Vai al contenuto
Mauro Rossi

Sui fatti di Bruxelles

Messaggi consigliati

Da appassionato e cultore di filosofie "altre" rispetto alla nostra (che, almeno presubilmente, si rivolge ad altri come lui...) mi interrogo da tempo, ben prima degli ultimi tragici fatti, sul significato e sulla valenza dei termini "globalizzazione" e "multiculturalità".

In queste ore è tutto un susseguirsi di dichiarazioni banali, insopportabilmente retoriche; nessuna che vada alla radice del problema. E quel che è peggio, trovo, è che non vi si andrà neppure quando il fragore delle bombe sarà cessato, quando la ripresa "calma" imporrebbe una riflessione ben più profonda e, direi, "strutturale".

In realtà, trovo, dietro il paravento della multiculturalità si è inteso nascondere il tentativo di appiattire il mondo sui valori (o sugli pseudovalori se vogliamo) di quello che a me piace chiamare "mercatismo", ovvero quel processo di emersione dell'individuo e del solo rapporto possibile che egli può avere con gli altri individui: il mercato, ovvero la contrattazione privata fra le parti.

"Multiculturalità" ha significato piuttosto la scomparsa di ogni riferimento culturale e filosofico comune ad un particolare "ceppo", linguisticamente, geograficamente, storicamente o anche, perchè no, etnicamente determinato. La sola "cultura" è diventata quella dell'"io", ma ciò ha prodotto fenomeni di rigetto imprevisti ed assolutamente spaventosi, come vediamo sempre più spesso.

Siamo davanti ad una "dura replica della storia", come diceva Hegel. Le culture rifiutano questa omologazione (quella islamica è solo la punta più estrema di un fenomeno che ritengo ben più vasto); sempre più si chiudono a riccio in se stesse come forma di autodifesa dal dilagare della potenza dell'"io" individualista. E' qui che nascono i "ghetti"; è qui che nasce quell'estremizzazione, quel "disordine" che volevamo per sempre superato dall'"ordine" instaurato dal mercantilismo (Francis Fukuyama: "La fine della storia").

Siamo, a me pare molto chiaramente, davanti al totale fallimento di quest'idea di multiculturalità (che in realtà multiculturalità non è affatto).

Ma vorrei sentire qualche vostra impressione, sempre che siate interessati all'argomento.

saluti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

io proporrei solo una piccola riflessione, non mia, tratta da un articolo di Massimo Fini, che perlappunto fa molto riflettere:

 

“I morti di di Bruxelles? E’ soprattutto colpa nostra. Anni fa avevo scritto che questi avrebbero portato la guerra in Europa, perché l’Occidente è entrato con le bombe in una guerra che era tutta loro, quella tra sciiti e sunniti."


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Innanzitutto, ti ringrazio dell'interesse e per aver postato questa tua (di Fini ma immagino tu ti ci riconosca) riflessione.

A mio parere Fini non ha completamente torto, ma è pur vero che la cosa non può ridursi a solo questo.

Dicevo che quella islamica è solo la punta estrema di un fenomeno ben più vasto. Tanto per stare al Belgio (quindi tanto per stare ad una realtà che del fenomeno di cui parlo è parte infinitesimale), un'ormai annosa divisione fra fiamminghi e vallloni ha prodotto un sistema normativo ed amministrativo a dir poco caotico.

Che sia ascrivibile anche, certo non solo, a questo lo scarso coordinamento e la scarsa efficacia nella prevenzione del terrorismo che il Belgio ha dimostrato?

E che dire della fantomatica "europa" (lo scrivo apposta in minuscolo....)? Una accozzaglia di staterelli uniti da una moneta e da null'altro.

Ti ("vi", se altri vorranno esprimere il proprio parere) propongo un presupposto, cioè un qualcosa che intende mettersi a fondamento di qualsiasi affermazione successiva:

secondo i più eminenti giuristi e filosofi del diritto del 900 il "Diritto", cioè il complesso di norme giuridiche che regolano determinati comportamenti, può nascere solo ed esclusivamente all'interno di una collettività che condivide determinati presupposti di base.

Questo vuol semplicemente dire che il "Diritto" può nascere solo all'interno di una determinata "cultura".

Alla luce di questo presupposto, se naturalmente accettato, che significato assume il termine "multiculturalità"? Nessun significato, ovviamente, visto che nessun "Diritto" potrebbe nascere dalla multiculturalità.

Come coniugare allora, tanto per fare un esempio e dare veste pratica a quanto affermato, il diritto della donna alla medesima libertà di cui gode l'uomo con le prescrizioni coraniche? Evidentemente, alla luce della precedente definizione di "Diritto", questa coniugazione è impossibile.

Era, in altre parole, evidentissimo che con parole vuote, retoriche e banali come quelle di "multiculturalità", "globalizzazione" etc, si stavano innescando in realtà delle vere e proprie bombe sociali. Ed ormai, ahimè, non solo sociali...

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Citando Karl von Clausewitz :" La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi " , la globalizzazione è la continuazione dell'economia con altri mezzi . Sapendo pure che l'economia attuale è la nuova potente arma per sconfiggere l'avversario , tanto che si impone alla politica , anche i paesi "socialisti" vedi Cina , si sono piegati alla potenza del "mercato". Viviamo un tempo in cui la religione appare una "verità" tramontata e con essa l'ETICA sua logica conseguenza , la "tecnica" rende l'individuo superiore al concetto stesso di natura , ecco la Modernità che non contenendo un'Etica ci dona una società che discute contemporaneamente di "integrare" il "diverso" e che tale vuole rimanere (anzi...) con i "Diritti" di chi vuole avere ciò che la "natura" gli vieta confondendo Diritti con Desideri.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

no caro Mauro, non mi ci riconosco nel pensiero di Fini, anche se debbo riconoscere che non essendo postumo sia molto acuto.

Mi fa riflettere, e nello stesso articolo ad esempio cita il conflitto palestinese, facendo notare che seppur in corso da cinquant'anni mai ha travalicato i territori...

Multiculturalità?? ma se "siamo" ancora attaccati ad un campanilismo aberrante, peggio ancor di più nel Belgio: la sola Bruxelles ha13o16 distretti con altrettanti sindaci e polizie, oltre alle dispute fiamm vs vall

Il multiculturalismo, salvo che nei stretti rapporti umani, si riduce alla pluralità di razze presenti, ognuna più o meno per i fatti suoi e riducendo il tutto al solo fattore economico, come fatto notare da te-do.

Questo abbiamo voluto, questo abbiamo.

(insieme alla radio alle auto alle nostre belle scarpe e al buon formaggio.

amen


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

"Potenza del mercato", dice Te-do, e io sono assolutamente d'accordo.

Ma il mercato non acquisisce potenza se alla base non vi è una sempre più "potente" (ogni riferimento alla volontà di potenza di cui parla Nietzsche è fortemente voluto....) emersione dell'individuo; dell'"io". Il mercato è "potente" perchè esso, non la legge giuridica, è la forma di risoluzione delle controversie più efficace, quindi più "tecnica", fra gli individui.

"Il multiculturalismo si riduce alla pluralità di razze presenti", dice Betadine. E anche qui non posso non essere d'accordo.

La società individualista (e quindi, sulla base di quanto dicevo, "naturalmente" mercatista) occidentale ma ormai non più solo occidentale si propone di integrare non I diversi, ma IL diverso a patto che anche lui diventi un individuo, cioè perda le sue radici comunitarie e si assoggetti alla "legge" economica del mercato.

Tuttavia in questo "disegno" che, trovo, presenta tratti sia intenzionali che inintenzionali, c'è qualcosa che non torna...

Per una sorta di "dura replica della storia", come dicevo nel post di apertura, stiamo assistendo ad una crisi di rigetto e ad una riorganizzazione di quelle che chiamiamo "culture". Lasciamo per il momento perdere l'estremismo islamico (li cui atti, sia chiaro, sono da condannare senza tentennamenti) e guardiamoci attorno.

Che europa è questa? I "popoli" ormai apertamente non ne vogliono sentir parlare, individuando (a mio parere molto acutamente) in essa la massima espressione di quelle elité tecnocratiche che, impassibili, continuano invece a propagandarla rifacendosi furbescamente ai "nobili" ideali dei Padri Fondatori (come se questi avessero avuto in mente un'europa come questa...).

Dunque, potrebbe dire qualcuno, è colpa del mercato e dell'europa se c'è il terrorismo? Chiaramente nessuno pensa che siano l'europa o il mercato a premere il grilletto di un AK47 (sono tutti rigorosamente cinesi e nuovissimi: chi vuol intendere intenda...) o il detonatore di una cintura esplosiva, ci mancherebbe. Però è nostro dovere, almeno penso, sottolineare qual'è il sostrato, l'"humus" da cui questi fenomeni si originano e di cui si nutrono.

D'altronde non è, o non dovrebbe essere, mistero che l'immigrazione è stata favorita anche allo scopo di abbassare il costo della manodopera (per abbassare il costo dell'ultima unità prodotta, dovremmo dire se fossimo anche noi dei tecnocrati....).

Un ringraziamento per gli interventi.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Che il "mercato" abbia violentato le società è cosa vecchia . Visto il forum , basta pensare come fu condizionata la società giapponese dalla presenza delle navi dell'ammiraglio Perry nel 1854 . Questo però non può da solo essere la risposta a quanto sta succedendo, neanche lo scontro religioso , pur essendo cosa antica , non basta a giustificare gli eventi . I conflitti che più fanno sentire il peso oggi e nelle società e nei singoli, sono molteplici , etici, economici, tecnici. Le società , competendo tra loro , tendono a radicalizzarsi allargando il solco che le dividono . Si radicalizza la società Islamica formando gli stati etici , si radicalizza la società economica ( vedi Europa , non come la volevamo) Si radicalizza la società tecnologica ( vedi America, privaci tecnologica ecc.) Come nel giro dell'oca tutto ritorna al via , il terrorista trova facile colpire una società moderna nella sua economia, due chiodi e poco esplosivo. Anche la tecnologia tende a distruggere il mercato economico attraverso il potere della tecnica , ma questa non è riuscita ancora a donare all'uomo un'Etica . Il costo della manodopera tende a 0 con la tecnologia , una macchina raccoglitrice costa molto meno della manodopera . Chi pensa allo sfruttamento della manodopera per reggere l'economia , non pensa in termini economici . D'altronde chi pensa alla colonizzazione dell'occidente , non è meno folle , questi sono i sussulti di un mondo in profondo cambiamento , come avviene da sempre nella storia. Il Vero Dio , la globalizzazione , la modernità , sono solo gli "slogan " per giustificare posizioni oramai insostenibili , come sempre avviene in questi casi e gli ultimi ne pagheranno le conseguenze.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Ma non è il mercato ad aver "violentato" le società (il mercato è a mio parere solo un effetto). Sono le stesse società, dopo l'epoca delle, come si suol dire, "grandi narrazioni" ad essere entrate in crisi. E la loro crisi ha prodotto l'emersione dell'individuo, e di conseguenza del mercato che dell'individuo è l'espressione "economica".

Sempre, nella storia, alla crisi della società ha corrisposto l'emergere imperioso dell'individuo (e del mercato), fin dai tempi remoti di Babilonia.

Tuttavia, io credo, l'individuo ed il mercato sono stati ben lungi dal creare quell'equilibrio perfetto di cui parlano, ritenendolo addirittura scientifico, molti eminenti economisti del 900. La sempre crescente "forbice" fra chi possiede molto e chi poco o nulla; il conseguente impoverimento di larghi strati delle popolazioni; la mancanza di qualsiasi prospettiva futura per la gran parte dei giovani hanno fatto aprire gli occhi su una realtà che si voleva, o soltanto si sperava, ben diversa.

Da qui, ritengo, nasce quella crisi di rigetto di cui parlavo, che si concretizza essenzialmente nel ritorno ai valori della tradizione comunitaria (quindi ai valori "forti" dell'etica, della religione, della patria, del "sangue").

E' forse per caso che i terroristi di Parigi e di Bruxelles siano immigrati di seconda e terza generazione che si ribellano in primo luogo ai propri padri (i quali per la gran parte hanno creduto nei valori dell'occidente)?

Quindi non ci sono dubbi che sia un mondo in profondo cambiamento. Alla fine, come mi sembra tu alluda, vincerà sempre il più forte.

saluti

(non sono d'accordo sulla manodopera ma tralascio in quanto argomento molto marginale ai fini di questa discussione)

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Il mondo musulmano è assai complesso, mentre al contrario l'affermazione di Fini è assai semplicistica. Gli iraniani (persiani?), come i turchi, sono un popolo completamente diverso da quelli del Maghreb o della Penisola arabica, parlare solo di sciti e sunniti è veramente riduttivo. E i musulmani dell'estremo oriente? Anche un polinesiano è cattolico, ma che ci azzecca con un italiano o uno spagnolo?

Trovo un pò semplicistico anche cercare di spiegare i conflitti e contrapposizioni di quel mondo, con teorie filosofico/sociologiche piuttosto "assolute": sicuramente alcune osservazioni "generali" possono esser valide, quali la mancanza del processo secolare di conflitti e rivolgimenti che ha portato alla concezione democratica di stato in Europa, oppure le divisioni del mondo arabo inventate a tavolino dopo la seconda guerra mondiale.

La realtà però è veramente più complessa, con la maggioranza delle popolazioni che in realtà vorrebbe solo un pò più di benessere, anche materiale, contrapposte a piccoli gruppi estremizzati e oligarchie al comando, palesi od occulte, inserite in circoli di interessi assai più grandi dove entrano a piedi uniti le varie nazioni occidentali, con finalità economiche e di potere a volte inconfessabili e per le quali gli obiettivi di pace, benessere e democrazia dei popoli sono sicuramente i fattori meno importanti.

A parte i marchiani errori di valutazione e le evidenti schizofrenie nella condotta dei vari conflitti del golfo da parte delle nazioni occidentali, stupirebbe vedere il coinvolgimento di queste, o di loro gruppi di potere politico-economico, negli altri conflitti, guerriglie o azioni terroristiche varie in giro per il mondo. La realtà non è mai così semplice e netta come ce la vogliono far apparire, l'unica certezza è che a rimetterci al solito sono le persone normali ed il popolino. Ho avuto la fortuna di girare per tutta la Siria pochi anni fa e pensare come hanno distrutto un popolo ed una nazione così bella fa veramente stringere il cuore..

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

è nella natura delle cose.
è nella natura, di cui l'uomo è semplice evoluzione.

Lo è sempre stato, talvolta con una visione più lungimirante, ma pur sempre dall'altra parte c'era un qualche popolo che doveva sottomettersi, altrimenti veniva annientato o quantomeno doveva guadagnarsela.

...e non è un pensiero pessimistico.

 

Diversi anni fa lavoravo in Africa - ci "ho girovagato" per oltre un decennio - e ogni tanto veniva qualcuno a dire "che se si voleva con meno della metà di quanto si spendeva in difesa o armamenti si poteva sfamare il mondo....

a questo seguiva una bella risata africana che spiegava al malcapitato che se i dollari venissero dirottati per sfamare il mondo .... poi dove li mettiamo tutti questi individui ???

 

e inoltre, ridendo ancora, si rifletteva che poi tra tutta questa gente "sfamata" qualcuno (e non così pochi) vorrà sicuramente emergere .... e lo spazio non basta per tutti !!!!

 

 

Sicuramente molto cinico, ma molto realistico ... un po' come si fa con gli alberi o andrebbe fatto con i cinghiali in Toscana.

 

Non c'è spazio per tutti. Fa parte del ciclo e bene o male noi siamo dentro questo ciclo.

(e non è rassegnazione, anzi.... questo è il nostro momento e, nel nostro infinitesimo spazio, possiamo fare quello che vogliamo (e volendo, non solo per il nostro piccolo orticello).

 

 

 

 

 

@@Renato . . . mi auguro tu abbia letto tutto l'articolo e non solo quanto riportato da me (e non per difendere Fini, ma tanto per non guardare "il dito")


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

L'altro giorno sono stato coinvolto in un discorso di livello molto più terra terra di questo su che cosa sarebbe utile a far cessare questi atti di terrorismo.

Vista anche la non grandissima profondità culturale dell'evento, ho fatto una mezza battuta, dicendo che forse sarebbe necessario un nuovo Avvento, un nuovo Profeta che riconduca all'amore universale che dovrebbe essere proprio di tutte le religioni.

Ecco forse così succederebbe qualcosa che riuscirebbe a scuotere gli integralisti.

 

Scherzi a parte, la cultura dell'uomo è stata formata, nella sua etica e morale, dagli insegnamenti delle religioni.

La Religione è facile, può essere capita da tutti, ignoranti, bambini, poveri, ricchi e riesce in ogni caso a indirizzare le persone verso una morale e una etica positiva.

Per riuscire a formare una etica propria, una morale positiva, di amore e rispetto per il prossimo, senza dover per forza sentirsi legati alla adorazione di un Dio, è necessario possedere cultura, intelligenza, sensibilità, oppure comunque essere cresciuti in un ambiente che questa morale positiva favorisca.

Noi dell'occidente ricco siamo in un ambiente di agiatezza, possiamo studiare, sapere qualsiasi cosa dal nostro telefono e scegliere della nostra vita e della nostra morale senza limitazioni sociali particolarmente importanti.

In Medio Oriente ci sono luoghi dove bisogna fare chilometri per prendere l'acqua, le scuole non esistono, le persone non sanno neanche come è fatto il mondo, i dentisti lavorano per strada con una pinza a pappagallo, si cresce in mezzo alla guerra e l'unica fonte di sapere, di legge, di morale, di senso civico, l'unico faro nella profonda vastità dell'ignoranza è la Religione. Non per niente i devoti si chiamano "studiosi".

 

Lascio agli estremisti e ai benpensanti il giudizio sul valore assoluto di una persona del primo tipo rispetto a una del secondo, tuttavia in una dicotomia così estrema, mi pare quasi fisiologico che si crei odio, invidia, paura, prevaricazione... in entrambi i sensi.

 

L'integrazione è solo una parola... e anche nella migliore delle ipotesi potrebbe essere solo che un grande compromesso, che pochi possono accettare.

 

Forse veramente... l'unica soluzione ci può venire solo dal Cielo!



Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

E' certamente semplicistico, come dice Renato Martinetti, cercare di spiegare i conflitti e le contrapposizioni con teorie filosofico-sociologiche "assolute". Di più, oltre che semplicistico lo trovo anche stucchevolmente demodè.

Però, io penso, le teorie filosofico-sociologiche a qualcosa servono, e non le disdegno (come ve ne sarete accorti). Ma servono quando sono in grado poi di tradursi nell'analisi concreta della realtà di tutti i giorni; cioè quando sono in grado di tradursi in una qualche "pratica".

Da questo punto di vista, certe mie osservazioni sono finalizzate a meglio comprendere "come" il terrorismo si origini a partire (a partire...) dai sobborghi degradati, dalle "banlieues" abitate ormai perlopiù, cosa importantissima, da immigrati di seconda e terza generazione la cui rivolta è in primo luogo, dicevo, contro i propri padri.

Ritengo tuttavia un grave errore di prospettiva limitare il discorso al terrorismo di matrice islamica, pur se questo rappresenta, del problema, la punta più estrema ed evidente.

E' tutto un mondo che sta crollando come un castello di cartapesta (perchè sulla cartapesta era fondato). Nazioni che dell'europa sono state la culla (Italia e Grecia) lasciate da sole a fronteggiare un fenomeno di dimensioni bibliche come quello dei profughi; poteri finanziari globali che, letteralmente, decidono le sorti di interi popoli; nuove ma ormai non più tanto nuove generazioni prive di qualsiasi prospettiva futura. E si potrebbe continuare a lungo.

Da un punto di vista filosofico teoretico io ne vedo la causa nella crisi del, diciamo, "modello individuale", come dicevo; ma questi ne sono gli effetti concreti.

Può essere che tutto questo sia nella natura delle cose, come dice Betadine.

Abbiamo attraversato (almeno noi abitanti dell'occidente) un lungo periodo di pace e prosperità, ma che dovremmo fare adesso? Rassegnarci a tutto questo senza provare a fare nulla? E' forse umano dire "non c'è spazio per tutti"?

E allora (punto che credo dirimente), ecco il ritorno alla tradizione, che vuol dire ritorno ad una "terra"; ad un'etica; in definitiva (come ben dice Simone di Franco) ad una religione. Perchè è sulla religione che gli altri valori tradizionali poggiano (secondo Dostoevskij, e penso non tanto a torto, OGNI valore poggia sulla religione).

Forse non servirà; forse la natura delle cose ha già deciso che sopravviverà solo il più forte, ma almeno ci avremo provato. Cioè saremo stati uomini.

Un saluto ed un augurio di buona Pasqua.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

>>>> Abbiamo attraversato (almeno noi abitanti dell'occidente) un lungo periodo di pace e prosperità, ma che dovremmo fare adesso?

??????????

scusami, ma

 

 

Chi ha costruito, se non noi occidentali pacifici e prosperi (nel senso di cerini) le dighe di Kariba, Akosonbo e Kainiji ?

 

Chi ha quantomeno spostato (stravolto e sterminato) intere popolazioni dedite alla pastorizia o a quello che gli pareva ??

 

Chi ha alimentato Boko Haram o si è liberato di Gheddafi quando voleva vender petrolio fuori dal mercato del dollaro e anche in valuta pregiata (leggasi, oro) ???

 

 

La nostra pace e il nostro benessere rasentano da sempre una velata, ma neanche tanto celata, mentalità di colonialismo 2.0

 

(e personalmente mi fermo qua, nel mio bel mondo da raccontare nel quale neanche ci si annoia più di tanto, riconoscendo a Simone un grande pensiero:

 

Forse veramente... l'unica soluzione ci può venire solo dal Cielo!

(si, con un bel po' di bombe sparse qua e là.

da wiki religione (ed è solo il sommario)

2 Storia delle Persecuzioni
2.1 Persecuzioni nella storia antica
2.1.1 L'Antico Egitto
2.1.2 Il monoteismo ebraico
2.1.3 L'Impero romano
2.2 Storia medievale
2.2.1 Il Jihad islamico
2.2.2 Le crociate
2.2.3 Il contrasto delle eresie cristiane
2.3 Storia moderna
2.3.1 L'inquisizione
2.3.2 Le repressioni in Giappone
2.3.3 La caccia alle streghe
2.3.4 La Riforma protestante e le guerre di religione - Quelle combattute nel Sacro Romano Impero immediatamente dopo la Riforma, come:

La Guerra dei contadini
La Seconda guerra di Kappel
La Guerra di Smalcalda
La Guerra degli ottant'anni nei Paesi Bassi
Le Guerre di religione francesi del XVI secolo
La Guerra dei trent'anni
Le Guerre dei tre regni in Gran Bretagna
La Guerra della Grande Alleanza
2.3.5 La Rivoluzione Francese
2.3.6 Il colonialismo

.... ovviamente, segue


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Sulle colpe dell'occidente con me, come si suol dire, sfondi una porta aperta.
Da un punto di vista filosofico-teoretico poi quel modello individualistico di cui parlavo sorge proprio in occidente, e dunque la sua crisi, con il conseguente
caos che si è creato, sono ulteriori e fondamentali colpe che all'occidente si possono ascrivere.
Sarebbe stato meglio se altre culture, o altre civiltà, avessero avuto il predominio mondiale? Non lo so, e penso che cercare di rispondere sia esercizio fittizio.
Fatto sta che per nostra (nostra nel senso di noi occidentali) fortuna abbiamo attraversato un lungo periodo di pace e prosperità: mi sembra innegabile.
Adesso però sembra davvero tutto finito (e sia chiaro che spero ardentemente di sbagliarmi). Quel ritorno alla "terra", all'etica e alla religione che auspico
vuol dire nei fatti il ritorno ad una "sovranità"; ad una "identità"; ad una "patria". Cioè vuol dire tornare a dei "valori" che gli ultimi decenni di storia
occidentale volevano "superati" (anche in ciò è chiara la mia condanna di quella che considero una vera e propria deriva dell'occidente).
Questa, ritengo, è la vera "Ri-forma" di cui avremmo bisogno.
Un saluto.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Unisciti alla conversazione

Adesso puoi postare e registrarti più tardi. Se hai un account, Registrati adesso per inserire messaggi con il tuo account.

Ospite
Rispondi

×   Incolla come testo formattato.   Incolla invece come testo normale

  Sono permesse un massimo di 75 faccine.

×   Il tuo link è stato inserito automaticamente.   Visualizza invece come link

×   Il tuo contenuto precedente è stato ripristinato.   Editor trasparente

×   Non puoi incollare le immagini direttamente. Carica o inserisci immagini dall'URL.


Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

Come associarsi ad I.N.T.K.:

Potete trovare QUI tutte le informazioni per associarsi ad I.N.T.K..
Associandovi ad I.N.T.K. accettate in maniera esplicita il Codice Etico e lo statuto dell'associazione ed avrete accesso ad una serie di benefici:
- Accesso alle aree riservate ai soci del sito e del forum;
- Possibilità di partecipare agli eventi patrocinati dall'associazione (ritrovi, viaggi, kansho, ecc...);
- Riceverete il bollettino trimestrale dell'Associazione.

"Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme."

(proverbio popolare giapponese)

×
×
  • Crea nuovo/a...

Informazione importante