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Manuel Coden

KANTEI 1 – SUGATA #4 (Horimono)

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KANTEI 1 – SUGATA #4

Articolo originale: http://markussesko.com/2015/03/18/kantei-1-sugata-4/ di Markus Sesko

Traduzione ed integrazioni di Diego Tiraboschi, Francesco Marinelli e Manuel Coden

1.7 .2 Horimono (incisioni)

Continuiamo con le incisioni che solitamente troviamo sulle lame giapponesi. Come menzionato all’inizio di questi articoli, salterò il più possibile i cenni storici per concentrarci principalmente su ciò che possiamo vedere sulla lama stessa che è la parte essenziale per il kantei. Come per gli horimono, un’eccellente e dettagliata panoramica sulla terminologia ed il significato religioso è stata scritta giusto un anno fa da Gabriel Lebec ed è disponibile in PDF qui. L’importante per le conclusioni tratte sui kantei in base agli horimono è sapere che le incisioni, diverse dagli hi, seguono sostanzialmente due approcci: la prima è la credenza che certi simboli religiosi portino fortuna, offrendo protezione dal male o dai guai, evidenziato anche dalle credenze di chi porta una tōken; la seconda è la decorazione e personalizzazione della lama. Beh, si può dire che praticamente tutti gli horimono hanno un qualche tipo di sfondo religioso e che nel tempo solo i dettagli ed il repertorio sono aumentati. In breve, le divinità che all’inizio in genere erano rappresentate dai loro bonji (carattere in sanscrito) vennero poi incise per intero in pittoreschi modi. Ed i dettagli di queste incisioni sono veramente straordinari! Pure i simboli religiosi che fino ad ora erano stilizzati ed astratti vennero poi incisi per intero e molto realisticamente.

Quando si arriva alle descrizioni giapponesi, le differenziamo tra tre gradi di abbreviazione: 1. shin (真): “formale”, “intero”, o “maggiormente elaborato”; 2. gyō (行): “semi-formale”o “grado intermedio di elaborazione”; e 3. (草): “informale”, “libero”, o “abbreviato”. Per le definizioni degli horimono (ed anche altre arti giapponesi) i termini sopra citati vengono usati come prefissi, ad esempio: shin no …, gyō no …, and sō no …

Un importante aspetto degli horimono è il fatto che non devono essere necessariamente incisi quando la lama viene forgiata. Questo significa che ogni successivo possessore della lama possa decidere di “decorarla” con qualsiasi incisione ( o scanalatura). Questa pratica a volte viene fatta per nascondere alcuni difetti, per esempio un fukure aperto nello shinogi-ji, o per “spingere” una lama non firmata verso un attribuzione importante. Per esempio una lama le cui caratteristiche suggeriscano un fabbro del Nanbokuchō e tradizione Sōshū, potrebbe avere più opportunità di venire attribuita al grande Sadamune se “decorata” con un futasuji-hi, siccome molte lame di questo maestro mostrano questo tipo di scanalature. E’ anche importante sapere che da quando le nihontō sono diventate una materia di interesse, il classicismo è sempre stata una scelta. Quindi, un fabbro o un cliente di un qualunque periodo, diciamo un tardo Muromachi o metà Edo avrebbe potuto forgiare o commissionare una lama su modello di classici capolavori del Kamakura, compresi di horimono, oppure se non modellata su misura di un esempio concreto o di una lama classica particolare, dandogli solo un tocco di classicismo e di aspetto antico facendo incidere o incidendo un horimono proprio alla base della lama. Con questo arriviamo alla domanda, cosa sia considerato o sia stato considerato classico? Come regola generale si può affermare che horimono classici sono quelli emersi prima della fine del periodo Kamakura. Gli esempi più quotati che si pensino essere i più antichi horimono sono un suken in risalto su uno hi in una lama di Bizen Tomonari (友成), il bonji per Fudō-Myōō in cima ad un suken in una lama di Ko-Hōki Ōhara Sanemori (大原真守) ed un rilievo di un kurikara, un bonji e la divinità in rilievo (gli esperti dibattono su quale divinità sia raffigurata), o una gru che morde una pigna su una lama di Bungo Yukihira (行平) (vedere le immagini sotto). La conclusione è che con questi fabbri ci troviamo sia nel primo che nel tardo Heian o proprio all’inizio del Kamakura. Ciò che salta subito agli occhi su questi primi horimono è che si concentrano esclusivamente alla base della lama e che sono abbastanza semplici.

tomonari.jpgsanemori.jpgyukihira.jpgmatsukui.jpg

Da sinistra a destra: Tomonari, Sanemori, Yukihira.

Prima di introdurre una per una le incisioni più comuni, bisogna rispondere alla domanda, le lame di quale scuola o forgiatore sono solite mostrare degli horimono? Ovviamente in questo caso si intendono delle decorazione complesse e non solo dei suken. Cronologicamente parlando, incisioni elaborate si vedono spesso su lame delle scuole Nobukuni (信国) ed Hasebe (長谷部) ed i forgiatori di Bizen Osafune dal maestro Kagemitsu (景光) in poi. Questo ci fa capire che le incisioni elaborate possano essere datate praticamente non prima della metà o fine del Nanbokuchō.

I fabbri di Bizen generalmente sono conosciuti per il fatto di aggiungere spesso degli horimono, il gruppo Kozori (小反) che è emerso verso la fine del Nanbokuchō, come anche i forgiatori di Ōei-Bizen, Eikyō-Bizen e Sue-Bizen.

Pure i fabbri Sōshū sono molto famosi per i loro horimono e questo interessa i maestri dopo Masamune, per esempio Hiromitsu (広光) ed Akihiro (秋広), come anche l’intero gruppo Sue- Sōshū.

Un altro candidato che mostra quasi sempre nelle sue lame vari tipi di horimono è Heianjo Nagayoshi (平安城長吉), o per essere precisi il fabbro successivo che fu attivo intorno all’era Eishō (永正, 1504-1521).

Arrivati verso la fine del periodo Muromachi, possiamo trovare, a parte nei forgiatori Sue-Bizen e Sue- Sōshū, horimono elaborati in lavori di Yamato Kanabō (金房) e della scuola Shitahara (下原).

Negli anni di transizione per arrivare al periodo Shintō, troviamo molte incisioni su lame forgiate nella vicinanza di chi si suppone sia il “fondatore” del periodo stesso, Umetada Myōju (埋忠明寿), ad esempio Horikawa Kunihiro (堀川国広) e Hizen Tadayoshi (肥前忠吉) e sulle lame dei loro immediati successori come Dewa no Daijō Kunimichi (出羽大掾国路) ed il suo collega di Mishina, Etchū no Kami Masatoshi (越中守正俊). Non dimentichiamoci di Echizen Yasutsugu (康継) e della scuola Shimosaka (下坂) da dove proviene. Più tardi nel periodo Shintō, Kotetsu (虎徹) ed Awataguchi Ikkanshi Tadatsuna (粟田口一竿子忠綱) furono famosi per aver aggiunto elaborati horimono, affermando ed incidendo con orgoglio sul codolo della lama la frase hori-dōsaku (彫同作), che significa “horimono del fabbro” in contrasto agli horimono incisi da artisti specializzati come succedeva spesso nei primi forgiatori Hizen.

Passando al periodo Shinshintō, devono essere nominati i più famosi Hosokawa Masayoshi (細川正義) e Taikei Naotane (大慶直胤).

Ripetendolo ancora, questa “lista” riguarda solo scuole e forgiatori che sono conosciuti per aver aggiunto incisioni elaborate alle loro lame, mentre per quanto riguarda le incisioni più semplici e classiche, le si possono trovare in tutti i periodi ed in tutte le scuole, altresì se una scuola o un forgiatore sono famosi per un particolare horimono o una sua interpretazione verrà sottolineato nei capitoli rispettivi che seguono.

Ora passiamo ad introdurre in ordine alfabetico i più comuni horimono. Verranno aggiunte nei paragrafi comparazioni di interpretazioni individuali di horimono in file PDF.

 

Bonji (梵字) - Carattere/i in sanscrito. Usato solo o in combinazione con altre incisioni, per esempio in cima a sgusci o suken, tra due scanalature “interrotte” con l’intento di aggiungere un bonji. E’ praticamente impossibile trovare una scuola o un fabbro certi, famosi per aggiungere bonji alle loro lame ma alcuni possono essere: Nobukuni, Heianjō Nagayoshi, Hiromitsu, Akihiro, la scuola Sue-Sōshū, la scuola Osafune, la scuola Ōei-Bizen, la scuola Sue-Bizen, Umetada Myōju, la scuola Horikawa, Dewa no Daijō Kunimichi, Etchū no Kami Masatoshi, Hizen Tadayoshi, Echizen Yasutsugu, Higo no Daijō Sadakuni (肥後大掾貞国), Kotetsu, Suishinshi Masahide (水心子正秀) e Taikei Naotane.

 

bonji.jpg

Daikokuten (大黒天) - Uno dei “Sette Dei della Fortuna” associato alla ricchezza ed alla prosperità. A volte è semplicemente indicato come Daikoku. Solitamente interpretato come rilievo e raffigurato in piedi su due balle di riso. Si può trovare solitamente su lame di Horikawa Kunihiro, Dewa no Daijō Kunimichi e Kotetsu. Un Daikokuten come horimono è solitamente visto anche in lame di Hiroyoshi (広賀) di Hōki.

ComparazioneDaikokuten

daikokuten.jpg

 

Dokko (独鈷) - Un elsa vajra con una punta. L’elsa vajra è un arma usata come oggetto rituale per simbolizzare le proprietà del diamante (indistruttibilità) e del fulmine (forza irresistibile), infatti il termine Vajra in sanscrito ha un duplice significato fulmine e diamante. Il dokko può essere trovato da solo come horimono oppure con una punta allungata in una spada ken, un’ interpretazione indicata come dokko-ken (独鈷剣) o piccolo dokken (独剣) (vedi immagine sotto). Questo tipo di incisione si può trovare per esempio in lame della scuola Sue-Sōshū, ma si vede molto meno della sua famosa controparte, il sankozuka-ken, l’elsa vajra a tre punte. ComparazioneDokko

dokko.jpg

dokko-ken.jpg

Fudō-Myōō (不動明王) - La divinità custode, venerato principalmente nel buddhismo Vajrayana o in Giappone, rispettivamente, nelle sette Shingo, Tendai, Yen, e Nichiren. Solitamente è raffigurato in maniera feroce, in possesso di un sankozuka-ken o Kurikara, una spada con un drago arrotolato intorno ad esso in una mano e un Kensaku ( 索) corda nell'altra mano. La nuvola di fuoco o alone dietro la statua è conosciuta come la fiamma Karura ( 羅), proveniente dal mitico alito di fuoco della creatura uccello, il Garuda (in giapponese Karura). Il suo sedile, il banjakuza (盤石 座, letteralmente "grande base di roccia"), è considerato un simbolo iconografico adeguato per dimostrare la fermezza di Fudō-Myōō. Questa incisione si può vedere in molte scuole e in tutti i periodo, quindi è difficile dare un qualsiasi nome valido per i kantei. ComparazioneFudoMyoo

fudomyoo.jpg

 

 

Hatahoko (幡鉾・旗鉾) - Letteralmente “lancia bandiera”. Arma simbolica usata nell’esoterismo buddista per decorare un’altare. La lancia è a volte indicata come Bishamon-ken (毘沙門, let. “Spada di Bishamon”) o solamente hoko (). Un hatahoko è abbastanza raro, l’incisione mostrata sotto è di una lama Hizen Tadayoshi ed è stata incisa dall’ horimono-shi Munenaga (宗長) che ha rifinito la sua arte studiando da Umetada Myōju.

hatahoko.jpg

 

Kensaku (羂索)La corda di Fudō-Myōō ed altri custodi guardiani, simbolizza il mantenimento a distanza dei nemici degli insegnamenti del buddismo ed il compito di attrarre nuovi credenti.

kensaku.jpg

 

Kurikara (倶梨伽羅) In accordo con la leggenda, la divinità guardiana Fudō-Myōō (不動明王) dovette combattere una volta contro la divinità di un'altra religione, il Re Drago Kurikara. Fudō-Myōō si trasformò in una spada di fuoco ma il Re Drago fece lo stesso ed il combattimento andò avanti senza un vincitore. A questo punto Fudō-Myōō si trasformò nel drago Kurikara, si avvolse intorno alla spada dell’avversario e lo mangiò dall’alto. Indicato pure con kenmaki-ryū (剣巻, letteralmente “drago avvolto intorno ad una spada”). Ci sono molte interpretazioni del kurikara ma sostanzialmente si possono differenziare con i tre approcci descritti all’inizio, shin no kurikara (真の倶梨伽羅, “intero” o “kurikara realistico”), gyō no kurikara (行の倶梨伽羅, “kurikara più o meno abbreviato”) e sō no kurikara (草の倶梨伽羅, “abbreviato,” “stilizzato,” o “kurikara astratto”). Uno shin no kurikara si vede solitamente in lame di Nobukuni, Heianjō Nagayoshi, scuola Sue-Bizen, Awataguchi Ikkanshi Tadatsuna, Hizen Tadayoshi, Echizen Yasutsugu, Higo no Daijō Sadakuni, Suishinshi Masamune, Hosokawa Masayoshi, Taikei Naotane e nella scuola Gassan dello Shinshintō e Gendai. Un gyō no kurikara si può trovare su lame di Nobukuni and Heianjō Nagayoshi, Kagemitsu, scuole Sue-Bizen e Sue-Sōshū, Echizen Yasutsugu, Kotetsu, Hizen Tadayoshi, Taikei Naotane e Tairyūsai Sōkan (泰龍斎宗寛). Uno stilizzato sō no kurikara è tipico della scuola Hasebe, Nobukuni, Heianjō Nagayoshi, scuola Kanabō, scuole Sue-Sōshū e Sue-Bizen, fabbri vicino ad Osafune Kanemitsu, Awataguchi Ikkanshi Tadatsuna, Echizen Yatsuugu, Hizen Tadayoshi, la scuola Shintō Hōjōji, Ōmi no Kami Tsuguhira (近江守継平), Harima no Daijō Shigetaka (播磨大掾重高), Yamashiro no Kami Kunikiyo (山城守国清) e Taikei Naotane. Si può notare come Heianjō Nagayoshi spesso combini gyō no kurikara e sō no kurikara o due differenti e stilizzati sō no kurikara distribuiti sui due lati della spada. La stessa caratteristica si può trovare nella scuola Kanabō. Comunque in alcuni casi è molto difficile capire se un kurikara è shin , gyō o gyō tendente al . Una variante o alcune caratteristiche di interpretazione del kurikara è chiamata solitamente harami-ryū (孕龍, let. “drago gravido”). Qui, il corpo del drago è abbastanza distante dalla spade con una curvature che lo fa sembrare “gravido”. Questo harami-ryū si vede abbastanza spesso su lame di Nagamitsu e la sua principale linea di successione Osafune. ComparazioneKurikara

shinnokurikara.jpg

shin no kurikara

gyonokurikara.jpg

gyō no kurikara

sonokurikara.jpg

sō no kurikara

harami-ryu.jpg

harami-ryū

 

Myōgō (名号) Nomi delle divinità incisi sulla lama, per esempio Hachiman-Daibosatsu (八幡大菩薩) oppure Marishiten (摩利支天). Conosciuti per incidere myōgō sono per esempio Kagemitsu, Kanemitsu, fabbri Sue-Bizen, Heianjō Nagayoshi, Horikawa Kunihiro, Echizen Yasutsugu, and Yamato no Kami Yasusada (大和守安定).

myogo.jpg

 

Rendai (蓮台)Il rendai è una piattaforma a forma di loto o una seduta a bocciolo di loto sotto un immagine di Buddha. Un rendai viene inciso da solo oppure insieme ad altri horimono tipo suken o bonji.

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Ryū (龍・竜)Un semplice drago che non si avvolge intorno ad un ken. Una variante molto comune al drago semplice è il soggetto tamaōi-ryū (玉追い龍), letteralmente “drago a caccia di gemma” (nell’immagine sotto). Secondo la mitologia giapponese, il Dio del mare nella forma di un drago (ryūjin, 龍神) aveva due gemme magiche – la “pietra bassa” kanju (干珠) e la “pietra della marea” – con le quali controllava le maree. Successivamente le regalò a suo figlio il semidio Hoori no mikoto (火遠理命). Una leggenda racconta che un’imperatrice successiva a Jingū (神功天皇, 201-269) fosse in possesso delle due gemme ma siccome non in grado di controllare le maree, attraversò il mare affogò i suoi nemici e conquistò la Corea. Gli storici suppongono che siano stati adottati elementi dell’ Indiano Cintāmaṇi (Jap. Nyoi-ju, 如意 珠) un gioiello dei desideri equivalente alla pietra filosofale per gli occidentali. Un tamaōi-ryu è relativamente spesso visto su lame di Kurihara Nobuhide ( ) e della scuola Gassan del periodo Shinshintō / Gendaitō. E draghi, in generale, sono tipici per Nobukuni, Umetada Myōju, Horikawa Kunihiro, Hizen Tadayoshi, Awataguchi Ikkanshi Tadatsuna, Kotetsu, Takei Nagothane, Tairyūsai Soken, così come per il citato Kurihara Nobuhide e la scuola Gassan Shinshintō / Gendaitō. Un altro horimono con un drago caratteristico deve essere menzionato, lo jōge-ryū o nobori-kudari-ryū (上下龍), dove due draghi sono incisi su entrambi i lati della lama, uno rivolto verso l'alto (Jō o nobori), cioè verso la punta, e l'altra rivolta verso il basso (ge o kudari), cioè verso la habaki. Un nobori-kudari-ryū potrebbe essere trovato su lame di Umetada Myōju, Horikawa Kunihiro, Hizen Tadayoshi, Echizen Yasutsugu, Kotetsu, Awataguchi Ikkanshi Tadatsuna, Nanki Shigekuni e nella scuola Gassan dello Shinshintō / Gendaitō.

tamaoi-ryu1.jpg

tamaoi-ryu.jpg

Sankozuka (三鈷柄) Tridente elsa vajra. Come l’elsa vajra è un’ arma usata come oggetto rituale per simbolizzare le proprietà del diamante (indistruttibilità) e del fulmine (forza irresistibile). La vajra è essenzialmente una mazza con una testa sferica formata da stecche. Le stecche possono incontrarsi in un a cima a forma di palla oppure separarsi e finire con parti affilate che possono pugnalare. Il sakozuka ha quindi tre stecche o punte al contrario del dokko che ne ha solo una. Un ken rituale con questo tridente è chiamato sankozuka-ken (三鈷柄剣), questo tipo di incisione la troviamo in molte differenti interpretazioni. Come regola generale si può affermare che gli fabbri Nobokuni incidevano il sakozuka-ken con una punta abbastanza profonda e appuntita e combinavano l’incisione con dei bonji in cima. Nella scuola Sue-Sōshū, la punta del ken si può notare come sia più arrotondata rispetto alle Sue-Bizen, Sue-Mihara e le scuole Sue-Seki.

 

sankozuka.jpg

Santai-butsu (三体仏) Indicato anche come sanzon (三尊). Il triumvirato di Buddha, con Buddha in mezzo a due Boddhisattva. Nei dipinti solitamente il triumvirato viene raffigurato con le figure ai lati ma sulle lame viene raffigurato con le figure una sotto l’altra.

 

santaibutsu.jpg

Shiketsu (四橛) – Uno shiketsu è un utensile usato nel buddismo. Una sorta di postazione, principalmente in rame, che simbolicamente racchiude i quattro lati di una piattaforma elevata dove le pratiche del religioso o dell’ asceta vengono eseguite. Lo shiketsu è molto raro come horimono e potrebbe trovarsi sul lato opposto di un kurikara, per esempio nelle lame Sue-Bizen.

 

shiketsu.jpg

Suken (素剣) – Letteralmente “ ken semplice”. Un horimono stilizzato di una spada rituale, raffigurata solo con le linee esterne della lama. Il suken si può trovare anche solo, ma molto spesso accompagnato da altre incisioni come l’elsa sankozuka, l’artiglio tsume (vedere tsume-ken), la piattaforma rendai, o un bonji. Può essere pure interpretato in rilievo in un hitsu. Il suken è uno dei più classici horimono e si trova molto facilmente in lame del primo kotō. Visto l’uso molto comune di questa incisione è ancora una volta molto difficile nominare una scuola o un fabbro che possano essere “famosi” per aver aggiunto alla lama un suken . Un notevolmente ampio suken o due, con un angolo della punta molto ottuso arrangiato nella maniera takekurabe (letteralmente “comparazione dell’altezza” una variante degli hi dove uno termina molto prima dell’altro qui applicato sui suken) si può vedere per esempio in lame di Nanki Shigekuni (南紀重国) (nell’immagine sotto).

suken.jpg

nankishigekuni.jpg

Tsume () Letteralmente “artiglio”. Protuberanza a forma di artiglio che si vede solitamente sui suken. Può anche esse trovato da solo o in combinazione con altri horimono, per esempio i gomabashi.

 

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Tsume-ken (爪剣) – Un suken con un artiglio tsume alla sua base.

 

tsume-ken.jpg

In conclusione si può affermare che l’horimono-kantei è un campo di ricerca a parte, molto difficile e complicato, riconoscere le differenze tra diversi tipi di artigli e diversi tipi di scaglie di un drago kurikara o la profondità di un suken non è affatto semplice.

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