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Francesco Marinelli

KANTEI 4 – YAMASHIRO #12 – SCUOLA AWATAGUCHI (粟田口) 7 - Yoshimitsu (吉光)

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KANTEI 4 – YAMASHIRO #12 – scuola AWATAGUCHI (粟田口) 7

Articolo originale: http://markussesko.com/2015/12/13/kantei-4-yamashiro-12-awataguchi-%E7%B2%9F%E7%94%B0%E5%8F%A3-school-7/ di Markus Sesko

Traduzione ed integrazioni di Francesco Marinelli

 

Arriviamo a Yoshimitsu (吉光) che, a seconda della tradizione, viene visto come studente o come figlio di Kuniyoshi (国吉), per essere più precisi sarebbe stato il suo quarto figlio, considerando il suo nome Tōshirō (藤四郎) (appunto il suffisso shirō si riferisce ad un quarto figlio). Nel meikan si data intorno all’era Kōan (弘安, 1278-1288) o Shōō (正応, 1288-1293), ma non ci sono sue firme datate. Abbiamo visto nel precedente capitolo su Kuniyoshi, lame datate quarto anno dell’era Kenji (建治, 1278) e sesto anno dell’era Kōan (弘安, 1283) e decimo (1287), quindi le ere Kōan e Shōō sembrerebbero perfettamente coerenti per la datazione di Yoshimitsu, a prescindere che lui fosse il figlio di Kuniyoshi oppure un suo allievo. Il Kōto Meizukushi Taizen riporta come data di nascita di Yoshimitsu il primo anno dell’era Kangi (寛喜, 1229) ed il quarto anno dell’era Shōō (正応, 1291) come l’anno della sua morte. Prima di continuare permettetemi di scrivervi tutte le teorie per le quali lui non sarebbe il figlio di Kuniyoshi che sono state fatte nel tempo. Alcuni dicono che in realtà fosse il quarto figlio di Norikuni (則国) e per questo il suo nome Toshirō. Seguendo questo approccio, sarebbe stato il fratello minore di Kuniyoshi, ciò non esclude che abbia studiato sia sotto il suo fratello maggiore che sotto suo padre. Se seguiamo il Kōto Meizukushi Taizen, quindi Yoshimitsu aveva nove anni quando morì Norikuni. Incidentalmente Kuniyoshi avrebbe avuto 24 anni quando suo padre Norikuni morì, ma ancora una volta le informazioni sul Kōto Meizukushi Taizen sono molto dubbie e quindi non voglio basare troppe teorie su questa fonte. Il mio intento è quello di volervi sottolineare tutti i possibili scenari. Altri vedono Yoshimitsu come il figlio di Kuniyasu, altri come il figlio di Shintōgo Kunimitsu ed altri ancora come pronipote di Hisakuni.

Ad ogni modo voglio scrivervi di un’interessante teoria secondo la quale sarebbe stato uno studente di Kuniyoshi e che è connessa ad uno dei punti più importanti quando si parla di Yoshimitsu, il suo stile di firma. Questa afferma che Yoshimitsu sarebbe stato originario della provincia di Echizen dove avrebbe vissuto in prossimità del Shiisaki jinja (椎前神社志比前神社, odierna città di Tsuruga, prefettura di Fukui). Tsuruga non è poi così lontana dalla vecchia capitale, circa 100 km seguendo la Hokurikudō, questa infatti era un percorso molto frequentato fin dal periodo Heian ed inizio Kamakura e fu (oltre ad Hakata nel Kyūshū) un importante scalo per il commercio con la dinastia Song della Cina. La teoria dice anche che avrebbe studiato calligrafia del Guzei’in ryū (弘誓院流) nella capitale, uno stile di shodō stabilito dalla corte nobile Kujō Noriie (九条教家, 1194-1255). Prendendo in considerazione che probabilmente Yoshimitsu è appartenuto ad una famiglia piuttosto di alto rango di Tsuruga e che si sarebbe spostato in una cerchia di più elevato rango durante la visita a Kyōto. Quindi forse si sarebbe spostato per un altro scopo, ma avendo una predilezione per le lame sarebbe stato introdotto a quella che allora era la più celebre stirpe di fabbri, gli Awataguchi, dove avrebbe iniziato a studiare con il maestro Kuniyoshi. Voglio dire che stiamo parlando dei più prestigiosi maestri di quel tempo che prendevano ordini solamente dalla clientela più ricca, così se vogliamo seguire la teoria Echizen, è improbabile che, per esempio un giovane contadino zaino in spalla camminò fino a Kyōto e che bussò alla porta di Kuniyoshi per chiedergli di diventare il suo apprendista. Storie come questa ricordano più il romanticismo del periodo Edo. Come già detto, questa è solo una delle numerose teorie su Yoshimitsu, ma la ragione per cui insisto è che anche gli esperti concordano sul fatto che lo stile della sua firma sia elegante e che non sia una coincidenza, doveva avere una buona conoscenza dell'estetica della calligrafia. In altre parole, le firme di Yoshimitsu non sono solo "eleganti in quanto arcaiche e danno una sensazione di antichità", come per esempio anche le mei di altri fabbri Heian o del primo periodo Kamakura, ma tutti gli elementi sono molto studiati: come le curve dei colpi e la distanza dei radicali in perfetta armonia.

Quando si parla delle firme di Yoshimitsu, dobbiamo distinguere due gruppi principali: uno più "rigido" e "spigolato" inciso con uno scalpello più spesso ed uno più "sciolto" e "tondeggiante" eseguito con uno scalpello più sottile. Il primo presenta un più piccolo radicale inferiore kuchi () del carattere Yoshi () e per questo è conosciuta come koguchi mei (小口銘), mentre la seconda, con il radicale inferiore notevolmente più grande kuchi, come ōguchi mei (大口銘). Si presume che il gruppo di ōguchi risalga agli anni più tardi. Tanobe sensei ha introdotto un terzo gruppo, che è in pratica una via di mezzo tra questi due e dovrebbe risalire ad un periodo di transizione tra i due, secondo lui questo sarebbe il più elegante. L’immagine 1 mostra un esempio di mei per ogni gruppo. Mi permetto di aggiungere, dati i miei ultimi approfonditi studi in merito, che ogni sua firma è diversa, così da rendere non semplice capire la genuinità della stessa, ma quando siamo di fronte ad una sua elegante mei e la lama presenta delle peculiare caratteristiche, ci troviamo senza dubbio davanti ad un’opera di Yoshimitsu.

 

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Immagine 1: Da sinistra a destra: koguchi mei, forma intermedia, ōguchi mei.

Quando si parla delle opere di Yoshimitsu queste sono simili a quelle di Kuniyoshi, quindi la maggior parte sono tantō e quasi nessuna lama lunga. Esiste un solo suo tachi, il meibutsu Ichigo Hitofuri (一期一振), che avvolte viene erroneamente indicato tra le tenka goken "Cinque Grandi Lame" al posto della Onimaru Kunitsuna. Lo Ichigo Hitofuri fu originariamente posseduto dalla famiglia Asakura (朝倉) della provincia di Echizen, ma quando questa venne sconfitta da Oda Nobunaga, che prese il potere nel primo anno dell’era Tenshō (1573), fu consegnata alla famiglia Mōri ed in seguito donata da Mōri Terumoto (毛利輝 , 1553-1625) a Toyotomi Hideyoshi. Siccome era piuttosto basso gli fece ridurre il nagasa da 2 shaku 8 sun 3 bu (~ 85,7 cm) a 2 shaku 2 sun 7 bu (~ 68,8 cm), ma garantendoli la firma originale col cosiddetto metodo gaku mei (額銘), vedi Immagine 4. Anche il soprannome di questo tachi risale ad Hideyoshi, a riguardo ci sono due teorie: la prima dice che non ebbe mai l’opportunità di usarla e così la chiamò “un colpo di spada (hitofuri, 一振) in una vita (ichigo, 一期)”, mentre la seconda dice che questo è l’unico tachi realizzato da Awataguchi Yoshimitsu, perché furi (振り) è una parola giapponese usata per il conteggio delle lame, quindi potremmo tradurre Ichigo Hitofuri in “Una lama in una vita”. Dopo la morte di Hideyoshi il tachi rimase di proprietà della famiglia, ma quando Ōsaka cadde nel 1615, la lama si danneggiò col fuoco. Il nuovo proprietario Ieyasu ordinò di ritemprarla ad Echizen Yasutsugu (康継), ottenendo un ottimo risultato. Quindi ora la lama è saiha ed, a parte un suo vecchio oshigata, non si può dire molto circa la sua interpretazione originale del suo yakiba. Parlando di oshigata, sul libro Kōtoku Katana Ezu (光徳刀絵図), che risale al terzo anno dell’era Bunroku (文禄, 1594), questo mostra la Ichigo Hitofuri prima che fosse accorciata! Anche se la riproduzione dello hamon è più o meno oggetto della libertà artistica di chi disegnava questi vecchi oshigata, io comunque voglio sottolineare che lo ha è ovviamente più sgargiante di quanto non sia nei casi dei tantō di Yoshimitsu. Ma questo non è così strano come sembra, infatti per esempio nel meibutsu tantō Midare Tōshirō (乱藤四郎) mostra, come suggerisce il nome, appunto il midareba. Successivamente il tachi rimase in possesso del ramo Owari dei Tokugawa fino a quando Tokugawa Mochinaga (徳川茂徳, 1831-1884) la donò all’Imperatore Kōmei (孝明天皇,1831-1866, r. 1846-1866) nel terzo anno dell’era Bunkyū (文久, 1863). Ancora oggi è gyobutsu ( ), cioè un tesoro imperiale.

 

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Immagine 2: Oshigata del “non accorciato” tachi Ichigo Hitofuri, nagasa 85,7 cm.

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Immagine 3: Foto del tachi Ichigo Hitofuri, nagasa 68,8 cm, sori 2,6 cm, shinogi zukuri.

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Immagine 4: Foto in dettaglio del gaku mei del tachi Ichigo Hitofuri.

Durante tutto il periodo feudale e fino al 1980, si pensava che esistesse solo questa sua lama lunga, ma recentemente è stato “scoperto” un wakizashi zaimei di Yoshimitsu, che fu un cimelio della famiglia Naruse (成瀬), daimyō del feudo Inuyama (犬山藩) della provincia di Owari. La lama ha un nagasa di 58,3 cm, i suoi bōhi con tsurebi vanno fino in fondo al codolo e la firma è posta subito sotto, vicino al nakago jiri, a prima vista sembra una lama suriage. Ma non lo è, infatti è quasi ubu (è stato tagliato l’ultimo pezzetto del nakago jiri) e così con la mei posta sul lato omote, tutto andrebbe verso l'ipotesi che questa lama era intesa come un uchigatana. La lama è diventata jūyō nel 1991, l’anno successivo è stata presentata per tokubetsu jūyō e naturalmente è passata a pieni voti! Questo uchigatana ha un toriizori piuttosto profondo con 2.0 cm e termina con un compatto chu kissaki. Il jigane è un denso e finemente forgiato itame, con abbondanti ji nie e molti chikei, l'acciaio è chiaro e dà una sensazione di "bagnato", uruoi (潤い). Lo hamon è un suguha pieno di ko nie con un largo nioiguchi, mescolato con ko gunome, ashi, yō, alcuni sunagashi e kinsuji, mostra nella metà superiore della lama alcuni nijūba in stile yubashiri. Il bōshi è un sugu leggermente notare con un breve ko maru kaeri. Così che l’altissima qualità del suo jigane con la sua abbondanza di spumeggianti chikei, l'acciaio "bagnato", la classica interpretazione in suguha con qualche nijūba ed i brillantissimi ko nie, sono decisamente all’altezza della fama della scuola Awataguchi.

 

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Immagine 5: Tokubetsu jūyō, uchigatana, mei Yoshimitsu (吉光), nagasa 58,3 cm, sori 2,0 cm, shinogi zukuri, iori mune.

Esistono anche ken ()firmati Yoshimitsu, per esempio quello in Immagine 6, che è designato kokuhō. Come lavoro è molto simile a quelle del suo maestro/padre Kuniyoshi, cioè un’interpretazione in ryō shinoji zukuri con al centro uno shinoji hi ed un alto shingi, seppure con un accenno di fukura. Il kitae è un denso ko itame con un poco di masame, fini ji nie, chikei e lo hamon è un suguha chō in ko nie deki mescolato con ko chōji ashi, presenta qualche sunagashi e sul lato ura anche alcuni nijūba. Il nioiguchi è piuttosto compatto ed il bōshi è in hakikake. Questo ken è conservato nel Shirayamahime jinja (白山比咩神社, Prefettura di Ishikawa).

 

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Immagine 6: kokuhō, ken, mei “Yoshimitsu” (吉光), nagasa 22,91 cm, motohaba 2,2 cm.

Prima di passare ai tantō voglio descrivervi un’altra lama di Yoshimitsu, il meibutsu Honemabi Tōshirō (骨喰藤四郎, letteralmente “osso rosicchiato Tōshirō”). Questa è una lama mumei dalla forma naginata naoshi designata jūyō bunkasai, nonostante sia saiha (ritemprata da Echizen Yasutsugu 3° gen., dopo il Grande incendio di Meireki). Si racconta che il suo nome venga dalla storia di un uomo che ci stava giocando facendo finta di tagliare un amico, la lama tagliò attraversando le ossa del malcapitato uccidendolo. Il jigane è un ko mokume e nelle antiche raccolte di oshigata vediamo un saka ko midare mescolato al chōji che si trasforma in un più calmo suguha chō con ko ashi. La lama mostra un importante horimono di kurikara e Fudō Myōō con in cima un bonji scolpiti all’interno di un hitsu. Si ipotizza che il nakago fosse stato mumei fin dall’inizio, quindi anche se era un ko naginata dalle piccole dimensioni, poi ridotta a lunghezza di wakizashi/uchigatana, la firma sarebbe comunque stata in una posizione più alta e quindi non avrebbe subito modifiche. L’attribuzione ad Awataguchi Yoshimitsu risale alla famiglia Hon’ami e la sua designazione a jūyō bunkasai, che tra l’altro dice “Den” Awataguchi Yoshimitsu (伝粟田口吉光), riflette più il valore storico e la provenienza della lama, infatti come detto è ōsuriage, mumei e saiha. Attualmente Honebami Tōshirō è preservato presso il Toyokuni jinja (豊国神社) di Kyōto, ed è stato recentemente esposto presso il Museo Nazionale della stessa città.

Video della lama: https://www.youtube.com/watch?v=i7TCl7HXfKc

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Immagine 7: jūyō bunkasai, naginata naoshi osuriage, mumeiDen Awataguchi Yoshimitsu (伝粟田口吉光) meibutsu Honebami Tōshirō (骨喰藤四郎), nagasa 58,8 cm, sori 1,4 cm, motohaba 3,4 cm, sakihaba 2,8 cm.

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Immagine 8: vecchio oshigata del meibutsu Honebami Tōshirō prima che fosse accorciato.

Eccoci arrivati ad affrontare i tantō di Yoshimitsu. Molti esperti lo vedono come il migliore forgiatore di tantō di tutti i tempi, in piedi sulla cima del podio con Shintōgo Kunimitsu. Oltre a questo, è conteggiato con Masamune e Gō Yoshihiro tra i cosiddetti sansaku (三作), un termine che è stato coniato nel periodo Edo e che significa i «Tre Migliori Forgiatori di Tutti i Tempi". Con 16 lame si colloca, da un punto di vista quantitativo, alla terza posizione del famoso libro Kyōhō Meibutsu chō, dietro solo a Masamune con 39 e Sadamune con 19 lame. Per inciso, 18 sue lame si trovano nella sezione yakemi del Kyōhō Meibutsu chō.

Come confronto, la pubblicazione elenca lo stesso numero di yakemi di Masamune e undici di Gō Yoshihiro. Quando arriviamo a dare una rapida panoramica dei tantō di Yoshimitsu, veniamo a sapere che le cose non sono molto diverse da quelle con Kuniyoshi. Cioè realizzò tantō in una grande varietà di forme, ad esempio quelli standard, più piccole e più ampie lame in stile hōchō, lunghe e sottili, lunghi e larghi che mostrano un sunnobi sugata. Anche il modo in cui vengono realizzati gli sgusci è molto simile a quello di Kuniyoshi, quando ci ricordiamo che Kuniyoshi ha lavorato fino all’era Koan (弘安, 1278-1288) e Yoshimitsu è tradizionalmente datato attorno all’era Koan e la successiva Shōō (正応, 1288-1293), ci rendiamo conto che questa datazione è - nonostante il fatto che, come indicato nessuna firma esistente di Yoshimitsu è datata - abbastanza sensibile. In altre parole, l'interpretazione delle opere esistenti avvalora che il periodo di attività di Yoshimitsu è stato abbastanza vicino a quello di Kuniyoshi, ciò ci permette di ipotizzare che in effetti poteva essere il suo fratello minore, piuttosto che il suo figlio, ci aspetteremo un indizio del nengō come ad esempio Einin (永仁, 1293-1299) o Shōan ( , 1299-1302), che a sua volta significherebbe essere negli ultimi anni del tardo periodo Kamakura.

In ogni In ogni caso, a prescindere dal sugata dei tantō, troviamo caratteristiche che appaiono sulla maggior parte delle lame di questa categoria e che possono essere descritte come segue: Piccoli elementi di gunome collegati o almeno gunome-ashi nello yakidashi, che ricordano dei piccoli fagioli (azuki) messi insieme. A volte un approccio o con anche un koshiba compatto può essere visto. Nijūba o yubashiri nijūba appaiono paralleli allo habuchi, ma non sono così evidenti e non su tutta la lama come nel caso di Kuniyoshi. In genere lo ha diventa un po’ più ampio, e/o si assottiglia un poco prima di entrare nel bōshi. Questa caratteristica può essere abbastanza evidente ed apparire come una vera e propria curva, oppure semplicemente come una curva che va leggermente allargando da un assottigliamento dello ha nel punto in cui inizia il bōshi. Inoltre, i nie sono molto più enfatizzati nel bōshi e ci appaiono spesso come se fossero una "fuoriuscita" in modo sfilacciato nel ji, una caratteristica che viene definita nie no kui sagari (沸の喰い下がり). Si prega di notare che vi è una certa confusione con il termine okina no hige (翁の髭, letteralmente "la barba di un vecchio"). Anche questo termine si riferisce ad aumento di nie nel bōshi, ma è riservato esclusivamente per le lame di Shintōgo Kunimitsu. La differenza fondamentale è che lo okina no hige sono dei super fini kinsuji all'interno dello ha, che ricordano - a causa del fatto che seguono lo hada sottostante, che nel caso di Shintōgo tende in quella zona leggermente al nagare - la lunga barba di un vecchio. Potrebbero arrivare anch’essi in alcuni casi fino al ji, ma si concentrano come detto più sullo ha, mentre nel caso di Awataguchi Yoshimitsu i nie-hataraki prendono molto più posto sul ji che nello ha. Quindi, prima di continuare, permettetemi di riassumere le caratteristica di Yoshimitsu nell’immagine 9 di seguito.

 

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Immagine 9: jūyō bunkasai, tantō, mei Yoshimitsu, meibutsu Akita Tōshirō (秋田藤四郎).

Caratteristiche della lavorazione di Awataguchi Yoshimitsu.

Di seguito vi vorrei introdurre qualche tantō rappresentativo di Yoshimitsu (andando dai più piccoli ai più grandi) e, se avete tempo, vi consiglio di andare indietro di un capitolo, confrontandoli con le opere di Kuniyoshi, si troveranno somiglianze. Per prima vi presento una lama che è designata come jūyō bijutsuhin e che è uno dei più piccoli tantō conosciuti da Yoshimitsu. Ha una nagasa di 21,5 cm, uchizori, e per le sue proporzioni tutto punta verso il tardo periodo Kamakura. Si presenta con un ko itame fine ed uniformemente forgiato che mostra ji nie. Lo hamon è un hoso suguha con qualche ko gunome alla base e si restringe un poco verso il monouchi prima che si allarghi ancora nel bōshi. Inoltre, vediamo deboli nijūba e nie che sono più forti nel bōshi e ci appaiono come nie no kui sagari. Così abbiamo tutti i tratti caratteristici di questo fabbro presenti su questa lama.

 

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Immagine 10: jūyō bijutsuhin, tantō, mei “Yoshimitsu” (吉光), nagasa 21.5 cm, uchizori,hira zukuri, mitsu mune.

Successiva vi presento una sua lama un po’ insolita, cioè un tantō in stile yoroidōshi, con un motokasane di 1,05 cm. Di conseguenza, il tantō ha preso il soprannome Atsushi Tōshirō (厚藤四郎, letteralmente "Lo Spesso Tōshirō", a volte è anche letto Atsu Tōshirō). La lama è designata come kokuhō (tesoro nazionale) e mostra dell’evidente itame con un sacco di ji nie e molti chikei. Lo hamon è in ko nie ed inizia con del ko notare e gunome alla base, per trasformarsi poi in suguha, mescolato con alcuni kinsuji e con abbondanti di ashi un . Il bōshi è ko maru kaeri e presenta hakikake. Come sempre vi invito a vederlo in altissima risoluzione sul sito di e-Museum: http://www.emuseum.jp/detail/100183/000/000?mode=detail&d_lang=en&s_lang=en&class=6&title=&c_e=&region=&era=&century=&cptype=&owner=&pos=9&num=6

 

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Immagine 11: kokuhō, tantō, meibutsu Atsushi Tōshirō, meiYoshimitsu(吉光), nagasa 21.8 cm, hira zukuri, mitsu mune, preservato presso il Tōkyō National Museum.

Come accennato, Yoshimitsu ha anche realizzato alcune lame in stile hōchō (包丁, coltello da cucina), larghe e robuste come quello mostrato nell’ immagine 12, che porta di conseguenza il soprannome Hōchō Tōshirō (包丁藤四郎). Si prega di notare che c'è un altro meibutsu con lo stesso nome, ma che è stato danneggiato durante il Grande Incendio di Meireki del 1657. Questa lama è designata come jūyō bijutsuhin, ha un molto denso e ben forgiato ko itame con un sacco di ji nie, e mostra anche un inclinato bo utsuri dove inizia lo hamon e nie utsuri su tutta la lama. Un debole nie utsuri è anche visto sul tantō nell’immagine 10. Lo hamon del Hōchō Tōshirō è un chū suguha chō carico di ko nie con un nioiguchi luminoso e chiarom che si mescola con ko gunome, ko notare, ko ashi e . Il bōshi presenta un “legato” ko maru kaeri. La lama mostra in quantità abbastanza cospicua midare e vi prego di notare gli hi incisi nello stile tipico di Awataguchi, vicino al mune (anche se qui con tracce di un sottile tsurebi che seguiva tutto lo hi).

 

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Immagine 12: jūyō bijutsuhin, tantō, meibutsu Hōchō Tōshirō, mei “Yoshimitsu” (吉光), nagasa 21.8 cm, uchizori, hira zukuri, mitsu mune, preservato presso il Tokugawa Museum.

L’immagine 13 mostra un’altra lama larga che tende ad hōchō. E’ stato un cimelio della famiglia Tachibana (立花), i daimyō del feudo Yanagawa (柳川藩) della province di Chikugo, ed è oggi designato come kokuhō. La lama come detto è larga, ha un nagasa di 23,1 cm, mostra un ko itame denso e ben forgiato con un sacco di ji nie, piuttosto spessi chikei ed un dritto nie utsuri. Lo hamon è un chū suguha carico di ko nie che presenta un nioiguchi luminoso, qualche ko ashi ed alcuni sono collegati al ko gunome alla base (più prominente sul lato omote). Il bōshi appare come sugu con un ko maru kaeri ed ha breve hakikake, ancora una volta vediamo uno hi che è inciso molto vicino al mune.

 

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Immagine 13: kokuhō, tantō, mei “Yoshimitsu” (吉光), nagasa 23.1cm, un leggero uchizori, hira zukuri, iori mune, collezione privata (Prefettura di Fukuoka).

Ed ultimo, ma non per questo meno importante, voglio presentarvi uno dei più famosi (alcuni dicono il suo migliore) e più grande tantō di Yoshimitsu, il meibutsu Hirano Tōshirō (平野藤四郎). Ha una nagasa di 30,1 cm, un piuttosto ampio mihaba di 2,8 cm, ed anche abbastanza spesso con un kasane di 0,8 cm. Si presenta con un molto denso ko itame con un pizzico di masame verso il mune ed un sacco di fini ji nie. Lo hamon è in suguha con ko nie deki, inizia con ko gunome che è mescolato con un notare poco profondo, un po' di gunome midare, ko ashi e . Sia il nioiguchi che lo ha sono luminosi e chiari, il bōshi è un leggero notare komi con un ko maru kaeri.

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Immagine 14: gyobutsu, tantō, meibutsu Hirano Tōshirō, mei “Yoshimitsu” (吉光), nagasa 30.1 cm, uchizori, hira zukuri, mitsu mune.

 

 

 

Per concludere questo capitolo, vorrei affrontare alcuni punti essenziali per il kantei. Quando ci troviamo alla fine del periodo Kamakura, abbiamo a che fare con i più belli, più eleganti e qualitativamente migliori tantō mai fatti e stiamo di fronte ai più grandi fabbri di lame corte di tutti i tempi, che erano Awataguchi Kuniyoshi, Awataguchi Yoshimitsu, Shintōgo Kunimitsu e Rai Kunitoshi. Tutti loro hanno realizzato tantō con vari sugata, per cui è difficile arrivare subito ad una conclusione in base solo alla forma. Ma quello che possiamo dire è che i tantō di Shintōgo Kunimitsu e Rai Kunitoshi mostrano una tendenza ad un po’ più sottile kasane come se fossero stati attivi in seguito e si avvicinarono al periodo Nanbokuchō.

Se presenti gli hi, questi sono un buon suggerimento, perché se fossero notevolmente vicino al mune, è molto probabile che siamo di fronte ad un lavoro di scuola Awataguchi. Quando si tratta di jiba, le lame di Shintōgo presentano più chikei e kinsuji, sono nel complesso più cariche di nie di quelle di Yoshimitsu. In altre parole, il loro jigane è più forte e con Shintōgo Kunimitsu ci si può sentire come allontanare da Kyō verso la tradizione Sōshū a breve da stabilita. Con Rai Kunitoshi i nie sono ancora un po’ più calmi, il che significa, l'enfasi sui nie va con questo ordine crescente: Rai Kunitoshi Awataguchi Yoshimitsu Shintōgo Kunimitsu. Ho già detto che i tantō di Yoshimitsu sono molto simili a quelle di Kuniyoshi, con la differenza che in Kuniyoshi troviamo un denso ko itame che come suggerimento appare un pizzico più uniforme, un più “lineare” nashiji hada. Oltre a questo sono presenti molti più nijūba e i nie non aumenterebbero nel bōshi. Quando si vede un prominente ko gunome alla base o qualche tipo di koshiba, è sicuro andare nella direzione di Yoshimitsu. Come indicato nel capitolo precedente, ci sono alcuni tantō di Kuniyoshi che anche loro mostrano questo approccio alla base, ma se è Yoshimitsu questa caratteristica sarebbe applicata a “pieno”.

 

Per capire meglio il tutto vi invito a guardare le immagini in HD sempre sul sito di e-museum del tantō meibutsu Iwakirinagatsuka Tōshirō: http://www.emuseum.jp/detail/100497/000/000?mode=detail&d_lang=en&s_lang=en&class=6&title=&c_e=&region=&era=&century=&cptype=&owner=&pos=41&num=6

 

Come anche la galleria fotografica di un tantō jūyō sul sito di Darcy: http://www.nihonto.ca/awataguchi-yoshimitsu/

 

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Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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