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betadine

Parole.. (di Y.M.)

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Mishima era tutto ciò che avete detto. Tornerei piuttosto sul tema "parole", ho conosciuto Mishima grazie alle vostre descrizioni analizzanti l'animo del personaggio, le uniche lacune riguardano il non aver letto tutti i suoi scritti (che non è poco direte voi).

Ritengo invece che la similitudine con Pasolini offra spunti che oltre al lato "artistico" si allargano, come macchia d'olio, sul sociale, sarebbe interessante una correlazione tra personaggio e momento storico del paese di ambedue.

Come si rapportavano con la società?, come la loro malcelata omosessualità era vissuta?, come condizionava il loro lavoro inteso come opera scritta?, Al lavoro dunque, come ha detto Betadine, ma, se credete, possiamo finirla qui.

 

 

P.S. ….e come direbbe un mio amico... (nonsonoiochehocominciato)

 


Antonio Vincenzo

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Lo troverai su un altro post... ma esclusivo solo sul Paese del Sol Levante (niente confronti.. per quel che mi riguarda.)

 

 

(un confronto si porta appresso troppe implicazioni: luoghi frequentazioni situazione e troppi "se".. la famosa latitudine..)

Modificato: da betadine

Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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D'accordo, niente confronti, sarebbe un peccato però regalare all'oblio una così interessante discussione, parole.... :arigatou:


Antonio Vincenzo

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Esistono alcuni tratti in comune tra questi grandi e discussi uomini di cultura.

L’omosessualità è tuttavia, almeno in parte, ingannevole per quanto riguarda il nostro forum e l'arte giapponese.

Per Pasolini fu, in un certo senso, una fortissima fonte di travaglio interiore che in un certo senso si può quasi considerare una costante della sua opera e della sua forza sovversiva e anticonformista.

In Giappone, invece, l’omosessualità non costituisce un tabù sociale. In qualche modo è una pratica accettata persino nella vita militare e tra un anziano ed un molto più giovane. Pertanto non costituisce in Mishima spunto di denuncia sociale, come per Pasolini.

 

Ora affronto un tema delicato, spero pertanto di non offendere nessuno ma anche di limitare al tempo stesso una discussione che, non me ne voglia Altura, esula davvero dallo scopo del forum.

Omosessualità e sadomasochismo, specialmente quando in relazione a pesanti traumi subiti in giovanissima età, accomunano invece in profondità i due sensibilissimi e sfortunati artisti, la loro opera e la loro triste, prematura e violenta fine.

Si tratta però di miserie dell'anima che, seppur hanno generato Arte, c'entrano poco col Giappone, con l'Arte Giapponese e con la Nihonto.

Si tratta inoltre anche di un campo minato, che rischia di toccare la sensibilità dei lettori del nostro forum, alcuni dei quali potrebbero essere giovanissimi. Una zona oscura dell'animo umano dinanzi al quale il raggio della luna, questa volta, deve avere il pudore ed il rispetto di arrestarsi.


 

月の道

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Forse “qualcosa” andrebbe rivista anche da altre angolazioni, ma lasciando all’ombra delle foglie e solo per chiudere il cerchio …

 

Le abitudini sessuali di un tempo vengono un po’ “costrette” con l’arrivo dello straniero – che da molto tempo aveva rimosso quello che fu anche nelle sue terre di origine.

Non la chiamerei libertà sessuale.. non c’era niente da liberare, era così che andavo le cose, così che si usava.

Certo oggi abbiamo molti termini per definire questi particolari comportamenti, ma prima di giudicare, dovremmo andare quantomeno nell’anno mille o forse di un altro millennio indietro (senza bagaglio, ovvio) e allora tutto, forse, cambierebbe molte spigolature.

 

Quello che fu, e l'influenza straniera ne fu un fattore chiave, è che dalla Restaurazione Meiji in poi, quello che era stato “nell’ordine delle cose” divenne motivo di censura, repressione per taluni e terra di conquista per la nuova società che nasceva: ora si che occorreva riguadagnare il diritto alla libertà.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Il Meiji, al contrario di quanto si pensa, fu un passo indietro.

Un enorme passo indietro che ha pagato costi altissimi.

Talora accade quando devi prendere la rincorsa per fare un salto.

Il salto, qui, era portare benessere, istruzione e cultura anche a quelli che non portavano la spada al fianco.

E chi la portava era un qualche percento della popolazione.

Metti una spada da ufficiale vicino a una Nihonto e ti sarai fatto un'idea di ciò che avvenne.

...insomma, il solito discorso che provo a fare quando qui si comincia a sbeffeggiare chi ci posta la sua fiammante Hattori Hanzo di Kill Bill.

 

A ben vedere, la prima metà del novecento non ha visto accadere tutto ciò esclusivamente in Giappone.

 


 

月の道

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Lo stiamo facendo ora .... e non so bene dove porti questa rincorsa.

 

 

Lo spiega anche Plutarco con Roma e la Grecia, contiunuarono diversi stati europei col neo-colonialismo .. e qualcuno sta ancora saltellando..

 

Al Giappone par'essere riuscito abbastanza bene..


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Mah... io non credo che esistano "passi indietro"...
Forse non ho compreso, forse si tratta di interpretazioni soggettive delle evoluzioni..
Qualsiasi crescita comporta cambiamenti e costi...
Per coloro che sopportano quei costi l'evento appare come un passo indietro, ma si tratta di interpretazioni relative e soggettive.
Per questo chiedo "in che termini?"
I "medio evi" sono fondalmentalmente dei miti... ciò che comporta crisi di un mondo, rappresenta, nel contempo, germoglio vitale di altri settori umani.
Non per nulla, Plutarco offre un'interpretazione molto soggettiva del mondo che cambiava... anche se il cambiamento gli offrì opportunità che il suo mondo non avrebbe offerto agli outsiders.

Voglio dire... per le monarchie la Rivoluzione francese sarà apparsa come un grosso passo indietro, ma per una grande fetta dell'umanità è stata un'alba di risurrezione.

Certo.. il cd Terrore fu un passo indietro anche per lo Stato di Diritto, ma tutto sommato si trattò di un temporaneo ribaltamento dei capricci istituzionali...

 

Quando si ristruttura un edificio si demolisce e si ricostruisce.

La demolizione è un temporaneo "peggioramento" rispetto alla situazione preesistente, ma per quanto mi sforzi, non riesco ad interpretare come un "passo indietro" l'abolizione di una società rigidamente divisa in caste, dei relativi privilegi e l'apertura verso l'esterno.

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... eppure la storiella della demolizione è molto calzante..

 

tu vivi in un antico, fascinoso e decadente palazzo

ad un certo punto capisci che è così malvisto e fuoritempo che devi intervenire

il palazzo viene demolito, e per i passanti e per te stesso è un periodi duro, non c'è più nulla, e sei senza casa

finalmente il nuovo palazzo è pronto, alla maggior parte dei passanti piace tantissimo, ad altri meno

tu oramai stanco, non ci vivi più.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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questione di puntidi vista.

 

sei a Roma e ti capiterà di vedere palazzi anche fine '500 che ristrutturati (quelli si malamente) diventano "plasticosi" perdendo i segni del tempo..

(e la calce)

 

(giàtelodibbi) ma ripeto... solo questioni di punti di vista..


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Klaus, è più semplice.

Se ritorni a vivere tra le fronde degli alberi, in attesa che venga un arabo a spiegarti che tuo papà si chiama Aristotele...

...beh, forse sarà una evoluzione bio-vegan-newage del buon selvaggio, con grandi risvolti artistico-sociali.

Personalmente, per me è un passo indietro.

 

Per fortuna, come dicevo, in genere questi momenti bui sono brevi momenti di rincorsa per fare un salto.

Con questo non intendo che Sengoku Jidai e Meiji furono momenti di totale regressione, come spero di aver spiegato.


 

月の道

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