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Francesco Marinelli

KANTEI 4 – YAMASHIRO #11 – SCUOLA AWATAGUCHI (粟田口) 6 - Kuniyoshi (国吉)

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KANTEI 4 – YAMASHIRO #11 – SCUOLA AWATAGUCHI (粟田口) 6

Articolo originale https://markussesko.com/2015/11/24/kantei-4-yamashiro-11-awataguchi-%E7%B2%9F%E7%94%B0%E5%8F%A3-school-6/ di Markus Sesko

 

La linea principale Awataguchi continua con il figlio maggiore di Norikuni, Kuniyoshi (国吉) del quale nessun nome viene tramandato, anche se sappiamo che egli portava il titolo onorario di Sahyōe no Jō (左兵衛尉). Il Kotō Meizukushi Taizen pone la sua data di nascita nel 1° anno dell’era Genkyū (元久, 1204) e la sua morte nel 4° anno dell’era Bun’ei (文永, 1267) all’età di 64 anni. Tradizionalmente viene datato intorno all’era Hōji (宝治, 1247-1249) e contrariamente al sospetto anno della morte anticipato dal Kotō Meizukushi Taizen, esiste una vecchia collezione di oshigata che mostra lame datate per esempio nel 4° anno dell’era Kenji (建治, 1278) oppure nel 6° e 10° anno dell’era Kōan (弘安, 1283, 1287). Seguendo questi ultimi dati significa che con Kuniyoshi abbiamo raggiunto gli anni di chiusura del periodo medio Kamakura. Fortunatamente ci sono relativamente molti lavori esistenti di questo fabbro Awataguchi e queste opere comprendono tutti i tipi di lame come tachi, uchigatana, ken , tantō e i sovradimensionati tantō in stile sunnobi. Quindi possiamo avere una buona panoramica sul suo repertorio artistico, anche se va detto che le lame lunghe sono molto rare quando si parla di quantità nelle opere esistenti di Kuniyoshi. Ora passiamo a parlare passo passo delle lavorazioni di Kuniyoshi, partendo con le lame lunghe passando per le “altre” e finendo con i suoi tantō.

Esistono solo due tachi zaimei di Kuniyoshi di cui le firme sono certe. Poi esiste un gruppo di tre lame firmate dove la firma è “leggermente fuori”, anche se queste mei si pensa siano probabilmente autentiche ed all'interno della gamma di variazioni naturali di un fabbro, ma sono comunque etichettati come "bisogno di ulteriori studi." In altre parole, la N.B.T.H.K. è molto molto cauta a questo proposito e non la prende alla leggera quando si tratta di grandi nomi come Awataguchi Kuniyoshi. In aggiunta abbiamo più di una dozzina di jūyō e più di una dozzina di tokubetsu jūyō tachi non firmate ma attribuite a Kuniyoshi. Concentriamoci sugli esempi firmati per definire come interpretava le sue lame lunghe. Uno dei due tachi zimei certi (vedi immagine 1) è tokubetsu jūyō ed è veramente speciale, perché è completamente ubu. La lama ha un tachi sugata elegante con un koshizori profondo e funbari, ma non così affusolato come le lame del primo Kamakura e finisce in un dritto chū kissaki, cioè niente come ko o un leggermente allungato ko kissaki, tipico dei precedenti periodi, ma chū. Mostra un ko itame molto denso con un poco di nagare, moltissimi ji nie, dei fini chikei, nie utsuri, l’acciaio è chiaro e come “bagnato” (la superficie si presenta come naturalmente umida, il termine giapponese è uruoi (潤い). Spesso questo termine è legato anche ad habutae (羽二重, letteralmente “piuma a due strati”), viene usato per descrivere un hada al top che ricorda una finissima, brillante e raffinata seta, esempi tipici sono Awataguchi Kuniyoshi e Yoshimitsu, scuola Ko Kyō), questa è simile allo hada chirimen (tipico della scuola Ko Aoe), che richiama sempre la seta, ma con un aspetto diverso. N.d.T.). Lo hamon è suguha chō in ko nie con un leggero ondulato notare mischiato con poco di ko gunome, ko chōji e ko midare, ashi, alcuni kinsuji ed infine un cospicuo discontinuo nijūba che appare quasi interamente sulla lama (risparmiando giusto la base). Il nioiguchi è ampio e luminoso. Il bōshi è sugu con un spiccato nijūba e che quasi esaurisce come yakitsume. Il codolo come menzionato è ubu, ha un kurijiri, kiri yasurime e due mekugi ana.

 

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Immagine1: tokubetsu jūyō, tachi, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 75.5 cm, sori 2.4 cm, shinogi zukuri, iori mune.

Il jūyō bunkazai firmato (vedere immagine 2) fu accorciata all’altezza della firma, ma comunque mantiene il suo sugata elegante che ancora una volta non è così affusolato e finisce in un chū kissaki. L’interpretazione dello jiba è molto simile alla lama tokubetsu jūyō e possiamo vedere lo stesso cospicuo e discontinuo nijūba che si concentra nella parte superiore della lama e che continua nel bōshi, qui leggermente più pronunciato. Per inciso questa caratteristica fu già sottolineata nelle pubblicazioni pre-Edo sulle lame.

 

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Immagine 2: jūyō bunkazai, tachi, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 72.3 cm, sori 2.4 cm, shinogi zukuri, iori mune.

 

I mei di questi due lame segnano anche per così dire i due estremi dello spettro delle variazioni di firma di Kuniyoshi, ciò significa che il mei sulla lama tokubetsu jūyō è il più bello ed il più grande, e quello sulla lama jūyō bunkazai più spesso e più compatto. L’immagine 3 mostra queste due firme rispetto a quelle che sono come detto sopra etichettate come "bisogno di ulteriori studi”. [Nota: Il modo in cui queste firme sono effettivamente affrontate nei documenti N.B.T.H.K. è "to mei ga aru" (と銘がある), ma questo supplemento merita un’extra ed una spiegazione va oltre lo scopo della serie kantei.] Anche in questo caso, stiamo parlando solo di lame lunghe. Tantō e ken firmati sono molti e verranno affrontati successivamente.

 

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Immagine 3: mei della lama tokubetsu jūyō a sinistra, della jūyō bunkazai a destra e sotto delle lame che “necessitano di ulteriori studi”.

 

Per dimostrare quali discrepanze stiamo affrontando con i lavori “to mei ga aru”, o meglio per dimostrare la mancanza di discrepanze, introduciamo l’immagine 4 di una di queste lame, la firma di questa lama è mostrata nell’immagine 3 in basso a sinistra. La lama in questione è pure passata tokubetsu jūyō, ciò significa che se il mei (e la fattura) non fossero state “conformi”, la lama non avrebbe mai ricevuto il jūyō (ma nemmeno hozon) in primo luogo. In altre parole se il mei fosse stato giudicato gimei (o troppo “fuori”), la lama non avrebbe passato alcun certificato, sarebbe stata tornata al mittente, lasciato poi a decidere se rimuovere la firma e sottoporla ancora ( avendo più possibilità di ricevere un certificato che la attribuisca alla scuola Awataguchi o addirittura ad Awataguchi Kuniyoshi). Quindi queste firme to mei ga aru possono prendere fino al grado di tokubetsu jūyō senza grossi problemi e quindi questo supplemento deve essere inteso come una sorta di “precauzione” da parte della N.B.T.H.K. Date un’occhiata alla lama dell’immagine 4 e giudicate voi stessi. E’ un tachi slanciato con un profondo koshizori ed un chū kissaki, mostra un ko itame molto denso mischiato con un po’ di mokume e nagare che presenta un’infinità di ji nie, chikei, un accenno di jifu e un debole nie utsuri. Lo hamon è un chū suguha chō in ko nie mischiato con ko chōji, ko gunome, moltissimi ashi e , un fine sunagashi, kinsuji, e lo stesso prominente e discontinuo nijūba che corre anche questo nel bōshi. Il nioiguchi è ampio e luminoso ed il bōshi è sugu con un ko maru kaeri. Le condizioni di questa lama sono fantastiche. Fu posseduta in passato dallo statista Okubo Ichiō (大久保一翁, 1818-1888) e poi è arrivata in possesso della famiglia Iwasaki (岩崎).

 

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Immagine 4: tokubetsu jūyō, tachi, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 70.9 cm, sori 2.1 cm, shinogi zukuri, iori mune.

Ora vediamo le altre lame di Kuniyoshi. Esistono sette ken conosciuti di Kuniyoshi, introduciamo il più famoso, il ken jūyō bunkazai. Ho “solo” le immagini di cinque di queste lame nel mio database, ma azzarderei a dire che la maggior parte di questi sono interpretati identicamente. Sono tutti slanciati, in ryō shinogi zukuri, mostrano un sottile hi lungo lo shinogi piuttosto alto ( a proposito questo tipo di scanalatura viene detta shinogi hi) le loro punte non sono così tozze (questo significa che non hanno un fukura pronunciato). La maggior parte ha un nagasa che va dai 21 ai 25 cm (anche se esiste un sovradimensionato ken jūyō bijutsuhin con un nagasa di 84.5 cm), quindi i ken di Kuniyoshi sono per lo più piccoli e graziosi, hanno un nakago relativamente lungo rispetto alla lunghezza della lama. Il jigane è praticamente identico a quello dei tachi, cioè nashiji di alta qualità, hamon in suguha chō in ko nie deki con kinsuji e sunagashi, alcuni ken mostrano un poco di hotsure ed altri hanno mescolato un po’ di notare (il jūyō bunkazai per esempio). Possiamo vedere pure nijūba, non così prominente come sulle lame lunghe, ed in un ken, il nijūba appare solamente nel bōshi, incontrando la “cresta” dello shinogi (vedere immagine 6). Il ken jūyō bunkazai è firmato con una fine cesellatura, mentre il jūyō bijutsuhin porta una firma cesellata più spessa, ciò significa che non possiamo dare una regola generale quando si parla di ken (per esempio tutti loro sono firmati allo stesso modo e quindi riconducibili alla stessa fase della loro carriera).

 

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Immagine 5: jūyō bunkazai, ken, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 24.2 cm, motohaba 2.3 cm, ryō shinogi zukuri.

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Immagine 6: jūyō, ken, mumei “Den Awataguchi Kuniyoshi” (伝粟田口国吉), nagasa 23.8 cm, motohaba 1.9 cm, ryō shinogi zukuri.

Il prossimo caso è il famoso jūyō bunkazai e meibutsu Nakigitsune (鳴狐, letteralmente “volpe ululante”), ex cimelio della famiglia Akimoto (秋元) che governarono il feudo di Tatebayashi (館林藩) nella provincia di Kōzuke. Siamo di fronte ad un lungo uchigatana (la designazione jūyō bunkazai dice “katana”) in hira zukuri anche se questo è l’unico esempio nel suo genere, vale a dire di un famoso fabbro del periodo (Kamakura), ha alcuni predecessori nel periodo Heian. Da notare che questa lama mostra un bōhi che è inciso molto vicino al mune, una caratteristica molto tipica mostrata dalla scuola Awataguchi. Invece la fine diagonale appena sopra lo habaki è unicamente di Kuniyoshi e si può trovare in alcuni dei suoi tantō. A proposito il Tanobe sensei vede il tantō di Awataguchi Hisakuni mostrato a questo link: http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=9198, come una “versione in miniatura” del Nakagitsune. Il jiba del Nakagitsune segue quello dei tachi di Kuniyoshi e pure su questa lama vediamo il prominente nijūba. Il suguha però è abbastanza ampio e possiamo vedere un po’ di ko gunome e konotare lungo il fukura. Dal sito di e-Museum sono visibili le foto della lama in alta risoluzione http://www.emuseum.jp/detail/100503/001/002?word=&d_lang=en&s_lang=zh&class=&title=&c_e=&region=&era=&cptype=&owner=&pos=641&num=2&mode=detail&century=

 

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Immagine 7: jūyō bunkazai uchigatana, mei “Sahyōe no Jō Fujiwara Kuniyoshi” (左兵衛尉藤原国吉), nagasa 54.0 cm, sori 1.6 cm, hira zukuri, mitsu mune.

I tantō rappresentano la maggioranza delle opere esistenti di Awataguchi Kuniyoshi. C’è un jūyō bunkazai, un paio di jūyō bijutsuhin e più di una dozzina di tantō jūyō/tokubetsu jūyō, sono tutti firmati in niji mei, l’unica “eccezione” è firmata con “Saemon no Jō Kuniyoshi”. Quando diamo uno sguardo a tutti questi tantō possiamo apprendere che li ha interpretati in una grande varietà di forme. Ce ne sono abbastanza standard, con una media misura ed un sugata elegante tipico del Kamakura, poi ci sono tantō piccoli e larghi che tendono ad un hōchō sugata, tantō lunghi e sottili ed in fine lunghi e grossi tantō con un sunnobi sugata. I suoi tantō mostrano un leggero uchizori o nessun sori ed hanno uno iori o un mitsu mune. Possiamo vedere pure diversi tipi di sgusci come gomabashi, katana hi, katana hi con tsurebi, combinazione di suken su un lato e koshibi sull’altro, combinazione di katana hi con bonji sull’hira ji verso la base, bonji e suken in rilievo in un katana hi ed un futasuji hi su entrambi i lati. Come menzionato gli hi sono scavati in stile Awataguchi, molto vicini al mune e terminano nel modo peculiare di Kuniyoshi, in diagonale. Prima di introdurre alcuni dei suoi tantō, affrontiamo brevemente la posizione di Kuniyoshi nella sua scuola. Alcuni lo vedono come il migliore forgiatore di tantō di tutti i tempi, anche se questo attributo è maggiormente associato al suo successore Yoshimitsu. Altri dicono che era il migliore quando si parla di un suguha gentile e dignitoso, mentre Honma sensei lo posiziona al secondo posto dietro solo ad Hisakuni. Beh i lavori di questi maestri Awataguchi sono tutti eccezionali e la qualità è così vicina che queste graduatorie sono di natura più soggettiva e non qualcosa per cui battersi realmente.

L’immagine 8 mostra il jūyō bunkazai tantō di Kuniyoshi. E’ largo e con un nagasa di 22.9 cm, abbastanza compatto, che da alla lama un hōchō (coltello da cucina) sugata. Mostra un denso ko itame mischiato con un po’ di ō hada in alcune zone, fini ji nie, ed un accenno di jifu utsuri. Lo hamon è un chū suguha in ko nie mescolato con ko ashi, ed un poco di ko gunome alla base. Il nioiguchi è brillante e piuttosto stretto, il bōshi è sugu con un ko maru kaeri. Da notare come questa lama non mostri nijūba. Entrambi i lati esibiscono un katana hi che ancora una volta è molto vicino al mune e si possono vedere alcune tracce di tsurebi. Il codolo è ubu, ha kurijiri, kiri yasurime ed è firmato in niji mei. Per inciso, questa lama era una volta un cimelio della famiglia Asano ( ), i daimyō del feudo Hiroshima della provincia di Aki.

 

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Immagine 8: jūyō bunkazai, tantō, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 22.9 cm, uchizori, motohaba 2.4 cm, hira zukuri, iori mune.

 

Nell’immagine 9 vediamo un tantō di Kuniyoshi che mostra un nijūba prominente, nello stile tipico, cioè che si interrompe e un con un accenno di enfasi maggiore nel bōshi. Questo è, o piuttosto era il più grande dei tantō di Kuniyoshi, era perché ha un leggero machiokuri. Misura ora 29.1 cm, ma in origine aveva un nagasa di 30.9 cm. Quindi questo tantō ha un sunnobi sugata e prefigura in qualche modo le interpretazioni successive del Nanbokuchō. Il jigane è un ko itame veramente denso con un’infinità di ji nie ed appare del tutto come una nashiji hada. Vediamo una piccola mescolanza di jifu ed un prominente nie utsuri. Lo hamon è un chū suguha chō basato su ko nie con un poco di notare e come menzionato il nijūba. Il nioiguchi è brillante ed il bōshi è sugu con una sorta di kaeri in stile ō maru. Il codolo è machiokuri, ha kurijiri, kiri yasurime e mostra un niji mei cesellato relativamente spesso.

 

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Immagine 9: tokubetsu jūyō, tantō, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 29.1 cm, solo un uchizori molto scarso, hira zukuri, mitsu mune.

Ultimo, ma non per importanza, introduciamo un altro tantō di Kuniyoshi, un jūyō bijutsuhin, che mostra il finale in diagonale dei suoi hi come menzionato più volte. Questo tantō - che era un cimelio della famiglia Aoyama (青山), i daimyō del feudo Sasayama (篠山藩) della provincia di Tanba - ha un nagasa di soli 20.4 cm e tende con un ampio mihaba ad un hōchō sugata. Il jigane è un ko itame veramente denso con un’infinità di ji nie e nie utsuri, lo hamon è un chū suguha in ko nie deki con ko ashi e yō, si assottiglia un po’ verso il fukura. Notiamo che i ko ashi alla base fanno propendere leggermente lo hamon verso il ko gunome. Questa aspetto anticipa una tipica caratteristica del successore di Kuniyoshi, Yoshimitsu (che verrà trattato nel prossimo capitolo) ed è per questo che è stato introdotto qui questo tantō. Possiamo vedere pure il nijūba, anche se qui proprio alla base e un po’ di hakikake lungo il relativamente ampio ko maru kaeri.

 

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Figura 10: jūyō bijutsuhin, tantō, mei “Kuniyoshi” (国吉), nagasa 20.4 cm, uchizori, hira zukuri, mitsu mune.

 

Per avere la sensazione “dell’effetto bagnato”, della brillantezza, dell'eccezionale e strabiliante qualità dell'acciaio Awataguchi, vi posto qualche immagine di un tachi tokubetsu jūyō, mumei ed osuriage, preso dalla galleria fotografica del sito di Darcy , al link maggiori foto ed info: http://www.nihonto.ca/awataguchi-kuniyoshi/

 

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Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Tutto molto interessante, grazie Francesco, le foto sono molto belle, didattiche direi e le trame sono ben evidenti, piuttosto, nell'ultima foto, accanto allo yokote a sinistra sembrerebbe una piccola.....imperfezione della fotografia? perdona l'ignoranza anche se credo che la tua gentilezza riuscirà nella risposta, a trasformare una domanda ridicola in un appunto pertinente. :arigatou:


Antonio Vincenzo

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Figurati, sempre un piacere. :arigatou:

 

Quello che vedi è un kitae ware, un piccolo difetto di saldatura tra gli strati di metallo (in questa lama direi interni). Nella maggior parte dei casi non è così grave come sembra, è solo un "problema estetico per gli occhi".

Probabilmente se fosse stata perfettamente sana non sarebbe stata accessibile alla maggior parte dei collezionisti, certo non che ora lo sia (giustamente).


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Grazie della spiegazione Francesco, sono contento di aver individuato un difetto della lama, anche se non azzardavo ipotesi, (adesso mi faccio coraggio) potrebbe essere una conseguenza di una bolla tra la saldatura dell'acciaio poi venuta alla luce con la politura?


Antonio Vincenzo

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Una bolla dovrebbe essere leggermente diversa, purtroppo non sono molto esperto di metallurgia, comunque qui ci sono le spiegazioni dei difetti: http://www.ksky.ne.jp/~sumie99/flaws.html (senza dubbio ci sono anche sul forum).

Credo anch'io che quel kitae ware è venuto fuori con le molte politure. :arigatou:


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Wow ricambio i saluti da Prato...

Aspettiamo come al solito qualche scatto nell'apposita sezione :arigatou:

Mi spiace ragazzi, ma questa volta la guardia del castello era ancora più incazzosa dell' ultima volta, vale a dire : niente foto.

Ma credetemi sulla parola! Ho visto un tantô firmato Ray kunimitsu da andare fuori di testa. Inoltre visto che in un' altra discussione si parlava di nakago, magari domani vi scrivo due righe a proposito in base ale mie esperienze in loco.

Scusate la grammatica e l'off Topic, ma ho troppo sake in circolo at the momento.


Marco C.

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