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    • .. bel viaggio, complimenti.  E grazie per la condivisione. (chiaro è che attendiamo il nuovo coinvolgimento in Okayama.))
    • Estratto dal mio diario di viaggio (perdonate la semplicità e incongruenze verbali... 😆😞 Giorno 13 - 22 Agosto 2019  Sveglia ore 7.15, oggi sarà una lunga giornata.. fortunatamente non piove. Zaino in spalla esco dall'ostello (quasi adiacente all'epicentro della bomba di Hiroshima) e vado a prendere il tram che mi porterà alla stazione centrale, da quì shinsaken per Fukuyama (1h di attesa,..).  Scendo dalla stazione centrale di Fukayama, cerco la biglietteria dei bus, fa molto molto caldo, riesco a fare i biglietti (3500 yen) per giungere alla mia meta: Oyamazumi JInja! E' da tanto tempo che mi auguravo di andarci, qui la gente non parla inglese. non è facile comunicare... Attendo un'altra ora prima che arrivi il bus, chiedo all'autista se andiamo diretti, da Google Maps non è chiarissimo, mi fa capre che dovrò fare un cambio e mi farà lui cenno di quando scendere. Dopo circa 1 h di viaggio e passati molti giganteschi ponti che collegano le isole del mar interno di Seto, arrivo in un parcheggio bus stop dell'isola di Ōmishima piuttosto isolato, sono l'unico a scendere, speriamo che abbia capito bene... però siamo relativamente vicini al tempio, quindi ok, ma quale bus locale dovrò prendere? Ne passano alcuni, chiedo, ma nessuno porta al tempio.. finalmente arriva quello giusto, ultimi Km di viaggio e finalmente arrivato, è stata più lunga del previsto. Panorami bellissimi durante il viaggio: Dal parcheggio bus stop: La fermata è proprio davanti all'ingresso, entro dal Tori principale, proseguo, gli alberi di canfora millenari sono un qualcosa di incredibile, il solo guardali trasmettono storia, i tanti samurai che ci si saranno soffermati per trovare un poco di sollievo sotto le sue fronde in quelle calde ed afose estati... bè ne' approfitto anche io. Si sale la scalinata e si entra nel tempio principale, bello ma ovviamente modesto se paragonato a quelli delle ricche "ex capitali" Kyoto e Kamakura, dopotutto qua siamo in un'isoletta... C'è una comitiva di turisti giapponesi in visita. Approfitto per prendere una rivista con dettagli sui recenti restauri. Scendo le scalinate e svolto a sinistra, si attraversa un ruscello in mezzo alla vegetazione, continuando si trova il museo del tempio con relativa sala del tesoro. Il costo del biglietto è di 1000 yen, si entra togliendo le scarpe, finalmente posso posare anche il mio pesante zaino. E' tutto giustamente video sorvegliato, dopotutto c'è un'infinità di pezzi storicamente importanti dall'immenso valore.  Tachi, Odachi, qualche tanto, O-yoroi, archi, dipinti, ancora tachi ed arcaiche naginata... che dire, sono emozionato nel vedere tutti questi tesori tramandati nei secoli in questo luogo ed appartenuti a figure di primo spicco, basti ricordare Tomoe Gozen, Yoshitsune, Yoritomo ecc ecc. Davvero incredibile, vale sicuramente il viaggio la visita al museo del tempio. Il museo è diviso su due piani più una stanza contenente molte naginata e la "kokuhokan" con gli O Yoroi. Qualche scatto:     Coppia di O Yoroi entrambe Tesori Nazionali, quello senza kabuto apparteneva allo Shogun Minamoto Yoritomo: Tachi donata dallo Shogun Minamoto Yoritomo: Video della Kokuhokan:  10000000_165532414836932_9184457847362860490_n.mp4 Naginata appartenuta a Murakami Yoshihiro: Naginata di Wakiya Yoshisuke: Naginata di Musashibo Benkei: Naginata di Tomoe Gozen: Naginata di Minamoto Yoshitsune: In generale l'illuminazione non è male considerando tutto, così come lo stato di conservazione delle opere e delle lame. In alcune di quest'ultime, in particolare sulle odachi però ci sono profondi buchi di ruggine e su alcune la politura sembra recente e per i miei gusti su un paio un po' artificiosa. Parlo come posso in giapponese con quello che dovrebbe essere il responsabile del museo, mi spiega che purtroppo con la WWII le lame erano state sotterrate e nascoste, così da non essere rubate o danneggiate dai bombardamenti, però a causa di questo si formarono i "buchi" di ruggine che vediamo oggi, e quindi furono restaurate. Ringrazio per la pazienza e gentile spiegazione, mi accompagna al piano terra dove si trova il bookshop. L' "addetta alle vendite" è una monaca anziana del tempio, è incuriosita dalla presenza di un ragazzo occidentale così interessato... così spiego ai due della nostra realtà in Italia, la passione per il restauro.. Compro il catalogo generale (2000 yen) e quello più specifico con le lame (1800 yen) - naturalmente sono in Jp, ma molto utili per confronti e studi. Accanto sembra esserci un museo marittimo con anche imbarcazioni o parti di esse, non ho modo di approfondire. Purtroppo il tempo è poco, e c'è l'incognita del viaggio di ritorno, dentro al museo il tempo è passato velocissimo... Lungo il ruscello ci sono le due statue della valorosa Tsuruhime. Ormai è pomeriggio, vedo arrivare un bus, è il mio, questa volta non ho dovuto aspettare.. Qualche fermata ed arrivo al bus stop, cambio veloce e prendo il secondo per Fukayama (1 h), in stazione centrale faccio il biglietto e mi dirigo alla volta di Okayama...però questa è un'altra storia! Statua di Momotaro alla stazione di Okayama ed il sottoscritto 😉  
    • .... sarà che ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno ... sarà che è giunto il tempo di toglierci i sassolini e le scarpe .. sarà che vorrei arrivare leggero e scalzo nel nuovo anno.  Questo .. era rimasto sospeso nell'aria, e come un riflesso di un vecchio specchio, piano piano si mostra.   La terra desolata - The Waste Land Quali radici si afferrano, quali rami crescono su queste rovine di pietra? Figlio dell’uomo tu non lo puoi dire, né immaginare perché conosci soltanto un cumulo di immagini rotte, là dove batte il sole. (…) Città irreale, sotto la nebbia scura di un’alba d’inverno una folla fluiva su London Bridge, tanta che io non avrei creduto che morte tanta ne avesse disfatta. Sospiri corti e rari ne esalavano ognuno andava con gli occhi fissi davanti ai piedi. Fluivano su per il colle e giù per King William Street fino a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore con un suono morto all’ultimo tocco delle nove. Là vidi un tale che conoscevo e lo fermai gridando: “Stetson! Tu che eri a Mileto con me sulle navi quel cadavere che l’anno scorso hai piantato in giardino ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest’anno? O il gelo improvviso ne ha danneggiato l’aiuola? Oh tieni il Cane lontano che è amico dell’uomo, O con le unghie sarà lui a scavare di nuovo! Tu hypocrite lecteur! – mio amico – mon frère!” (Tratto da La sepoltura dei morti - I.)   Thomase Stearns Eliot (888-965 nel secondo Millemmio)   Questo “manifesto del modernismo”, ci narra delle disgregazione dell’Occidente.. le rovine, oggettive e soggettive. La poesia trova «nel frammento» la propria forma e procede per associazioni e percezioni, in tempi e luoghi diversi. Siamo in un terra guasta, desertica, dove gli uomini si muovono come dannati e i cadaveri in giardino non germogliano più. (anche se son convinto, che malgrado un certo, conosciuto e costante decadimento ß, alla fine qualcuno cambierà il tempo e dirà .. "eravamo in una terra guasta") Come del resto Eliot stesso ammette e scrive nei Quattro Quartetti - tra il 1937 e il 1942 - che sono regno di armonia e rappacificazione. E un cambiamento lento e radicale, una sorta di "purificazione" (nel linguaggio dell'immaginario).. una poesia mistica che parte dagli oggetti della storia mostrando "la primavera nell'inverno" ... un germogliare possibilie. Nel mio principio è la mia fine. .. Spunta l’alba, e un altro giorno si prepara a calore e silenzio e al largo increspa e scivola ... io sono qui, o là, o altrove, nel mio principio   Grazie Get .... con ritardo. Ma il tempo talvolta non conta...  L'importante è arrivare..      ed un germogliare, sarà possibile.     appropositodiprimavera …. lascio un Eliotstimolo (file intro 4quartetti) e come talvolta faccio… lascio una traccia in più.. ma, la musica dovrete trovarla voi. Intro-4Quartetti.pdf https://www.youtube.com/watch?v=6mIFTMBAuR8          
    • Una spada, un violino, strumenti forniscono un semplice vecchio specchio Che riflette, serena, la luna
    • Grazie Francesco... non solo belle immagini .. ma «cose» toccate con mano. ... ora tralasciando le anemità scritte altrove, torno sulla "onna" e su l'arma con cui spesso viene rappresentata. Faccio tale affermazione, perchè oltre al fatto che le ns. Tomoe e Tsuruhime son rappresentate con il daisho e di loro si posson leggere pagine di epici duelli, nell'immaginario collettivo parlando di naginata si parla della d.onna. L’adozione della naginata come arma da guerra va di pari passo con l’avvento della cavalleria nelle grandi battaglie. Per un guerriero appiedato, che non possegga un cavallo, fronteggiare un avversario a cavallo è un’impresa pressoché impossibile. Il samurai a cavallo si trova naturalmente in una posizione privilegiata: è più in alto – difficile da raggiungere - è più veloce ed ha la possibilità di colpire in favore di gravità.. dall’alto verso il basso. In uno scontro di questo tipo, con la sola lama in mano, il guerriero appiedato è pressoché spacciato. Il cavaliere, invece, probabilmente ne uscirà indenne. L’uso massiccio della cavalleria nelle guerre dell’epoca Nara (VIII secolo) e Heian (VIII – XII secolo), portò allo sviluppo e alla diffusione di tutti quegli strumenti che permettevano di spostare su lunghezze più ampie la distanza di combattimento: gli archi e, ovviamente, la naginata e lo yari. Grazie alla sua lunghezza infatti e alla sua particolare conformazione, la naginata si prestava a un compito prima impossibile: l’azzeramento del fattore “cavallo”, che tanto vantaggio dava alla cavalleria giapponese. Un bushi addestrato all’uso della naginata poteva facilmente recidere, con la sua arma, i tendini delle gambe dei cavalli, rendendoli inservibili. Il cavaliere, una volta azzoppato il cavallo, veniva inevitabilmente scaraventato a terra, diventando un facile obiettivo di un avversario armato di naginata o di yari, che grazie alla lunga distanza consentita da queste armi, riusciva a colpirlo, mantenendosi fuori portata dai suoi eventuali fendenti.   Le naginata, in mancanza di yari, potevano essere utilizzate come “picche”, opponendo ad una carica di cavalleria un muro di lame innestate, difficilmente superabile anche dal più agile dei cavalli. Alcuni storici ritengono che la naginata sia l’evoluzione di uno strumento agricolo, una specie di lunga zappa, che venne adoperata a partire dal III secolo a.C. dai contadini giapponesi non solo per la coltivazione dei campi, ma anche per la difesa dai predoni. Ciò che è certo è che il termine "naginata" può essere rintracciato per la prima volta nel Kejiki ("Diario delle cose antiche" anno 712) e, successivamente, nel Oushu Gosanneki ("Diario di tre anni in Oshu", anno 1086). Raffigurazioni di battaglie in cui è chiaramente visibile l'uso della naginata, inoltre, sono state realizzate durante il periodo Tengyo no Ran (Insurrezione Tengyo), nel 960 a.C. L'uso di quest'arma comincia a diffondersi a partire dalle ere Nara (710-794 d.c.) ed Heian (794-1185), a seguito del ruolo decisivo assunto dalla cavalleria nelle grandi battaglie campali, dove la naginata si dimostrò un'arma molto efficace per tagliare o ferire a distanza le gambe dei cavalli ed uccidere i nemici, non appena questi fossero caduti al suolo.  Questa particolare tecnica di combattimento assunse un'importanza fondamentale durante la Guerra Gempei (1180), nella quale il clan dei Taira si scontrò con quello dei Minamoto e le testimonianze del suo impiego si protraggono fino al sedicesimo secolo, quando la diffusione della polvere da sparo e delle prime armi da fuoco resero un’arma come questa, meno efficace di quanto non lo fosse in precedenza. Al pari delle katana, le naginata venivano disposte dalle antiche famiglie samurai in luoghi importanti (quali ad esempio le entrate delle proprie case) ed erano utilizzate durante le parate organizzate dai signori locali e divennero un elemento essenziale nella dote delle spose. Dopo la restaurazione Meiji (a partire dal 1868 d.c.), la progressiva occidentalizzazione della società nipponica fece diminuire drasticamente l'importanza delle arti marziali tradizionali anche se, dopo il periodo Showa, gli allenamenti con la naginata divennero parte integrante del programma scolastico femminile, mentre ai maschi era riservata la pratica del Kendo. La pratica con la naginata venne vietata dalle forze di occupazione americane alla fine della Seconda Guerra Mondiale insieme a tutte le altre Arti marziali nipponiche, e riprese solo qualche anno più tardi, sotto forma di una nuova moderna arte marziale conosciuta con il nome di "Atarashii Naginata". Nel 1955 venne fondata la "All Japan Naginata Federation, con l'obiettivo di diffondere la pratica della disciplina tra i giovani, mentre nel 1990 è stata fondata la "International Naginata Federation, allo scopo di diffondere la conoscenza e la pratica della naginata a livello internazionale. Al pari di quelle della katana, anche le forme e le dimensioni della naginata sono state caratterizzate da una ampia variabilità nel corso dei secoli; originariamente l’arma era formata da un lungo bastone provvisto in una estremità di una lama tagliente su un solo filo (a volte ricavata da una katana) e di un punteruolo nell'altra ma oggi la più diffusa, l'atarashi naginata è costituita da un lungo bastone in quercia, detto ebu, lungo tra i 210 e 225 centimetri del peso di 650/900 grammi circa, e da una lama, chiamata habu realizzata in bambù e lunga circa mezzo metro. Un modello di arma simile al naginata ma con una lama pressoché dritta e spesso più lunga è detto nagamaki (letteralmente: "inastamento lungo"), mentre nella shobuzuki-naginata le lame possono arrivare fino ad un metro e trenta di lunghezza e fu maneggiando questo tipo di naginata che il samurai Gochin No Tajima fu soprannominato "Tajima, il tagliatore di frecce". Mentre più famoso praticante di naginata, Saito Musashi-Bo Benkei, usava un’arma dalla lama di 4 shaku (152 cm.) e l'asta di 6 shaku e 5 sun (2m e 46cm)!! Durante le ere Yoshino e Ashikaga, le lame diventano pesanti e fisse, ma si riducono alla lunghezza abituale di circa 60 cm mentre nelle guerre del XVI secolo apparve una nagianata con l'asta più corta, una lama normale ed una tsuba.                       a sx una  Naginata, Mino Late Edo -  a dx Naginata, Kanbun era Una collezione, guardailcaso proprio nel citato Shrine di Oyamazumi, mostra anche un altro tipo di arma in asta nota come nagamaki e ciò ci porta a valutarne le differenze.. Entrambe le lame sono bracci del palo, ma la nagamaki potrebbe essere descritto come un "tachi su un bastone".  (esiste anche il termine nagatachi .. riportato anche nel Glossario visivo di Kotoken Kajihara) Il nome nagamaki si riferisce al fatto che al di fuori del suo lungo nakago, la nagamaki ha un’asta più corta, solitamente avvolta in pelle o cordoncino. La forma ormai familiare della naginata, invece, si basa su una lama larga con curvatura montata su una lunga asta. La nagamaki ha una sugata piuttosto diversa, basata su un classico tachi spesso lungo, con un raddrizzamento nel monouchi e nel fumbari e con l'aggiunta di un nakago che si estende alla lunghezza della lama stessa o oltre. Gli Shinobi ana 忍 び 孔 o buco nascosto, sono spesso presenti vicino al nakago-jiri . La nagamaki non possiede la curva uncinata della naginata, per quanto delicata possa essere.  La curvatura è piuttosto koshi zori e inoltre, la naginata generalmente non ha delimitato il kissaki da uno yokote. Le distinzioni tra le aste furono presto abbandonate a favore della naginata, perché le sue funzioni erano più generalizzate di quelle del nagamaki. Tutte le successive armi in asta (tranne lo yari) dal Kamakura fino al periodo Meiji sono generalmente naginata. Questo dovrebbe valere per tutte le armi in asta classificate Juyo Bijutsuhin, Bunkazai e Kokuho. Un altro punto importante è che ciò che il fumbari rappresenta, in realtà è un raddrizzamento dell'ultima parte verso l'hamachi. Questa sezione diritta corrisponde, e sottilmente equilibra e inverte, la geometria della lama dritta, rappresentando non un semplice affusolamento della lama o un gonfiore verso l'habakimoto. Sappiamo che è stata usata contro i cavalieri, ma …. ..dissertazioni in libertà La lunga storia della pirateria sul Seto Naikai è attestata dalla storia di Fujiwara Sumitomo, un nobile inviato nel 936 per reprimere i pirati nell'Inland Sea, al tempo della dirompente ribellione del 935-940 da parte di Taira no Masakado contro l'autorità Heian in Kyoto. La lunga storia della pirateria sul Seto Naikai è testimoniata dalla storia di Fujiwara Sumitomo, un nobile inviato nel 936 per sopprimere i pirati sul Mare Dell'Entroterra, al momento della ribellione dirompente del 935-940 da Taira no Masakado contro l'autorità Heian a Kyoto. La capitale stessa soffriva di saccheggi e dileggi, ma Sumitomo, in parte contrariato, sebbene attento ai bisogni della “società”, presto emerse come lui stesso quale leader pirata più entusiasta di tutti. Iniziò a fare scorribande sul Mare Interno con una flotta altamente organizzata che salì a 1500 navi. Fu infine schiacciato da Ochi (Oryo-shi) Yoshikata nel 941, che poi dedicò la sua armatura a Oyamazumi-jinja. Questo è ora un tesoro nazionale, ed è il più antico Omodaka-Odoshi-Yoroi esistente in Giappone.   Questo contesto di pirateria in mare può darci alcuni indizi nel cercare di spiegare le chiare differenze che esistono tra i due tipi di arma, la naginata e la nagamaki, ben consci delle semplici supposizioni nella nostra totale ignoranza sulle effettive condizioni d'uso e delle tecniche di combattimento. La maggiore robustezza e compattezza della naginata, anche se alcuni modelli hanno raggiunto una grande lunghezza della lama con la curva uncinata, sembrano tutti efficaci contro i tendini e con la prestanza mobile di cavalli e armature. Il peso della lama pesa su un cavallo o un uomo che cavalca, con il tagliente ad uncino con curvatura verso l'esterno che ne aumenta l'effetto. Ricordiamo che l'esercitazione militare per l'uso della lunga sciabola da cavalleria curva del XIX secolo insegnava che il peso del cavallo che si muoveva in avanti era più efficace del taglio selvaggio. Queste qualità dinamiche non erano esattamente ciò che era necessario contro il sartiame e gli uomini a bordo della nave, o nave per nave, o contro gli uomini a piedi a una certa distanza. Il sottile nagamaki con il suo corto palo avvolto in pelle era sicuramente più utile in tali occasioni. Al contrario questa forma snella del nagamaki non sembra adatta all'uso a piedi contro un cavaliere in movimento. Le armi a palo erano utili nella guerra di montagna dove le vediamo essere trasportate in dipinti, anche se generalmente si rappresentano come naginata.  Non c'è motivo di supporre che una di queste armi avesse una sola funzione esclusiva. Come l'O-dachi e il No-dachi, sia la naginata che la nagamaki potrebbero chiaramente essere efficaci contro i cavalieri, che è ciò con cui i guerrieri si trovavano spesso di fronte, ad esempio, sulle pianure erbose di Musashi.. Però le forti associazioni di Oyamazumi-jinja con il Mare Interno e la sua pirateria perenne suggeriscono che l'enfasi trovata qui sul nagamaki  e perché sarebbero state particolarmente efficaci come armi da palo nel combattimento barca-a-barca, contro uomini e persino sartiame, piuttosto che contro i cavalli.   ... nell'ordine ..  Naginata Hizen Tadayoshi shodai - Early Edo Shinto (1616);  Nagamaki Soshu Kashio Ju Yasuchika - Bunkyu era; (sotto)  Nagamaki Kanabo Masatsugu - Muromachi;  Yari Muramasa - Late Muromachi                                    
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