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Enrico Ferrarese

KANTEI 2 – JIGANE & JIHADA #3 (Utsuri)

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KANTEI 2 – JIGANE & JIHADA #3

Articolo originale: https://markussesko.com/2015/05/14/kantei-2-jigane-jihada-3/ di Markus Sesko
Traduzione ed integrazioni di Enrico Ferrarese

2.3 Utsuri
Ho riportato alcuni pensieri sull'utsuri qui ma ora voglio evitare di entrare troppo nei dettagli della metallurgia in queste serie sul kantei. Bene, utsuri significa "riflesso" e si riferisce ad un non ben definito e più o meno visibile riflesso nello ji (e qualche volta più in alto nello shinogi-ji) che si ritiene essere un effetto legato alla tempra della lama. Il riflesso può seguire lo hamon come un "ombra" (kage), pertanto ecco che le prime volte si usavano anche termini come ha-kage (刃景), ha no kage (刃の景), o kage-hamon (景刃文). L'area scura tra questo riflesso e lo hamon sottostante viene chiamata antai (暗帯) ed a seconda della trama della sua visibilità, distinguiamo tra diverse forme differenti di utsuri le quali ci permettono di distinguere le varie scuole (o qualche volta anche i forgiatori). L’utsuri può essere evidente, utsuri ga azayaka ni tatsu (映りが鮮やかに立つ) od utsuri ga senmei ni tatsu (映りが鮮明に立つ), oppure poco chiaro, awai utsuri ga tatsu (淡い映りが立つ) od asaku utsuri ga tatsu (浅く映りが立つ). Ciò vuol dire che il termine tatsu (立つ) significa in questo contesto che l’utsuri "è presente" e non che "si distingue" come nella locuzione hada ga tatsu (che a sua volta vuol dire "hada ben definita").
L’utsuri è una caratteristica molto tipica della tradizione Bizen ed il libro “Facts and Fundamentals of Japanese Swords” non sbaglia indicando che “quando vedi l’utsuri c’è un 70% di possibilità che sia un lavoro Bizen del periodo Kotō”. Si faccia attenzione che il termine utsuri è un termine generico con il quale ci si riferisce ad un “qualche tipo di riflesso” sul ji. Ne deriva che non tutto quello che viene definito come utsuri è tecnicamente e metallurgicamente parlando la stessa cosa. In altri termini il midare o bō-utsuri delle lame Bizen, come il dan-utsuri delle lame Aoe sono dei “veri utsuri”, tecnicamente diversi da altri fenomeni come lo jifu-utsuri, lo shirake-utsuri, e lo tsukare-utsuri (疲れ映り), che sono accomunati dal termine utsuri solo per la loro capacità di mostrare una qualche sorta di riflesso. Ad ogni modo, per vedere l’utsuri, una lama deve essere in buono stato di politura e la si deve esaminare sotto una adeguata sorgente luminosa (consiglio una luce calda - n.d.t.). Così quando si alza la lama per controllarne il jigane, bisogna concentrarsi nell’area dello ji partendo da dove comincia lo hamon e spostarsi pian piano verso lo shinogi mentre cambia l’angolazione della lama. Altri suggeriscono di tenere la lama con il braccio destro teso dietro la sorgente di luce, la punta rivolta a sinistra ed il tagliente verso il basso. Ma questo metodo va bene solo quando avete sufficiente spazio a disposizione e non durante una sessione di kantei, quando le persone stanno tutte maneggiando delle lame le une vicine alle altre. Ora vedremo in ordine alfabetico le più comuni forme di utsuri.


bō-utsuri (棒映り) o sugu-utsuri (直映り): Un utsuri dritto che appare all’inizio sulle lame Bizen hira-zukuri dalla fine del periodo Kamakura (e sulle lame Bizen shinogi-zukuri un pò più tardi, verso la fine del periodo Nanbokuchō). I primi bō-utsuri sui tantō si associano molto spesso con la linea principale Osafune e maestri come Kagemitsu (景光) e Kanemitsu (兼光) ed i loro studenti diretti, mentre un pò più tardi il bō-utsuri su tachi (o katana) venne fatto principalmente dai fabbri Ōei-Bizen (応永備前), (Morimitsu [盛光], Yasumitsu [康光], Moromitsu [師光]) e quelli del gruppo Kozori (小反).

 

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botan-utsuri (牡丹映り): delle macchie isolate e tondeggianti (che ricordano la peonia, appunto botan in giapponese - n.d.t.) di utsuri che seguono nella trama le strutture sottostanti di mokume od itame. Questa caratteristica è associata con Osafune Kanemitsu ed i suoi diretti apprendisti come Tomomitsu (倫光) e si dice che in realtà il botan-utsuri si verifichi quando certe aree vengono polite troppo.

 

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chōji-utsuri (丁子映り): Fondamentalmente un midare-utsuri che è come un ombra di un chōji hamon. Questo termine, che è in realtà un sottogenere del midare-utsuri, non viene utilizzato poi così tanto perché è sempre difficile dire se un midare-utsuri fiammeggiante, visto ad esempio su una lama Fukuoka-Ichimonji, è solo midare oppure chōji.

 

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dan-utsuri (段映り): Questo termine viene usato quando si notano riflessi di utsuri diversi sulla stessa lama, ad esempio un bō-utsuri ed un midare-utsuri, e questa caratteristica è tipica delle lame Aoe.

 

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herakage (箆景・ヘラ影) o herakage-utsuri (ヘラ影映り): Questo termine è usato per riferirsi ad un peculiare utsuri visto sulle spade Ko-Niō, per esempio quelle delle prime generazioni Kiyotsuna (清綱). Appare come delle macchie di shirake (zone più chiare non bene definite - n.d.t.) lunghe circa 1 cm che somigliano a delle tracce di spatola (hera), da cui ne deriva il nome. Il termine fu introdotto dalla famiglia Hon’ami la quale nelle sue pubblicazioni si riferì a questo tipo di riflesso come “Niō no herakage.”

jifu-utsuri (地斑映り): Se si notano jifu (come una sorta di macchie scure - n.d.t.) apparire su tutta la superficie della lama e formano una sorta di trama, si usa il termine jifu-utsuri, seguendo la sopra citata definizione di utsuri come una sorta di riflesso sullo ji. Il Jifu-utsuri è una caratteristica rara e molto difficile da trovare in qualsiasi lama fatta dopo il periodo Nanbokuchō. E' tipico per lavori Ko-Bizen (古備前), del gruppo Un (雲), ed Aoe (青江). (non è da confondersi con la namazu-hada - n.d.t.)

 

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midare-utsuri (乱れ映り): Un utsuri basato midare realizzato molto tempo prima del bō-utsuri. Infatti i primi utsuri creati erano midare-utsuri e solo dopo un po' tempo, verso la fine del periodo Kamakura, i fabbri della discendenza principale di Osafune cambiarono i loro metodi di lavorazione in favore di dritti bō-utsuri. Si faccia attenzione che un midare-utsuri può lo stesso apparire su una lama con hamon suguha, cioè non implica necessariamente un "preciso riflesso" dello hamon. I forgiatori di Bizen continuarono a produrre midare-utsuri fino a metà del periodo Muromachi, ma con l'inizio della produzione di massa delle lame, questi iniziò ad essere sempre più raro, nonostante continuasse ad essere fatto lo stesso da altre scuole, come la Sue-Seki (末関) e la Bungo Takada (豊後高田). Con la transizione all'era shintō, l'utsuri torna nuovamente sui lavori di fabbri che cercano di riprodurre lo stile classico Bizen-Ichimonji, per esempio sui lavori della scuola Ishidō(石堂) in particolare, dei forgiatori come Tatara Nagayuki (多々良長幸), Tsunemitsu (常光), Tameyasu (為康), Heki Mitsuhira (日置光平), Korekazu (是一), e dei fabbri Fukuoka-Ishidō Koretsugu (是次) e Moritsugu (守次). Ma anche i successori di Osafune Sukesada all'inizio dell'era shintō erano in grado di riprodurre l'utsuri. Ai tempi dello shinshintō, il midare-utsuri si è visto poi anche nei lavori di chi ha lavorato nello stile Bizen, ad esempio Taikei Naotane (大慶直胤), Koyama Munetsugu (固山宗次), Tairyūsai Sōkan (泰龍斎宗寛), e Chōunsai Tsunatoshi (長運斎綱俊).

 

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mizukage: Una sorta di utsuri che inizia vicino alla base della lama ed attraversa lo ji verso lo shinogiji con un angolo di 45°. Tale caratteristica è tipica sulle lame antecedenti il diciassettesimo secolo.

 

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Mizukage su un kogatana e su un tachi.

Alcuni libri definiscono il mizukage come una prova di una seconda tempra successiva. Ma è falso. Tale informazione ha confuso i principianti, ma è solamente il segno di un inizio di processo di indurimento, ed è molto comune ma non va confuso con il verificarsi di una seconda tempra (n.d.t.).

nie-utsuri (沸映り): Quando i ji-nie formano una trama distinta, parliamo di nie-utsuri. Il nie-utsuri appare solamente sulle lame in nie-deki o ko-nie-deki ed è una caratteristica tipica della scuola Awataguchi (粟田口) (n.d.t.) Rai (来). Ma anche i grandi maestri Keichō-shintō e del primo shintō come Horikawa Kunihiro (堀川国広) e Dewa no DaijōKunimichi (出羽大掾国路) erano in grado di riprodurre il nie-utsuri. E si può vedere anche in alcune lame di Taikei Naotane (大慶直胤).

 

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shirake-utsuri (白け映り・白気映り): Nel caso in cui le aree di shirake formino un trama di tipo utsuri, parliamo di shirake-utsuri. Questa caratteristica è associata alle lame della provincia di Mino, da quella di Kaga e da scuole più rurali come Kongōbyōe (金剛兵衛) e Tsukushi Ryōkai (筑紫了戒), ma talvolta è difficile dire se si è in presenza di solo shirake o di vero e proprio shirake-utsuri. Così si possono trovare lame di forgiatori e scuole conosciuti per avere shirake, descritte come avere shirake-utsuri, come per esempio le scuole Enju (延寿), Naminohira (波平), e Mihara (三原).

 

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suji-utsuri : Visto come una sorta di "linea" lungo un hamon suguha. Qualche volta appare come più "linee parallele", doppie o triple. Non è una trama delle superficie. E' solamente una effetto dell'indurimento, pertanto è totalmente slegato dalla essa. (n.d.t.)

 

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tsukare-utsuri (疲れ映り): Questo è di nuovo uno di quegli utsuri che non sono in realtà dei veri utsuri, come lo sono invece un midare e un bō-utsuri. Esso descrive le aree stanche (tsukare) dell'acciaio e che possono dare l'aspetto di una qualche sorta di riflesso, soprattutto dopo che si è applicato il nugui con una nuova politura ("nugui" lett. "pulire" è una delle fasi finali del processo di politura - n.d.t.).

Modificato: da Manuel Coden

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Alcuni pensieri sull'Utsuri

Articolo originale: https://markussesko.com/2013/08/22/some-thoughts-on-utsuri/

traduzione di Enrico Ferrarese

 

Questa volta voglio condividere alcuni pensieri sull'utsuri. Alla fine di uno dei nostri ultimi incontri sulle lame, abbiamo avuto una breve discussione appunto sull'utsuri durante la quale vennero toccati i più comuni approcci nello spiegare questo effetto. In questo articolo voglio seguire questi approcci ed arricchirli con tutto ciò che sono stato capace di trovare da altre fonti. Tanto per iniziare, tutti noi sappiamo che utsuri è un sinonimo per le lame Bizen kotō. E' conoscenza comune anche che l'utsuri "sparì" alla fine del periodo kotō è venne "riscoperto" dai forgiatori shintō, shinshintō ed anche da quelli shinsakutō. Bene, tutto ciò è vero, da un certo punto di vista. Sappiamo anche che l'utsuri non è una cosa superficiale in quanto rimane anche se una lama viene polita più volte. Ciò significa che deve avere una certa profondità. Kapp afferma a pagina 91 del suo "The Craft of the Japanese Sword" che "l'utsuri non mostra alcun segno evidente di contenere martensite" e questa linea è quella più ampiamente discussa e criticata quando parliamo di utsuri ai nostri incontri. Kapp continua poi ulteriormente: "I lati, dove appare l'utsuri, sono riscaldati a 750-760°C - a questa temperatura. l'acciaio è in una fase di transizione tra la perlite e l'austenite; si presume che l'utsuri sia legato alla complessa microstruttura della ferrite e della perlite che si ottiene in quest'area, benchè delle specifiche analisi scientifiche debbano ancora essere fatte.". Un'altra nota importante che non deve essere tralasciata in quel paragrafo è: "Pure la temperatura produce altri effetti, dipendenti dalla struttura dell'acciaio. Abbiamo visto come un fabbro può combinare blocchi con diverso contenuto di carbonio prima di finire la forgiatura. Livelli più elevati di carbonio produrranno più acciaio martensitico durante la tempra." Ciò significa che non tutte le zone temprate, che vediamo in una lama finita e polita, sono necessariamente solo un risultato di come viene applicata l'argilla refrattaria. Un acciaio con un contenuto di carbonio inferiore allo 0,5% per esempio non diventa del tutto martensitico quando viene temprato. Ed un acciaio con un contenuto di carbonio inferiore allo 0,2% non può indurirsi ulteriormente affatto. Il kawagane per esempio, l'acciaio sul quale appare l'utsuri si trova tra questi limiti. Contenuto di carbonio a parte, la temperatura è un altro fattore che definisce la struttura metallica risultante dopo il processo di indurimento. E' la temperatura alla quale la lama viene riscaldata prima della tempra che è troppo alta o troppo bassa a definire se viene creata rispettivamente tanta martensite o meno (unitamente come già detto al grado di carbonio contenuto dall'acciaio). Questo spiega anche il nie-utsuri, un utsuri consistente di particelle di nie. Pertanto per creare il nie-utsuri, il kawagane deve avere un contenuto di carbonio sufficientemente elevato da produrre abbastanza martensite, cioè i gruppi di nie sullo ji.

La presenza e la mancanza di nie-utsuri combacia anche con il Bizen-utsuri. Ciò vuol dire che eccezion fatta per alcuni dei primi lavori Ko-Bizen, le lame Bizen solitamente non sono caratterizzate da nie-utsuri in quanto vengono temprate in nioi-deki, ed hanno un kawagane con un minor tenore di carbonio. Questo contenuto minore di carbonio si riflette di solito nelle descrizioni dei politori che definiscono l'acciaio di Bizen "relativamente soffice". E con questa morbidezza arriviamo all'intento di applicare l'utsuri. Molti forgiatori ed esperti credono che fu proprio questa "morbidezza" dell'acciaio di Bizen che richiese un trattamento aggiuntivo. Chiunque sa che se l'acciaio è troppo duro, la lama diventa fragile e se l'acciaio è troppo morbido la lama è incline a piegarsi. Ciò significa che aggiungendo l'utsuri, cioè indurendo la zona lungo il ji, ma non troppo, si acquista una certa resistenza alla torsione. Va anche detto che i politori riportano di lame Bizen con l'utsuri le quali erano state piegate e poi raddrizzate. Pertanto l'utsuri non riduce il rischio di torsione a zero. Nagayama spiega l'utsuri nel suo "The Connoisseur´s Book of Japanese Swords" a pagina 86 come: "L'intenzione sembra quella di aver dovuto incrementare la flessibilità della lama per prevenirne la rottura durante l'utilizzo. Di solito è composto di un acciaio più morbido rispetto a quello del resto della superficie della lama." Così egli sposta la stessa questione all'estremo opposto, ovvero non rendendo più duro un acciaio più morbido, ma rendendo più flessibile una lama più fragile.

Il politore di lame Kurashima Hitoshi (倉島一) sviluppò i suoi pensieri sull'utsuri nel Tōken-Bijutsu n° 470 (Marzo 1996). Anch'egli segue l'idea di un acciaio con un contenuto di carbonio più basso, alla quale segue l'introduzione del termine generico "namagane", un acciaio non molto rifinito con un basso tenore di carbonio. In altri termini utilizza namagane come opposto di hagane non facendo una distinzione tra shingane e kawagane. In breve, namagane è esattamente il sopra citato acciaio con una percentuale di carbonio compresa tra lo 0,2% e lo 0,5%. E' anche vero che lo stesso Kurashima al momento differenzia il suo namagane chiamandolo "namagane di tipo A" e "namagane di tipo B", termini ai quali corrispondono virtualmente lo shingane ed il kawagane. Ma egli va ben oltre affermando che il namagane è l'utsuri. Questo vuol dire che egli ritiene che l'utsuri che vediamo è il bordo del namagane che incontra lo hagane. Ovvero il bordo visibile dell'utsuri è creato da strutture con più martensite di altre. Secondo questo approccio uno ji con l'utsuri ha fondamentalmente tre gradi durezza: Il "super duro" ha, il duro antai (暗帯, le aree scure comprese tra il nioiguchi ed il bordo dell'utsuri) ed il più morbido resto dello ji, che corrisponde all'utsuri. Così l'utsuri sarebbe la parte visibile più chiara e più morbida sopra lo hamon, mentre la parte più dura che aggiunge una maggiore rigidità torsionale, sarebbe la zona più scura antai subito sopra l'hamon (foto 1 - n.d.r.). Ciò corrisponderebbe nuovamente al commento di Nagayama: " composto di un acciaio più morbido rispetto a quello del resto della superficie della lama."

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Foto 1: Gli effetti visibili e gli acciai con diverso contenuto di carbonio secondo Kurashima.

Un altro approccio interessante per spiegare l'utsuri può essere trovato nel "Kentō-kikigaki" (見刀聞書) dell'anno Tenpō14 (天保, 1843). Qui c'è scritto: "Immergendo la lama riscaldata nell'acqua, il rivestimento di argilla si contrae. Quando la lama viene immersa nell'acqua una seconda volta le aree ora esposte si raffreddano più velocemente di quelle superiori le quali sono ancora ricoperte di argilla. Questo produce l'utsuri." Ho fatto uno schizzo (foto 2) per illustrare quello che probabilmente intende il "Kentō-hikigaki". Secondo questo approccio la differenza di temperatura tra la lama incandescente e l'acqua non dovrebbe essere così alta come nella prima immersione. Pertanto non si dovrebbe produrre molta martensite l'area dell'utsuri sopra lo hamon sarebbe come un "secondo", "più morbido" hamon. Ciò dovrebbe corrispondere alle pubblicazioni sulle lame del periodo Edo, nelle quali l'utsuri è definito "kage-hamon" (景刃文, letteramente "hamon ombra" o anche "secondo hamon"). D'altra parte vorrebbe dire che la zona scura antai è in realtà più dura rispetto alla zona più chiara dell'utsuri. A parte questo ritengo che sarebbe veramente difficile produrre l'utsuri in questo modo. Questo significa che già coordinare tutti i fattori come il tenore desiderato di carbonio, la sua desiderata distribuzione nel metallo e l'esatta temperatura è abbastanza difficile, figurarsi aggiungere il fattore "totale controllo del rivestimento di refrattario in una duplice immersione di una lama incandescente"... renderebbe l'utsuri, secondo la mia umile opinione, semplicemente un risultato casuale.

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Foto 2: ottenimento dell'utsuri, secondo il "Kentō-kikigaki"

Così l'approccio più comune per spiegare l'utsuri sarebbe attraverso l'indurimento dello strato esterno o della sola superficie della lama. Qui solo la superficie della lama è indurita, ma questo richiede l'aggiunta locale di carbonio nello strato superiore, per ottenere un acciaio indurito e con un tenore di carbonio più basso. Pertanto i livelli più interni rimangono morbidi, così come desiderato con il kawagane e lo shingane. Per aggiungere carbonio sulla sola superficie dell'acciaio, si usava una mistura tradizionale di ossa e carbone, od una combinazione di pelle, zoccoli, sale e urina. Ma la temperatura non deve essere troppo alta, deve restare sotto il punto di fusione del ferro, e va mantenuta per un certo tempo. Più a lungo è mantenuta l'alta temperatura e più a fondo il carbonio si diffonderà sulla superficie, mentre un profondità tipica di indurimento con questa tecnica è fino a 1,5mm. Ciò significa che aggiungere un tale supplemento di carbonio sotto il rivestimento di refrattario richiede ancora un trattamento perfetto della temperatura. Perciò lo spiegare l'utsuri attraverso l'indurimento dello strato esterno "risolve" la questione del perché può essere notato anche dopo ripetute politure. Con una considerevole perdita di materiale l'utsuri diventa sicuramente più tenue fino eventualmente a sparire.

 

Abbiamo detto molto ma ci sarebbero ancora molte altre cose da dire sull'utsuri, almeno secondo me, e spero di aver fornito diversi spunti di riflessione.

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Ottimo Enrico, grazie per la traduzione. Unica cosa che non ho capito è la nota riguardo al mizukage.


Diego T.

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Grazie anche da parte mia Enrico, ho aggiunto qualche foto. Naturalmente se anche voi trovate materiale da integrare non esitate a postarlo!

 

Gianluca avresti voglia di scriverci due righi su cosa ti aveva detto il ragazzo "studioso di Kozori" a riguardo l'utsuri?


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Ottimo Enrico, grazie per la traduzione. Unica cosa che non ho capito è la nota riguardo al mizukage.

A volte si sente parlare del mizukage come "prova" di un avvenuta ritempra di una lama, ma questo è falso in quanto il mizukage appare quando la temperatura di tempra vicino al ha-machi è più bassa (in quanto il nakago assorbe temperatura) e questo crea un utsuri che sale a 45°

Una prova che è a tutti gli effetti un utsuri guarda questa mia lama in cui l'utsuri parte con un mizukage e prosegue come un bo (influenzato dalla hada diventa ayasugi)

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Quindi tutti i libri sbagliano? Dove si può trovare una conferma di quello che dite?

Su quali libri si trova che è una ritempra?

Da chi fa effettivamente le lame con mizukage http://www.ksky.ne.jp./~sumie99/episodes.html#mizukage

Io stesso durante i miei esperimenti di tempra mi sono ritrovato mizukage in qualche mia lama

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Grazie per le integrazioni. Credetemi se vi dico che le traduzioni le ho fatte 20 giorni fa ma correzioni, foto ed integrazioni le ho fatte stamattina al volo in fase di post....

 

 

Hai ragione diego non era chiarissimo quello che ho scritto, perché ho tradotto ed integrato solo una parte sul mizukage.

Se esplori il sito che ha linkato manuel cerca anche ritempra e hardening, ti chiariranno molto.

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Mah io non sono proprio della vostra idea. Ora non sto a cercare libri, non ne ho tempo se però una lama ha subito suriage e e sono stati spostati i machi mi dispiace ma il mizukage non dovrebbe essere lì. Con ciò non voglio dire che è sempre segno di ritempra, alcuni fabbri lo facevano di loro volontà, ma da quà a dire che non lo è per certo ne passa. (Giusto per citare un libro il Nagayama)


Diego T.

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Valutare caso per caso non è dire che è falso che il mizukage sia un possibile segno di ritempra. Si sulle lame koto ubu magari non è un segno di ritempra. Sul nagayama dove si parla di difetti e quindi di ritempra.


Diego T.

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Valutare caso per caso non è dire che è falso che il mizukage sia un possibile segno di ritempra. Si sulle lame koto ubu magari non è un segno di ritempra. Sul nagayama dove si parla di difetti e quindi di ritempra.

Forse mi sono espresso male, io intendevo che è falso assumere che la presenza di mizukage è da imputarsi ad una ritempra, è chiaro che se c'è mizukage dove c'è un machi okuri è una ritempra (anche se non ci fosse mizukage sarebbe ovvio in quanto l'hamon parte più alto dei machi originali), è che purtroppo si fa in fretta a generalizzare e dire che è tutto bianco o tutto nero, nelle nihonto è tutto in scala di grigi in realtà

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Ok così ha più senso. È ovvio che se vedi mizukage non devi pensare subito ad una ritempra, però valutare altri fattori. (Comunque si parla anche di lame rovinate da incendi riguardo al mizukage, e non lo vedresti dall'hamon rispetto ai machi se la lama fosse ubu). Il discorso è non dare per scontato nulla, e come l'avevi scritta tu non era in scala di grigi, ma sembrava una affermazione certa.


Diego T.

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Certo Enrico, è diverso pure dire che sia falso come possibile segno di ritempra o dire che ci sono alcuni casi dove il mizukage può esserlo. Ah i libri dicono che è un possibile segno di ritempra, che poi la gente che legge capisca diversamente è un altro paio di maniche.


Diego T.

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