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Enrico Ferrarese

Katana "Yamato (no) daijō Fujiwara Ujishige" (shodai)

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Giovedì, dopo il saluto, il maestro Fugazza, che cinquant'anni fa fu uno dei primi allievi del maestro Shirai (l'uomo che sostanzialmente ha portato il Karate Shotokan in Italia), ci ha tenuto una breve spiegazione sulla differenza nell'esecuzione dei kata in omote e ura.

Ci ha dunque spiegato quale è la differenza, definendo esattamente i margini interpretativi ed esecutivi. Nonché le applicazioni.

Una spiegazione chiara e senza possibilità di fraintendimento. Come quella di Gianluca.

Poi, però , ci ha detto che il concetto di omote ed ura sono paragonabili ai due emisferi lunari.

Uno dei due è noto ed è sempre in luce.

L'altro, per definizione, vive nell'oscurità.

 

Certo che le cose stanno come dici.

Ma quante lame, nate tachi, sono diventate katana.

Con o senza suriage e indipendentemente dal periodo in cui sono state forgiate.

 

Ogni artista crea seguendo la sintassi che ha appreso, ma talvolta l'artista decide di rompere quelle regole, quando esse rappresentano un limite per la sua espressione artistica.

Segue il suo istinto.

 

Perché talvolta mumei?!?

 

Saremmo presuntuosi se pensassimo di essere sempre in grado di interpretare in modo univoco l'opera di un artista che, persino nell'ipertradizionale Giappone, sfugge, per definizione, alla razionalità.

Anche il cervello e fatto di due emisferi e non è solo quello omote, quello razionale, che genera l'Arte.

...anzi.


 

月の道

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Ok getsu, posso concordare in tutto quello che dici. Che tra l'altro non è per nulla banale.

Io però mi riferivo alla semplice convenzione generale di incisione del nakago di una lama, senza tanti giri di parole... e risortolineo generale, perchè come anche tu hai sottolineato, ho già detto delle eccezzioni.

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Verso il principio del secolo scorso, il grandissimo matematico tedesco David Hilbert, interpretando per il vero lo spirito del tempo, desiderava dimostrare la completezza di ogni sistema assiomatico (la faccio breve, che in matematica fosse sempre possibile dire se una espressione fosse vera o falsa).

Tertium non datur.

Nel 1931 Kurt Goedel (Enrico, credo che tu lo conosca, perché erano famose le sue passeggiate con Einstein in quel di Princeton) con una dimostrazione di due righe, svelò al mondo che non era così.

Anche il sistema omote per eccellenza aveva il suo lato ura, il suo lato non definibile.

Anche la matematica, persino nel suo stretto e ben definito spazio d'opera, talvolta doveva tacere.

La terza via c'era.

 

 

Quello che cercavo di dire, con tanti giri di parole, ammetto, era che anche cose assolutamente incontrovertibili, come la classificazione di una spada a fronte del lato del nakago su cui viene posta la firma, possono essere affrontate in modo meno assiomatico. Più in punta di piedi.

Lo spazio delle Nihonto potrebbe non sfuggire all'affascinante è traumatico teorema di Goedel.

 

 


 

月の道

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Beh detta così una katana potrebbe essere portata come una tachi e viceversa, una tachi potrebbe essere accorciata e trasformata in katana, o effettivamente un forgiatore potrebbe tranquillamente scegliere di non incidere una sua lama nella generale e convenzionale maniera.

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Il fatto è che, filosoficamente parlando, la parte di una spada rivolta verso l'esterno sarebbe sempre il suo lato omote. Indipendentemente da come la si indossa (come già ha detto Enrico).

 

Poi, per non far confusione, si è stabilito che, in base ad una precisa consuetudine nel modo di indossare una lama, il lato omote sia solo da una parte.

 

Però questa,applicata alle spade, è una semplificazione del concetto di omote ed ura (per approfondire il quale, soprattutto nell' ambito delle arti marziali, non basterebbe un intero libro).

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Per essere precisi (e questa terminologia si trova in diversi testi ed anche in alcune schede dei kantei) il lato esterno di una lama portata come katana viene definito sashi omote.

Il lato esterno di una lama portata come tachi viene definito haki omote.

 

:-)

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