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Massimo Rossi

Tokyo, viaggio di studio 2019

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¿¿ ma quello vestito da moderno samurai chi è ??


Sii immobile come una montagna ...
ma non trattare le cose importanti troppo seriamente.

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L'esperienza del kantei è stata estremamente interessante. Naturalmente il passaggio dal kantei su carta, che affrontiamo di solito, a quello "vero" è piuttosto brutale.

Per me, in particolare, è stata la prima volta in assoluto.

 

In genere, nei kantei che la N.B.T.H.K. organizza ogni mese a beneficio dei suoi membri, vengono proposte varie lame e vi sono più "round" di risposte.

 

In questo caso, per questioni di comodità, la spada era solo una: 1 minuto e 30 secondi di tempo a disposizione per esaminarla (con timer e cicalino...) e risposta secca.

 

Come ha già detto Massimo, è stata proposta una lama per "misurarci la febbre", come si direbbe dalle parti di Lucca, con un toran midare assai caratteristico e ben riconoscibile anche da lontano. Sukehiro era il nome che veniva subito in mente.

 

Il sugata però mostrava un nagasa piuttosto corto e sori troppo accentuato per essere tipicamente Kanbun Shinto. Inoltre lo shinogi ji era assai stretto e il niku assente.

La hada, infine, era un ko itame estremamente compatto, con aspetto un pò "lucido" e, in alcuni punti, tendente a muji.

Queste caratteristiche mi hanno fatto pensare ad una lama del primo periodo Shinshinto, in stile di Sukehiro. Stabilito il jidai, l'attribuzione a Shuishinshi Masahide era certamente la più logica ma mi sono fatto trarre in inganno dai tani del toran molto squadrati, che sono tipici di Suketaka; di certo ho pagato la mancanza di esperienza, dato che le lame di Masahide che ho avuto modo di tenere in mano saranno state al massimo cinque o sei e nessuna in toran.

 

Parlando con Massimo e con gli altri partecipanti, abbiamo tutti concordato che effettivamente il toran non fa venire in mente Masahide perchè siamo "abituati" a vedere sue lame dall'aspetto ben diverso. E questo dimostra come "le sensazioni", a volte, possano essere fuorvianti in un kantei.

Dunque non ho riconosciuto l'autore e sono andato "a memoria" (e ho peccato di scarsa "malizia" in quanto, nei kantei N.B.T.H.K., Suketaka non esce praticamente mai). Pazienza.

 

Nella spiegazione, Hinohara Dai ha sottolineato come il kantei point di questa lama (sugata a parte) fosse lo yakidashi un pò basso e diverso dal tipico yakidashi Osaka Shinto. Inoltre occorreva far caso alle aree di nie scuri che sono una caratteristica di Masahide. Personalmente avevo notato che lo yakidashi aveva un aspetto un pò particolare, che mi ha ulteriormente incoraggiato a proseguire sulla "pista" del primo Shinshinto, ma non l'ho collegato a Masahide (inesperienza). Per quanto riguarda i nie neri...forse avrei potuto vederli se avessi già pensato cosa cercare. Mi sono sfuggiti.

 

Comunque, molto istruttivo !

 

:arigatou:

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Alcune lame del Kansho alla N.B.T.H.K.

Quì si vede: Suishinshi Masahide Ura Omote, Tomonari, Nagasone Kotetsu, Suke Zane Fukuoka Ichimonji.

 

 

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Durante il kansho (che, ricordo, è stato organizzato in esclusiva per i membri delle Branch USA, EU e Italia) sono state proposte e studiate le seguenti lame:

 

Tachi, mei Tomonari (ko Bizen), nagasa 96,05 cm, classificata Juyo Bijutsuhin

 

Tachi, mei Sanemori (ko Ichimonji), nagasa 66,05 cm, classificata Juyo Bijutsuhin

 

Tachi, mei Yasutsuna (ko Hoki), nagasa 79,99 cm, classificata Juyo Bijutsuhin

 

Tachi, mumei, kinzogan mei Sukezane, nagasa 72,11 cm (questa stessa lama è proposta a pag.14 del numero III-2019 del nostro Bollettino).

 

Tachi, mumei, attribuito a Norishige

 

Tachi, mumei, attribuito ko Aoe, nagasa 70,75 cm

 

Tachi, mei Motozane (Bizen, contemporaneo di Motoshige, tardo Kamakura), nagasa 71,81

 

Tachi, mumei, attribuito a Chogi, nagasa 70,9 cm

 

Katana, mei Gorozaemon Kiyomitsu (Tenbun jidai), nagasa 68,63 cm

 

Katana, mei Okisato Kotetsu

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Si, è quella.

Il tachi di Tomonari è davvero notevole, innanzitutto per le dimensioni sopra la media.

Il sugata è comunque classico, con profondo koshizori, funbari e monouchi utsumuku, ossia ben diritto. Quest'ultimo particolare è di fondamentale importanza per l'analisi del sugata in quanto abbiamo visto come nelle lame che riprendono le forme antiche (riproposte fin dal tardo Kamakura, ad esempio da Rai Kunimitsu, tra Showa e Genko jidai) il sugata sia praticamente uguale tranne che per la parte del monouchi che, invece, presenta sempre un leggerissimo sori.

 

Rispetto alla lama di Sanemori, posta accanto, presenta una hada leggermente più grezza (ma forse si tratta di stanchezza) e scura. Vi è jifu utsuri, come da manuale.

Hamon molto classico, con hotsure, kinsuji e un bellissimo e visibile uchinoke.

 

La Sanemori, invece, mostra un kitae più compatto e, benchè vi sia jifu utsuri, il colore è chiaro.

L'hamon appare molto più "moderno", con nette variazioni di altezza. Il disegno è ko choji e ko midare con forte prevalenza di nie.

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La ko hoki Yasutsuna è questa: http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=8666&view=&hl=&fromsearch=1

 

Rispetto alla descrizione devo dire che la hada ha un aspetto molto "coarse" ma la lama è senz'altro piuttosto consumata dalle politure.

 

Ad ogni modo il kitae è davvero affascinante, con complicate attività di nie e cambi di colore (jifu e jifu utsuri).

 

Anche questa spada mostra il monouchi diritto (anzi, quasi "piegato" in avanti).

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Grazie mille Gian e grazie Massimo per le foto! che dire molta invidia!!

 

Studiando un pò queste lame molto vecchie,si legge spesso che la differenza tra Ko-Bizen e Ko-Hoki sia spesso il colore del jigane, che in ko-hoki viene dato generalmente come "scuro" inoltre l'hada ko-hoki appare molto più rustica..

 

Qua si legge di una Tomonari con una bella jihada scura...

 

Vi andrebbe di spiegarci come le avete viste voi tenendole in mano? queste differenze citate nei libri sono poi vere? il famoso jifu-utsuri è diverso da una scuola all'altra?

 

Ci aiuterebbe anche a non generalizzare, cosa che i testi spesso ci fanno fare..

 

Complimenti ancora

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Ciao Cristiano, le tue domande sono esattamente in tema con i quesiti che ho posto anch'io negli ultimi due incontri informali di studio che abbiamo avuto con Hinohara sensei (a margine dei kansho con le Branch).

 

Innanzitutto occorre premettere che il sistema delle Gokaden, su cui si basano praticamente tutti i testi che studiamo, è di recente adozione e, benchè sia utile a dipanare la complessa matassa dello studio della nihonto, non esaurisce certo il problema dell'identificazione, Anzi, in certi casi è nettamente limitativo.

 

Hinohara stesso ha espressamente detto che il sistema delle Gokaden "si applica male alle lame più antiche le quali, per certi versi, mostrano caratteristiche molto simili tra loro". Ecco perchè, ad esempio, le lame Sanjo possono mostrare elementi che noi diremmo "in stile Yamato", pur se non fanno parte di quella tradizione. Ed ecco perchè la maggior parte di questa categoria di lame mostrano un habuchi prevalentemente composto di nie, pure quelle di tradizione Bizen.

 

Per quanto riguarda il jifu ed il jifu utsuri, ne abbiamo parlato proprio in questa occasione.

Sono due fenomeni diversi.

 

Il jifu è una variazione di colore della hada: tipicamente si tratta di aree più scure causate dall'affioramento del metallo interno, più morbido. Ma, al contrario di ciò che chiamiamo shingane, questi affioramenti non sono determinati dalle molte politure che hanno "sfondato" lo strato esterno ma dal tipo di ripiegamento eseguito durante la forgiatura. Quindi è, a tutti gli effetti, una caratteristica della lavorazione e non un difetto causato dalla "stanchezza" della lama. Il jifu è visibile sempre, in ogni angolazione di luce, spesso anche nelle foto.

 

Il jifu utsuri è, invece, un vero utsuri (ossia un "riflesso" visibile solo in certe angolazioni di luce e, quasi sempre, non visibile in foto) e può essere di due tipi: un tipo mostra un vero e proprio antai ed è abbastanza uniforme (si trova principalmente nelle lame tardo Heian/primo Kamakura oppure nelle lame di scuola Unrui del tardo Kamakura), l'altro tipo è meno uniforme, talvolta a chiazze, può anche non avere un vero e proprio antai e si trova nelle lame ko Aoe (ed è simile a quello ko Bizen). Purtroppo si tratta di fenomeni molto difficili da spiegare a parole, quindi l'unico modo di capirci veramente qualcosa è l'esame dal vivo.

 

Per rispondere alle tue domande, direi che le differenze tra le lame più antiche (intendiamoci, stiamo parlando di XI/XII secolo. Le datazioni "tradizionali" che collocano Yasutsuna o Sanemori al IX secolo sono completamente superate...) riguardano il sugata e l'aspetto del metaillo, che essendo di produzione locale può avere caratteristiche tutte sue.

Ad esempio ko Bizen ha un koshizori molto particolare e tipico, diverso dal koshizori ko Hoki. Ko Naminohira e Bungo Yukihira, invece, hanno koshizori ma, nel complesso, la lama appare più "spostata" verso il centro ed il sori è meno forte. Con la lama in mano è un pò più semplice cogliere le differenze.

 

Per quanto riguarda il colore del metallo, questa lama di Tomonari appare abbastanza scura nel complesso ma non ha jifu e il colore è uniforme.

Yasutsuna, invece, mostra zone chiare ed altre ben scure (jifu).

 

Entrambe hanno jifu utsuri, tutto sommato abbastanza simile anche se in Tomonari è leggermente più evidente (complice il fatto che la hada è più omogenea, direi).

 

Diverse lame "ko" che, negi anni, ho potuto vedere mostravano urumi gokoro. In certi casi questa "attenuata brillantezza" dell'habuchi può essere causata dalla stanchezza della lama. In altri casi, come ad esempio nelle lame più antiche del Kyushu, Yukihira ad esempio, da una precisa scelta tecnico-stilistica.

 

Nel caso di queste due specifiche lame di Yasutsuna e Tomonari, credo si possa parlare di stanchezza. Anche perchè, per fare un esempio, ho visto (due giorni dopo) una ko Bizen Yoshimune (nagasa di oltre 92, quindi praticamente "gemella" di Tomonari) con un habuchi assai brillante.

 

Per quanto concerne la "rusticità", se vogliamo intendere il termine come sinonimo di hadadachi, allora, si: la hada di Yasutsuna appare più "rustica".

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FAVOLOSO! e si per queste lame appare limitativo parlare di Gokaden, citando proprio Sanjo,mi avevi parlato della Munechika prima di vederla...ed effettivamente presenta attività da lama Yamato! tutte parallele alla linea di tempra!

 

Direi che sei stato come sempre molto esaustivo nelle tue risposte! :arigatou:

 

Per quanto riguarda il niku invece di queste 2 lame ?

 

In mano risultavano leggere ?

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anche io mi sono fatto domande simili, ad esempio come mai una spettacolare omiya quasi regalata su nmb fosse ricca di nie (se qualcuno si chiedesse la lama non è più disponibile amche se non ci sono aggiornamenti in merito).

Pertanto grazissime delle domande Cristiano e delle puntualizzazioni Gian

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FAVOLOSO! e si per queste lame appare limitativo parlare di Gokaden, citando proprio Sanjo,mi avevi parlato della Munechika prima di vederla...ed effettivamente presenta attività da lama Yamato! tutte parallele alla linea di tempra!

 

Direi che sei stato come sempre molto esaustivo nelle tue risposte! :arigatou:

 

Per quanto riguarda il niku invece di queste 2 lame ?

 

In mano risultavano leggere ?

 

Queste lame antiche hanno tutte, in genere, un forte niku che viene rispettato dai politori. Quindi è sempre ben percepibile anche se la lama è stata polita molte volte.

Parimenti, sono generalmente ben bilanciate anche se di lunghezza generosa e non danno sensazione di pesantezza.

 

:arigatou:

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Nel togiba di Karita sensei, finalmente sono venuto in possesso del certificato Tokubetsu Hozon della mia Yoshitsugu, con cui ho partecipato

al Contest Togi del 2018.

 

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al Contest Togi del 2018.

 

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Sono soddisfazioni queste! complimenti! come dimenticarsi di quella Yoshitsugu! decisamente massiccia! :samurai:

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La I.N.T.K. – Itaria Nihon Tōken Kyōkai (Associazione italiana per la Spada Giapponese) è stata fondata a Bologna nel 1990 con lo scopo di diffondere lo studio della Tōken e salvaguardarne il millenario patrimonio artistico-culturale, collaborando con i maggiori Musei d’Arte Orientale ed il collezionismo privato. La I.N.T.K. è accreditata presso l’Ambasciata Giapponese di Roma, il Consolato Generale del Giappone di Milano, la Japan Foundation in Roma, la N.B.T.H.K. di Tōkyō. Seminari, conferenze, visite guidate a musei e mostre, viaggi di studio in Europa e Giappone, consulenze, pubblicazioni, il bollettino trimestrale inviato gratuitamente ai Soci, sono le principali attività della I.N.T.K., apolitica e senza scopo di lucro.

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