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KANTEI 3 - HAMON & BOSHI #1 (Nie, nioi e hataraki nello hamon)

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KANTEI 3 – HAMON & BOSHI #1

Articolo originale: https://markussesko.com/2015/05/29/kantei-3-hamon-boshi-1/ di Markus Sesko.

Traduzione ed integrazioni di Diego Tiraboschi.

Giudicare hamon e boshi è il terzo step nel kantei, il passo finale che ci permette, in un caso ideale, di identificare il forgiatore o almeno la scuola. Hamon e boshi sono fattori abbastanza individuali. Certamente il risultato dell’approccio giapponese che lascia visibile il “disegno” della tempra fu inizialmente per pura funzionalità, ma presto le variazioni e le varie attività che si verificano su questo disegno di tempra e che si sono sviluppate da miglioramenti tecnici hanno lasciato spazio per l’individualità. Siccome questa serie si basa sul kantei, lasceremo fuori gli aspetti metallurgici e tecnici dello hamon, mentre ci focalizzeremo su quello che è visibile. Prima di tutto dobbiamo distinguere se la linea di tempra è dritta oppure ondulata riferendosi a questi due tipi principali rispettivamente con i termini suguha (直刃) e midareba (乱刃). Seguendo il contorno dello hamon il midareba (乱刃) può essere a sua volta suddiviso in notareba (湾れ刃・のたれ刃, grandi onde), gunomeba (互の目刃, grandi elementi arrotondati), chōjiba (丁子刃, piccolo trifoglio/elementi a forma di nappa), o tōranba (濤瀾刃, onde che si gonfiano). Oltre a questi, vi è il cosiddetto hitatsura (皆焼), dove grandi aree della lama vengono temprate. Un hitatsura può essere basato su un notareba, gunomeba, o anche un chōjiba, quindi questo termine non si riferisce ad un preciso contorno dello hamon. Tutti questi tipi principali e secondari sono ulteriormente differenziate e denominate in base alla loro interpretazione e queste differenziazioni / nomi verranno descritti più avanti.

 

3.1 Nie e nioi

Iniziamo con un altro fattore molto importante che deve essere preso in considerazione, cioè l’effetto cristallino che si può vedere a causa della tempra. Anche in questo caso, si fa distinzione tra due tipi principali, nie () e nioi (), che sono identici da un punto di vista metallurgico (entrambi di martensite), ma differiscono in termini di effetto visibile. In altre parole, un fabbro può temprare una lama in modo da lasciare grandi cristalli di martensite visibili, nie, o in un modo in cui i cristalli di martensite siano così fini che le singole particelle non siano distinguibili, nioi. Esiste pure una condizione intermedia e quindi parleremo di ko-nie (小沸, piccoli nie - n.d.t.). Se molto visibili, cioè significa che i cristalli nie sono grandi e grezzi, parleremo di ara-nie (荒沸) (vedere foto sotto) oppure se ci sono macchie grandi ed molto evidenti di nie verrà utilizzato pure il termine kazunoko-nie (鯑沸・数の子沸, letteralmente “nie a uova di aringa”, “herring roe nie”) anche se principalmente usato per descrivere i nie dei forgiatori Satsuma- shintō. Accumuli irregolari di nie sono chiamati mura-nie (叢沸), in caso che ara-nie, mura-nie ed in alcuni casi pure kazunoko-nie non siano stati espressamente ricercati e voluti dal fabbro, quindi casuali, sono un attestato di poca abilità del fabbro. Vi è pure il termine hadaka-nie (裸沸, letteralmente “nie nudo”, “naked nie”) che descrive un nie singolo, isolato, più grande e scuro, una caratteristica di solito associata al fabbro Suishinshi Masahide (水心子正秀). Per distinguere tra queste due tipi fondamentali di tempra, i termini nie-deki ( 出来) e nioi-deki ( 出来), o nie-hon-i ( 本位) e nioi-hon-i ( 本位), rispettivamente, sono diventati vocabolario standardizzato. Mentre il termine "ko-nie-deki" non è molto in uso.

aranie.jpg

Ara-nie.

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Nie

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Nioi

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Ora ci concentreremo sul confine dello hamon, vale a dire l’area il cui bordo temprato (yakiba, 焼刃) finisce e la parte non temprata, ji () comincia. Questo confine è chiamato habuchi ( ) o nioiguchi ( ), indipendentemente se la tempra è in nioi o in nie-deki. Beh, per essere precisi, habuchi è il termine più neutro per il confine del bordo temprato mentre il termine nioiguchi nasce dal fatto che ci sono sempre nioi al confine di un hamon, cioè non esiste che lo hamon vada verso il ji con solamente nie. O in altre parole si potrebbero trovare moltissimi nie, ma lungo lo habuchi saranno sempre incorporati da nioi, da qui il termine nioiguchi. Con questo arriviamo a come indirizzare l’ammontare di nie/nioi e la condizione del nioiguchi stesso. Un’abbondanza di nie è solitamente descritta come nie-atsushi (沸厚し) o nie-fukai/fukashi (沸深い・沸深し), anche se il primo è più usato per riferirsi alla presenza di ji-nie. Da notare che il termine nie-atsushi significa letteralmente “grosso nie” ma si riferisce solamente all’ammontare e non alla grandezza dei cristalli. E “nioi di spessore”, che significa automaticamente un nioiguchi largo e profondo viene indicato come nioi-fukai/nioi-fukashi (匂深い・匂深し). L’opposto di un nioiguchi largo è un nioiguchi stretto per il quale viene usato il termine nioi-shimaru (匂い締まる). A parte questo il nioiguchi può essere brillante (akarui, 明るい) e chiaro (saeru, 冴える) o essere opaco/velato oppure attenuato (shizumu, 沈む) o sembrare leggero (yawarakai, 柔らかい) o debole (yowai, 弱い). La brillantezza dello habuchi o nioiguchi da solo può essere un buon indicatore per la scuola o il fabbro, per esempio la linea principale dei primi fabbri Osafune come Nagamitsu (長光) e Kagemitsu (景光) o il forgiatore Kanbun-shintō Kotetsu (虎徹), sono conosciuti per la tempra di un nioiguchi molto brillante. Viceversa un nioiguchi attenuato potrebbe portare ad una scuola rurale o fabbri che utilizzano una lavorazione classica e antica, per esempio i primi fabbri del Kyūshū e Hokkoku. Un nioiguchi notevolmente ampio porta in generale allo shintō, od Osaka-shintō e in particolare Hizen. Ma ancora una volta l’approccio con cui il nioiguchi verrà interpretato sarà spiegato nei capitoli successivi. Facciamo attenzione a non confondere il nioiguchi con lo hadori della politura! Questo significa che si dovrà guardare la lama sotto una appropriata condizione di luce cosicché il confine reale dello yakiba si mostrerà, e non si vedrà solo l’andamento di dove è stato applicato lo hadori.

Va detto che a parte riconoscere il nioiguchi per arrivare a designare una possibile scuola o forgiatore di una lama, c’è anche il punto di vista che riguarda la tecnica, la qualità e l’abilità artistica. Questo significa che un nioiguchi brillante, chiaro, e prima di tutto consistente è molto desiderabile e mostra certi doti di un forgiatore esperto. Se il nioiguchi varia molto in ampiezza e/o brillantezza è un segno che il fabbro manca di abilità e non ci si troverà di fronte al lavoro di uno dei grandi maestri. Quanto indicato sopra vale per una presenza “innaturale “ e irregolare di nie. Ora come fatto per jigane/jihada, visto che siamo sul tema nioiguchi prima di tutto verranno indicati in ordine alfabetico tutti i maggiori hataraki e condizioni dello hamon (anche qui troveremo metafore con la natura, maggiori info “poetiche” qui: http://www.ksky.ne.jp/~sumie99/poetical%20terms.html – n.d.t.), dato che la maggior parte di loro si focalizza lungo lo habuchi, in seguito passeremo a parlare delle differenti profili/interpretazioni dello hamon.

 

3.2 Hataraki e condizioni dello hamon

abu no me (虻の目) Letteralmente “occhi di tafano”. Uno yakigashira tondeggiante visto lungo certe interpretazioni di gunome-midare della seconda generazione Hizen Tadahiro (忠広). L’area ricorda un paio di occhi composti da qui deriva il nome.

abunome.jpg

 

ashi () Letteralmente “piede” – n.d.t. Una linea fine di nioi che attraversa lo hamon verso il tagliente. Gli ashi furono introdotti sugli hamon dritti per ridurre la dimensione massima di fessure laterali dello yakiba alla distanza tra due ashi. In altre parole una fessura di solito non supera un ashi perché è una struttura di acciaio leggermente più morbida rispetto allo yakiba. In base alle interpretazione degli ashi, si può fare una distinzione tra: nezumi-ashi (鼠足, letteralmente “zampe di ratto”), ashi molto piccoli; ko-ashi (小足), piccoli ashi; naga-ashi (長足), lunghi ashi; chōji-ashi (丁子足), ashi a forma chōji; gunome-ashi (互の目足), ashi a forma gunome o zig zag; nie-ashi (沸足), ashi composti di nie; saka-ashi (逆足), ashi inclinati verso l’alto (verso il kissaki); e Kyō-saka-ashi (京逆足), ashi inclinati verso il basso (verso il nakago).

ashi2.jpg

ashi.jpgko ashi.jpg

ashi ko-ashi

 

fushi () – Letteralmente “nodo(i) del bamboo”. Evidente deviazione a forma di nodo in un hamon dritto, spesso si vede su lame di fabbri di Mino.

fushi.jpg

 

ginsuji (銀筋) – Fondamentalmente uguali a kinsuji ma leggermente più opaco, da cui il nome ginsuji (linea argento). La differenziazione tra kinsuji e ginsuji non è molto chiara, ma in vecchie pubblicazioni sulla nihontō i ginsuji vengono spesso associati a Kagemitsu (景光).

 

hakikake (掃掛け) – Letteralmente “spazzare”. Simile a sunagashi, ma molto più corto e sottile e arriva nello ji. Può apparire lungo lo habuchi di un hamon e/o nel boshi.

 

Nihonto_hakikake.jpg

 

hotsure (ほつれ・解れ) – Un arrangiamento di nie che fa sembrare lo habuchi un pezzo di vestito consumato/sfrangiato. Anche chiamato nie-hotsure (沸ほつれ・沸解れ).

hotsure.jpg

hotsure.png

 

ika no atama (烏賊の頭) – Letteralmente “teste di calamari”. Elementi larghi e notevolmente sporgenti, a volte fino allo shinogi, lungo hamon fiammeggianti e obliqui dei fabbri Fukuoka-Ishidō, Koretsugu (是次) e Moritsugu (定次), ricordano la testa di calamaro, da qui il nome.

 

ikanoatama.jpg

 

imozuru (芋蔓) – Letteralmente “piante di patate dolce. Spesso e cospicuo inazuma che appare nello habuchi e nello hamon, una caratteristica molto tipica delle lame di Satsuma-shintō and Satsuma-shinshintō.

imozuru.jpg

imozuru (1).jpg

 

inazuma (稲妻) – Letteralmente “fulmine”. Un kinsuji ricurvo che ricorda la saetta di un fulmine.

inazuma.jpg

inazuma1.jpg

inazuma_nihonto_100.jpg

 

kani no te (蟹の手) – Letteralmente “mani di granchio”. Un’interpretazione particolare di gunome-midare con yakigashira che si divide e sporge alternativamente a destra e a sinistra e che ricordano quindi chele di granchio. Il termine kani no te è usato in riferimento a questa caratteristica su lame Sue-Seki. Nel caso delle Sue-Bizen è stato stabilito il termine kani no tsume (蟹の, “chele di granchio”) anche se come caratteristica è descritta nello stesso modo.

kaninote.jpg

 

kinsuji (金筋) – “Linea d’oro”. Una corta e dritta linea nero brillante di nie che appare dentro lo hamon, solitamente vicino lo habuchi. Se ricurvo viene usato il termine inazuma (稲妻).

 

kinsuji1.jpg

kinsuji.JPG

 

koshi ()Il “fianco” (koshi) di un hamon . L’innalzamento che segue il tani (), la “valle” di un hamon, che termina con la “testa” yakigashira (焼頭).

 

koshitani.jpg

koshitani1.jpg

 

koshiba (腰刃) – Un singolo o pochi elementi di tempra che si innalzano nell’area dello habaki. Il koshiba è a volte indicato anche come Mino-yakidashi (美濃焼出し).

koshiba.jpg

 

kuichigai-ba (喰違い刃) – Un’area dello hamon dove lo habuchi si divide. Con lo habuchi superiore che corre ad una notevole distanza più o meno parallelo allo habuchi inferiore.

 

kuichigaiba.jpgkoshigaiba 1.jpg

koshigaiba 2.jpg

 

kuwagata-ba (鍬形刃) – Interpretazione dello hamon per esempio del fabbro Yamashiro, Nobukuni (信国), dove due yakigashira sporgono allungandosi a destra e a sinistra direttamente nello ji, ricordando lontanamente il cimiero di un elmo da samurai.

 

kuwagata.jpg

 

kuzure (崩れ) - Parte cadente e deformata di un hamon basato su nie, solitamente si vede sui midareba. Indicato anche come nie-kuzure (沸崩れ) o yaki-kuzure (焼き崩れ).

 

muneyaki (棟焼き) – Aree temprate lungo il dorso della lama.

 

muneyaki.jpg

 

nie-sake (沸裂け) – nie strappato”. Brillante e nero nie lungo lo hamon che fa sembrare lo habuchi come se fosse strappato. Questa caratteristica è simile al kuichigai-ba ma più corto e più sfrangiato.

 

nie-suji (沸筋) – Linee di nie che corrono parallele allo hamon.

 

 

nijūba (二重刃) – Letteralmente “doppio ha”. Una seconda linea dello habuchi, consistente in nie o nioi, parallela alla linea principale dello habuchi.

 

nijuba.jpg

nijuba 2.jpg

nijuba 3.jpgnijuba01.jpg

 

sanjūba (三重刃) – Letteralmente “triplo ha” Un habuchi con due linee addizionali di habuchi, parallele alla linea principale consistenti in nie o nioi.

 

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sanjuba.jpg

 

sunagashi (砂流し) – Letteralmente “flusso di sabbia” o “sabbia che scorre”. L’accumulo di nie che ricorda i segni di una spazzata di scopa sopra la sabbia. I sunagashi di solito si trovano all’interno dello hamon e vicino, paralleli allo habuchi.

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sunagashi2.jpg

 

tobiyaki (飛焼き) – Letteralmente “Elementi volanti di tempra”. Macchie temprate nello ji che non sono connesse con lo hamon.

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tobiyaki.jpgtobiyaki 2.jpg

 

uchinoke (打除け) – Un corto nijuba direttamente sopra lo habuchi che ricorda una luna crescente. Solitamente si vede su hamon basati su suguha e/o lame forgiate in masame, per esempio lavori della scuola Yamato Tegai (手掻).

uchinoke1.jpg

uchinoke.jpg

 

yakidashi (焼出し) – L’inizio dello hamon circa dallo ha-machi. In lame non accorciate, lo hamon solitamente corre un poco dentro il codolo. Ci sono differenti interpretazioni sull’inizio del hamon e fondamentalmente dobbiamo distinguere tra le seguenti forme: sugu-yakidashi (直刃焼出し), inizio diritto che si trasforma dopo un percorso più o meno breve in hamon "reale"; Ōsaka-yakidashi (大坂焼出し) (vedi foto sotto in alto), anche questo parte dritto o come un gentile notare ma lo yakiba si apre agevolmente per diventare lo hamon “reale”; Kyō-yakidashi (京焼出し) (vedi foto sotto in basso), lo yakiba inizia in suguha ma si trasforma piuttosto bruscamente nello hamon “reale”; Mino-yakidashi (美濃焼出し), lo yakiba parte con un koshi-ba (vedi koshi-ba); Satsuma-yakidashi (薩摩焼出し), il termine si riferisce alle lame Satsuma-shintō dove lo hamon parte come la maggior parte di lame kotō subito come midareba.

osaka-yakidashi1.jpg

kyo-yakidashi2.jpg

 

yakikomi (焼込み) – Singolo prominente elemento dello hamon proprio sopra lo ha-machi o yokote.

 

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yaki-otoshi (焼落し) – Letteralmente “tempra cadente”. Il termine descrive lo hamon quando non inizia circa dallo ha-machi, ma notevolmente più su. Si può trovare su lame antiche (per esempio Bungo Yukihira, scuola Naminohira in Satsuma ed alcune scuole nell'isola del Kyūshū. Vedi sotto l'esempio dell'oshigata intero di una lama di Nobufusa del 12° sec. - n.d.t.) oppure su lame che sono state ritemprate.

 

yakiotoshi.jpg

yakiotoshi nobufusa.JPG

 

() – Letteralmente “foglia”. Ashi che è separato dallo habuchi e che appaiono sparsi all’interno dello hamon. Nel Muromachi veniva usato anche il termine nioi-kuzure (匂い崩れ) per descrivere questo effetto.

 

yo.jpg

Modificato: da Francesco Marinelli

Diego T.

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Grazie Diego a te e tutto il team dei traduttori, davvero un gran lavoro!

 

Gli hataraki sono tra le cose più belle da ammirare su una nihonto, spero di riuscire a vederli tutti dal vivo prima o poi...

 

Marco


Marco C.

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