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Francesco Marinelli

Museo N.B.T.H.K. - Nihon Bijutsu Tōken Hozon Kyōkai - Tōkyō

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Oltre alla loro originaria funzione come armi, le lame giapponesi sono state anche considerate come sacre, simbolo delle autorità ed oggetti apprezzati come opere d'arte. “Noi abbiamo la responsabilità di prendere in consegna questo bene nazionale per la prossima generazione e di aiutare le persone in tutto il mondo a capirne la sua bellezza”.

 

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Dopo l’editto che ne sanciva l’abolizione nel 1876 (con l'eccezione dei daimyō, dei funzionari militari e dell'ordine) queste hanno perso il loro ruolo tradizionale, poi nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, le forze di occupazione le considerarono unicamente come armi, il che portò alla loro confisca ed a un reale pericolo per la loro totale distruzione. Tuttavia, come risultato degli sforzi di Honma Junji, Satō Kanichi ed altri, convinsero le autorità militari che queste lame erano storicamente e culturalmente importante, non dovevano essere distrutte o rimosse dal Giappone. Così riuscirono a salvare molto lame e nel Febbraio del 1948, dopo la confusione del dopoguerra, Honma e Satō fondarono la ‘Nihon Bijutsu Tōken Hozon Kyōkai’ (日本美術刀剣保存協会) (N.B.T.H.K.) o ‘Società per la Preservazione delle Lame d’Arte Giapponesi’, fondazione autorizzata dal governo giapponese per promuovere la preservazione, valorizzazione, studio e continuazione delle tradizioni relative ad essa come un oggetto d'arte. Successivamente nel Maggio 1968 la N.B.T.H.K. inaugurò il proprio Museo grazie alla cooperazione ed il sostegno finanziario dei suoi membri.

 

All’interno di N.B.T.H.K. ci sono tre organizzazioni: ‘All Japan Swordsmith Society’, ‘Art Sword Polishing Technique Preservation Society’ e ‘Art Sword Mounting Technique Preservation Society’. Queste svolgono un ruolo importante nella formazione degli artigiani con il sussidio del governo.

 

La N.B.T.H.K. per valorizzare e preservare le lame giapponesi organizza shinsa, nelle quali una commissione di esperti giudica le lame presentate (anche i kodogu) e rilascia i certificati di 'Hozon Tōken', 'Tokubetsu Hozon Tōken', 'Jūyō Tōken' e 'Tokubetsu Jūyō Tōken'.

 

Ogni anno, al fine di diffondere e promuovere le Shinsakutō (lame attualmente realizzate) allestisce una mostra ed assegna premi per la loro forgiatura: 'Yushu-sho', ‘Toku-sho’ e ‘Doryoku-Sho'.

Così organizza anche mostre e contest per la politura (togi) e per la realizzazione di koshirae, inclusi habaki e shirasaya.

Ha ripristinato il funzionamento tradizionale Nittoho Tatara e fornisce ai fabbri tamahagane di ottima qualità.

 

La galleria del museo espone mostre con i migliori esempi di lame d’arte giapponese ed articoli ad essa correlata. Tiene lezioni mensili presso il museo per i membri attivi, compresi quelli internazionali di entrambi i rami americani ed europei, pubblica mensilmente il bollettino 'Tōken Bijutsu' che invia ai suoi soci in tutto il mondo.

 

Ogni 2-3 anni organizza un convegno nazionale per i membri giapponesi ed internazionali. Il clou dell’evento è l’esposizione senza pari di lame e fornimenti classificati di livello tesoro nazionale per il loro studio "in mano".

 

Attualmente (fino al 31 Marzo 2017) il Museo si trova presso 4-25-10 Yoyogi, Shibuya-ku, Tōkyō, Giappone.

Orario: 9- 16, chiuso il Lunedì.

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Infatti, dopo quasi 50 anni dall’apertura del Museo N.B.T.H.K. in Yoyogi, questo si sposterà in Sumida, un altro quartiere di Tōkyō, nel Settembre 2017. In questi ultimi mesi sarà possibile visitare la “mostra finale”, in cui sono esposti tutti tesori nazionali, importanti beni culturali ed altre pregevoli opere della loro collezione. Questi sono stati tutti donati al museo attraverso la buona volontà dei loro membri e di altri appassionati che hanno sostenuto le loro attività, contribuendo notevolmente al loro obiettivo di preservare, trasmettere e divulgare la lama d’arte giapponese, fornimenti ecc. Scrivono che in questa mostra vorrebbero rivedere queste lame eccezionali ed offrire la loro più sincera gratitudine ai loro collaboratori per la loro gentilezza e contemporaneamente pregare per il successo del nuovo museo.

 

Queste le pregevoli opere esposte in questa mostra conclusiva: Final Exhibition NBTHK.pdf

 

Qualche foto scattata nell'ingresso ed una della visita guidata dello scorso anno per la nostra associazione:

 

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All'interno è vietato fare foto, così ho preso dalle immagini "ufficiali" dal web:

 

 

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Sito internet: http://www.touken.or.jp/english/

 

Altre lame della loro collezione, oltre quelle del catalogo? Quelle del kantei mensile :vecchiocinese:

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Grazie Francesco :arigatou:

 

Durante la nostra visita del 2016 abbiamo avuto come guida Yuki Imoto, che tra l'altro è autore di un interessante articolo sulla scuola Kozori (pubblicato nel catalogo della mostra itinerante "Supreme Sword Country, Bizen"). L'interprete è stata Natsuo Shiode.

 

Contiamo di ritrovarli anche nella nuova sede, data la grandissima disponibilità a rispondere alle nostre domande.

 

In realtà dopo neanche 5 minuti la "visita guidata" è stata presa saldamente in mano da Massimo san, trasformandola in una vera e propria conferenza che ha coinvolto anche i visitatori non italiani ! :discoparty:

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Se proprio devo trovare una "pecca", la sala espositiva di Yoyogi è una sola e non grandissima e le lame visibili sono una minima parte della collezione (che è imponente).

Noi siamo stati particolarmente fortunati poichè, per una combinazione di date, abbiamo potuto vedere due mostre diverse, quindi un numero doppio di lame.

Mi auguro che, nella nuova sede, gli spazi siano più ampi.

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Mi chiedo allora ogni quanto le lame esposte, trattate sicuramente parimenti di quelle non esposte, vengano turnate. E mi chiedo se a tal fine non sia appositamente voluta una sala espositiva piccola. Che non è un problema per chi abita li, ma per chi deve volare per mezzo pianeta è un peccato!

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La cosa delle "non troppe" lame esposte, ma di farle girare non è prerogativa di questo Museo, anzi, penso che tutti i musei giapponesi applichino questo metodo, il Museo Nazionale in primis (che tra l'altro ne espone pure meno).

 

Le mostre NBTHK durano in genere circa 3 mese, e sono tematiche.

 

Forse non sono stato sufficientemente chiaro nel topic di sopra, il museo sarà chiuso dal 1 di Aprile fino a Settembre 2017, quando ci sarà l'inaugurazione della nuova seda, mentre per una futura mostra pare che dovremo andare più in là con le tempistiche, per via della riorganizzazione.

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Solo a vedere l'oshigata mi brillano gli occhi, quel boshi deve essere una cosa meravigliosa!!!!!

Da profondo ignorante che sono, cosa di quell'oshigata rende così affascinante quella lama?

 

Grazie mille!

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Da un oshigata non potrai mai capire quanto può essere affascinante una lama veramente. Quella di Marco era un esclamazione riferita ad una lama famosa del più famoso kaji della storia del giappone, e che forgiò con una qualità altissima le sue lame, e che tutti bene o male vorremmo poter vedere dal vivo.

Paragonala ad una gioconda più o meno.

(Poi potresti comunque chiederti: cosa ha la Gioconda di così particolarmente bello?)

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Tutti abbiamo avuto il pensiero di Marco, eppure è così difficile tradurre tutto ciò in qualcosa di comprensibile per Guascone.

Voglio provarci, con tutti i miei limiti, magari qualcuno potrà darmi una mano, correggendo le mie imprecisioni e i miei errori.

 

Ci troviamo di fronte ad uno spadone.

Finché ci limitiamo a guardare lo spadone, un oggetto fatto per staccare la testa di netto, risulta difficile proseguire nella comprensione.

Per altro da un oshigata, non siamo neanche in grado (ha ragione Enrico) di capire quanto questo grande fabbro del passato - forse il più grande - sia stato capace di padroneggiare le attività dell'hamon, specialmente i nie.

Masamune ha creato lo stile soshu dal bizen e dallo yamashiro, scuole che realizzavano lame nobili ed eleganti, che però non avevano la potenza e la resistenza di queste lame, nate per squartare.

Come mai?

 

Ma guardiamola bene.

Questa lama sembra forse un oggetto per squartare?!?

Affatto.

Si tratta invece di un oggetto semplice ed elegante, nonostante le notevolissime dimensioni e una punta che ha davvero le dimensioni buone per penetrare un armatura in modo brutale e violento.

Il disegno?

Certo, ma non solo.

Lo sguscio lungo e ampio perfeziona un sugata potente, alleggerendo le forme (ed il peso complessivo) dell'oggetto, favorendone al contempo la capacità di penetrazione. Poco spazio al caso.

La tempra rivela una grande personalità. Una frase che va spiegata, a chi pone certe domande.

L'artista ha fatto una scelta particolare. Non ha sentito l'esigenza di appoggiarsi a nessun pattern prestabilito, scegliendo l'irregolarità assoluta.

Ma la lama sembra irregolare?

Nonostante non ci siano due soli punti dove il disegno si ripete, la lama non da nessuna idea di caos o di disturbo in chi la guarda.

Anzi, il disegno finisce per rendere più leggera ancora la sensazione della lama. Le sapienti mani che l'hanno creata sapevano che l'irregolarita avrebbe reso più resistente e meno facile alla rottura una lama fatta per essere usata in condizioni estreme.

Un'esperienza portata dolorosamente dalle scuole genitrici.

A ben guardarla, ci rendiamo conto del perché di questa leggerezza.

Siamo infatti incapaci di comprendere se ci si è ispirati all'acqua, coi suoi schizzi, o al fuoco, con le sue scintille.

Come se chi l'ha realizzata abbia voluto fermare nel ferro e nel Tempo il fatto che la sua potenza nasce dall'unione di due elementi opposti.

Da un padre e da una madre la cui Unione ha potuto ciò che essi singolarmente non avrebbero saputo fare.

C'è un'altra particolarità che gioca tra questi contrasti ricercando un equilibrio impossibile.

Come rendere leggera e pesante al tempo stesso la punta?

Il fabbro si è inventato degli occhi di rapace.

Ha dato un'anima ad una lama, ispirandosi ad un animale che sa essere insieme leggero e pesante. Che sa essere pacifico e feroce. Che osserva immobile, ma che agisce veloce e silenzioso come una freccia (le frecce più belle in Giappone, venivano fatte con penne di rapace).

Gli occhi di questa lama sembrano dunque guardarti, pacifici, ma capaci di incutere rispetto per non dire un timore reverenziale.

Questa doveva essere la lama DEL fabbro per IL samurai.

Musashi.

Ora, la lama proviene forse da Musashi ma nessuno ha in effetti mai trovato prove che essa sia appartenuta davvero a Myamoto Musashi.

Però tutte queste caratteristiche non solo si addicono al famoso samurai.

Esse sono precisamente teorizzate nel suo Gorni no sho. Il libro dei cinque elementi.

All'acqua e al fuoco, si aggiunge la terra e l'aria, necessari a generare questa Nihonto.

Ed il quinto elemento, il vuoto, è quello necessario per utilizzarla con maestria.

Il suo spirito rude è contraddittorio, poco incline all'eleganza stucchevole, non solo è incarnato nella lama.

La leggenda di questo samurai viene precisamente richiamato anche nella scelta dei finimenti.

Un disegno altrettanto irregolare, quasi marmorizzato, della saya.

Una tsuba che sembra essere un semplice quadrato di metallo (forma affatto usuale fra i nobili, ma dai mille usi nelle mani dei guerrieri dell'ombra) ed una forma complessiva che lo fa assomigliare più ad un remo di una barca che al fodero di un katana.

Del duello che Musashi vinse intagliando la sua spada in un remo abbiamo proprio recentemente discusso con Enrico.

 

Chiaramente, un pittore o un poeta non si fanno pilotare dalla testa come chi descrive la loro opera.

Essi esprimono la loro creatività. Ad altri il compito di tradurre con parole, le emozioni.

Ma, anche se non tutti avranno pensato a queste cose, sentendo invece richiamare alla memoria altre emozioni ed altri ricordi, il senso che questo oggetto racchiude va al di là dello spadone.

Anche nel solo oshigata.

 

Sono certo di non aver saputo illustrare bene il motivo per cui gli occhi di Marco e degli altri hanno brillato.

Ma forse un po' di oscurità si è dipanata.

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