede giusto, onde evitare di portarsi dietro errori o incomprensioni non risolte.

Nel mondo del bonsai, i Maestri dicono che ci vogliono due anni solo per imparare ad annaffiare...

un saluto ed un ringraziamento.

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... penso che più che friabile sia una questione di utensili (......)

 

 

http://www.hitachi-metals.co.jp/e/tatara/photo/p0107_1.jpg

 

http://www.hitachi-metals.co.jp/e/tatara/photo/p0107_2.jpg

Modificato: da betadine

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