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Nihon Kobudō Enbu Taikai


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23 risposte a questa discussione

#1
sandro

sandro
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  • Sesso: Uomo
  • Tōkyō-to, Suginami-ku no kuni jū
Nel corso degli anni mi è stato domandato più volte per quale motivo avessi scelto di praticare le arti marziali tradizionali giapponesi, qual’era la ragione per cui mi dedicavo ad un qualcosa che apparentemente non poteva avere né un riscontro utilitaristico (riferendosi alla spada) né sportivo (kenjutsu e jūjutsu, a meno che non adattati al kendō ed al jūdō, non presentano gare). Quando ero un adolescente, mi bastava rispondere al suddetto interrogativo con un semplice “mi piace” oppure “è quello che facevano i samurai, voglio praticarlo anch’io”. Samurai: una parola che evocava un mondo totalmente estraneo al mio, che non conoscevo affatto, ma che suscitava emozioni difficili da esprimere a parole. Da sempre sono stato appassionato di cavalieri, spade, duelli, fortezze, assedi e quant’altro: qualsiasi elemento che evocasse epicità catturava all’istante il mio interesse. L’essere umano, per sua natura intrinseca, prova piacere nell’immedesimarsi in quelle figure che basano la loro esistenza sull’eroismo ed il coraggio. Il bushi, l’uomo d’arme per eccellenza, fin troppo bene si presta alle fantasticherie di coloro che vivono in epoca moderna a migliaia di chilometri dal Giappone. Ciò ha indubbiamente alimentato molte false credenze in merito ai guerrieri del sol levante, molto spesso divinizzati sia dal cinema che dalla cultura popolare giapponese (manga ed anime in primis tra tutti). Mi trovavo in forte difficoltà quando a porre la domanda di partenza “perché lo fai?” non erano gli amici ma persone che per le più svariate ragioni conoscevano bene il Giappone. A loro non era sufficiente fornire risposte simili a quelle cui accennavo prima. Fu proprio la sete di conoscenza che mi spinse ad intraprendere determinati studi che poi sarebbero sfociati, qualche anno più tardi, nel percorso universitario che mi ha accompagnato per sei anni.

A quindici anni amavo il Giappone alla follia senza sapere pressoché nulla su di esso, né tantomeno senza esserci mai stato. Non ero che un semplice appassionato. Oggi mi prendo la libertà di dire di essere un buon studioso, che dopo un anno e mezzo di permanenza in questo paese è molto meno innamorato di quanto non lo fosse in partenza. Lo studio della cultura di un popolo comporta, inevitabilmente, la scoperta di quei pregi e difetti che lo caratterizzano. Per quel che mi riguarda, posso comunque affermare che i pregi superano di gran lunga i difetti, il che mi rende felice di vivere qui. Quella che con il passare del tempo è rimasta inalterata è stata la passione per il budō, cresciuta a dismisura man mano che prendevo coscienza di quello che stavo facendo. Da qualche anno a questa parte sono orgoglioso di poter dire di praticare le arti marziali tradizionali perché così facendo contribuisco, anche se in minima parte come singolo individuo, alla tutela di un patrimonio culturale riconosciuto a livello mondiale. La mia scelta di vivere in Giappone è dovuta esattamente al fatto di voler portare a termine quello che ho cominciato tanto tempo fa.
Oggi comprendo ulteriormente la ragione per la quale ci si addestra continuamente: per essere preparati a giorni come quello che ho avuto la fortuna di aver vissuto ieri, il 6 Novembre 2011, giorno in cui si è tenuta la trentacinquesima edizione del Nihon Kobudō Enbu Taikai nel budōkan della città di Hirosaki, nella prefettura di Aomori. Qui erano riunite trentacinque scuole di arti marziali tradizionali venute da ogni parte dell’arcipelago, compresa Okinawa. L’evento è stato particolarmente significativo sia perché quest’anno ricorre il quattrocentesimo anno della costruzione del castello di Hirosaki, sia perché attraverso lo spirito di sacrificio proprio delle arti marziali il nord del Giappone sta riuscendo pian piano a riprendersi dall’immane tragedia dell’11 Marzo. L’aver preso parte ad un simile evento è stato qualcosa di meraviglioso, un ricordo che porterò con me per tutta la vita: non potrò mai ringraziare abbastanza il mio maestro, caposcuola della Tennen Rishin Ryū kenjutsu, per avermi permesso di partecipare.

Siamo partiti da Tōkyō il sabato mattina e sin da subito ho cominciato a percepire l’atmosfera che si sarebbe creata da lì in avanti. Sul nostro stesso treno era presente la rappresentanza della Kashima Shintō Ryū kenjutsu, una delle più antiche scuole di scherma. Arrivati ad Hirosaki abbiamo visitato il castello nel pomeriggio, mentre alle sei di sera abbiamo preso parte al ricevimento ufficiale che i vari enti promotori dell’evento avevano organizzato. C’erano anche membri del governo, rappresentanti del ministero della cultura e dello sport. Dopo i vari discorsi formali da parte delle autorità siamo stati chiamati a turno sul palco in modo da poterci presentare a tutti gli invitati. La serata è terminata con esibizioni di shamisen tenute da ragazzi giovanissimi (c’erano anche alcuni bambini delle elementari), che attraverso la musica hanno trasmesso la loro passione per uno strumento tipico di quella terra. La mattina seguente ci siamo ritrovati tutti quanti al budōkan di Aomori, un luogo meraviglioso in cui ogni praticante di arti marziali avrebbe il desiderio di praticare. E’ una costruzione recentissima dove persone di tutte le età si allenano nel kendō, nello iaidō, nel jūdō e nel kyūdō. La sala in cui si è tenuta la dimostrazione è immensa, tanto che può ospitare cinquemila spettatori. Prima dell’inizio dell’evento tutte le scuole sono state fatte accomodare negli attigui dōjō di jūdō, in modo che ognuno potesse cambiarsi in tutta libertà (considerando che vi erano scuole di combattimento con lo yoroi che necessitavano di molto spazio per la vestizione). Nei dōjō di kendō ci si poteva esercitare e riscaldarsi in attesa del proprio turno. Ad ogni scuola erano concessi otto minuti per dimostrare le proprie tecniche. Ho assistito ad enbu eccellenti da parte di ognuno degli oltre duecento praticanti coinvolti nella manifestazione. Sono certo che tutti abbiano dato il massimo, così come credo di aver fatto io. Il maestro è rimasto molto soddisfatto, cosa che mi ha riempito di orgoglio e che mi spronerà a fare sempre meglio.
Una notizia che mi ha reso particolarmente felice è stata di sapere che da Aprile 2012 il budō tornerà ad essere materia d’indirizzo nelle scuole medie giapponesi.

Hanno preso parte alla 35° edizione del Nihon Kobudō Enbu Taikai, nell’ordine qui riportato, le seguenti scuole: Ogasawara Ryū Kyūbajutsu, Sekiguchi Ryū Battōjutsu, Nitō Shinkage Ryū Kusarigamajutsu, Shojitsukenri Kataichi Ryū Kenjutsu, Okinawa Gōjū Ryū Bujutsu, Kanshin Ryū Iaijutsu, Tendō Ryū Naginatajutsu, Noda Ha Niten Ichi Ryū Kenjutsu, Shibukawa Ryū Jūjutsu, Unkō Ryū Kenjutsu, Hōzōin Ryū Takada Ha Sōjutsu, Kanemaki Ryū Battōjutsu, Shingetsu Musō Yanagi Ryū Jūjutsu, Enshin Ryū Iai Suemonogiri Kenpō, Shindō Musō Ryū Jōjutsu, Wadō Ryū Jūjutsu Kenpō, Kashima Shintō Ryū Kenjutsu, Daitō Ryū Aikijujutsu, Owari Kan Ryū Sōjutsu, Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū Kenjutsu, Tenjin Shin’yō Ryū Jūjutsu, Shindō Munen Ryū Kenjutsu, Araki Ryū Kenpō, Tennen Rishin Ryū Kenjutsu, Kingai Ryū Karate Okinawa Kobujutsu, Yagyū Shingan Ryū Taijutsu, Mizoguchi Ha Ittō Ryū Kenjutsu, Shoshō Ryū Yawara, Yagyū Shingan Ryū Kacchū Heihō, Ono Ha Ittō Ryū Kenjutsu, Tōda Ryū Bōjutsu, Tōda Ryū Kenjutsu, Hachinohe Handen Shintō Munen Ryū Iai, Bokuden Ryū Kenjutsu e Yō Ryū Hōjutsu.

Perdonatemi se mi sono dilungato oltre il dovuto :arigatou:

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#2
Giovanni Giacomin

Giovanni Giacomin
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  • Limana (BL) no kuni jū
dilungato?

sono parole che fanno piacere ad ogni lettore di questo forum e per quanto mi riguarda le leggo sempre con molta ammirazione. Avendo la tua stessa età, ad essere sincero, sono anche invidioso :P.

ancora i più sinceri complimenti e i migliori auguri per la salita che stai affrontando!
:arigatou:

ps. "da Aprile 2012 il budō tornerà ad essere materia d’indirizzo nelle scuole medie giapponesi." BANZAI!!!!

Shikishima no Yamatogokoro wo Hito towaba Asahi ni niou Yama-zakura bana. [Motoori Norinaga]
Se mi chiedete cos'è l'anima della razza giapponese della bella isola, rispondo che è come fiore di ciliegio selvatico ai primi raggi del sol levante, puro, chiaro e deliziosamente profumato.


#3
Diego Guarini

Diego Guarini
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  • brindisi no kuni jū
Sandro Grazie perché condividi delle belle emozioni come queste con tutti noi.Tu pensa che io da bambino volevo visitare tutto il mondo tranne il Giappone mentre invece adesso è il primo paese dove andrei! ARIGATOU

#4
Leonardo Buffa

Leonardo Buffa
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  • Biella no kuni jū
Grazie Sandro per la tua sentita condivisione, hai tutta la mia ammirazione e anche un po' di invidia, ma nel senso buono del termine!

武士に二言無し


#5
Unryu

Unryu
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Grazie Sandro per la condivisione, credo che non a torto hai descritto la tua partecipazione a tale evento come un esperienza straordinaria per un praticante di arti marziali, e condivido in toto il fatto che lo studio e quindi la conoscenza della cultura di un popolo straniero (ma non solo!) renda più concreti e realisti chi si cimenta in questo e a maggior ragione lo si apprezza.Ancora Grazie! :arigatou:

#6
Musashi

Musashi

    南部の戦士

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  • Sicilia no kuni jū
Capire le ragioni che ci spingono a fare, pensare, condividere è sempre un'attività complessa, talvolta ancor di più quando ci si riferisce a noi stessi.
Analizzare e autoanalizzare le proprie motivazioni non è semplice, così come non è semplice renderlo pubblico e riuscire ad esprimerlo compiutamente. Tu, Sandro, hai condiviso con noi queste sensazioni e motivazioni.
Secondo me non ti sei dilungato, anzi penso che tu abbia volutamente sintetizzato all'estremo quel che volevi esprimere per timore che altri o non capissero fino in fondo o che ritenessero l'intervento troppo lungo.
Un intervento può essere interessanto o poco interessante. Se lo percepiamo lungo allora vuol dire che non ci ha coinvolto, il tuo - invece - ha suscitato il mio/nostro interesse e anzi reclama ulteriori approfondimenti perchè se ci ritroviamo in un forum che parla di nihonto è perchè non è facile condividere "autenticamente" questa passione ed interesse, così come non è facile condividere l'interesse e la dedizione per una koryu.
A tal proposito, quando accenni al kenjutsu e al jujutsu quasi consideri un handicap il fatto che non ci siano gare. Io, per mio canto, considere invece questa circostanza come una fortuna, per diversi motivi.
Sarebbe, e spero sarà, sicuramente di nostro interesse conoscere ogni altro aspetto di questa tua esperienza.
Insisti, Resisti e Persisti...Raggiungi e Conquisti!
'Immagine

#7
mauri

mauri

    Venator

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  • Toscana no kuni jū
Se i sogni di un ragazzo possono divenire la realtà di un adulto, allora e ora è bello poter sognare.
Grazie Sandro che ci permetti di partecipare nei tuoi sogni.

"Io sono Anarca non perché disprezzi l'autorità ma perché ne ho bisogno. Così, non sono nemmeno un miscredente, bensì uno che esige cose degne di fede".

Ernst Jünger


#8
saizo

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  • Bergamo no kuni jū
fantastico. sono senza parole. :arigatou:
M.V.

#9
changeling

changeling

    appena arrivato

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  • Belluno no kuni jū
complimenti... hai tutta la mia invidia...
deve essere stata un'esperienza meravigliosa.
:-)

#10
sandro

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  • Tōkyō-to, Suginami-ku no kuni jū
Grazie mille a tutti per i vostri commenti. E' per me una gran gioia apprendere con quanto interesse avete letto il mio intervento. Ho cercato di limitare al massimo le parole, anche perchè per quante ne scriva probabilmente non riuscirei a rendere le sensazioni che ho provato. Anche se sono certo che voi abbiate ben compreso il tipo di emozione al quale mi riferisco.

Caro Musashi, grazie per avermi inviato a condividere ulteriormente questa mia esperienza. Nella sezioni "fiori di ciliegio" ho caricato le fotografie del castello di Hirosaki, sono certo che saranno di vostro gradimento. Una sola precisazione su un punto che, forse, non ho approfondito a dovere nel mio intervento iniziale: non considero affatto l'assenza di gare come un handicap nelle arti marziali tradizionali. Tuttavia, ritengo che anche il kendō possa essere vissuto senza praticatlo a livello agonistico. Sebbene viaggino su binari differenti, credo che kenjutsu e kendō si completino a vicenda. Così, perlomeno, è come mi viene insegnato e come cerco di viverlo :arigatou:

#11
isononami

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  • Ascoli Piceno no kuni jū
Ciao Sandro,
complimenti per l'emozione che trasmetti attraverso il tuo racconto e per la bellissima esperienza di cui ci hai resi partecipi.
Ad maiora!

#12
Matteo

Matteo
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  • Friuli no kuni jū
ciao sandro i kannushi dell'ultima foto sono legati a ise?

sai sandro... io non credo che kendo e kenhustu si completino... o almeno non più

Messaggio modificato da Matteo, 08 novembre 2011 - 15:52


#13
sandro

sandro
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  • Tōkyō-to, Suginami-ku no kuni jū
Sono gli arcieri della Ogasawara Ryū Kyūbajutsu, quindi una scuola di yabusame. Vengono dalla prefettura di Kanagawa. Per ragioni logistiche non hanno potuto portare i cavalli :arigatou:

#14
Paolo Placidi

Paolo Placidi
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  • Verona no kuni jū
Grazie Sandro, di tutto.

Una piccola curiosità: eri l'unico occidentale ?
Come ti "guardavano" / "giudicavano" ?

#15
Unryu

Unryu
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ciao sandro i kannushi dell'ultima foto sono legati a ise?

sai sandro... io non credo che kendo e kenhustu si completino... o almeno non più

Dici bene Matteo, non più , almeno in occidente.

#16
Matteo

Matteo
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  • Friuli no kuni jū
bajistu quindi... mi avevano ingannato i boshi... sono identici a quelli di uno shoten-ho

#17
sandro

sandro
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  • Tōkyō-to, Suginami-ku no kuni jū
Molti dei presenti, inizialmente, credevano che gli arcieri in questione fossero dei kannushi. A quanto sembra quello è il loro abbigliamento quando tirano in posizione statica, per il cavallo hanno un equipaggiamento diverso. Concordo con te Matteo, e con Unryu, quando dite che kenjutsu e kendō non si completano più, soprattutto in occidente. Anche in Giappone è così, ma non sempre. Dipende dal tipo di scuola che si pratica. Ovviamente, tradizioni antiche come quelle di Kashima Shintō Ryū o Katori Shintō Ryū non prevedono affatto l'allenamento dello shinai kendō così come proibivano nella maniera più assoluta gli icontri tra le varie scuole (detti taryūjiai). La maggior parte delle scuole di Epoca Edo, al contrario, basavano su questa pratica metà dell'allamento, mentre l'altra metà era dedicata al kata kenjutsu. Ovviamente, lo shinai kendō al quale mi riferisco era molto diverso rispetto alla disciplina agonistica che siamo abituati a vedere oggigiorno.

Venendo alla tua domanda, Paolo, posso dirti che ero l'unico occidentale presente ma mi sono sentito perfettamente a mio agio (tranne quando tutti hanno cantato l'inno nazionale giapponese ed io ero l'unico in silenzio :gocciolone: ). Molti maestri di altre Scuole mi hanno rivolto gentilmente la parola chiedendomi da dove venissi. Il comitato organizzativo di Hirosaki è stato molto sorpreso di vedere un italiano alla dimostrazione, a quanto pare gli stranieri presenti nel nord del Giappone sono davvero pochissimi :arigatou:

#18
Simone Di Franco

Simone Di Franco

    YamaArashi

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  • Tasogare no kuni jū
Bravissimo Sandro, le tue parole sono bellissime, altrochè... in generale riflettere su cosa anima le nostre passioni significa riflettere sulla natura di sè stessi.

Il fatto che tu riesca a realizzare le tue passioni e le tue aspirazioni anche per quanto riguarda lo studio è una opportunità unica e sapendo lo sforzo che hai fatto per raggiungerla, sono felice per te.






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