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raffa

Domandone...valore artistico in relazione con l'età del Forgiatore

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Vi pongo questa riflessione/quesito che credo possa generare opinioni interessanti.

 

Nella vita, crescendo, abbiamo imparato tante cose (almeno spero per voi :) ). Studiando. il nostro sapere e le nostre conoscenze si sono ampliate. Praticando uno sport per anni, lo si impara , lo si migliora fino a padroneggiarlo, ma tendenzialmente , più giochi più migliori, così vale per l'allenamento. Quando ho cucinato i primi piatti, magari non erano proprio il massimo , poi piano piano negli anni posso ritenere di non cavarmela così male, anzi. Questo discorso si può generalizzare un po' per tutto. Dalla prima conoscenza di una donna, alla pratica di una lingua, alla scultura, a un lavoro , ecc. Il tempo e la pratica migliorano le prestazioni. Dico prestazioni, ma potrei chiamarla fiducia, padronanza, sicurezza , ecc.

 

Ora la riflessione che vi pongo è se anche per un forgiatore il tempo possa aumentare le sue capacità complessive e quindi il valore delle sue opere. Questo, poi mi porta a questa domanda: in "generale" si potrebbe dire che le nihonto migliori (sia artistico e tecnico ecc..) di un forgiatore potrebbero "tendenzialmente " essere quelle realizzate più avanti nella sua età ??

 

Il valore artistico "tendenzialmente" di una lama prodotta a 70 anni potrebbe essere più alto di quelle prodotte a 50 anni , piuttosto che a 30 anni? Poi, non ho mai fatto caso se il mercato, in termini economici, abbia sentito una certa influenza sull'età.

 

 

Sentiamo che dite!!

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Simpatico il tono provocatorio, ma qui la questione è piuttosto diversa.

La firma del maestro suggella un opera di un team, un gruppo di lavoro alle dipendenze del kaji.

Valgono perciò le regole che si applicano ai maestri del nostro Rinascimento e oggi ai capi di Alta Moda.

Si fa fatica a parlare di un crocifisso di Giotto bambino o di una madonna del Botticelli di mezza età.

Quando Giotto e Botticelli producono, la loro firma è un marchio di fabbrica che suggella la qualità di un gruppo di uomini.

La firma è una garanzia che suggella uno stile, un epoca, una scuola.

 

...il Giotto inesperto, lo trovi nei dettagli meno importanti a firma Cimabue.

😂😂😂

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Non lo so.

"stilisticamente" siamo forgiati nel pensiero che "il vino migliora col tempo", ma poi scopriamo che esiste anche la parabola dell'artista, con un picco di produzione ed energia che, nel tempo, lascia spazio al altre passioni.

Poi.. scopriamo ancora "il vigore degli anni" ... anni ruggenti, con poca esperienza, ma pieni di vitalità espressiva (e rimanendo nel campo della pittura Jean Michel ne da un esempio).

Così pieni di energia da bruciare le tappe e, spesso, bruciare tutto il resto pensando di non poter più produrre "a quel livello" (qua consiglio di spaziare nella musica..).

Infine resta l'abbandono.... si il cambiare o mollare tutto e dedicarsi ad altro (che poi altro non è.

Un tal Francesco, ne diede esempio.

 

Penserete che nella società giapponese ciò non è contemplato... non lo ritengo vero.

Intanto perchè per formazione - non potendo altrimenti - "veniamo formati" con ciò che ci viene propinato..

(ci vogliono anni di revisione per far trapelare qualcosa e modificare quanto appreso da fonti quantomeno pilotate... chiedetelo a Saba, a Wallia o a Alarico....)

 

Di forgiatori non so, ma di un valente spadaccino giapponese ho letto qualcosa.. e pare che nel fulgore dei suoi successi si ritirò per meditare e, senza lasciare la via, si dedicò ad altro.

Si dedicò a perfezionare il suo "essere" coinvolgendo gli altri nelle sua dottrina, anziché nel fil della sua katana.

 

Tutto ciò per dire, che forse «l'opera finale» resta la migliore, se sapremo prenderla ad esempio..

Riflessivo sicuramente... portandoci a fare una retrospettiva del percorso che, nel ruolo di suggeritore, ci faccia meditare sul nostro.. di obiettivo o percorso.

Col dovuto rispetto .... il mercato o il valore lo lascio ai collezionisti.

 

(pertanto,perdona se la mia risposta risulta distonica..)

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Una bella riflessione, Raffa. Ma non c'è una risposta univoca e definitiva.

 

Intanto occorre tener presente che l'apprendistato iniziava molto presto e che già a vent'anni un forgiatore poteva aver acquisito una tecnica tale da prendere in mano la bottega di famiglia ed esprimere il massimo della sua performance (proprio nei termini che hai menzionato, di fiducia, padronanza e sicurezza).

 

Inoltre non bisogna dimenticare che il lavoro di forgiatura è estremamente fisico e, dunque, il rendimento tende inevitabilmente a calare con il fisiologico e inevitabile calo delle forze (al di là del numero di aiutanti cui si può contare).

 

Come già ha accennato beta, vi sono stati fabbri che hanno avuto una lunghissima carriera, durante la quale hanno magari cambiato stile rimanendo però sempre nell'eccellenza, ed altri che invece hanno bruciato le tappe, realizzato capolavori nel giro di pochi anni e poi sono venuti a mancare in giovane età.

 

Vi sono quelli il cui lavoro giovanile appare più potente e vibrante rispetto a quello "maturo" meno convincente, oppure quelli che in gioventù hanno sperimentato molto e sono arrivati tardi ad un' armonia ed un' eleganza superiore.

 

Vi sono anche quelli che, dopo un certo periodo in poi, si sono fatti aiutare in modo sostanziale (per non dire totale) dagli allievi ed altri che hanno usato le proprie braccia fino a che le energie gliel'hanno concesso (talvolta, per commemorare l'impresa di una buona forgiatura realizzata in tarda età, il fabbro lo indica addirittura sul nakago).

 

In verità, è molto intrigante seguire le parabole stilistiche degli artisti ma non è possibile dare una regola che sia valida in generale. Vale sempre il principio che ogni lama fa storia a sè e come tale va studiata e apprezzata (e conseguentemente valutata).

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Aggiungerei solo che poi ci sono anche situazioni in cui non ci sono solo semplici varianti stilistiche, ma che il lavoro cambia talmente ed in maniera così improvvisa che lo studio non si ferma alla sola lama, ma anzi si sposta più sul kaji, la sua famiglia, le relazioni, ecc...

A volte si mette in dubbio sia la stessa persona... e pure tra i maestri giapponesi c'è disaccordo. Giusto per legarmi, in maniera piu o meno velata a quanto giustamente ha scritto Getsu.

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grazie per la condivisione dei pensieri, la mia era una curiosità di pensiero , visto che qui nel forum ci sono persone con davvero tanta esperienza.

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beh, mi tolgo con gioia dal gruppo di chi ha tanta esperienza... però a volte si parte da una caratteristica, una lama, un nome, per approfondire una scuola, una provincia un periodo. a volte si acquistano pure libri poco comuni, di cui senza google translator sicuramente non si riuscirebbe nemmeno lontamente a capire il senso generale di certi scritti... però poi si è sempre ripagati. il voler approfondire ad ogni costo porta inevitabilmente a scontrarsi anche con gli ricercatori e specialisti di quel preciso campo, che ti regalano perle rare e ti accolgono sempre a braccia aperte.

Poi si vorrebbe sempre condividere quello che si ha appreso, ma ci si rende subito conto che la tana del bianconiglio è in realtà molto più pronfonda e che per condividere davvero bisogna rielaborare ancora, approffondendo prima ancora di più, per spaziare con più cognizione di causa. e non si condivide più 😂

Personalmente mi son reso conto che è una sfida continua, anche personale se vogliamo, ed è una delle cose che mi appaga di più. Anche se poi puoi rispondere a qualche domanda 😊

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