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Francesco Marinelli

KANTEI 4 – YAMASHIRO #1 – SCUOLA SANJŌ (三条) 1 - Munechika (宗近)

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KANTEI 4 – YAMASHIRO #1 – SCUOLA SANJŌ (三条) 1

Articolo originale https://markussesko.com/2015/07/05/kantei-4-yamashiro-1-sanjo-%E4%B8%89%E6%9D%A1-school-1/ di Markus Sesko

Traduzione di Diego Tiraboschi ed integrazioni di Francesco Marinelli

 

Prima di partire con la scuola Sanjō aggiungiamo qualche parola d’introduzione. Prima di tutto e parlando delle gokaden nell’ultimo post, le scuole di fabbri giapponesi sono solitamente introdotte con il suddetto sistema goki-shichidō. Questo significa che anche se le gokaden sono dominanti quando si tratta del periodo kotō, le varie scuole di fabbri non vengono introdotti con il solito ordine gokaden, Yamashiro → Yamato → Bizen → Sōshū → Mino → Resto del mondo delle lame, ma partendo sia con Yamashiro o Yamato, analizzando provincia per provincia per ogni entità goki-shichidō. Quindi Bizen arriva molto dopo Yamashiro e Yamato perché il sistema va per primo ad est della regione Kinai, poi a nord poi torna indietro e va ad ovest e giù a Kyūshū. Lo si può immaginare come un orologio, con Kinai al centro e un circuito shichidō come la sua mano, partendo con Tōkaidō e andando in senso antiorario Tōsandō, Hokurikudō, San’indō, San’yōdō, Nankaidō, e Saikaidō cioè Kyūshū (vedere l’immagine sotto). Alcune pubblicazioni non seguono strettamente questo sistema ad orologio e potrebbero introdurre le scuole di Hokurikudō prima di quelle di Tōsandō, ma il sistema antiorario è quello che solitamente viene usato per introdurre le varie scuole. C’è anche da dire che non c’è una regola per decidere con quale tra le due grandi tradizioni situate in Kinai, cioè Yamashiro e Yamato, bisogna partire. Qualcuno utilizza un approccio cronologico dicendo che la tradizione Yamato è la più antica e quindi si dovrebbe partire con quella, ma in realtà non c’è una così grossa differenza temporale tra la nascita delle prime scuole Yamashiro (cioè con sede a Kyōto) e Yamato (cioè con sede a Nara). Gli sfondi storici e geografici per lo sviluppo delle prime scuole indigene di fabbricazione di lame (per esempio Yamashiro, Yamato, Ko-Hōki, Mōgusa, Ko-Kyūshū) sono già per conto proprio argomenti molto sofisticati e quindi verranno omessi qui. Come avrete già capito, partiremo con la scuola Yamashiro, e per ultima cosa prima di partire, le lame che verranno postate qui saranno presentate in orizzontale per una più facile leggibilità degli articoli, anche se la regola generale sarebbe di presentarle in verticale per avere subito una sensazione riguardo al sugata e alle proporzioni, ma gli articoli diventerebbero troppo lunghi e confusi da scorrere. Chiunque comunque è libero di scaricare le immagini e ruotarle.

 

shichidoorder.jpg

Circuito shichidō

 

La scuola Sanjō fu fondata da Munechika (宗近), soprannominato Kokaji (小鍛冶, "Piccolo fabbro" - ndt), che è tradizionalmente datato intorno a Ei’en (永延, 987-989), questo significa che lavorò circa nel periodo quando Kyōto diventò la nuova capitale per due secoli e approssimativamente 250-300 anni dopo che fu fatta la lama più giovane presente nel deposito dello Shōshō’in. Quindi i lavori di Munechika sono considerati tra i primi esempi di nihontō pienamente sviluppate, cioè una lama con un solo tagliente, curva (per quanto concerne le lame lunghe) e dalla forma shinogi-zukuri. Stando in piedi di fronte per esempio alla meibutsu Mikazuki-Munechika (三日月宗近), mostra tutti i suoi anni (immagine 1). Le parole “in piedi di fronte” vengono usate di proposito, perché le probabilità di studiare lama in mano una Munechika sono praticamente pari a zero. Tutte le lame famose, sono in possesso di templi, o sono tesori imperiali (gyobutsu, 御物), o conservate nel Tōkyō National Museum. Ma l'aspetto antico, altamente dignitoso e regolare della Mikazuki-Munechika non solo dimostrano la sua età, come ad esempio lame Ko-Hōki e Ko-Bizen che risalgono intorno allo stesso periodo e sono per così dire più "sostanziali" pur essendo ancora piuttosto eleganti allo stesso tempo. L’aspetto altamente dignitoso e regolare della Mikazuki-Munechika deve essere visto nel suo contesto culturale contemporaneo e quindi molti esperti sono concordi sul dire che non fu forgiata come lama da guerra. Sicuramente ha perso un po’ di sostanza dovuta alle politure necessarie in più di dieci secoli, ma non fu mai imponente. Ai tempi in cui fu forgiata, la buona e vecchia cultura Heian era al suo picco massimo. I famosi Pillow Book e Tale of Genji furono scritti quando Munechika era attivo e la corte era piena di raffinati aristocratici per i quali le lame erano meri simboli del loro rango e accessori obbligatori. A parte l’unico grave disturbo, la rivolta guidata da Taira no Masakado (平将門) nel 939/40, la capitale imperiale era abbastanza tranquilla al tempo di Munechika, e anche se le prime nuvole scure si addensavano sopra l’aristocrazia, non c’era nessun segnale che la classe militare appena formata in breve tempo sarebbe diventata così forte da prendere il sopravvento sull’intero paese. Va da se che la maggior parte di fabbri producevano armi, ma la maggioranza dei clienti di Munechika e dei suoi colleghi contemporanei con sede a Kyōto erano aristocratici. Di conseguenza, a parte il sugata grazioso, una lama non doveva essere solo realizzata magistralmente, ma doveva essere anche raffinata e bella come tutte le cose che circondavano la nobiltà. Quindi le lame di Munechika mostravano fondamentalmente un jigane bellissimo e leggero allo sguardo con un fine ko-mokume, in combinazione con un hamon basato su uno stretto suguha e temprato in ko-nie-deki. Sono presenti pure molti hataraki, quali nijūba, sanjūba, uchinoke, ko-ashi, , yubashiri, kuichigaiba, muneyaki, inazuma, kinsuji, ji-nie e chikei, il suguha è animato da un ko-midare ed alcuni elementi in ko-chōji. Anche la hada varia di densità e mostra qua e là larghe strutture, ma tutti questi hataraki e caratteristiche sono molto naturali, non sofisticate, inalterate, le sue lame danno l’impressione generale di essere lavori di uno dei gruppi dei primi superlativi fabbri che avevano appena raggiunto l’eccellenza nella loro arte, ma per i quali non era ancora tempo di sperimentare tecniche di forgiatura e di tempra da un punto di vista artistico. O in altre parole, Munechika non ebbe mai l’idea di temprare una lama con un fiammante ōbusa-chōji anche se molto probabilmente tecnicamente ne sarebbe stato in grado. Munechika e i suoi colleghi mettevano lo strato di argilla nel modo che serviva per il processo di tempra, con qualche accentuazione qua e là, ma il lavoro principale nella creazione dello hamon era lasciato all’intermezzo metallurgico tra l’acciaio e il trattamento termico. Per inciso esiste pure una tradizione che dice che Munechika era lui stesso un nobile di corte che cominciò a forgiare lame come passatempo nella sua residenza in Sanjō di Kyōto. Si scoprì essere veramente talentuoso e quindi presto cominciò a prendere ordinazioni dai suoi colleghi nobili e anche dall’imperatore, ma come nel caso di Masamune, ci sono molte leggende che girano attorno al nome di Munechika, e purtroppo non saremo in grado di sapere quale di queste è la pura verità e quale invece solo leggenda.

 

Kokaji Munechika.jpg

Ukiyo-e di Ogata Gekkō (1859-1920). Inari e i suoi spiriti volpe aiutano il fabbro Munechika a forgiare la lama ko-kitsune-maru (Piccola Volpe) alla fine del X secolo. Questa leggenda è il soggetto del dramma del teatro Sanjo Kokaji (ndt).

 

munechika1.jpg

Mikazuki-Munechika.jpg

Immagine 1: kokuhō, tachi, mei: Sanjō (三条), meibutsu Mikazuki-Munechika (“La Luna crescente” - ndt), nagasa 80.0 cm, sori 2.7 cm, motohaba 2.9 cm, sakihaba 1.4 cm, shinogi-zukuri, iori-mune [Tōkyō National Museum]

munechika2a.jpg

Immagine 2: jūyō-bunzakai, tachi, mei: Mune…saku (宗◯作) (Den Munechika), nagasa 78.8 cm, sori 3.2 cm, motohaba 2.8 cm, sakihaba 1.5 cm, shinogi-zukuri, iori-mune [Wakasahiko-jinja, prefettura di Fukui]

munechika3.jpg

Immagine 3: gyobutsu, tachi, mei: Munechika (宗近), nagasa 78.4 cm, sori 2.4 cm, motohaba 2.85 cm, sakihaba 1.5 cm, shinogi-zukuri, iori-mune [tesoro imperiale]

munechika4.jpg

Immagine 4: Tipiche caratteristiche delle lavorazione di Munechika

 

 

Le tipiche caratteristiche delle lavorazione di Munechika sono già state descritte sopra ma vengono sottolineate in dettaglio nell’immagine 4 basandosi sull’oshigata introdotto nell’immagine 3. Come si può notare c’è una tendenza generale verso hataraki più orizzontali e un hamon “multi-strato”. Prima di continuare con altri fabbri della scuola Sanjō, analizziamo la finitura del nakago e la firma di Munechika. I codoli della Mikazuki-Munechika e della gyobutsu sono in kijimono-gata, mentre gli altri sono solo affusolati e leggermente curvi. Gli yasurime sono difficilmente riconoscibili per via dell’età, ma alcuni codoli di Munechika mostrano yasurime katte-sagari. Se la punta del codolo non è smussata come nella Mikazaki e nella jūyō-bunzakai che si vede nell’immagine 5, è solitamente kurijiri. Munechika firmava sia con una fine e piccola cesellata niji-mei “Munechika” sullo haki-mote, o con una niji-mei di dimensione molto larghe “Sanjō” sul lato haki-ura. (Il jūyō-bunzakai dell’immagine 2 ha una scritta più lunga per essere una niji-mei, tracce del carattere “saku” si vedono tra il secondo mekugi-ana e l’ubu mekugi-ana. L’ultimo mekugi-ana aggiunto passa attraverso il carattere ormai non più leggibile “chika”). Non esiste una risposta definitiva che spieghi come mai si firmava sia con “Munechika” che con “Sanjō” e come mai abbia cambiato tra i lati haki-mote e haki-ura. Altresì non saremo mai capaci di dire per certo se ci siano state due o tre generazioni con questo nome come qualcuno presume. Da notare anche che ci sono attualmente molte lame firmate con la yoji-mei “Sanjō Munechika” sparse in giro, ma sono state fondamentalmente tutte classificate come gimei. Infatti era consuetudine che le famiglie nobili (kune) che discendevano direttamente dal clan dei Fujiwara possedessero una lama di Sanjō Munechika, ma queste erano assai rare e costose... più avanti, nel periodo Momoyama anche per le famiglie militari (buke) divenne uso e costume possedere una Munechika e per questa ragione si cominciò ad apporre la firma falsificata su molti tachi (ndt). C’è anche la meibutsu Ebina-Kokaji dove potrete trovare un articolo qui https://markussesko.com/2013/05/27/the-wrong-ebina-kokaji/.

ebinakokaji.jpg

Immagine 5: meibutsu Ebina-Kokaji, mei: Munechika (宗近), nagasa ~ 29,7 cm (ndt)

munechika5.jpg

Immagine 6: jūyō-bunzakai, tachi, mei: Sanjō (三条), nagasa 78.2 cm, sori 3.3 cm, shinogi-zukuri, iori-mune [Nangū-taisha, prefettura di Gifu]

munechika6.jpg

Immagine 7: Le firme di Munechika. Da sinistra a destra: Mikazuki-Munechika, jūyō-bunzakai di Nangū-taisha, gyōbutsu, jūyō-bunzakai del Wakasahiko-jinja

 

Poiché questa serie è sul kantei, non si vorrebbe portare avanti solo le caratteristiche di fabbricazione, ma nel caso di questi primissimi fabbri non è semplice dare consigli sul kantei, poiché i loro lavori sono difficilmente accessibili, quindi bisogna affidarsi pesantemente su ciò che è scritto nei riferimenti. Ora Sanjō Munechika, Ko-Bizen Tomonari (古備前友成) e Ko-Hōki Yasutsuna (古備前友成) vengono spesso nominati allo stesso tempo quando si arriva a parlare di generazione fondatrice della nihontō. Prima di tutto le lavorazioni di Munechika e Tomonari sono molto più vicine rispetto alla lavorazione di Yasutsuna. Entrambi Munechika e Tomonari forgiavano un ko-mokume, ma quello di Munechika era tendenzialmente piuttosto elegante poiché risaltava di più rispetto a quello di Tomonari. Anche i ji-nie di Munechika erano meglio distribuiti su tutta la lama rispetto a Tomonari dove a sua volta possiamo vedere alcuni (midare, ndt) utsuri e jifu. Yasutsuna mischiava alcune larghe strutture di ō-hada e principalmente forgiava in itame piuttosto che ko-mokume. Anche i ji-nie sono molto più rozzi e visibili rispetto a quelli di Munechika e Tomonari il suo intero jiba è molto più carico di nie rispetto agli altri due. Quando si arriva allo hamon, lo ha di Tomonari tende di più ai nioi, cioè l’ordine in termine di intensità di nie è questo: Yasutsuna→Munechika→Tomonari. Lo hamon di Munechika appare, con la sua maggioranza di hataraki orizzontali, più “stratificato”, mentre possiamo vedere un ko-chōji e un ko-midare formati molto più pienamente nelle lame di Tomonari e non questo “effetto a strati”, invece vedremo più sunagashi e hotsure sulle lame di Yasutsuna che danno allo ha un apparenza più “sfilacciata”. A parte questo lo hamon di Yasutsuna parte solitamente con un prominente yaki-otoshi. Ma la più grossa differenza visibile sta nel sugata, le lame di Munechika come abbiamo già sottolineato sono molto più aggraziate e sottili mentre quelle di Tomonari e Yasutsuna sono più magnifiche e larghe con un koshizori più pronunciato rispetto a quelle di Munechika. Il prossimo capitolo continuerà con i figli e gli studenti di Munechika prima di passare ai discendenti della scuola Sanjō, la scuola Gojō.


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Grazie mille Francesco per la pubblicazione e le integrazioni, speriamo mi sistemino presto la connessione...


Diego T.

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Grazie mille Francesco!
Ora però ho più di un dubbio: qui si parla di tecnologia dell'hamon (scusate il termine ma mi pare che più leggo più ne so poco!!!), in pratica la tempra tramite argilla aggiunge qualcosa alla funzionalità della spada o era solo un plus decorativo? Se il disegno è frutto dell'argilla, allora esiste (penso ad intuito) un fattore di rischio tra argilla usata e procedimento di tempra (calore della fornace/ temperatura dell'acqua?)??? No perchè a livello estetico a me piace soshu per la movimentazione ma anche l'hataraki doppio citato non deve essere facile da realizzare! Non so proprio come spiegarmi bene, in pratica andavano a tentativi per migliorare l'hamon a livello estetico rischiando l'integrità della lama?


Fabrizio T.

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Grazie mille Francesco!

Ora però ho più di un dubbio: qui si parla di tecnologia dell'hamon (scusate il termine ma mi pare che più leggo più ne so poco!!!), in pratica la tempra tramite argilla aggiunge qualcosa alla funzionalità della spada o era solo un plus decorativo? Se il disegno è frutto dell'argilla, allora esiste (penso ad intuito) un fattore di rischio tra argilla usata e procedimento di tempra (calore della fornace/ temperatura dell'acqua?)??? No perchè a livello estetico a me piace soshu per la movimentazione ma anche l'hataraki doppio citato non deve essere facile da realizzare! Non so proprio come spiegarmi bene, in pratica andavano a tentativi per migliorare l'hamon a livello estetico rischiando l'integrità della lama?

L'hamon nasce prima per la sua funzione che per l'estetica, infatti la tempra differenziata permette di ottenere un filo duro, ma che di conseguenza è più fragile, e un dorso più morbido, quindi più resiliente (in grado di assorbire gli shock di un impatto). L'uso di argilla inoltre non è l'unico sistema di creare hamon, infatti con la tecnica del hadaka-yaki non viene applicato nulla sulla lama ma viene solo controllata la differenza di temperatura tra filo e dorso giudicandone il colore. Per quanto riguarda gli hataraki sono dovuti (nella maggior parte dei casi) alle disomogeneità del tamahagane e quindi conseguenza del processo di forgiatura prima e poi del tipo di tempra.

Poi ovviamente gli esperimenti li hanno sempre fatti per cercare miglioramenti, prima pratici e successivamente in molti casi puramente estetici (vedi hamon pittorici come il kikusui di Tanba no Kami Yoshimichi).

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Possiamo però affermare che al giorno d'oggi lo hamon è divenuto solo un fatto estetico, difatti in molti casi i nuovi fabbri si sono cimentati in ricerche che poi sono sfociate in qualche cosa di mezzo tra il loro gusto estetico e la richiesta di mercato, vedi lo stesso Maestro Y.Y. che dopo aver iniziato in un modo e transitato in quello che l'ha reso famoso.

Come giustamente è stato scritto, l'indurimento del tagliente si può ottenere anche senza un' hamon visibile, ma come potreste bene intuire questo snaturerebbe notevolmente le lame di nuova costruzione rendendole totalmente diverse dalle loro antiche sorelle.


"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

 

Ernst Jünger

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Possiamo però affermare che al giorno d'oggi lo hamon è divenuto solo un fatto estetico, difatti in molti casi i nuovi fabbri si sono cimentati in ricerche che poi sono sfociate in qualche cosa di mezzo tra il loro gusto estetico e la richiesta di mercato, vedi lo stesso Maestro Y.Y. che dopo aver iniziato in un modo e transitato in quello che l'ha reso famoso.

Come giustamente è stato scritto, l'indurimento del tagliente si può ottenere anche senza un' hamon visibile, ma come potreste bene intuire questo snaturerebbe notevolmente le lame di nuova costruzione rendendole totalmente diverse dalle loro antiche sorelle.

Con il metodo citato da manuel lo hamon resta visibile, solo non può venire controllato esteticamente. Da qui infatti un aspetto quasi fiammeggiante dovuto dalle bolle d'aria di una parte dell'acqua che evapora a contatto con la lama rovente e che schermano parzialmente lo ji. Sempre che chi lo esegue non sia dotato di sufficiente capacità temprando allo stesso modo, sbagliando, tutta la lama.

 

Francesco aveva postato un thread illuminante e molto interessante a riguardo

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Buona visione:

http://en.rocketnews24.com/2017/07/21/legendary-crescent-moon-katana-one-of-japans-five-swords-under-heaven-now-on-display-in-tokyo/

 

p.s. sul kantei di questo mese c'è un utsushi di una lama sopra postata :whistling:


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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