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il Giardino Giapponese

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Tsubaki

camelia sinensis.jpg

... quando tornò nel suo paese, andò con la sua spada nei pressi dell’ingresso della grotta del mostro per attenderlo con calma
.. mentre un lungo corteo accompagnava la principessa “Campo di riso” a sacrificarsi per il suo popolo.
.
L’attesa non fu lunga perché all’alba il serpente apparve dalla profondità della sua grotta, in quel momento tutti gli abitanti del regno tremarono e fuggirono al suo ruggito, ma Susanowo che continuò a mantenere la calma, lo attese fino a quando non fu in grado di cogliere il momento giusto per ingaggiare una lotta senza esclusione di colpi.
Dopo diverse ore di combattimento Susanowo ebbe le meglio sul serpente.


Poi si avvicinò alla principessa e chiedendola in sposa appoggiò la spada insanguinata sull’erba che iniziò a tingersi di rosso.
Da quella macchia apparve un arbusto dalle foglie lucidissime e dai fiori bianchi con alcuna macchioline rosse.


Le “rose del Giappone” legate simbolicamente alla leggenda di Susanowo rappresentarono il sacrificio di ogni giovane vita in ricordo delle principesse vittime della crudeltà del terribile serpente.
I fiori vennero chiamati tsubaki e la loro caratteristica è di non perdere i petali ma di cadere interi dalla pianta.

 

Secondo un’altra mitica storia Orientale, il 28°patriarca del buddismo, Ta-Mo fondatore della scuola di Ch’an, conosciuto anche con il nome di Bodhidharma, durante una delle sue meditazioni si addormentò.   Per punirsi dell’accaduto decise di recidersi le palpebre affinché non potesse più chiudere gli occhi durante le sue meditazioni future.
Nel punto in cui gettò le sue palpebre in terra, nacque così una pianta di camelia da tè, camelia sinensis, il cui infuso aiutava a rimanere svegli.
Dalle foglie essiccate di una qualità di camelia appositamente coltivata, si fa per infusione un ottimo tè.

 

Esistono diverse leggende generalmente originate nei paesi orientali, sul significato e sulla nascita delle camelie.
Quella sopra ruiportata si trova in un antico libro giapponese e narra delle vicende del dio del vento, delle piogge e degli uragani, Susanowo.. Viene anche riportato che era costretto a vivere nel regno dominato da un malvagio serpente a otto teste.    Ogni anno il serpente pretendeva il sacrificio della più bella fanciulla del regno, ma un giorno Susanowo, stanco di quella vita di soprusi, decise di liberare il paese dal mostro e si recò nel regno dell’oltretomba, dove creò una spada all’interno della quale imprigionò un raggio di sole.

In oriente nella scelta delle camelie si preferiscono le varietà dal fiore semplice con petali centrali che coprono gli stami.
Anche i samurai custodivano preziosamente queste piante.
In Cina, come in Giappone, le varietà più prestigiose erano riservate ai nobili.   

 

  • Fūjin (風神)  è il dio giapponese del vento ed è uno dei più antichi dei shintoisti.  Si dice sia stato presente alla creazione del mondo. Viene spesso raffigurato come un oni (una specie di yōkai) con una borsa appesa alla schiena.
  • Susanoo-no-Mikoto (須 佐 之 男 命) o Susano'o e Susanowo, secondo quanto riferito, è chiamato "Futsushi"..  è il dio delle tempeste e in alcuni casi anche  sovrano del mare.
    Viene descritto anche come "un dio imbroglione", poiché la mitologia giapponese documenta ampiamente la «rivalità tra fratelli»,  tra lui e Amaterasu.
    Susanoo fu anche responsabile dell'uccisione del mostro Yamata no Orochi e della successiva scoperta della sacra spada Kusanagi .

 

Camellia-japonica-variegata-300x249.jpg


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Prima che sto pippone sui fiori volga quasi al termine, approfittando della bella raccolta di tsuba di MauroP, ci tenevo a sottolineare - come peraltro già avvenuto qua e là, che l'intento era quello di far notare alcuni aspetti a noi talvolta lontani, facendo un pò di luce su quella parte filosofica religiosa e morale racchiusa in ogni stamo o filo d'erba rappresentato su un kodogu... che sia anche ape o formica, c'è dietro una storia.. e sicuramente o l'artigiano o direttamente la persona che li mandava a fare, aveva in mente, o in cuor suo, un qualcosa da raccontare.

Sui fiori, ovviamente non poteva mancare una forma d'arte giapponese.. Hanakotoba ( 言葉) è la forma giapponese della lingua dei fiori.
In questa pratica alle piante venivano da tempo immemore associati codici e password, simbologia e signififcato.
Ciò è legato sia agli effetti fisiologici o cromatici, sia narrativi.
In un certo senso, l'azione sotto il colore dei fiori o la forma mettono in parole le impressioni della natura o accadimenti e leggende, trasmettendo emozione e comunicando senza il bisogno dell'uso delle parole.    Cosa molto tipica per un giapponese.

Veniamo a noi .. 百合  o  ゆり (Yuri)

Lilium.jpg


HIGANBANA _ Non incontrarsi mai più .. Memoria persa .. Abbandono
In Giappone il Red Spider Lily segnala l'arrivo dell'autunno.
Molti buddisti lo useranno per celebrare con una cerimonia presso la tomba di uno dei loro antenati.  Li piantano su tombe come tributo ai morti.
Le persone credono che, dal momento che il giglio ragno rosso è principalmente associato alla morte, non si dovrebbe mai dare un mazzo di questi fiori, poiché questi fiori scarlatti sono descritti nelle traduzioni cinese e giapponese del Sutra del Loto come infausti fiori che crescono in Diyu o Huángquán (noto anche come Inferno 黄泉) o come guida deii morti nella successiva reincarnazione, samsara.


.Quando i fiori di Lycoris sbocciano, le foglie cadono .. Quando le foglie crescono, i fiori appassiscono.
Questa "casuale ripetizione" ha dato origine a varie leggende.

Una famosa è la leggenda di due folletti (o spiriti).
Manju (
) custodiva il fiore e Saka ( ) custodiva le foglie.

Per curiosità, sfidarono la sorte che li aveva destinati a proteggere i fili d'erba, da soli.. e riuscirono a incontrarsi.
A prima vista, si innamorarono l'uno dell'altro.
Amaterasu, esasperato dalla loro ostinazione, separò la miserabile coppia e pose una maledizione su di loro come punizione: i fiori di Manju non avrebbero mai più incontrato le foglie di Saka.

Si diceva che quando la coppia si incontrò dopo la morte a Diyu, giurarono di incontrarsi dopo la reincarnazione..  tuttavia, nessuno dei due avrebbe potuto manter la promessa data.

In commemorazione della coppia, alcuni chiamano i fili d'erba "Manjusaka", una miscela di "Manju" e "Saka".
Lo stesso nome è usato in giapponese, e si pronuncia manjushage.

Un'altra leggenda narra che quando vedi qualcuno che potresti non incontrare mai più, questi fiori, chiamati anche «gigli di ragno rosso», fioriranno lungo il percorso.
Forse a causa di queste leggende dolorose, i giapponesi spesso usavano questi fiori nei funerali.
Il nome giapponese Higanbana (
彼岸花) per la Lycoris radiata significa letteralmente higan (l'altra o quella riva del fiume Sanzu) fiore, decorare e godibile, fiore dell'aldilà, gokuraku jyōdo (浄土).
(..
nella nostra letteratura, questo fiume lo conosciamo come Stige o Acheronte).

Il giglio ragno rosso è presente nel manhwa coreano «Bride of the Water God di Yun Mi-kyung» ed evoca la leggenda dei fiori e delle foglie del giglio che non si incontrano mai.
È stato anche descritto nell'anime, Jigoku Shoujo (Hell Girl).

LiliumSpyder.jpg

Manjushage.jpg

 

Per chi volesse approfondire..
https://en.wikipedia.org/wiki/Hanakotoba
https://en.wikipedia.org/wiki/Plant_symbolism
(qua una vecchia guida completa.. quando la rete, come la conosciamo oggi, non era ancora nata, era il 1996).
https://web.archive.org/web/20170820114417/http://www.photovault.com/Link/Food/PlantsHerbsSymbolism.html


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tanto per annoiarvi ancora un pò ...

Forse non lo sapete, ma il termine setsubun 節分 letteralmente significa divisione delle stagioni (da setsu = stagione, periodo; bun = divisione) e si tratta di un giorno particolare in quanto segna la fine di un periodo e l’inizio di un altro.

Fin qua, apparte il termine, non v'è nulla di strano.
Ma stiamo parlado di Giappone e quindi la cosidettà linearità non è mai tale.

Lo scorrere delle stagioni è una questione presa molto seriamente in Giappone.
Questa costante attenzione al cambiamento (anche del tempo) è una cosa che dopo un po’ si assimila dai giapponesi.
Tanto per capirci.. in un certo senso (e mi riferisco proprio al senso) è possibile che già a febbraio si inizi a percepire la primavera con il fiorire del mandorlo.
Il rumore delle cicale che accompagna le estati non solo giapponesi..
Il cambiamento di luce e colori quando l’estate man mano sfuma verso i toni caldi dell’autunno.

Insomma, è sufficiente prestare un poco più di attenzione verso il mondo che ci circonda per iniziare a notare il flusso costante delle stagioni e del tempo che passa.

L’importanza delle stagioni in Giappone non è dovuta solo a questo.
Le stagioni del Giappone non sono solo quattro, ma molte di più, ognuna con una precisa caratteristica che evidenzia un particolare momento del ciclo della natura.
Secondo l’antico calendario, l’anno era suddiviso in 24 parti (setsu), chiamati anche termini solari, attraverso la fissazione di 24 momenti salienti o sekki, che servivano a delineare l’avanzare del tempo e delle stagioni e che consentivano di sapere in ogni momento a quale punto ci si trovasse con la stagione.
Così, mentre nella nostra cultura da sempre abbiamo coscienza di quattro posizioni fondamentali del sole (gli equinozi e i solstizi, che delimitano appunto le 4 stagioni), in Giappone -come in Cina- si individua una serie molta più fitta di posizioni del Sole che si susseguono pressapoco ogni 15 giorni e che danno origine a stagioni bene individuate.

I setsu o sekki costituiscono all’interno del calendario una sorta di piccole stagioni e, come detto, se ne incontrano 24, in base al computo solare dell’anno.
Nell’ambito di questa suddivisione dell’anno, i solstizi e gli equinozi non sono considerati come da noi «l’inizio», ma bensì «il centro» delle rispettive stagioni.
Quindi a fronte dei due equinozi e due solstizi (shunbun – equinozio di primavera, geshi – solstizio d’estate, shūbun – equinozio d’autunno, tōji – solstizio d’inverno) abbiamo altrettanti sekki che segnano invece l’inizio della stagione (risshun – inizio della primavera, rikka – inizio dell’estate, risshū – inizio dell’autunno, rittō – inizio dell’inverno).
Il giorno precedente il passaggio alla nuova stagione è il setsubun.

L’importanza che viene loro attribuita e la loro influenza sulla vita quotidiana ha origini che affondano nell’antichità, in quel Giappone agricolo che doveva seguire con attenzione il flusso delle stagioni, percependo ogni minimo cambiamento climatico e ancora oggi è evidente in molteplici aspetti, come nella cucina, con la preparazione di piatti legati alla stagionalità degli alimenti.

I setsu a loro volta sono suddivisi in altri 3 momenti che si susseguono all’incirca ogni 5 giorni, dando vita così a un calendario che si compone di ben 72 stagioni, ognuna delle quali ha una durata molto breve e che descrive in pieno i delicati e quasi impercettibili cambiamenti nella natura che si verificano costantemente intorno a noi.

Ovviamente non mancano i nomi "curiosi" e didascalici che racchiudono in pochi segni un'emozione visiva, come "i venti primaverili scongelano il ghiaccio" o "i primi fiori di pesco" o "il calore umido della terra" o "l'acero e l'edera diventano gialli".

 

Qua presso Utsukushii Kurashikata Institute  (Beautiful Living Research Lab) potrete trovare del materiale raccolto e riferito ad un antico calendario, illustrazioni, haiku e foto per ognuna delle 72 stagioni, riunite in una serie di riferimenti relativi ai piccoli cambiamenti della natura.. (con tanto di app), mentre la sezione “Today’s season“ riporta una spiegazione dettagliata, con tanti interessanti riferimenti sulla stagionalità.

 

Japan season.png

 

 

 


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(ma voi avete mai raffrontato questi «aspetti», inclusa la stagionalità, con la stesura del "tsuchioki" .. dove una semplice linea di tagliente viene marcata con punti salienti di riferimento ??)

in fondo in fondo, anche su un hamon si trovano i delicati e quasi impercettibili cambiamenti nella natura che si verificano costantemente intorno a noi..
Dalle chele di granchio al Fuji-san, passando per i ventosi sunagashi su raggruppamenti di stellate nioi e nie.

E chissà quanti altri accenti saranno stati pensanti dai primi kaji nel corso delle 72stagioni di un semplice anno solare  passati ricurvi tral fuoco, la terra, un pò d'acqua e pezzi di ferro.
etica ed estetica .. forma e sostanza .. funzionalità e bellezza    (
tutti concetti cardine del design)

 

"Tsuchioki" .. è la pasta di argilla che viene stesa sulla lama battuta prima del yakihire e che determinerà le variazioni dello hamon, l'effetto visivo che si genera durante l'indurimento del metallo.


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anche il giardino, compreso quello giapponese, non sfugge alla legge non scritta “dell’appagamento visivo”.

In tutte le latitudini uomini si ingegnano a pensare al risultato quando piantano o semplicemente acquistano un qualcosa di porre sulla terra per dare piacere agli occhi e alla propria anima.. donando la visione anche a chi, fortunato, passerà da quelle parti.

Altri “uomini” lavorano dietro per generare e modificare “cultivar”, innestando specie diverse con l’intento di generare nuove visioni, come un melo grano o la pesca noce o varianti floreali.

Altri si ingegnano, attraverso la genetica, per rendere le piante più robuste o adattabili a diversi climi.
.… altri ancora li usano per salvar vite... estrarre principi e sostanze che ci possano aiutare.. come la bambina di questa storia che vi sto per raccontare

In tutto il mondo viene considerato simbolo di prosperità, di gioia e di bene, kiku.

Kiku.jpg

Cera una volta un piccolo villaggio sperduto tra le montagne del Giappone.
In una casetta di legno abitavano una bambina e la sua mamma.
Quando arrivò l’autunno tutti i fiori nel loro giardino appassirono, tranne una margherita. 
La bimba decise di salvarla dall’inverno e la mise in un piccolo vaso portandola a casa.
Quell’inverno, complice il grande freddo, la mamma della piccola si ammalò gravemente.

La bambina disperata non sapendo più cosa fare decise di andare a recitare una preghiera nel bosco, dove, si narrava, abitavano le divinità.

Lì incontrò uno spirito errante, che sentendola pregare si avvicinò..
Alla vista la piccola lo implorò di aiutare la sua mamma, dicendogli che non aveva nulla da offrire se non un fiore che aveva salvato dall’inverno al quale lei si era molto affezionata, ed era l’unica cosa che ora rallegrava la casa..

Lo spirito allora le disse: “Il tuo cuore è grande e voglio aiutarti… la tua mamma vivrà tanti anni quanti sono i petali del fiore che mi hai donerai”. 

La bambina corse verso casa con un pensiero in testa.. la margherita ha pochi petali..!!
     così la bambina, prima di consegnare il fiore allo spirito, li tagliò in tantissime striscioline.. così tante che si faceva fatica a contarle.

quel giorno nacque il crisantemo, il fiore dai mille petali.


Detto ciò, penso che anche con i fiori in giardino abbiamo trascorso piacevoli ore..
Tutto è sempre qua, basta fermarsi un attimo, annusare l’aria, sbirciare e lasciare andare “le cose”.
.. ora vi saluto e mi vado rilassare nel mio.
βuona domenica


ps..  un grazie a Mauro Piantanida per questi spicchi di luce.

Chrys.jpg

 

 

... e per chi volesse scavare ancora un po’ ..
https://theculturetrip.com/asia/japan/articles/7-flower-festivals-that-are-worth-travelling-to-japan-for/

https://www.japan-talk.com/jt/new/17-Japanese-flower-meanings
http://www.tradurreilgiappone.com/2016/03/15/hanakotoba-linguaggio-fiori/
https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori/
https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-ii-parte/
https://www.thejapanesedreams.com/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-iii-parte/
http://www.ans-sociologi.campania.it/Magazine/2017/12/13/hanakotoba-il-linguaggio-dei-fiori-nella-terra-del-sol-levante/
http://ioeilgiappone.altervista.org/hanakotoba-%e8%8a%b1%e8%a8%80%e8%91%89-il-linguaggio-dei-fiori/
https://imaginingsofachild.wordpress.com/2017/09/07/yin-yang-myths-part-one-lycoris-radiata/
https://owlcation.com/humanities/The-Legend-Of-the-Blue-Rose
https:/https://www.proflowers.com/blog/japanese-flowers/saninstory.wordpress.com/tag/hanakotoba/
http://www.thelanguagejournal.com/2012/10/hanakotoba-japanese-secret-language_18.html
https://mai-ko.com/maiko-blog/japanese-symbols-and-meanings-in-japan/
https://www.tattoodo.com/a/a-guide-to-the-mythological-creatures-of-japanese-irezumi-10835


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Il termine giardino deriva dal greco “paradeison” che significa ….  giardino.
 

Nel mezzo del cammin di nostra vita o nel sogno di una notte di mezza estate un tale, non ricordo bene se, un giorno disse o scrisse..  ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che é su tutta la terra e ogni albero in cui é un frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.   A tutte le bestie, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali v’è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.

 

Nella cultura, inclusa quella orientale, il giardino non rappresenta un elemento soltanto estetico, ma stimola il visitatore nella ricerca dell'uomo (nascosto) e aiuta a far riflettere sul significato delle armonie tra natura e uomo.    Di questa armonia si narra nel simbolismo cinese, secondo il quale gli oggetti naturali quali la pietra, l'albero, la montagna, lo stagno e l'isola sarebbero la manifestazione sensibile di entità divine.    In oriente il giardino è sempre stato concepito come una perfetta rappresentazione dell'armonia .. un'imitazione della natura capace di influire positivamente sull'uomo.  

In sintesi esso rappresenta il simbolo della coscienza rispetto alla selva (inconscio)  . come l'isola rispetto all’oceano mare  ..  come un taglio su una tela .

In epoca medievale, come dalle ns. parti, i giardini venivano rinchiusi nei chiostri o "in corti".. una sorta di protezione dagli accadimenti esterni.. ma dall’esterno venivano gli stimoli che racchiudevano in ogni elemento architettonico le sue forme, l’orientamento, la morfologia, le alberature, i fiori, i sassi, l’acqua .. per i cinesi al tempo stesso fonte della vita e declino o dimora del drago.
Così accadde che "il muro" cambiò funzione e invece di proteggersi dall’esterno si racchiuse all’interno, in meditazione o in raccoglimento .

Cambiano i nomi e talvolta cambiano le vesti, ma in quella solitudine,  monaci senz’abito cercavano forme di comunione con il proprio simile…. era come una sorta di premio o di eden… un luogo di pace che dovevi cercare e, in qualche modo, meritare .. anche se solo per un piacere visivo.  (si tornava al primordiale concetto di terra di Babilonia .. emerge il seme generatore del giardino persiano)

Tra i piaceri visivi orto-botanici, i giapponesi hanno sviluppato una certa sensibilità che li ha portati a miniaturizzare anche il giardino ideale..  una sorta di confezione tascabile o da viaggio.. spesso portata con se nei cambi stagionali di dimora o come vedremo nei cambi di stato o moto a luogo.

La millenaria cultura orientale esercita da sempre un grande fascino in tutti noi, anche nell'ambito delle piante e dei fiori.
Tutti conosciamo il bonsai.. ovvero la capacità di far crescere in un piccolo vaso vere e proprie opere della natura in miniatura, sapientemente plasmate nei rami e nei tronchi da precise mani che quest'arte si tramandano.

Molto spesso si tratta di piante di qualsiasi tipo, erbe coltivate per il loro aspetto grazioso, erbe indesiderate che penetrano dai tetti e che ti offrono un piccolo fiore colorato, piante perenni o stagionali.. insomma una sorta di piante da compagnia.
Per questi giardini in miniatura avremo bisogno, al pari di un bonsai, di keto (nutrimento) una sorta di torba e di akadama, una sorta di terriccio granulare argilloso…. poi di un po’ di fantasia

Ecco allora che un kokedama può essere la giusta soluzione per abbellire gli spazi della casa, oltre che usarlo come un vero e proprio messaggero di sentimenti.

Kokedama.jpg

Con il termine kokedama si intende un metodo di coltivazione nato in Giappone intorno al 1600 e la principale differenza col bonsai è l'assenza del vaso... sospeso .. solo sospeso.
Kokedama in inglese si traduce come «palla di muschio» e in questa palla cresce la ns. pianta.

Kokedam.jpg         kokedama (1).jpg

 

Un altro atipico giardino è il kusamono, ovvero "erba" e "cosa".. composizioni in vasi di erbe e fiori selvatici che vivono accanto al bonsai.. accanto, e in genere sempre un poco più in basso.
.. sono piante d'accento

kusamono (1).jpg          kusamono_et_shitakusa-mai_.jpg         kusamono.jpg

 

Sempre tra le miniature troviamo i shitakusa.. comunemente associati al termine "pianta da compagnia".. pensata per completare la scena al pari di un suiseki o di una pergamena.

shitakusa.jpg

 

Facendo un salto in avanti troviamo ancora i wabikusa.. un moderno concetto di pianta dalle radici profonde (associato al kusa o erba-pianta, troviamo l'oramai ben noto termine "wabi".))
Queste sfere di substrato sono ricoperte di piante che crescono nella loro forma terrestre, ma sono poste in piccoli contenitori di vetro con un pò d'acqua.

wabikusa.jpg

 

Per concludere i minigiardini (almeno quelli a me noti) troviamo il nearai.
Nearai è un termine e una forma non comune fuori dal Giappone e si riferisce a "una pianta" coltivata in un vaso che a un certo punto della sua crescita viene rimosso e la pianta, strabordante di radici, viene adagiata su una pietra, o comunque su un piano.
.. si narra che spesso anche le altre, shitakusa, kodekama e kusamono, possano ambire a diventar nearai.
Senza aver più nulla da nascondere..
come un monaco senz'abito
come un uomo senza paura

nearai.jpg


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E’ passato più di un anno e dobbiamo riconoscere che quando abbiamo incominciato a fare quattro passi in giardino, nessuno si sarebbe immaginato che “nostra signora” si risvegliasse così male, lasciando Namazu libero di scorrazzare tra le vicine genti.

Della vicinanza debbo ringraziare Adam H.Graham, dal Massachusetts a Zurigo e la BBC di London City, per avermi permesso di usare il testo e qualche foto e, visto che di muschio si parlava, alla giusta distanza, ora nel muschio andiamo..

 

 

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La tomba di 200mila monaci, Okunoin Cemetery in the mountainous Wakagama Prefecture

 

Era il crepuscolo quando entrammo nel cimitero.
Un sentiero di pietra, debolmente illuminato da lanterne, serpeggiava sotto la torreggiante cicuta e gli alberi di pino.
L'abbiamo camminato con cautela e ci siamo immersi nell'abbraccio di una foresta sacra di 1.200 anni.
Sfarfallio di luce rimbalzava su antiche tombe, ombre si muovevano attraverso i fitti boschi profumati di incenso e volti scolpiti nella pietra ci guardavano misteriosamente dagli angoli più neri del cimitero. Sembrava che fossimo osservati.  E forse lo eravamo.

Dopotutto, questo non era solo un cimitero.
Era il nebbioso e muschioso cimitero di Okunoin, il più grande del Giappone dove risiedono 200.000 tombe di monaci buddisti che si dice stiano aspettando la resurrezione del futuro Buddha.
Risale almeno all'816 d.C. e ogni centimetro di esso è sacro... e inquietante.

 

p03ly6b7.jpg

 

Il cimitero di Okunoin si trova a Kōya-san, un antico villaggio situato nella montuosa prefettura di Wakayama in Giappone.
E’ solo uno dei tanti luoghi sacri della catena montuosa Kii dove si trovano anche i siti shintoisti della regione e antichi percorsi di pellegrinaggio che collegano ai luoghi più recenti di culto buddista.. introdotti in Giappone 1500 anni fa dai monaci del Pakistan e dell'Afghanistan di oggi.

Kōya-san è l'epicentro del buddismo Shingon, che è uno dei pochi lignaggi tantrici sopravvissuti del buddismo nell'Asia orientale ed è noto per il suo misterioso mikkyō.. insegnamenti monastici segreti tramandati oralmente attraverso una catena iniziatica.

La setta fu introdotta in Giappone nell'805 d.C. dal poeta e maestro buddista Kūkai, noto anche come Kōbō-Daishi, che studiò con i monaci a Xi'an in Cina, durante la dinastia Tang e rimane una delle figure religiose più significative del Giappone.
In un mausoleo alla fine del cimitero, gli viengono offerti pasti rituali due volte al giorno..  "Lui" rimane immobile (in eterna meditazione concentrandosi sulla liberazione di tutti gli esseri.) .. o come diremmo in occidente.. lui sta lì, morto.

Come con la maggior parte dei luoghi in Giappone, il treno proiettile è il modo più efficiente per arrivarci.
Il viaggio di cinque ore da Tokyo si è trasferito sulla scenografica Nankai Line alla stazione di Namba di Osaka, da dove ha lasciato le frenetiche pianure urbane delle pianure del Kinai e si è arrampicato in morbide colline verdi punteggiate di alberi di ciliegio in fiore, ryokan (case in vecchio stile) e edifici a graticcio del IX secolo.. (intelaiature in genere in legno lasciate “a vista”.)
L'ultima tappa del viaggio è stata una scenografica corsa in funicolare di cinque minuti dalla stazione di Gokuraku-bashi che ci ha sparato su una montagna alta 800 metri, lasciando il mondo moderno e tutte le sue trappole sottostanti.

"Sembra che andiamo in paradiso", disse qualcuno mentre salivamo nella delicata luce della montagna.

Si dice che le otto diverse vette di Kōya-san assomiglino ad un fiore di loto.
Non so se sia vero, ma dopo l'arrivo è stato facile capire perché questo vertice soffocato dalla nebbia sia stato scelto come luogo spirituale dai primi coloni monastici.
Un'impenetrabile immobilità riempiva l'aria fredda della primavera.

La funivia ci ha depositato alla stazione degli autobus, dove siamo saltati in un viaggio di cinque minuti verso l'estremità orientale del villaggio.
L'autobus ci lasciò fuori da due shukubo (alloggi presso i templi) vicini ma molto diversi ..
Questo aveva un torrente coperto di muschio che filtrava attraverso uno splendido giardino con un cedro elegantemente nodoso, dove sapienti mani avevano applicato quella che viene definita arte topiaria.

 

Un piccolo ponte con due piccole sedie si affacciava su un cortile comune pieno di aceri e cipressi e stagni riflettenti, rendendo quasi impossibile non meditare.

Il complesso comprende anche il Konpon Daitō del IX secolo, una pagoda a due piani color vermiglio decorata con 16 bodhisattva.. tra cui gli otto patriarchi del buddismo Shingon-shū.
Diversamente dalla maggior parte dei templi buddisti zen giapponesi, l'iconografia qui mostrava rappresentazioni selvagge di divinità e mandala dai colori vivaci più tipici del Tibet, del Bhutan e dell'India.

All’interno del Kondō - la Sala d'oro in cui è custodito il Guru Bhaishajya.. il Buddha della Medicina, si può ascoltare il "profondo colpo" della campana di rame Daito, la quarta campana più grande del Giappone.

Da quelle parti c’è anche il mausoleo della famiglia Tokugawa del XVII secolo, costruito per il famoso padre e figlio shōgun. .. (😉)
Kōya-san può essere una grande attrazione turistica, ma la densità di siti sacri può farci ritornare a vivere o immaginare la vita delle antiche capitali di Kyoto e Kamakura.

 

Di giorno nel cimitero di Okunoin, inspiegabilmente, si possono esplorare i sentieri che non sono visibili nella notte.
Di giorno, Okunoin era tutto ciò che non era il cimitero oscurato.
Fasci di luce di bronzo penetrarono attraverso il baldacchino, illuminando gli alberi, il muschio e gli stupa a più livelli che sovrastavano le lapidi.  Sembra che tutto qui appartenga all'eternità.

I volti visti la sera prima erano statue di pietra del bodhisattva Jizō Bosatsu… alto e magro, basso e robusto, persino in miniatura o nascosto come uova di Pasqua nei vuoti dei tronchi d'albero.
Jiz
ō di solito viene raffigurato sorridendo e, a volte, il rossetto rosa viene applicato alle sue guance, rendendolo gioviale come un personaggio dei fumetti.
I pellegrini che hanno perso dei bambini posizionano pettorine rosse sulle statue di Jiz
ō in modo che li guardi.

 

p03ly64z.jpg

 

C'erano centinaia, forse migliaia di grembiuli freschi che sbattevano nel vento gentile intorno a noi.
Anche per un viaggiatore indurito, è difficile non soffocarsi per la calma e straziante dignità di tutto ciò.
Questo è un paesaggio che aveva assorbito il dolore e la sofferenza degli altri..   d
ōlorosamente bellō.

p03ly6jc.jpg

 

Alla fine del percorso del cimitero c'è Torondo, la Sala delle Lanterne, utilizzata come porta di accesso al mausoleo di Kūkai e dove sono appese 10.000 lanterne donate.
Due di queste lanterne bruciano continuamente dal 1088 d.C., una donata da un ex imperatore e l'altra da una contadina che vendeva i capelli per una lanterna.. e pregare per i suoi genitori deceduti.

 

Poi, il sole ha iniziato a sprofondare e l'oscurità si è nuovamente stabilizzata intorno a noi.

Ma questa volta, il cimitero non era inquietante e la differenza tra luce e buio sembrava insignificante.
Ho pensato alle ultime parole del Buddha prima di iniziare la sua eterna meditazione, "Sii una luce per te"., e con ciò siamo tornati allo shukubo, illuminato nel bagliore della notte.

 

p03ly6p8.jpg


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Forse, anzi sicuramente, vi ho ingannato parlando di quattro passi nel giardino.... abbiamo percorso quasi 10milakm mentre pensavo che fosse piacevole l’idea di condividere la visione di uno stolto appassionato anche di “gente" (anche giapponese) ..  gente abituata ad essere forgiata nel corpo e nello spirito –  e son convinto che non sia solo un modo di dire.

Siamo arrivati alla conclusione del ns.viaggio insieme, in questo caso cominciato più di vent’anni fa a Esfahan..  e attraversando la via della seta arrivati a Kobe..  e da lì un po’ a zonzo dall’isola di Honshū, quando il nuovo millennio non aveva l’età di Emma Chen, mia figlia (casualmente portata alla luce da un’ostetrica cinese.)

Vorrei fare –io che giapponese non sono- due ringraziamenti…  tra le tante persone conosciute.., due donne che precocemente mi han aperto al mondo.. Ella Maillart e Renata Pisu.
(
a dirla tutta, anche ai miei piedi e alla mia cocciutaggine..)

Delle due (così vi suggerisco anche qualche estiva lettura) la prima è in pace col mondo dal 97, l'altra combatte ancora.. e oltre a essere adorabili, acute e visionarie, han anche scritto bei libri..
"Crociere e carovane" .. che consiglio a tutte le giovani ragazze (piaceranno anche ai genitori) dove la sintesi è racchiusa nella frase.. «se la vita dev'esser degna di essere vissuta, non la si può umiliare con un eccesso di prudenza: è una partita che va giocata fino in fondo
L'altro libro è un atipico sguardo sul paese del Sol Levante.. "Alle radici del sole. I mille volti del Giappone: incontri, luoghi, riti e follie", e la sintesi è già nel titolo.

La radice comune era l’Asia Centrale e poi su verso Est..  .. e visto che stiamo parlando di libri in Giardino, non posso che rammentarvi anche, come già fatto dal ns.GLVpresident, il sottile Lafcadio Hearn.. che attraverso storie di fantasmi e allegorie, ci racconta molto di una terra che ha molto amato.

Grazie ... a chi è arrivato fin qui.

 

Ci lasciamo su un monte che di fatto è un ponte.. e da qualche parte ci porterà.
intanto, Buona Domenica.


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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Il Buddismo Shingon, con la sua ricca iconografia ed i suoi formulari magici, arricchisce da sempre il nostro mondo, quello delle Nihonto.

Non solo, per la verità, molte forme d'arte ne sono debitrici.
Abbiamo fatto un ampio excursus in quelle figurative. 
...e in qualche maniera, come ci ha mostrato Beta, il Giardino Giapponese ricade tra queste.

Ma non sfugga che tutt'oggi lo scopo di questa iconografia non è affatto decorativo. Queste immagini dal forte contenuto simbolico hanno un significato che noi occidentali saremmo tentati di chiamare religioso.

La traduzione più corretta sarebbe, invece, magico.
Forse troppo velocemente etichettiamo il Giapponese come superstizioso, quando invece certi riti erano un tempo anche nostri.

Un tempo in cui non eravamo così disgiunti dal nostro pianeta e dalla Natura che gli dà vita.
Non son le grete e le demonizzazioni della plastica a renderci bio, eco e quanto.
Preposizioni che ormai ci ammorbano fino alla nausea.

Più importante è riconnetterci con questo antico patrimonio tradizionale che, in nome di una scienza ed una tecnologia mal interpretata e mal vissuta, abbiamo perduto.

Posti come il cimitero di Okunoin sono ricchi di questo patrimonio.
...Se smettessimo di osservarli da dietro lo schermo difensivo di un telefonino, potremmo accorgercene tutti.

Grazie Beta, per aver avuto questo coraggio.


 

月の道

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Il 31/7/2020 alle 22:46 , betadine ha scritto:

Sempre tra le miniature troviamo i shitakusa.. comunemente associati al termine "pianta da compagnia".. pensata per completare la scena al pari di un suiseki o di una pergamena.

shitakusa.jpg

 

nelle composizioni bonsai/shitakusa c'è la costante interazione tra le due componenti, un inchino, un protendersi dell'uno verso l'altra, quasi a volersi avvicinare

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nella composizione forum/beta c'è la costa... ..

( . o almeno è quello che provo a fare
come una sorta di pianta d'accento.))   :arigatou:


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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giardino.png

Riassumendo  una traccia per chi ci sta seguendo, tra le setsubun , sekki e gli altri “momenti/5gg” che formano le 72 stagioni, dopo l’avvento del chahar bagh passando per l’east-Asia potremmo incontrare tre cose che si tengono su.. la «pietra delle donne» a Kamakura, la Sessho-seki o «pietra della morte» a Nasu .. e le «pietre riverenti», che fan tutti parte de i suiseki 

Altri stimoli li troviamo tra la Hanakotoba 言葉, la forma giapponese della lingua dei fiori e tra le mini-composizioni, dove i vari shitakusa, kodekama e kusamono, guardano con attenzione al nearai.

Per l’evoluzione si può far riferimento a ..
i giardini dello stile Shinden-zukuri (寝殿 )

i giardini di Jōdo
i giardini del tè
, roji
.
E infine i karesansui.

Tra i vari annovererei  ..
Koke-dera o Tempio del muschio
Kiyomizu-dera o Tempio dell’acqua chiara dove troviamo il Jojuin, chiamato “Il Giardino della Luna„
Ritsurin-kōen, sull’isola di Shikoku.
E,
in ultimo, non resta che Okunion.


Ricordando sempre che un giardino giapponese non è un giardino fiorito, né viene creato allo scopo di coltivar piante o avere fiori.

al limite  tende a rappresentare qualcosa di grande con il minimo di materia.

 

Confido nella vs.clemenza e ringrazio per la paxientia.. e con ciò, anche da qua posso andarmene in pace. さような
sayōnara

5bells_mikkyo.jpg


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