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Simone Di Franco

Fotografie microscopiche di un wakizashi

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eccovi una serie di immagini che ho scattato con un microscopio usb alla mia wakizashi.

 

Vi anticipo che sono abbastanza deluso del funzionamento del microscopio, un modello economico comprato su amazon. si nota evidente una mancanza di risoluzione e una messa a fuoco che praticamente è fissa a una certa distanza malgrado lo zoom, non si riesce a fare diverse distanze.

 

consideriamo che la lama è una lama stanca, con formazioni di tempra ancora piuttosto evidenti e alcuni sfondamenti sul jigane.

 

questa dovrebbe essere la hada in un punto in cui ci dovrebbe essere un mokume:

 

S20160330_0009.jpg

 

e altri punti della hada dove mi pareva di vedere qualche attività:

 

S20160330_0005.jpg

 

S20160330_0006.jpg

 

S20160330_0007.jpg

 

S20160330_0008.jpg

 

questa in particolare mi sembrava un punto in cui la hada era particolarmente aperta

 

S20160330_0001.jpg

 

questo forse è un ware

 

S20160330_0002.jpg

 

questo dovrebbe essere lo shinogi ji

 

S20160330_0003.jpg

 

queste invece sono tutte nell'hamon, ho cercato di beccare i punti in cui l'acciaio mostrava più attività... considerando che stiamo parlando di una lama comunque stanca:

 

S20160330_0010.jpg

 

S20160330_0011.jpg

 

S20160330_0012.jpg

 

S20160330_0013.jpg

 

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S20160330_0015.jpg

 

 

questo invece è il boshi con il kissaki

 

S20160330_0016.jpg

 

S20160330_0017.jpg

 

S20160330_0018.jpg

 

 

 

 



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cosa possiamo dire ?

 

di sicuro che la lama che ho esaminato non è delle migliori.

Tutto quello che credevo nie e forimazioni simili sembrano soltanto dei buchi al microscopio... ma forse dovremmo anche un pò "allenare l'occhio" a vedere a queste dimensioni.

 

l'acciaio della hada in effetti si può distinguere da quello dell'hamon e sicuramente si riconosce lo shinogi-ji.

Per assurdo lo shinogiji che si mostra lucidato praticamente a specchio, in realtà ha una superficie molto più scabra di quella di hada e hamon.

 

E' incredibile vedere quanto sia perfettamente uniforme il filo, nessuna sbavatura o microtacca neanche infinitesimale. Per farvi un paragone il segnaccio che si vede nella terzultima fotografia è grande come un granello di polvere, mi sono sforzato di individuarlo ad occhio nudo e ho fatto parecchia fatica. Quindi vedere la linearità del filo a questo livello di zoom ci fa capire quanto effettivamente sia perfettamente uniforme.



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A prescindere dalla qualità dello strumento, io le trovo estremamente interessanti perché danno un ... "punto di vista" completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Probabilmente ci si deve abituare a questo nuovo approccio ed eventualmente fare delle comparazioni con altre lame (magari usando sempre lo stesso strumento e gli stessi ingrandimenti).

Personalmente le apprezzo molto.

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Graziw simone, molto interessante!

 

...ma non te la cavi con cosi poco!! :D

 

Che ingrandimento hai usato?

Potresti fare delle foto anche a misura naturale? Guardando solo gli ingrandimenti è difficile farsi un idea chiara!

Grazie comunque! :arigatou:

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Non resta che esaminare un certo numero di lame così da poter fare delle comparazioni. Probabilmente, alla fine, servirà a notare le differenze nella tecnica di politura.

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non si può dire a che ingrandimento siamo, è un affarino cinese che da una parte della scatola dice 500x e dall'altra 200x, alla fine effettivi ho letto in giro che dovrebbero essere 50x .

 

ho recuperato una macchina foto decente ora vedo se riesco a farealtre due foto generali al waki e a fotografare anche la katana.



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Il problema fotografando un materiale a grandezze da 50x in su, è quasi sempre la luce e per luce intendo illuminazione. Il materiele non è trasparente per natura e i riflessi la fanno da padrone su una superficie metallica. Quelli che si notano nelle foto e che dubiti se siano nie, niioi ovvero buchi, probabilmente sono proprio le strutture martensitiche originate dalla tempra, che pochi sono abituati ad osservare a tali ingrandimenti. Chi ha mai rilevato se tali formazioni siano allo stesso livello della superficie o leggermente infossate? magari per per sfaldatura superficiale che porta, nel passare delle epoche, la loro emergenza a reagire differentemente all'usura del tempo?

Per un risultato ottimale, bisognerebbe avere qualche amico che maneggi un microscopio a scansione e se ne vedrebbero di attività ma probabilmente nessuno le saprebbe più riconoscere come tali, perchè a quelle dimensioni non sono mai state studiate. E poi, all'atto pratico un politore con anni di esperienza, non credo sia aiutato dall'esplorazione dell'aspetto microscopico delle lame. In Giappone per esempio,non mi risulta che a tutt'oggi si tramandi di maestro in maestro questo modo di fare studio però difficilmente sbagliano una valutazione pre politura, sia nell'attribuzione del periodo storico che nel riconoscimento della qualità di metallo. Mi sono dedicato anch'io alla foto del molto piccolo ma mi sono reso conto che non portava grandi vantaggi, era una curiosità accademica, utile al massimo per una valutazione tecnico metallurgica ma nemmeno poi tanto( bisognerebbe segare in più sezioni una lama per fare uno studio realistico). Per fare un esempio: a chi verrebbe l'idea di ingrandire fino a dimensioni microscopiche la superficie di un dipinto di un famoso artista? cosa potrebbe aggiungere al piacere di osservare l'opera nella sua interezza?

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Il problema fotografando un materiale a grandezze da 50x in su, è quasi sempre la luce e per luce intendo illuminazione. Il materiele non è trasparente per natura e i riflessi la fanno da padrone su una superficie metallica. Quelli che si notano nelle foto e che dubiti se siano nie, niioi ovvero buchi, probabilmente sono proprio le strutture martensitiche originate dalla tempra, che pochi sono abituati ad osservare a tali ingrandimenti. Chi ha mai rilevato se tali formazioni siano allo stesso livello della superficie o leggermente infossate? magari per per sfaldatura superficiale che porta, nel passare delle epoche, la loro emergenza a reagire differentemente all'usura del tempo?

Per un risultato ottimale, bisognerebbe avere qualche amico che maneggi un microscopio a scansione e se ne vedrebbero di attività ma probabilmente nessuno le saprebbe più riconoscere come tali, perchè a quelle dimensioni non sono mai state studiate. E poi, all'atto pratico un politore con anni di esperienza, non credo sia aiutato dall'esplorazione dell'aspetto microscopico delle lame. In Giappone per esempio,non mi risulta che a tutt'oggi si tramandi di maestro in maestro questo modo di fare studio però difficilmente sbagliano una valutazione pre politura, sia nell'attribuzione del periodo storico che nel riconoscimento della qualità di metallo. Mi sono dedicato anch'io alla foto del molto piccolo ma mi sono reso conto che non portava grandi vantaggi, era una curiosità accademica, utile al massimo per una valutazione tecnico metallurgica ma nemmeno poi tanto( bisognerebbe segare in più sezioni una lama per fare uno studio realistico). Per fare un esempio: a chi verrebbe l'idea di ingrandire fino a dimensioni microscopiche la superficie di un dipinto di un famoso artista? cosa potrebbe aggiungere al piacere di osservare l'opera nella sua interezza?

vorrei chiarire che con quanto da me scritto non volevo assolutamente smorzare l'entusiamo di quanti sperimentano strade nuove per loro, con la passione e l'interesse che si riversa in questo che è qualcosa di più di un semplice hobby, dove senza studio, applicazione e ricerca non si arriverebbe lontano. Evidentemente se in un forum come questo dove non mancano i veri esperti nelle varie branche della materia, siamo a confrontarci per trovare sempre nuove strade da esplorare, il tutto sta a significare che c'è ancora molto da scoprire, il che è enormemente positivo! ben vengano quindi iniziative come quella di Simone, col quale mi scuso ancora per la mia schiettezza un pò rude di cui sopra, Roberto

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Tranquillo Roberto, non hai certo torto a dire che a livello di valorizzazione non ha senso la valutazione microscopica, però è una curiosità che può aprire qualche nuova teoria e idea per lo studio.



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Tranquillo Roberto, non hai certo torto a dire che a livello di valorizzazione non ha senso la valutazione microscopica, però è una curiosità che può aprire qualche nuova teoria e idea per lo studio.

ti dirò: prima o poi me lo prendo pure io, mi fa troppa curiosità

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Tranquillo Roberto, non hai certo torto a dire che a livello di valorizzazione non ha senso la valutazione microscopica, però è una curiosità che può aprire qualche nuova teoria e idea per lo studio

quello che invece trovo di estremo interesse nell'utilizzo delle tecniche di ripresa, è la potenzialità che forniscono alla divulgazione ed all'interpretazione delle varie strutture. A titolo di esempio, vi allego alcune immagini dello stesso tratto della stessa lama ma riprese in condizioni differenti di illuminazione e punto di ripresa _DSC1683.JPG_DSC1674.JPG_DSC1676.JPG_DSC1678.JPG_DSC1679.JPG_DSC1680.JPG

Direste che si tratti della stessa lama e a questo punto come si dovrebbe interpretare l'hamon? i giapponesi me l'avevano descritto come:

"Suguha (直刃) type, i.e. straight pattern, with some irregular temper lines"

non vi sembra un pò più movimentato? possibile l'abbiano valutata con approssimazione?

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(un fondo differente, sempre scuro ma neutro avrebbe evidenziato meglio e tolto fastidiosi riflessi...)


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Definire questo hamon come "suguha pattern" esige un notevole sforzo di fantasia. O hanno osservato solo la linea dell'hadori o hanno sbagliato scheda tecnica :-)

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Concordo quanto detto da Gian!

Capisco che seguire un hamon del genere non sia facile, potrebbe essere valorizzato molto di più.

grazie delle osservazioni, ora però lascio questo topic per non andare fuori tema e poichè la discussione mi ha portato ad esaminare meglio la mia lama ed a scoprire che il vero hamon non è quello che appare ad un esame superficiale ma quello che emerge in una particolare condizione di luce, anche difficile da trovare, mi sposto nella scheda tecnica originale del wakizashi sopra esposto, ove cercherò di approfondirne lo studio con riferimenti letterari(Markus Sesko), nuove foto e il vostro prezioso supporto

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