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betadine

The Japanese Book of the Ancient Sword

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Sperando di far cosa gradita (hai visto mai che manca dalle Vs. librerie ??? .. hai visto mai che manchi anche da quelle del Consiglio Direttivo e del Direttorio.

Oramai con la fissa di tirare qualcun altro nella Disciplina del Kantei, Vi posto questo interessante libretto datato 1905 e scritto da un certo Ethel Watts Mumford.
Vi assicuro che oltre che essere stimolante è anche intrigante.. una sorta di trova le differenze e apprendi a valutare una spada, seppur di carta. (e sto parlando del Kantei.))

Il testo, invece, è per certi aspetti divertente, nelle sue descrizioni o nei suoi approcci; tuttavia c'è un bel lavoro dietro alle scuole e ai loro personaggi principali.
Un testo volto non solo allo studio delle antiche lame del Giappone.
(Leggendo alcuni passi, mi pare che più che studio fosse catalogazione.. una sorta di preparazioni all'incursione post-Perry, che oramai era avviata e credo, stuzzichò l'appetito di molti indigeni americani..)

L'ho risfornato or ora, sperando di cogliervi sprovvisti.
gute nacht

AncientSword.pdf

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Interessante beta, grazie.

Ho dato solo una veloce occhiata ma già ho visto che sulla terminologia ci sarà da divertirsi. Giusto come esempio, in questo testo jifu è descritto in modo assai diverso rispetto a come siamo abituati ...

Comunque istruttivo !

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... beh, sui termini cè anche la: Lurid hada. (hada evanescente, livida).
Considera che siamo ai primi del '900, sono gaijin d'oltreoceano e, sicuramente, un pù per tutti a quei tempi la spada giapponese era una novità (terminologia compresa).

Felice di aver condiviso un testo non noto.

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Il mio non era un commento negativo. Al contrario.

La terminologia è problematica anche oggi ma, almeno, si cerca (pure in Giappone, per fortuna) di arrivare ad uno standard. Alcuni termini hanno cambiato significato, nel tempo, e altri sono scomparsi.

 

Poi esiste il problema delle traduzioni dei termini, sempre fonte di interpretazioni (e a volte di incomprensioni).

 

Quindi credo che questo libro potrebbe essere comunque interessante, fornendoci alcune terminologie del tempo da integrare con le odierne, in cui significato nel frattempo è radicalmente mutato ed altre che magari neppure conosciamo.

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bollito o non bollito .. questo è il dilemma.
Lo yubashiri dovrebbe indicare macchie di debole tempera o zone chiare (con metallo indurito): possibile fare la distinzione tra le due??

Caro Gianluca... perché dovrei ,,riprenderti,,?? So perfettamente che la tua non era una critica, ma nel risponderti, tendevo ad ampliare la risposta ad una platea più vasta.
Noi (in questo caso, proprio io e te) sappiamo bene come nella nautica la terminologia è stata nel tempo uniformata al fine di non crear equivoci, al pari della diagnostica e di tante altre terminologie professionali.
Ma il bello sta proprio nel vedere come ci siamo arrivati. (Ho un Regolamento di igiene +\- della stessa epoca e talune raccomandazioni fanno rabbrividire (e sbellicare dalle risate)).

Vorrei invece un parere sulla divisone delle scuole (o meglio delle aree di produzione) che Ellis utilizza per classificare le varie scuole e sui forgiatori che ci annovera. Ci sono nomi che non ho trovato sul Nagayama, e sarei curioso di conoscere la vs. opinione (quando vorrete e senza impegno).

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Ah, ah...se ho capito bene le lame bollite sarebbero quelle ricche di nie mentre quelle non bollite sarebbero glory, ossia con la tempra in nioideki.

Il dettaglio degli yubashiri lo trovo interessante perché sono hataraki a mio parere fondamentali per l'aspetto visivo di molte spade e non sono praticamente mai indicati negli oshigata. Ho visto molto di recente lame Yamashiro con talmente tanti yubashiri da sembrare, dal vivo, quasi in hitatsura.

 

Poiché i testi più moderni scrivono che gli yubashiri sono formati solo da nie, differenziandoli dunque da qualunque aggancio con il nioiguchi, questa potrebbe essere la spiegazione per la quale negli oshigata non ci sono.

Ma qui si dice che possono essere anche non bolliti, quindi...ho una nuova buona domanda da fare a Hinohara Dai il prossimo novembre :-)

 

Dando una rapida occhiata, la suddivisione in scuole è normale, ma pre-gokaden e col sistema di una volta (per provincia o per nome della scuola, che comunque è sempre il nome di una località). Ad esempio Kyo è Yamashiro (da Kyoto). In alcuni casi la grafia è leggermente diversa.

Leggerò più a fondo ma già ho visto che le teorie genealogiche più importanti, tipo quella dei forgiatori in Sagami (Soshu) sono ancora quelle classiche. Per uno studioso un po evoluto sono superate.

Comunque è possibile che vi sia lo stesso qualche notizia utile, che per qualche motivo manca nei nuovi testi.

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Comunque i nomi che si leggono nel libro vanno presi con le molle perché la traslitterazione può essere fuorviante.

 

Ad esempio mi è saltato alla vista un Nagafune, riferito a Kozorimono, quando è ovvio che si tratta di Osafune.

Il motivo è perché Osafune si scrive 長船 ma il carattere 長 viene letto in genere Naga nelle mei.

 

Quindi occhio !

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ahh... ecco perchè talvolta mi confondo!! E' la traslitterazione che mi frega..

eppoi ti ci metti anche tu .. scrivendo che intra e vedi Soshu in Yamashiro!! :crepapelle:

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eppoi ti ci metti anche tu .. scrivendo che intra e vedi Soshu in Yamashiro!! :crepapelle:

Puntualizzo, per non creare confusione: non ho visto Soshu in Yamashiro (anche se non ci sarebbe niente di strano: basta vedere Rai Kunitsugu. Ma il discorso sarebbe troppo lungo).

 

Però ho visto attività che fanno apparire certe lame piuttosto diverse da come appaiono in foto e oshigata.

Sono lontano dal trarre delle conclusioni ma...proverò a trarne appena avrò molto più materiale, esperienza e riscontri convincenti !

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