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Klaus

Manutenzione koshirae

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Il web è pieno zeppo di prodotti e consigli per la manutenzione della lame giapponesi...

Gli uni e gli altri saranno buoni e meno buoni, immagino, però, almeno... c'è l'imbarazzo della scelta...

Occorre solo, piuttosto, un aiuto per districarsi e prendere la giusta direzione...

 

Per quanto riguarda le tsuba e le altre componenti dei fornimenti... non ho trovato la medesima ricchezza di consigli e prodotti...

 

Prima di spolverarle delicatamente e di usare, per esempio, dell'olio di choji su una mia tsuba, ma anche su fuchi e kashira, dunque... vorrei conoscere la vostra opinione...

Come mantenete giovani le diverse componenti delle vostre koshirae predilette?

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Non ho esperienza con la lacca, ma ci andrei molto cauto con qualunque tipo di solvente (fosse pure acqua tiepida), Sulle mie tsuba kinkō non metto mano (più la patina è ricca e varia sullo yamagane, più è bella; rovinare la patina originale dello shakudō è un attimo). Per le tsuba in ferro uso un mix di trattamenti (in genere compro tsuba piuttosto malconce): breve bollitura in aqua demineralizzata e/o ultrasuoni in immersione, rapida asciugatura con pistola termica, raschiatura con osso (attualmente da stinco di maiale, funziona altrettanto bene del corno o dei vecchi tasti di pianoforte in ovorio, ed è molto più facile da trovare). Per l'olio uso quello per macchine da cucire. Infine una leggera ceratura (cera d'api naturale, che ho purificato personalmente con procedura piuttosto laboriosa).

Come vedi è un genere di collezionismo piuttosto impegnativo anche manualmente...

Ma mi sentirei di dire che la cosa più difficile da imparare non è come fare, ma piuttosto quando è bene fermarsi o non fare.

Saluti, Mauro


Mauro Piantanida
武士に二言無し
Έτσι, δεν γνωρίζω

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Non ho esperienza con la lacca, ma ci andrei molto cauto con qualunque tipo di solvente (fosse pure acqua tiepida), Sulle mie tsuba kinkō non metto mano (più la patina è ricca e varia sullo yamagane, più è bella; rovinare la patina originale dello shakudō è un attimo). Per le tsuba in ferro uso un mix di trattamenti (in genere compro tsuba piuttosto malconce): breve bollitura in aqua demineralizzata e/o ultrasuoni in immersione, rapida asciugatura con pistola termica, raschiatura con osso (attualmente da stinco di maiale, funziona altrettanto bene del corno o dei vecchi tasti di pianoforte in ovorio, ed è molto più facile da trovare). Per l'olio uso quello per macchine da cucire. Infine una leggera ceratura (cera d'api naturale, che ho purificato personalmente con procedura piuttosto laboriosa).

Come vedi è un genere di collezionismo piuttosto impegnativo anche manualmente...

Ma mi sentirei di dire che la cosa più difficile da imparare non è come fare, ma piuttosto quando è bene fermarsi o non fare.

Saluti, Mauro

:prostro:

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Ah, beh... hai ragione: nel dubbio... non faccio nulla... la pazienza innanzitutto...

Grazie mille!

Hai detto bene Klaus, far danni è davvero facile e spesso il "Johnny" di turno non ha l'esperienza neanche di vedere i danni che sta facendo!

 

Il metodo della bollitura non lo conoscevo, ma anche lì andrei molto cauto..

 

Un altro metodo, sempre per tsuba in ferro, è quello di metterla bagnata in freezer per agevolare il lavoro di far saltare "croste" di ruggine rossa.

 

Il metodo che preferisco rimane usare un piccolo corno di cervo che trovai nel bosco... punta sagomata, lubrificare e grattare con molta pazienza la ruggine rossa superficiale. Ti potresti chiedere proprio perché il corno.. la risposta è molto semplice: è un materiale più morbido della patina della tsuba, ma più duro della ruggine rossa, per cui riuscirai a rimuoverla.

 

In generale è bene non mettere ne olio ne cere sulle tsuba, ma comprandone spesso anche io non messe bene... e "secche", una pulita con olio di choji per togliere lo sporco e rendere più vivida la patina non è male.

Il metodo consigliato da tutti, e sempre per quelle in ferro, è di massaggiarle con le mani, oltre ad essere molto rilassante, aiuta la patina a "rivitalizzarsi", sicuramente non serve aver furia..


Prossimamente al cinema... "Indiana Jones e la lama perduta"

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Mauro la tua competenza è altissima, complimenti, mi tornano a mente quelle povere tsube che ti sono state sottratte, povere tsube….chissà in che mani...


Antonio Vincenzo

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(le tratto bene .... tranquilli )

 

ma il cervo va bene anche per la ruggine rossa sul nakago ?? (lama non giapponese) :arigatou:


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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:arigatou: Grazie mille a tutti...

Olio di Choji... già ordinato... ero in dubbio se usare quello per armi, quello da macchina da cucire, uno di quelli da orologeria, il Lansky per affilatura o quello Victorinox per coltelli a serramanico, perchè li ho già in casa, ma preferisco provare, per adesso, a rimanere nel solco della tradizione...

Anche l'olio di chiodi di garofano che si trova in erboristeria è a base di olio d'oliva... dunque credo che tenda a irrancidire e a "gommizzare", invecchiando...

La tsuba con gli strumenti da tè è secca come un osso e i particolari sono molto poco visibili... guadagnerà di certo molti punti, idratandola... avevo già provato sfregandola un pochino con le dita, ma non basta...

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Hai detto bene Klaus, far danni è davvero facile e spesso il "Johnny" di turno non ha l'esperienza neanche di vedere i danni che sta facendo!

 

Il metodo della bollitura non lo conoscevo, ma anche lì andrei molto cauto..

 

Un altro metodo, sempre per tsuba in ferro, è quello di metterla bagnata in freezer per agevolare il lavoro di far saltare "croste" di ruggine rossa.

 

Il metodo che preferisco rimane usare un piccolo corno di cervo che trovai nel bosco... punta sagomata, lubrificare e grattare con molta pazienza la ruggine rossa superficiale. Ti potresti chiedere proprio perché il corno.. la risposta è molto semplice: è un materiale più morbido della patina della tsuba, ma più duro della ruggine rossa, per cui riuscirai a rimuoverla.

 

In generale è bene non mettere ne olio ne cere sulle tsuba, ma comprandone spesso anche io non messe bene... e "secche", una pulita con olio di choji per togliere lo sporco e rendere più vivida la patina non è male.

Il metodo consigliato da tutti, e sempre per quelle in ferro, è di massaggiarle con le mani, oltre ad essere molto rilassante, aiuta la patina a "rivitalizzarsi", sicuramente non serve aver furia..

 

Figurati, Frncesco... una dozzina di anni fa comprai un set completo della Lanski, per affilare lame di tutt'altra levatura (un Tanto della Cold Steel)... ebbene, in tanti anni non ho mai avuto il coraggio di usarlo...

Vintage-Cold-Steel-MASTER-TANTO-San-Mai.jpg

Alla fine ho preferito riacquistare il coltello...

Voglio dire... non è una nihonto, ma è comunque un gran bell'oggetto ed è meglio non rovinarlo... e io ho... "due mani sinistre"...

Non mi sono neppure fidato di nessuno che l'affilasse, neppure professionalmente...

 

Si fa sempre in tempo a fare danni...

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Questo è uno degli oggetti su cui dovrei presto o tardi mettere le mani...

:confused:

 

Bellina davvero, no?

img_2a.jpg

 

Quanto meno a me che sono alle primissime... armi :biggrin: piace molto...

Però... va restaurata necessariamente...

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Klaus, lavorare sulla patina in prossimita' di suemon-zogan e' difficile, ma se parliamo di nunome-zogan risulta praticamente impossibile. Credo che nemmeno un professionista come Ford Allam potrebbe garantirti un risultato. Okkio!


Mauro Piantanida
武士に二言無し
Έτσι, δεν γνωρίζω

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La mia regola è:... "nel dubbio... astieniti"...

Il mio scopo è solo fermare il degrado.

Quello che c'è... mi sa che rimane... a meno che non sia un oggetto che valga il tentativo... che ne pensate?

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Ho il sospetto che qualsiasi olio minerale per armi potrebbe andare bene.

Bisogna usarne molto poco, per evitare di farlo colare nella saya, che comunque dovrebbe essere provvista di un piccolo serbatoio in punta.

Gli oli organici, come quello di oliva, sono invece più facilmente preda di muffe e simili, credo siano da sconsigliare.

Io amo particolarmente quello giapponese per il profumo intenso e piacevole.

Può essere usato con buon senso per sciogliere un buffetto di ruggine, magari formatosi leggermente sotto l'habaki, ma io consiglio sempre di fare operare quelli che se ne occupano tutti i giorni e spesso per tutto il giorno.

Loro sbagliano difficilmente.

 

Il kashira lo vedo anche io messo molto male.

Ha intaccato la struttura, per cui vedo davvero poco spazio di intervento, ma i miracoli talvolta accadono.

 

...i tanto della Cold Steel usali tranquillamente.

Non so tanto bene per cosa (ne ho anche i ma lo trovo troppo grosso per gli usi sportivi, tipo pesca, caccia, montagna, panino al salame..).

Ho però visto i test a cui sono stati sottoposti e hanno caratteristi lontanissime dalle delicate lame artistiche che trattiamo in questo forum.


 

月の道

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Francesco, ti faccio allora una domanda.

L'urushi esposta alla luce del sole per un lungo periodo tende ad opacizzare leggermente.

A me non dispiace quando perde un po’ di lucentezza, assumendo un aria più vissuta.

Ma dal punto di vista del tecnico restauratore, la lucentezza può essere parzialmente recuperata?


 

月の道

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L'urushi la recuperi con la polvere di corna, cervo presumo, mai provato, pero' su una scatolina messa molto male e di poco valore in lacca nera, ho provato con pasta abrasiva finissima, si lucida molto bene, non provo con i pezzi buoni, so che i giapponesi usano le paste abrasive

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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