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KANTEI 4 – PREFAZIONE

Articolo originale: https://markussesko.com/2015/06/30/kantei-4-foreword/ di Markus Sesko

Traduzione ed integrazioni di Francesco Marinelli

Dopo aver affrontato le basi per lo studio della lama giapponese, stiamo entrando nella parte principale della mia serie, cioè le descrizioni delle lavorazioni delle singole scuole e fabbri, con un focus sui kantei. Con "focus" voglio dire che non staremo troppo tempo sui dettagli storici e per questo verranno omesse la gran parte dei dati biografici, a meno che non siano necessari per la comprensione di alcuni capitoli. Prima di iniziare devo spiegarvi alcune cose. Come io ho seguito l'approccio tradizionale per guardare le lame giapponesi, seguirà anche l'approccio tradizionale nel descriverle, quindi affronteremo in ordine: gokaden del periodo kotō, altre scuole del periodo kotō (wakimono/majiwarimono), periodo shintō e shinshintō. Come detto anche nell’introduzione di questa serie si applicherà anche in questo caso, vale a dire che tutte le principali pubblicazioni sono così strutturate e non avrebbe molto senso reinventare il sistema e affrontare le scuole in modo diverso. In realtà questo approccio "tradizionale" non è così vecchio come si potrebbe credere. Infatti si presume che sia stato introdotto dal Hon'ami Kōson (本阿弥光遜, 1879-1955), lui fu una figura chiave dei periodi Meiji, Taishō e dell'inizio dell'era Shōwa, in termini di raccolta e diffusione della conoscenza della lama giapponese. Si rese conto che certe cose dovevano essere cambiate per rendere gli studi più semplici, incontrando così le esigenze di un pubblico fortemente crescente di collezionisti e appassionati, che aveva sete di conoscenza sulla nihontō. Prima lui introduceva le gokaden (五ヶ伝·五箇伝), letteralmente "Le Cinque Tradizioni", lame in generale e poi le lame kotō. In particolare queste sono state classificate in base al loro luogo di produzione, o più precisamente a seconda della provincia in cui sono state realizzate, ad esempio le lame di Bizen sono state chiamate Bizen-mono (備前物), quelle costruite in Yamato sono state chiamate Yamato-mono (大和物), scelte per il cosiddetto goki-shichidō (五畿七道), inizialmente era il sistema di unità amministrative e successivamente di entità geografiche. Il goki-shichidō consisteva in cinque province del Kinai o regione della capitale, oltre a sette () o circuiti, ognuno dei quali conteneva le proprie province. Questi sette circuiti sono stati il Hokurikudō, Nankaidō, Saikaidō, San'indō, San'yōdō, Tōkaidō e il Tōsandō.

Questo sistema goki-shichidō è corretto quando si tratta di mero smistamento delle scuole, ma questo insieme alla classificazione tramite mono (, letteralmente "cosa" o meglio "lavoro") e alla provincia in cui una lama è stata realizzata è rigido, non può far capire tutte le connessioni stilistiche. Ciò significa che non si potrà vedere a colpo d'occhio che, ad esempio una lama Enju è costruita nella tradizione Yamashiro, in realtà collegata stilisticamente alla scuola Rai di Kyōto, quando la vedrete elencata come Kyūshū-mono. L'introduzione delle gokaden segue il fatto che durante tutto il periodo kotō ci sono stati fondamentalmente cinque principali siti di produzione, vale a dire Yamato, Yamashiro, Bizen, Sagami (= Sōshū) e Mino, dove emersero e si svilupparono dei propri stili caratteristici per ogni scuola. Fabbri provenienti da queste zone si spostarono e diffusero le loro conoscenze, così i discendenti delle prime cinque tradizioni si sparsero in tutto il paese. Loro svilupparono delle proprie caratteristiche peculiari, ma comunque rimasero stilisticamente collegati alla tradizione originale. In altre parole, circa l'80% di tutte le scuole kotō e fabbri può essere attribuito a una delle cinque grandi tradizioni. Queste erano la tradizione Yamashiro (Yamashiro-den, 山城伝), la tradizione Yamato (Yamato-den, 大和伝), la tradizione Bizen (Bizen-den, 備前伝), la tradizione Sōshū (Sōshū-den, 相州伝) e la tradizione Mino (Mino-den, 美濃伝). Le tradizioni di forgiatura rimanenti emersero e si svilupparono separatamente o come propaggini delle gokaden, o nacquero dall’unione di due o più delle cinque maggiori tradizioni, sono riassunti rispettivamente come wakimono (脇物) o majiwari-mono (交わり物). Le gokaden diminuirono d’importanza progressivamente dal periodo Muromachi, complice anche l’incertezza dell'epoca Sengoku che costrinse molti fabbri a trasferirsi in altre aree, spesso molto remote. Allo stesso tempo, la produzione di acciaio è stato modernizzata e sempre più fabbri hanno iniziato a ricevere l’acciaio dalla stessa fonte, questo ha significato un ulteriore ravvicinamento delle caratteristiche delle lame. Questa tendenza è diventata ancora più evidente con il passaggio al periodo shintō e così Kōson introdusse una sesta tradizione, la shintō-tokuden (新刀徳伝), all’incirca una "speciale tradizione di forgiatura shintō", ma io mi limiterò a fare riferimento alle lame realizzate in questo periodo solo come shintō, in quanto ne è difficile specificare le caratteristiche di questa "tradizione". Kōson ha seguito l'approccio che una lama shintō può essere con un raffinato jigane in combinazione con un ampio e vivace hamon, mentre nel periodo kotō un raffinato jigane di solito era visto con un più stretto e non invadente hamon, spesso di base suguha e un più largo jigane era di solito visto con un hamon più ampio e più vivace. Ha ritenuto che le nuove e suggestive interpretazioni di hamon dell'era shintō come il tōran-midare, sudareba, kikusui e simili "giustificano" l'introduzione di una "tradizione speciale shintō". Tuttavia, a mio parere il termine shintō-tokuden è troppo generico, in quanto anche l'epoca shintō ha dato luogo a diverse importanti correnti (come Osaka, Edo, Hizen, Satsuma, e Kyōto) e, per questo motivo, non si dovrebbe catalogare come una gokaden.

 

 

cartina del Giappone.jpg

 

 

In preparazione ai prossimi capitoli, voglio darvi una panoramica molto base delle caratteristiche fondamentali di ogni tradizione. Quindi se riuscirete a individuare queste combinazioni descritte su una lama, dovrete concentrarvi sulle scuole che hanno lavorato in tale tradizione.

 

Tradizione Yamashiro: Piuttosto denso e uniforme itame o mokume in combinazione con un hamon suguha o su base suguha, in ko-nie o nie-deki. La lama ha un aspetto elegante e dignitoso. Questa tradizione fiorì dalla fine del periodo Heian al primo Nanbokuchō. Yamashiro ha perso (in questi termini) dalla fine del periodo di Nanbokuchō molto del suo significato (stile), tale da non aspettarsi un uchigatana o un katateuchi del periodo Muromachi come essere un lavoro di questa tradizione.

 

Tradizione Yamato: Alto shinogi-ji e relativo largo shinoji. Il jigane spesso mostra masame o nagare masame (ndt) e lo hamon è in suguha o su base suguha in nie-deki, che mostra in genere hataraki orizzontali (si concentrano seguendo lo habuchi). La lama ha un aspetto elegante, ma anche forte e con un pizzico di fascino antico. Fiorì a partire dal tardo periodo Heian fino alla fine del Kamakura. Anche la Yamato è stata sostituita dall’imminente tradizione Sōshū e dalla ancora fiorente Bizen nel periodo Nanbokuchō. Così come accennato in precedenza, non ci aspetteremo che un uchigatana o un katateuchi del periodo Muromachi possa essere un lavoro in tradizione Yamato.

 

Tradizione Bizen: Il jigane è itame o mokume con utsuri in combinazione con un hamon chōji-midare o gunome-midare in nioi-deki. Queste lame hanno un aspetto fiammeggiante rispetto alle lame forgiate nella tradizione Yamashiro e Yamato. Questa tradizione ha avuto il suo periodo d'oro nel Kamakura e nel tardo Muromachi.

 

Tradizione Sōshū: Un più largo itame in combinazione con un hamon notevolmente carico di nie come un midareba, un notare o un hitatsura. Le lame hanno un aspetto "selvaggio" e vivace. Questa tradizione non è stata stabilita prima della fine del periodo Kamakura, quindi non dovrete aspettarvi di trovare uno dei (precedenti) Kamakura-sugata come essere un lavoro Sōshū. Ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel Nanbokuchō, nel tardo Muromachi e nel Momoyama.

 

Tradizione Mino: Di base la hada è in mokume con masame lungo lo shinogi-ji (ndt), il jigane mostra più o meno shirake (vale a dire che è biancastro), è possibile trovare in combinazione hamon per lo più midareba, che mostrano alcuni elementi con sporgenti togari, con il sanbonsugi che si dice essere la forma “più pura” dello hamon Mino. Dato che questa tradizione è la più giovane tra le gokaden, non è stata pienamente sviluppata fino alla metà del periodo Muromachi, anche qui quindi non dovrete aspettarvi di trovare una lama con un sugata Kamakura o Nanbokuchō. Le lame Mino hanno un aspetto più "pragmatico" in generale. Hanno avuto il suo periodo d’oro nel tardo Muromachi.

 

Shintō tokuden: Fine, denso e "sano" jigane in combinazione con un più pittoresco hamon. Il bōshi spesso è in suguha anche se il resto dello hamon è in midareba. Le lame hanno la forma "tipica" del katana, questo significa che non dovrete aspettarvi un lungo, elegante e classico tachi nel periodo shintō, o almeno non in primo luogo.

 

 

Finora è stata un’introduzione, da ora inizieremo la parte principale, col prossimo capitolo affronteremo la provincia di Yamashiro.


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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