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Francesco Marinelli

KANTEI 4 – YAMASHIRO #18 – Scuola Rai (来) 4 - Rai Kunimitsu

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KANTEI 4 – YAMASHIRO #18 – Scuola Rai () 4

Articolo originale di Markus Sesko: https://markussesko.com/2016/02/09/kantei-4-yamashiro-18-rai-%E6%9D%A5-school-4/

A Rai Kunitoshi è seguito il figlio Kunimitsu (国光), che portò avanti una già molto florida scuola Rai. Ora, come spesso accade, quando parliamo di tali relativi primi forgiatori, ci sono diverse tradizioni esistenti, ed anche in questo caso non è chiaro se Kunimitsu fosse il fratello più giovane, il nipote, od un semplice studente di Kunitoshi, ma l’ipotesi largamente accettata è che fosse il figlio diretto. Per quanto concerne il suo periodo di attività, conosciamo delle lame datate che vanno dal primo anno dell’era Karyaku (嘉暦, 1326) al secondo anno dell’era Kan’ō (観応, 1351), ed il Kōsei Kotō Meikan ne introduce una datata il secondo anno dell’era Shōwa (正和, 1313). Tuttavia possiamo assumere che egli fosse impegnato solamente a fare l’assistente di suo padre a quel tempo, come ci indicano i lavori daimei delle prime 2 decadi del quattordicesimo secolo. Le genealogie Rai, i documenti storici, nonché certe lame (ed incisioni, come vedremo tra poco) ci suggeriscono oltremodo che ci fu una seconda generazione Kunimitsu, ma non possiamo dire con certezza quando ci fu questo eventuale cambio generazionale. Il Kotō Meizukushi Taizen afferma che la prima generazione Kunimitsu nacque il primo anno dell’era Bun’ei (文永, 1264) e morì il quarto anno dell’era Shōkyō (正慶, 1335) all’età di 72 anni. Ma la cosa strana qui è che tale era durò solamente due brevi anni. Forse l’autore ha fatto confusione e sbagliato il conteggio delle ere nengō del periodo Nanbokuchō (nengō è il sistema di conteggio dell’anno in relazione all’era in corso; nel periodo Nanbokuchō , in cui si ebbero 2 Corti, si verificò anche un doppio sistema di conteggio, il quale può indurre in confusione - n.d.t.). In ogni caso, la fonte ci dice anche che la seconda generazione fu attiva circa nell’era Kōei (康永, 1342-1345) e questo approccio è seguito da molti esperti, ad esempio Satō Kanzan. Tanobe sensei a sua volta ritiene che le differenze nello stile e nell’incisione dei più tardi lavori datati nell’era Jōwa (貞和, 1345-1350) e Kan´ō (観応, 1350-1352) potrebbero essere collegati all’età più avanzata del maestro, in altre parole ipotizza che potrebbe esserci stata una sola generazione Kunimitsu. Ma quando prendiamo in considerazione che i suoi più grandi capolavori sono datati attorno alle ere Karyaku (嘉暦, 1326-1329) e Gentoku (元徳, 1329-1331), ed assumiamo che egli abbia raggiunto la piena maturità artistica in quel periodo, diventa molto semplice ritenere che le lame fatte 20-25 anni più tardi siano il lavoro di un successore. Pertanto per riassumere: personalmente credo che Kunimitsu abbia iniziato a far parte della scuola Rai poco dopo il terzo anno dell’era Gen’ō (元応, 1321), in quanto questa è l’ultima lama datata di suo padre che già aveva 82 anni. Nel caso fosse il figlio biologico di Kunitoshi, egli era già un maestro pienamente capace, ed all’altezza della sua carriera al tempo in cui divenne il nuovo successore della scuola (ricordiamo che Kunitoshi nacque nel 1240).

Così fu in grado di continuare senza interruzione a soddisfare la clientela raffinata di Kunitoshi, dunque l’uscita di capolavori iniziò subito dopo la su successione. In altre parole non ci fu una fase post successione “sperimentale” che portasse ad una graduale maturità artistica, no, Kunimitsu prese le redini della scuola Rai già come indiscusso gran maestro. E’ stato pure classificato a livello di suo padre Kunitoshi quando si tratta di designazioni da parte dell'Agenzia degli Affari Culturali e della N.B.T.H.K., 26 in termini per la prima (3 kokuhō e 23 jūyō bunkazai), e poco più di 200 per la seconda (circa 180 jūyō e più di 20 tokubetsu jūyō).

Ora cominciamo con la lavorazione di Kunimitsu, partendo ancora con le lame lunghe. Kunimitsu forgiò alcuni classici e slanciati tachi con un ko o meglio un piccolo chū kissaki, ma la maggioranza mostra un più e meno allungato chū kissaki e un mihaba che non si assottiglia molto e come detto negli articoli precedenti, do molta importanza al sugata e questo è per me è un elemento chiave per distinguerlo da Kunitoshi. In breve i suoi tachi sono nel complesso più maestosi ed ampi, ci danno un’idea di quello che verrà in seguito, l’apice della tendenza a lame più larghe del Nanbokuchō. Non c’è da stupirsi dato che la maggior parte della sua carriera si svolge comunque nel periodo Nanbokuchō (cioè Rai Kunimitsu fu attivo proprio verso la fine del Kamakura fino all’inizio della metà del periodo Nanbokuchō). Tuttavia è interessante vedere come le sue lame firmate abbiano tutte una tendenza ad essere più classiche ed eleganti, ma ancora una volta non è così strano che lame più ampie e maestose avevano tutte un nagasa troppo lungo e di conseguenza accorciate in seguito perdendo la mei.

Iniziamo con qualche lavoro firmato, i due più rappresentativi tachi designati come kokuhō (il terzo kokuhō è un tantō e lo vedremo dopo). Uno è completamente ubu ed è datato in modo kakikudashi, una caratteristica che si riscontra pure nei lavori del padre Kunitoshi, con “Karyaku ninen nigatsu hi” (嘉暦二年二月日, “un giorno nel secondo mese Karyaku due [1327]”). La lama (vedi figura 1) ha un normale mihaba, un profondo toriizori con funbari e un chiaro chū kissaki, cioè mantiene, con la curvatura profonda e la rastrematura evidente, ancora una certa eleganza. Il kitae è un fine ko itame con moltissimi ji nie e lo hamon è un hiro suguha chō in ko nie mischiato su tutta la lama con ko chōji, ko gunome, un’ infinità di ashi e connessi, e alcuni kinsuji. Il nioiguchi è abbastanza stretto, il bōshi è un ampiamente temprato sugu con un accenno di notare ed un ko maru kaeri. Un bōhi è scavato su entrambi i lati e termina in kakudome all’altezza del machi. Questa a proposito è l’unica lama lunga datata conosciuta di Rai Kunimitsu.

 

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Figura 1: kokuhō, tachi, mei “Rai Kunimitsu – Karyaku ninen nigatsu hi” (来国光 嘉暦二年二月日), nagasa 78.8 cm, sori 3.6 cm, motohaba 3.6 cm, sakihaba 1.9 cm, shinogi zukuri, iori mune, conservata nel Tōkyō National Museum.

 

L’altra kokuhō firmata ma suriage si vede nella figura 2. Questa una volta era una lama veramente lunga se si considera che nonostante sia accorciata il nagasa è ancora di 80.6 cm! Mostra un profondo toriizori un chū kissaki e siccome non si assottiglia come il primo, da un aspetto complessivo più maestoso e robusto, vale a dire con il chū kissaki un po’come un ikubi a colpo d’occhio. Il kitae è un denso ko itame mischiato ad un po’ di masame e molti ji nie. Questa lama e la precedente non mostrano aree di debole o così detta Rai hada. Lo hamon in ko nie è un suguha chō mischiato con ko midare, ko chōji, ko gunome, moltissimi ashi (un insieme di ko, chōji, e gunome ashi), e . Ricordiamoci che lo hamon di questa lama è a volte descritto come hiro suguha ma la mia opinione è che non sia così ampio da passare per hiro. Il bōshi sugu con un ko maru kaeri, e questa volta, dovuto all’accorciamento, il bōhi termina in marudome nel codolo. Ricordiamo ancora di come un tempo questa lama avesse un nagasa di più di 90 cm!, Altre informazioni potrete trovarle qui.

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Figura 2: kokuhō, tachi, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 80.6 cm, sori 3.3 cm, motohaba 3.0 cm, sakihaba 2.2 cm, shinogi zukuri, iori mune, conservato nel Kyūshū National Museum.

Come potete vedere nell’oshigata della lama 1, lo hamon è veramente interpretato come suguha chō, cioè che corre dritto ma mischiato con un’abbondanza di ko chōji e ko gunome o meglio con chōji ashi and gunome ashi sulla quasi interezza. Ma Rai Kunimitsu lavorò anche in puro suguha, o per essere più precisi, in un suguha un poco ondulato, cioè in un suguha non perfettamente dritto come per esempio si può vedere su lame Hizen. La lama mostrata in figura 3 è un buon esempio per questo campo del suo repertorio e l’ho scelta non solo perché ho potuto studiarla in mano, ma perché mostra due delle caratteristiche più importanti di Rai Kunimitsu, e sono sezioni isolate di njūba e un breve kuichiga ba. E non dimentichiamo che la lama in questione mostra pure la caratteristica che lo differenzia da Rai Kunitoshi, vale a dire che la sua ha è alquanto più stretta e un habuchi più “definito/preciso”. La lama ha un maestoso ed ampio sugata che per così dire anticipa la più tarda grandezza dell’apice dell’era Nanbokuchō e il kitae questa volta è un alquanto spiccato itame mischiato a mokume e non strettamente forgiato come le precedenti due kokuhō. Anche essa mostra un’infinità di ji nie e anche nie utsuri. Lo hamon come menzionato è un suguha in ko nie deki che tende per l’interezza ad un notare ed è mischiato con ko ashi e dei nijūba verso lo yokote. Il bōshi é sugu con un ko maru kaeri and kuichigai ba ed entrambi i lati recano il così detto “obbligatorio” Rai Kunimitsu bōhi che, dovuto al ō suriage, corre come kaki tōshi attraverso il codolo. Per inciso, la lama fu cimelio della famiglia Owari-Tokugawa e Hon’ami Kōchū rilasciò (nel terzo anno del Genroku, 1690) un origami per questa lama, dandole un valore di 500 kan.

 

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Figura 3: tokubetsu jūyō, katana, mumei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 73.6 cm, sori 1.6 cm, motohaba 3.1 cm, shinogi zukuri, iori mune.

Ora parliamo di un’altra tipica interpretazione delle opera di Rai Kunimitsu, attraverso la katana mostrata in figura 4. Questa volta lo hamon è ancora un suguha chō in ko nie ma mischiato con un basso ma cospicuo notare. A parte questo è mescolato con ko gunome, ko chōji, moltissimi ashi e , muneyaki, alcuni fini kinsuji e sunagashi. E con la presenza di hotsure, uchinoke, nijūba, yubashiri e il sugu bōshi che mostra hakikake che si termina come yakitsume, possiamo anche cogliere un accenno di Yamato. Ma l’acciaio è differente dallo Yamato ed appare come molto denso, fine, un ottimamente forgiato ko itame con ji nie che parla realmente per Kyō.

 

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Figura 4: jūyō, katana, mumei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 71.8 cm, sori 2.6 cm, motohaba 2.85 cm, shinogi zukuri, iori mune.

Prima di continuare con i tantō di Rai Kunimitsu, ricapitoliamo i suoi tre stili base per quanto riguarda le lame lunghe e poi indirizziamo il delicato punto della Rai hada. Uno dei suoi stili base è il suguha chō mischiato con ko chōji e ko gunome o meglio con chōji ashi o gunome ashi (Figura 5 a). L’altro stile base è per lo più un puro suguha con solo alcuni ashi o Kyō saka ashi obliqui e un poco di nijūba e/o kuichigaiba (Figura 5 b). E la terza è un suguha ondulato che mostra hataraki orizzontali, stratificati “in stile Yamato” (che ricordano un poco Rai Kuniyuki) (Figura 5 c).

 

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Figura 5.

Per quanto riguarda la Rai hada, è caratteristica che si può subito associare tipicamente a Rai Kunimitsu, o in altre parole, si può vedere qualche volta su lame di Kunitoshi ma molto difficilmente su quelle di Kunitsugu , questo significa che se su una lama tra la fine del Kamakura e l’inizio del Nanbokuchō, che possiamo essere certi sia della linea principale della scuola Rai, riconosciamo la Rai hada (cioè ovviamente non rami secondari della scuola Rai come la Ryōkai o Enju) consiglio di propendere subito per Kunimitsu . Queste aree deboli di Rai hada solitamente nelle lame lunghe si trovano dal monouchi allo yokote, e per i tantō spesso dove gli sgusci terminano, cioè ancora nell’area superiore. E a parte questo possiamo aggiungere che questa caratteristica è generalmente più spesso presente su tantō che su tachi (almeno per quanto riguarda la Rai Kunitoshi).

Questo ci porta ai tantō di Rai Kunimitsu dove possiamo vedere ancora un’ampia varietà di interpretazioni, per esempio il classico con dimensioni standard, quelli più ampi, quelli più ampi e più lunghi in stile sunnobi, e pure una coppia in kanmuri otoshi zukuri, con la maggioranza che mostra sia katana hi o altri tipi di horimono come gomabashi o suken (o entrambi, cioè gomabashi su un lato, e suken sull’altro). Questo significa che non possiamo nominare uno stile preciso per i tantō di Rai Kunimitsu. Per primo vorrei introdurre il terzo kokuhō di Kunimitsu (vedere figura 6), ed è il meibutsu Uraku Rai Kunimitsu (有楽来国光), prende il nome dal fatto che una volta era stato di proprietà del maestro del tè Sen no Rikyū, studente di Oda Urakusai Nagamasu (織田有楽斎長益, 1547-1622). Maggiori informazioni qui. La lama ha un nagasa di 27.7 cm, quindi è piuttosto lunga, è larga e spessa, ma ha comunque uchizori. Lo spessore del kasane e la presenza dell’uchizori come pure il nagasa, essendo semplicemente non abbastanza lungo, ci dice che non siamo ancora arrivati nel periodo d'oro Nanbokuchō. Per inciso, la lama è datata Karyaku (1326-1329). Il kitae è un fine ko itame con chikei, molti ji nie e possiamo vedere pure un po’ di Rai hada qua e là. Lo hamon è un ampio notare in nie , mescolato con gunome e ashi ed ha un luminoso e chiaro nioiguchi. Il bōshi è un prominente midare komi con un piuttosto appuntito e lungo kaeri. L’intero bōshi è principalmente in nie e tende con il suo kuzure al kaen. La lama è vigorosa e potente e siccome il mihaba è più ampio del solito e lo hamon mostra più midare, potrebbe essere confusa al primo sguardo con un lavoro di Rai Kunitsugu, ma il bōshi selvaggio mostra la mano di Kunimitsu. Cioè, Kunitsugu temprò spesso un vivido midareba ma che solitamente corre in un relativamente calmo bōshi in notare con un ko maru kaeri mentre per quanto riguarda Kunimitsu il bōshi è per lo più enfatizzato.

 

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Figura 6: kokuhō, tantō, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 27.7 cm, uchizori, motohaba 2.7 cm, hira zukuri, mitsu mune, la lama è della N.B.T.H.K.

Figura 7 mostra uno dei due tantō di Kunimitsu interpretati in kanmuri otoshi zukuri. E’ certificato jūyō bunkazai ed è anche meibutsu, infatti è chiamato Ikeda Rai Kunimitsu (池田来国光), una volta di proprietà di Ikeda Sanzaemon Terumasa (池田三左衛門輝政, 1564-1613). La lama è alquanto ampia, muzori, e mostra ancora un massiccio kasane. Il kitae è un denso e forgiato veramente uniformemente ko itame con ji nie e non mostra nessuna debole area di Rai hada, apparte questo, possiamo vedere il tipico Rai nie utsuri che si concentra nell’area fukura/monouchi. Lo hamon sempre in nie è un leggero notare mescolato con ko gunome, ashi, , e kinsuji, il bōshi è lievemente ondulato, ampiamente temprato, mostra hakikake e torna indietro in maniera lunga.

 

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Figura 7: jūyō bunkazai, tantō, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 26.3 cm, muzori, motohaba 2.5 cm, kanmuri otoshi zukuri, mitsu mune.

Questi due tantō ci hanno mostrato praticamente midare quindi ora introduciamo la prossima interpretazione il suguha. La lama in Figura 8 ha un sunnobi sugata, cioè è lunga e larga, ma non mostra sori ed ha un kasane relativamente spesso. Il kitae è un densamente forgiato ko itame con molti ji nie, chikei molto fini e nie utsuri. Lo hamon è leggermente ondulato, un suguha in ko nie mescolato con ko ashi, fini kinsuji e sunagashi e lungo il monouchi con alcuni nijūba. Il nioiguchi è brillante e chiaro, il bōshi appare come un leggermente ampio sugu con un ko maru kaeri. Gli elementi di nijūba potrebbero far pensare ad Awataguchi Kuniyoshi o Yoshimitsu ma per il primo, il nijūba sarebbe molto più prominente ed apparirebbe in sezioni più connesse, per il secondo ci aspetteremmo che lo ha divenisse più fine lungo il fukura. In più, ci aspetteremmo un po’ di ko gunome ravvicinato ed hataraki con nie nel bōshi come nei tantō di Yoshimitsu ma a parte questo, gli horimono sono comunque troppo lontani dal mune per un lavoro Awataguchi.

 

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Figura 8: jūyō, tantō, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 29.15 cm, muzori, motohaba 2.8 cm, hira zukuri, mitsu mune, questa lama fu regalata dallo shōgun Tokugawa Tsunayoshi (徳川綱吉, 1646-1709) a Iechiyo (家千代, 1707), il secondo figlio di suo figlio adottivo Ienobu (徳川家宣, 1662-1712) che morì all’età di soli 2 mesi.

Come menzionato, Kunimitsu forgiò pure alcuni classici tantō, per esempio il jūyō bunkazai in figura 9. Questa lama ha un così detto nagasa (jōsun) standard di 24.5 cm, uchizori, ed ha il nakago nello stile furisode piuttosto conservativo. Mostra un fine ko itame con moltissimi ji nie ed un nie utsuri, lo hamon è veramente brillante e pulito, un chū suguha in ko nie deki, il nioiguchi è abbastanza stretto, il bōshi è un ko maru con un lungo kaeri. Il lavoro è elegante e nobile, ricorda il padre Rai Kunitoshi.

 

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Figura 9: jūyō bunkazai, tantō, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 24.5 cm, uchizori, hira zukuri, mitsu mune, la lama fu di proprietà della famiglia Akimoto (秋元), il daimyō del feudo Tatebayashi.

*

Per quanto riguarda la seconda generazione Rai Kunimitsu? Come indicato proprio all’inizio di questo capitolo, è possibile che il cambio generazionale avvenne circa intorno all’era Kōei (康永, 1342-1345). Quando ci troviamo a dover distinguere le caratteristiche, molte fonti scelgono la strada della qualità, cioè si dice che le lame tarde di Rai Kunimitsu che sono un poco inferiori in qualità complessiva e che mostrano una firma cesellata più piccola e sottile, potrebbe essere opere della seconda generazione. Questo aspetto qualitativo è definito dallo hamon che manca sia di hataraki che dello stretto nioiguchi tipico di Rai Kunimitsu, il kitae dove il ko itame spicca di più ed è mescolato con nagare masame e ci mostra un accenno di shirake piuttosto che di nie utsuri. Anche le aggiunte nelle mei come “Yamashiro no Kuni jū” (山城国住) o “Sahyōe no Jō” (左兵衛尉) si dice siano associate alla seconda generazione.

Voglio presentarvi due lame che portano l'ultima firma con data conosciuta di Rai Kunimitsu. Entrambi sono tantō ed il primo è firmato “Rai Kunimitsu – Kan’ō ninen rokugatsu” (来国光・観応二年六月, “sesto mese del secondo anno di Kan’ō [1351]”) (vedi figura 10). Ha un nagasa di 25.9 cm, è piuttosto largo, solo un accenno di sori e mostra uno spesso kasane. Da notare che questo tantō ha uno iori mune, che è raro per Rai Kunimitsu che solitamente produsse tantō con mitsu mune. Il kitae è un ko itame densamente forgiato mescolato con un po’ di itame qua e là e mostra ji nie, fini chikei e un debole nie utsuri. Lo hamon è un chiaro e brillante chū suguha in ko nie deki, mescolato con ashi, e fini sunagashi. Il bōshi è sugu con un poco di notare e torna indietro (sul lato omote) in un komaru kaeri piuttosto “sgraziato” (il lato ura mostra un normale ko maru kaeri) ma che possiamo vedere a volte sui tantō di Rai Kunimitsu. Una volta è stato pubblicato dalla N.B.T.H.K. nella loro serie kantei e non vi era alcuna menzione di una seconda generazione, non viene nemmeno etichettato esplicitamente con "Nidai" nel documento jūyō, troviamo l'osservazione che "potrebbe essere un lavoro della seconda generazione quando seguiamo la classificazione tradizionale tramite firme datate".

 

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Figura 10: jūyō, tantō, mei vedi sopra, nagasa 25.9 cm, sori scarso, motohaba 2.6 cm, hira zukuri, iori mune.

Il secondo (vedi figura 11) è firmato “Rai Kunimitsu – Kan’ō ninen rokugatsu jūsannichi” (来国光・観応二年六月十三日, “tredicesimo giorno del sesto mese Kan’ō due [1351]”). La finitura del sugata e del codolo sono praticamente identici al precedente lavoro e questo però viene etichettato dalla N.B.T.H.K. come nidai nel documento jūyō. La lama è abbastanza lunga ma mostra un fine kasane (e ancora un mitsu mune), e lo hamon non è suguha ma notare chō mescolato con gunome, ashi, , e sunagashi. E’ leggermente suriage quindi è rimasta solo la parte superiore del carattere “mistu” ed è interessante vedere come qui la datazione venne cesellata in due file.

 

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Figura 11: jūyō, tantō, mei vedi sopra, nagasa 28.2 cm, sori 0.2 cm, motohaba 2.7 cm, hira zukuri, mitsu mune.

Il tantō mostrato in figura 12 è datato “Jōwa sannen rokugatsu ichinichi” (貞和三年六月一日, “primo giorno del sesto mese Jōwa tre [1347]”) ed è introdotto da Satō Kanzan come “primi lavori della seconda generazione.” Ha un nagasa leggermente corto di 24.8 cm ed ha un sugata complessivamente piuttosto classico. Il kitae è un itame nagare con molte aree deboli e shirake, lo hamon è un suguha in ko nie deki mescolato con un leggero notare e sunagashi. Il nioiguchi è chiaro e luminoso, il bōshi è sugu con un ko maru kaeri standard.

 

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Figura 12: tantō, mei “Rai Kunimitsu” (来国光), guardare sopra per la data, nagasa 24.8 cm, accenno di uchizori, hira zukuri, mitsu mune.

Ultimo ma non per questo meno importante, una delle pochissime lame lunghe che sono stato in grado di trovare che potrebbe essere un lavoro di seconda generazione. E’ un tachi che porta un orikaeshi mei, una volta fu una ōdachi lunga all’incirca 90 cm. Accorciata a 71.4 cm. Ha un piuttosto ampio mihaba, nonostante il suriage ha ancora un profondo sori ed un chū kissaki allungato. Il kitae è uno spiccato itame mescolato con nagare e appaiono ji nie. Lo hamon è un leggero ko notare in ko nie deki mescolato con ko midare, gunome, ko chōji, moltissimi ko ashi, sunagashi e kinsuji. Il bōshi è un leggero notare komi con un ko maru kaeri molto breve e presenta nijūba. Quindi probabilmente il midareba distinto in combinazione con il kitae alquanto inferiore e la piccola mei sono le caratteristiche più importanti per attribuire questa lama alla seconda generazione.

 

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Figura 13: jūyō, katana, orikaeshi mei “Rai Kunimitsu” (来国光), nagasa 71.4 cm, sori 2.25 cm, motohaba 3.1 cm, shinogi-zukuri, iori mune.


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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