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Guascone

Cosa determina la qualità di una lama?

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Ciao, è da un po di tempo che osservo lame di varia fattura e i vari Oshigata cercando di capire cosa cambia da una spada di ottima fattura e una invece più scarsa.

Ovviamente la mia esperienza è quasi nulla ma mi chiedevo se esista una sorta di chiave di lettura che possa darmi un imput iniziale...

 

Ho eseguito un esercizio probabilmente banale...ho cercato tutte gli annunci di spade di un forgiatore (Sukesada) ordinandole per periodo di forgiatura e per quotazione alla ricerca di differenze o somiglianze. Per ora non è andato molto bene o perlomeno non sono stato capace di capire la discriminante.

 

Avete qualche suggerimento? So che sarà un lunghissimo percorso ma da qualche parte si deve iniziare.

Nel frattempo sto leggendo dei libri e ne ho in ordine altri...

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Per prima cosa, nel tentare di rispondere alla tua domanda, farei una distinzione di base tra la qualità "metallurgica" e la qualità "commerciale".

 

Non sempre le due cose vanno assieme, poichè gli elementi che rendono le lame di determinate scuole più "gettonate" di altre vanno oltre la semplice qualità intrinseca degli oggetti in esame.

 

Quindi parlerò di qualità "metallurgica".

 

Come punto di partenza, al momento di fare una valutazione qualitativa di una lama, si considera lo stato di conservazione.

Quanto meno una lama è stata modificata nel corso del tempo, tanto meglio è.

Con un pò di esperienza, ad esempio, si può capire abbastanza facilmente se una lama è "stanca" oppure no.

 

Un secondo elemento abbastanza facile da verificare, che incide sul piano qualitativo, è la presenza di difetti.

I difetti possono essere di vario tipo ed avere un "peso" diverso nella valutazione complessiva. Per farti un'idea cerca il termine "kizu".

 

Un elemento qualitativo di cui si parla spesso è la hada. Qui, però, ci si addentra in un campo più difficile. Nobuo Nakahara, ad esempio, dice che è inutile parlare di "hada ben forgiata" e punta l'attenzione solo sul fatto che possa essere "fine",o "grossolana", senza dare un giudizio qualitativo.

In effetti, se possiamo facilmente individuare una hada evidentemente difettosa, vedi kizu di cui sopra (perchè l'artigiano è stato tecnicamente scarso), è tuttavia assai difficile stabilire se sia "forgiata meglio" una lama di Rai Kunimitsu rispetto ad una di Norishige solo perchè la prima è compatta come la seta e la seconda invece è "vorticosa" come un damasco.

Comunque, in generale, viene apprezzata l' omogeneità nella realizzazione. Per fare un esempio, in una lama con una hada molto compatta si vedranno "di cattivo occhio" parti in cui la hada si sgrana (anche perchè potrebbero essere segno di "stanchezza").

 

Un elemento qualitativo molto importante, abbastanza semplice da verificare, è l'hamon.

La linea del nioiguchi deve essere brillante e di spessore costante; l'habuchi deve essere ben definito.

A seconda della scuola può variare lo spessore del nioiguchi ed anche la sua brillantezza, ma l'elemento qualitativo è che rimanga costante lungo tutta la lama. In generale un nioiguchi molto brillante e di spessore medio viene considerato "superiore" rispetto ad un nioiguchi "spento" e molto sottile/troppo spesso.

 

Parlando di hamon e di hada si mette sempre l'accento sulla presenza degli hataraki come segno di qualità. In realtà non è così. Vi sono scuole, nella storia della token, che non hanno quasi realizzato hataraki nelle loro lame (ad esempio nello Shinto). Non per questo sono da considerarsi di qualità inferiore. Gli hataraki sono "segni stilistici", come la forma dell'hamon. Se presenti, in una spada congruente, ne aumentano certamente il pregio (ed il prezzo) ma non ne aumentano la qualità in sè.

Per citare un esempio, ho da poco finito di tradurre un articolo su un tanto di Shintogo Kunimitsu che, contrariamente alla norma, non ha quasi nessun hataraki. Però la qualità è comunque da considerarsi altissima ed è in condizioni di conservazione eccezionali. Infatti è classificato Juyo Bijutsuhin.

 

Un ulteriore aspetto qualitativo è il sugata. Però questo è estremamente difficile da giudicare, ed è possibile farlo solo dal vivo. Alcune lame possono nascere "sgraziate" oppure poco bilanciate. Questo aspetto probabilmente viene "captato" solo da pochi, nel collezionismo, ma ha una sua notevole importanza.

 

Ricapitolando, indipendentemente dalla "firma", ti trovi davanti ad una lama di qualità se:

è "sana", ossia non troppo modificata dalle politure

sta "bene in mano" (sugata armonioso e bilanciato)

non mostra difetti esecutivi (kizu)

ha un habuchi ben definito ed un nioiguchi brillante e regolare da cima a fondo

 

:arigatou:

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E anche vero che al contrario una lama di ottima fattura può arrivare a diventare praticamente un ferraccio se a lugo male conservata/trattata/restaurata. ma non può mai accadere il contrario... un ferraccio di base resterà sempre tale.

 

Comunque Gianluca ti ha risposto piu che esaurientemente. Che vuol dire tutto e nulla se però non sai distinguere una zona temprata da uno sfondamento, un hataraki da un kizu. Una hataraki appositamente voluto, da uno casuale. E queste cose le impari bene piano piano solo analizzando lame dal vivo non certo da una sola foto

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Infatti è quello che volevo intendere, avere una lama importante con una politura scadente o ancora peggio ossidata, è un delitto !! La politura, perfetta è essenziale, comunque le foto sono le foto, le lame devono viste dal vero, avendo la fortuna, magari avendo vicino persone esperte

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Grazie come sempre per le vostre preziose informazioni!

 

Il mio interesse è principalmente rivolto all'aspetto funzionale della spada.

So che è quasi un'eredità la mia ma l'aspetto estetico mi interessa in maniera secondaria...ci sono delle caratteristiche che identificano una lama migliore di un' altra da un punto di vista bellico?

In prima battuta mi viene da pensare al suo bilanciamento e poi? Quali potrebbero essere le caratteristiche per cui un samurai che deve andare in battaglia o che deve affrontare un duello sceglie un spada piuttosto che un'altra?

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Se l'aspetto funzionale è quello che ti interessa maggiormente, credo che un katana cold steel fa al caso tuo.

Leggera e maneggevole.

Capacita di taglio eccezionali.

Resistenza e flessibilità irraggiungibili.

Manutenzione nulla.

Te la fanno pure brunita che non si arrugginisce e non si vede di notte.

Rapporto qualità prezzo imbattibile.

Prodotto testato e garantito.

Credo che le producano pure in Giappone!!!

 

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Se l'aspetto funzionale è quello che ti interessa maggiormente, credo che un katana cold steel fa al caso tuo.

Leggera e maneggevole.

Capacita di taglio eccezionali.

Resistenza e flessibilità irraggiungibili.

Manutenzione nulla.

Te la fanno pure brunita che non si arrugginisce e non si vede di notte.

Rapporto qualità prezzo imbattibile.

Prodotto testato e garantito.

Credo che le producano pure in Giappone!!!

 

Simpatica risposta...per quanto oggetti ammirabili da un punto di vista artistico, sempre di strumenti da guerra e di morte si tratta...

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...sempre di strumenti da guerra e di morte si tratta...

 

Si...e no. Per moltissimo tempo, nella storia del Giappone, le armi ad uso militare per eccellenza sono state l'arco e la lancia.

 

Il gladio romano, per fare un esempio, è un'arma bianca assai più significativa da un punto di vista di storia (ed efficacia) militare.

Però non ha lo stesso fascino. Perchè ?

 

La token ha sempre avuto un forte aspetto simbolico ed esoterico ed è sopravvissuta fino ad oggi grazie a questo aspetto. Come arma da campo, già nel 1600 si era capito che i fucili sarebbero stati più efficaci.

 

Comunque la token è famosa, tra le armi bianche, per la strabiliante capacità di taglio.

Possono dunque interessarti, come punto di riferimento, i test che ha fatto Yamada Asaemon, nell'800, per valutare la capacità di taglio di 180 spade.

I risultati sono pubblicati in un famoso libro : Kaiho Kenjaku.

 

Qui puoi trovare qualche discussione al proposito:

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=6226&hl=%2Byamada+%2Basaemon

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=6383&hl=%2Byamada+%2Basaemon

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=559&hl=%2Byamada+%2Basaemon&do=findComment&comment=13840

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Si...e no. Per moltissimo tempo, nella storia del Giappone, le armi ad uso militare per eccellenza sono state l'arco e la lancia.

 

Il gladio romano, per fare un esempio, è un'arma bianca assai più significativa da un punto di vista di storia (ed efficacia) militare.

Però non ha lo stesso fascino. Perchè ?

 

La token ha sempre avuto un forte aspetto simbolico ed esoterico ed è sopravvissuta fino ad oggi grazie a questo aspetto. Come arma da campo, già nel 1600 si era capito che i fucili sarebbero stati più efficaci.

 

Comunque la token è famosa, tra le armi bianche, per la strabiliante capacità di taglio.

Possono dunque interessarti, come punto di riferimento, i test che ha fatto Yamada Asaemon, nell'800, per valutare la capacità di taglio di 180 spade.

I risultati sono pubblicati in un famoso libro : Kaiho Kenjaku.

 

Qui puoi trovare qualche discussione al proposito:

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=6226&hl=%2Byamada+%2Basaemon

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=6383&hl=%2Byamada+%2Basaemon

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=559&hl=%2Byamada+%2Basaemon&do=findComment&comment=13840

Grazie!

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Guascone,

Ti rigiro la domanda che ha fatto gianlunca: perchè le token hanno così tanto fascino e sono così famose secondo te?

Che cosa le rende così speciali?

Le token sono molto famose per la loro sublime qualità costruttiva e per il valore simbolico a cui spesso sono associate, "l'anima del samurai"...

 

Ciò non toglie che la loro natura e origine sia quella di arma da battaglia/duello.

 

I samurai sono comunque rimasti una classe guerriera e il bushido prevedeva comunque l'apprendimento dell'arte della spada. Immagino quindi, magari erroneamente, che nella pratica di tale arte ci siano stati degli elementi che hanno reso una lama preferibile ad un'altra.

 

Pur essendo una sorta di status symbol io credo che comunque ci fosse una scelta accurata per un oggetto che comunque poteva salvargli la vita in situazioni poco favorevoli...

 

Sono idee così lontane dalla verità?

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L'aspetto pratico e quello simbolico non possono essere disgiunti.

Sicuramente la spada giapponese si è evoluta in risposta alle diverse esigenze pratiche ed alle mutate tattiche militari e d'impiego.

La stessa cosa, del resto, è avvenuta per le armi bianche europee.

Nei capitoli introduttivi del Nagayama, ad esempio, viene spiegato infatti come il sugata della token sia cambiato seguendo queste esigenze del momento e lì puoi trovare le risposte al tuo quesito.

 

Bisogna peró notare come vi siano stati periodici "ritorni al passato" che si spiegano solo inserendo la spada nei vari contesti culturali e non unicamente in risposta a motivi "pratici".

 

Un esempio è ciò che avviene nel periodo Muromachi.

 

Il nome di questo periodo della storia giapponese deriva da quello di un quartiere di Kyoto in cui il potente clan Ashikaga stabilisce il proprio quartier generale. Il rientro a Kyoto, dopo il lungo periodo in cui il potere militare aveva avuto sede a Kamakura, coincide anche col desiderio di recuperare un certo tipo di cultura "di corte", che si identifica col luogo (Kyoto=Heian).

 

Ed infatti si nota come la forma della spada del primo Muromachi "rievochi" quella dei bei tempi andati.

 

Questo fenomeno si è ripetuto più volte, ad esempio anche nel periodo Meiji e durante la seconda guerra mondiale.

È abbastanza significativo il fatto che, in quel periodo, sia stato fatto uno sforzo enorme per fornire agli ufficiali un modello di spada che fosse di grande maneggevolezza (quindi, sulla carta, la più "efficace") pur sapendo che l'importanza pratica sul campo sarebbe stata scarsissima.

 

Si può affermare che se oggi la token viene ancora prodotta ed apprezzata, lo si deve al fatto che nel dopoguerra in Giappone si sono prodigati a svincolare la spada dall'essere un mero "oggetto bellico", che era fondamentalmente il punto di vista degli americani vittoriosi (e, in pratica, di quasi tutti gli occidentali).

 

Quindi, in sostanza, se non si tiene costantemente presente il valore culturale e simbolico della token (al di la dell'estetica) e ci si concentra solo sull'aspetto pratico, si perde di vista il fulcro di ciò che stiamo studiando.

In questo senso, sono d'accordo con Getsu: per la pratica va benissimo anche una Cold Steel.

 

:-)

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condivido la tua risposta ma continuo a contestare il parallelo con le spade da pratica moderne...ovviamente essendo interessato alle nihonto il ragionamento non fila in quanto viviamo in tempi in cui una spada non è ovviamente un oggetto della vita quotidiana ( esclusi forse i praticanti di iaido e/o battodo)...in ogni caso se dovessi praticare un'arte marziale che ne prevede il suo utilizzo penso che la praticherei con una nihonto (magari dal valore non proibitivo ma pure sempre una vera nihonto...).

 

Volendo si potrebbe fare un parallelo con le pistole da duello. Ce ne sono di tutte le fatture, forme e qualità molte di loro non hanno neanche mai sparato ma sono state e sono un oggetto di moda (venivano spesso regalate in occasioni particolari) e di collezione oltre che tecnica metallurgica/balistica.

Anche loro si distinguono per la loro fattura, l'armaiolo che le ha fabbricate, la bellezza estetica ma anche per la loro precisione, bilanciamento e funzionalità. Quante sono state realmente usate in duello o battaglia? Sicuramente poche ma pur restano delle armi che all'occorrenza venivano utilizzate e dalla loro qualità dipendeva la sopravvivenza o meno dell'utilizzatore...sicuramente si può disquisire sulla metodologia di impiego e la filosofia che ne consegue ma sono comunque associabili a dei codici cavallereschi di natura marziale e classi sociali ben definite.

 

Spero di aver spiegato meglio ciò che intendo.

 

:arigatou:

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condivido la tua risposta ma continuo a contestare il parallelo con le spade da pratica moderne...ovviamente essendo interessato alle nihonto il ragionamento non fila in quanto viviamo in tempi in cui una spada non è ovviamente un oggetto della vita quotidiana ( esclusi forse i praticanti di iaido e/o battodo)...in ogni caso se dovessi praticare un'arte marziale che ne prevede il suo utilizzo penso che la praticherei con una nihonto (magari dal valore non proibitivo ma pure sempre una vera nihonto...).

 

Volendo si potrebbe fare un parallelo con le pistole da duello. Ce ne sono di tutte le fatture, forme e qualità molte di loro non hanno neanche mai sparato ma sono state e sono un oggetto di moda (venivano spesso regalate in occasioni particolari) e di collezione oltre che tecnica metallurgica/balistica.

Anche loro si distinguono per la loro fattura, l'armaiolo che le ha fabbricate, la bellezza estetica ma anche per la loro precisione, bilanciamento e funzionalità. Quante sono state realmente usate in duello o battaglia? Sicuramente poche ma pur restano delle armi che all'occorrenza venivano utilizzate e dalla loro qualità dipendeva la sopravvivenza o meno dell'utilizzatore...sicuramente si può disquisire sulla metodologia di impiego e la filosofia che ne consegue ma sono comunque associabili a dei codici cavallereschi di natura marziale e classi sociali ben definite.

 

Spero di aver spiegato meglio ciò che intendo.

 

:arigatou:

Credo di capire ciò che intendi, ma mi chiedo:

preferiresti, per principio, una nihonto autentica per la "pratica" moderna perché ritieni che possa tagliare un bersaglio di paglia meglio di una riproduzione ?

 

Oppure perché una spada autentica ti fa, forse, entrare nello "spirito" giusto della pratica stessa ?

 

Ossia, l'obbiettivo della pratica, per te, è quello di fare a pezzi un bersaglio o c'è dell'altro ?

 

Ma poi, per entrare nello spirito giusto non sarebbe sufficiente anche solo un semplice bastone ?

 

Perdona se sono molto diretto. Non intendo innescare nessuna polemica, anzi.

In realtà questa riflessione si collega molto bene a quella sulle shinsakuto ( http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=9424&page=4&do=findComment&comment=108142 ) ma ha poco a che vedere con la questione della "qualità" in sè

 

:-)

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Chi è I.N.T.K.

La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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