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occasione perduta?

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Comprendo bene il vostro punto di vista.

 

Qualcun'altro che vuole giocare con noi? Non siate timidi!


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Capita assai di rado, ma capita.

Si gratta e si vince.

 

Molto più normalmente, si gratta e ci si accontenta :-)

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nakago in furisode è roba da periodo kamakura... poi potrebbe anche essere stato storto apposta.

Sta tutto nelle condizioni, così su internet un 3-400 li avrei anche potuti scommettere, esaminandola dal vivo non escludo che si potrebbe stimare anche qualcosa in più.

Il boshi poi sembra molato male, ma forse un riflesso di hamon si vede ancora anche lì.

 

Non si può escludere che sia un utsushi shinshinto, perchè sembra anche panciutella, con tanto hamon e con i machi troppo vivi per essere una koto.

 

In ogni caso escludo che si tratti di un ferrazzo, qualcosa c'è.



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L'offerta che avevamo piazzato era di 1500 euro, considerando che fino agli ultimi secondi era a poche centinaia di euro... Bé è stata aggiudicata a 2300 euro.

 

 

Lo scorso anno è diventata Juyo token. Un raro tanto ubu attribuito a Yamato Hosho Sadaoki.

FB_IMG_1496555926392.jpg


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Non perchè è juyo e mumei allora è per forza business... Magari si, magari anche no. Non vedo però perchè partire sempre prevenuti...

Senza prendere per oro colato ed in maniera dogmatica, quello che attesta il certificato che motivazioni addurresti magari per attribuirla ad altri?

(posto che è più difficile riprodurre le caratteristiche totali nell'insieme di una lama che una firma)

 

Poi magari vien fuori che le tesi che la vorrebbero di sadaoki sono deboli.

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Questi pezzi che furono messi in asta da eBay quasi sicuramente sono oggetti portati via dal Giappone durante l'ultima guerra.

Gli americani ne hanno fatti di guai, oltre alle lame che imposero durante la resa, molte le hanno trafugate tra le quali oggetti importanti,

che mancano dagli archivi.

Piano piano qualcosa riesce fuori, ecco perchè diventano Juyo così velocemente, Mumei o Mei erano già note.

Anche Sensei Hosokawa mi raccontò, che durante e dopo la resa molte lame sono sparite nel nulla, a parte quelle distrutte (scellerati).

Se vediamo l'archivio degli Yoshimitsu alcune note lame non esistono più, ed i giapponesi non saano come e perchè.

Speriamo che con il tempo qualche altra lama si riaffacci, intanto da quello che mi ha detto Prof. Leon Kapp 4 o 5 sono tornate tra queste, un tanto

( Sa di Soshu ) è stata recuperata ed è in buone condizioni. Tutto ciò gira nel mercato americano, (ma guarda un pò!!!).

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Non perchè è juyo e mumei allora è per forza business... Magari si, magari anche no. Non vedo però perchè partire sempre prevenuti...

Senza prendere per oro colato ed in maniera dogmatica, quello che attesta il certificato che motivazioni addurresti magari per attribuirla ad altri?

(posto che è più difficile riprodurre le caratteristiche totali nell'insieme di una lama che una firma)

 

Poi magari vien fuori che le tesi che la vorrebbero di sadaoki sono deboli.

Non sono prevenuto ma pragmatico.

 

Per prima cosa considero che, nei kantei, la nbthk dice sempre che la lavorazione dei forgiatori Hosho è così uniforme da non poter distinguere con esattezza l'uno dall'altro. Tant'è che ogni risposta è considerata atari. Dunque, se questo è il presupposto scientifico e di analisi stilistica per questa particolare scuola, riterrei opportuna per principio (in tutti i casi analoghi) un'attribuzione alla Den.

Ma, naturalmente, un'attribuzione "generica" è meno appetibile per il mercato.

 

Per seconda cosa noto che, fino a qualche anno fa, una lama con Tokubetsu Hozon era considerata già di livello molto alto ed aveva quotazioni in proporzione. Oggi se una lama non è Juyo allora è, a livello di mercato, "nella media". Quindi c'è un'impennata di Juyo la cui "eccellenza" in sè è tutta da verificare ma che certamente entrano nel mercato con un certo peso a prescindere.

 

Terza considerazione, collegata alla seconda, è l'applicazione dei "due pesi e due misure" che i giapponesi applicano a certi oggetti. Ossia, se una lama è di chiara e superiore qualità, ti dicono: questa non ha bisogno di fare shinsa. In altri casi la lama assume un certo valore solo se diventa Juyo.

 

Riassumendo, e tenendo anche in considerazione il dubbio livello qualitativo che ognuno di noi può constatare in diverse lame Juyo mumei con attribuzioni importanti che vengono ultimamente proposte sul mercato, mi viene spontaneo considerare questo fenomeno principalmente come business, piuttosto che un metodo di selezione; il che può rischiare di avvilire un corretto approccio alla spada. Anche perché tutto l'iter che porta a queste certificazioni comporta spese e "indotti secondari" di un notevole peso (e sempre di schei si parla... ), innescando un giro di interessi che non coinvolge solo e semplicemente il privato possessore e l'ente certificatore ma anche numerose figure professionali connesse ed indispensabili al buon fine dell'operazione.

 

Per finire, anche se non c 'entra nulla ma in qualche modo è inerente, l'associazione dei mercanti giapponesi di spade sta premendo per la creazione di un ufficiale titolo di "appraiser". Ciò, ovviamente, in chiaro e prevedibile conflitto d'interesse nel caso l'iniziativa andasse in porto. Poiché ogni mercante vorrà avere questo titolo.

 

Tirano strani venti, col tempo si vedrà dove portano :-)

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Scusami Gianluca, ma tu hai visto la lama dal vivo? Sai cosa in commissione nbthk ha fatto propendere per questa specifica attribuzione?

 

Intendiamoci, sai come la penso in proposito: per me non esistono dogmi, mai in nessuna direzione. Non ti sto dando torto, cosi come non sto difendendo l'attribuziome. Non prendo per Verità Assoluta un certificato, nè parto dal presupposto che sia fatto per soli scopi di mercato.

Capisco possa fare venire dei dubbi, bene siamo qui apposta per imparare a cercare di discernere nella maniera più oggettiva possibile in autonomia.

 

La tua prima considerazione è sicuramente la più interessante. Le altre due invece sono meno attinenti a questo specifico caso e sono solo relative a discorsi più generali.

 

Ma è sufficiente ciò per bollare una attribuzione come semplice mercanteggiamento? (Perchè questo hai scritto)

Ne siamo proprio sicuri?

 

Pertanto ripeto: abbiamo visto la lama dal vivo? È di dubbia qualità per essere considerata ad un livello juyo? (Non devo ricordare che in nbthk nn è importante solo la qualità per essere juyo una lama). E quanto specificato nel certificato è noto? Siamo sicuri che non ci sia una qualche particolare caratteristica che faccia effettivamente pensare a questo forgiatore? O magari una lama firmata fotocopia? Sappiamo per quanto tempo è stata studiata e da quanti esperti questa lama?

Abbiamo accesso agli archivi nbthk? Cosa ne sappiamo se una difficoltà oggettiva di carattere generale non possa avere comunque delle eccezioni specifiche?

 

Ecco quindi ch e personalmente starei per lo meno attento a dire con una certa scioltezza "è business"... non solo per non peccare in superbia, ma anche per coerenza rispetto a tante altre certificazioni che invece fanno da contrappeso nel senso opposto, ovvero non danno un particolare forgiatore. A qualsiasi livello di certificazione.

 

Per tutto il resto dobbiamo solo inchinarci ad un semlice fatto: nessuno sa cosa c'è ancora la fuori in attesa di essere ri/scoperto. E dopo secoli, secolii e secoli di storia vorrei ben vedere...

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Enrico, forse non mi sono spiegato bene.

 

Il mio è proprio un discorso generale e di principio. Peraltro sono considerazioni che non mi invento io ma che traggono spunto da riflessioni espresse e scritte da personaggi di un certo peso nel campo della spada, come il Fujishiro (per citarne uno).

 

Poi, rileggi bene il mio primo intervento :-)

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Negli anni ottanta, l'unico modo per sapere qualcosa di una lama era quello di scarabocchiarsi la mei su un blocco notes.

Poi ci si recava alla libreria Hoepli, l'unica a possedere la letteratura pubblicata dagli anglosassoni con gli elenchi dei kaji, e si cominciava la lunga ricerca. Firma, periodo, scuola, confronto con le caratteristiche della lama.

Si era in quattro gatti e pochi avevano ricche bibliografie a casa.

(Io non ne ricordo nessuno).

Oggi, col pezzo di carta, è tutto molto più semplice.

Anche dare un prezzo di mercato che, in passato, non infrequentemente veniva fatto sul viso del possibile acquirente.

Come abbiamo già avuto modo di dire, il pezzo di carta conta.

E, tutto sommato, è giusto così.

 

È parte del business?

Ma certo, dai, non facciamo le verginelle. In un mondo dove sono davvero pochi quelli in grado di esprimere un giudizio, il pezzo di carta è l'unica cosa che è in grado di giustificare differenze che possono essere tranquillamente misurate anche in decine di migliaia di euro.

Come si può pensare che tutto ciò che vi è legato sia solo frutto di passione e amore per la ricerca e per l'arte?

Il popolo giapponese è pragmatico e ha sempre saputo ben amministrare il business.

Ora che l'interesse si fa man mano più esteso, questo è un fantastico modo per avvocate a se la gestione del mercato (e il controllo).

L'avessimo fatto noi con i medievali e i rinascimentali... " ah, quel crocifisso non può essere certo del Giotto, senza l'origami ufficiale di Palazzo Ducale...". Oggi avremmo un flusso enorme di opere d'arte in entrata e uscita dal nostro paese, per semplici valutazioni.

Un flusso del valore di una qualche manovra di governo di euro.

Senza escludere che ogni tanto, un "torna a casa Lassie" di opere trafugate negli anni, sarebbe certamente capitato.

 

Sempre parere personalissimo.


 

月の道

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Enrico, forse non mi sono spiegato bene.

Il mio è proprio un discorso generale e di principio. Peraltro sono considerazioni che non mi invento io ma che traggono spunto da riflessioni espresse e scritte da personaggi di un certo peso nel campo della spada, come il Fujishiro (per citarne uno).

Poi, rileggi bene il mio primo intervento :-)

Lo ho letto bene, ed è chiaro che si sta parlando di lame mumei e di classificazioni di alta gamma tipo juyo+ attribuite ai top smith.

Ho bene idea delle considerazioni a cui ti riferisci, che tra l'altro ho pure fatto mie, ma non per questo sono un dogma. Lo stesso fujishiro che citi tu ha fatto molte attribuzioni di lame mumei a forgiatori di primo piano.. (vedasi l'ultima hitatsura postata qui dentro) per lo stesso ragionamento che fai allora cosa sono tutte business pure quelle? Non credo.

Quello che ci sfugge è che bisogna sempre contestualizzare e ragionare in autonomia: può essere una attribuzione veritiera? Si, no, forse. Può essere una attribuzione discutibile? Si, no, forse.

E se tale lama aveva solo un hozon od un th? Non era parimenti discutibile l'attribuzione?

Restando sempre su questa lama altra considerazione su cui vale la pena soffermarsi un attimo è che è koto yamato...e non è così particolarmente strana la mancanza della firma. Non per forza di cose perchè è mumei e perchè ha ora un certificato juyo allora si tratta di business. Anche se è ovvio che chi ci ha visto qualcosa in quel ferro arrugginito aveva una sola idea: ricavarci il più possibile, e cercare di prendere almeno un livello juyo era il goal.

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